18 marzo 2011

TO YOU

Versione ‘ngrisi di “A te” di Lorenzo Jovanotti (ma iddhu non sapi nenti)

The little birds like babies, curious and bold,
are peepin' out from the leafy branches,
oh, they are still numb with the winter's cold,
they're announcin' some good weather changes.

They welcome the sun with their joyful trill,
and they only stop just for sipping the dew,
they have been in their nest during winter's chill,
when the warmth of the rays was still out of view.

They're used to give us their own forewarn,
it is a good news the one they have to bring,
while the morning's taking the place of dawn,
oh, they are the first who can hail the spring.

I'm sure it's not, it's not for a case
if you're born in these days,
if you're born in these days.

Noble-minded girl, who with strong devotion,
each and every day  you follow your fate,
you give back the joy, you give good emotions,
you are  like the spring that's approachin' its date.

In the winter it's like you're in the haze of  steam,
takin' shape on the mirror when you take a shower.
Oh, it makes you blind and ev'rything's so grim
and you feel like lost, an engine without power.

You care the children like sailors when they are storm-tossed,
you the captain, so wise, at the helm in the booth
with your skills, it's sure, they cannot get lost,
you take them in safe, by pointing the route.

I'm sure it's not, it is not for a case
if you're born in these days,
if you're born in these days.

I'm sure it's not, it is not for a case
if you're born in these days,
if you're born in these days.

To the ones who are sailin' through the life in a stir,
you keep smiling and ready to answer their call,
as the sun in the spring, makes ev'rythin' so clear,
you clear up their way when they ride for a fall.

And so now, in this new awakening of the Nature,
we are hailing the spring, we're forgetting the cold,
now as good as bright they can see their future,
just in a few days, the flowers will unfold.

Noble-minded girl, who with strong devotion,
each and every day  you follow your fate,
you give back the joy, you give good emotions
you are like the spring that's approachin' its date.

And I'm sure it's not, it is not for a case
if you're born in these days,
if you're born in these days.
And I'm sure it's not, it is not for a case
if you're born in these days,
if you're born in these days.

17 marzo 2011

VIVA L’ITALIA!

 bandiera-italia

ATTO DI PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA

proclamazioneregnoditalia

VITTORIO EMANUELE II

Re di Sardegna, di Cipro, di Gerusalemme

ecc. ecc. ecc..

"Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo unico:

Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia.
Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Da Torino addì 17 marzo 1861"

Vittorio Emanuele II

[Immagini e testo da http://www.ideenuovebinago.com/]

16 marzo 2011

OSPEDALE SCILLESI D’AMERICA: FACCIAMO LUCE SUGLI OSCURI ‘MAMAO’

scillesi “La giunta comunale è sempre stata presente e segue con estrema attenzione le azioni che porteranno alla riconversione del nostro nosocomio, anche perché il Piano regionale sanitario, è bene chiarirlo, non ha mai contemplato la chiusura di Scilla” [da ‘Gazzetta del Sud’ del 11.03.2011]

Per Ciccone i problemi relativi allo “Scillesi d'America”, che si sta spogliando a poco a poco di tutte le sue funzioni, non sono causate dalla riconversione in corso ma da “forze oscure” che remano contro il mantenimento della struttura. La proposta venuta fuori nel corso dell'assise è quella di creare una commissione per organizzare una manifestazione popolare per chiedere con maggior forza la richiesta avanzata da “Futuro donna”, ovvero che l'ospedale sia salvo [da ‘Calabria Ora’ del 15.3.2011]

C'è in atto un terrorismo psicologico da fonti ancora a noi sconosciute che punta alla liquidazione preventiva dell'ospedale, non si sa per quali interessi [da ‘Il Quotidiano’ del 15.03.2011]

La chiusura del reparto di Chirurgia e poi di Medicina non dipende dalla riconversione dovuta al piano sanitario regionale, varato dalla giunta Scopelliti e imposta dal governo, bensì dall'Azienda sanitaria provinciale, nella persona del commissario Squillacioti, «che è stato impossibile incontrare nonostante i tanti tentativi». «Ciò che accade nell'ospedale – ha proseguito Ciccone – non è una conseguenza del Piano sanitario. La riduzione del personale medico e i pensionamenti stanno portano l'ospedale a un collasso interno. Il momento è difficile e l'iniziativa dei cittadini è utile tenendo conto che momentaneamente, non essendoci la conferenza dei sindaci, è la dottoressa Squillacioti a decidere». Il sindaco propone così una manifestazione popolare attraverso la convocazione di un consiglio comunale aperto esteso ai sindaci dei paesi del comprensorio, a cui invitare anche il governatore Scopelliti e i vertici dell'Asp. [da ‘Gazzetta del Sud del 15.03.2011]

Bene bene bene. A Scilla si torna a parrari ru ‘Spitali.

Grazie all’iniziativa di raccolta delle firme promossa dal gruppo di “Futuro donna”, dopo il Consiglio Comunale di ieri si riaccendono le luci sulla vicenda dello “Scillesi d’America”. Sono state luci rimaste spente un po’ troppo a lungo, tanto da far temere un black-out.

Rispetto alle affermazioni fatte ieri dal primo cittadino e nei giorni precedenti da qualche assessore, vorremmo mettere in evidenza alcune cose.

1. E’ vero, il Piano Sanitario Regionale ha sempre previsto la riconversione dell’ospedale. Prima a centro di ricerca specialistico, poi a casa della salute, vale a dire a struttura che, pur non dotata di reparti specialistici, dovrebbe essere in grado di assicurare un’assistenza dignitosa nei casi più comuni e meno ‘complicati’.

2. Se la Giunta Comunale ha sempre seguito la vicenda, beh, in pochi se ne sono accorti. Ancora meno l’ha seguita il Consiglio Comunale, se consideriamo che l’ultima assise cittadina dedicata al tema risale a parecchi mesi or sono e che l’unico atto ufficiale espresso di comune accordo dai nostri rappresentanti è stata una –e dico una- relazione, peraltro piuttosto stringata.

3. Acclarato che quanto sta succedendo non è da imputare alle previsioni di questo sciagurato P.S.R., stando a quanto riferito dal primo cittadino, vediamo come stanno le cose, spulciando direttamente nelle ‘carte’ dell’ASP.

Delibera del Commissario Straordinario ASP Reggio Calabria n° 16 del 10.8.2010:

1) in nome del contenimento delle spese in materia di impiego pubblico, i trattenimenti in servizio equivalgono a nuove assunzioni!

Art. 9 comma 31 D.L. 78/2010: Al fine di agevolare il processo di riduzione degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, [dal 31.7.2010] i trattenimenti in servizio previsti dalle predette disposizioni possono essere disposti esclusivamente nell'ambito delle facolta' assunzionali consentite dalla legislazione vigente in base alle cessazioni del personale e con il rispetto delle relative procedure autorizzatorie; le risorse destinabili a nuove assunzioni in base alle predette cessazioni sono ridotte in misura pari all'importo del trattamento retributivo derivante dai trattenimenti in servizio.

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Risultato: appena  i dipendenti festeggiano i 65 anni, festeggiano anche il loro licenziamento!

Delibera del Commissario Straordinario ASP Reggio Calabria n° 17 del 10.8.2010: dirigenti e medici con un’anzianità contributiva di 40 anni, si ndannu a iari pa casa!

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[Delibera del Commissario Straordinario ASP Reggio Calabria n° 362 del 30.11.2010]: Scilla, già compresa nel distretto di Villa San Giovanni, entra a far parte del Distretto Reggio Calabria 1

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[Delibera del Commissario Straordinario ASP Reggio Calabria n° 363 del 30.11.2010]: 

1) I Dipartimenti vengono ridotti da 17 a 5!

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2) I compiti di queste strutture sono i seguenti:

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3) Per ogni Dipartimento, queste sono le strutture presso cui si svolge l’attività:

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Il quadro è chiaru.

Al fine di recuperare il debito spaventoso causato dalle folli spese sanitarie del passato, si sono mandati a casa coloro che avevano raggiunto i quaranta anni di contributi, con soli sei mesi di preavviso!

Secondo le delibere di fine 2010, presso lo “Scillesi d’America” dovrebbero rimanere attivi i reparti di: medicina, cardiorespirazione, gastroenterologia, cardiologia, chirurgia e l’unità d’emergenza, pronto soccorso compreso.

Inoltre, nel programma triennale delle opere pubbliche 2010/2012 –approvato con Delibera n. 873 del 31.12.2009, per l’Ospedale di Scilla vengono previsti i seguenti interventi:

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per una spesa complessiva prevista € 758.983,52 per il 2010. La ristrutturazione (con progetto esecutivo) e l’adeguamento (a livello di studio di fattibilità) erano previsti nel corso dello stesso anno.

Entro la fine del 2011, con progetto esecutivo, era previsto il completamento del centro disabili (il cui costo totale è di € 217.053,42),  con un’ulteriore spesa di € 151.937,39.

Dunque, per lo “Scillesi d’America” ci sono progetti esecutivi e spese previste per € 590.937.39!

Il problema è che, a causa delle superiori disposizioni legislative nazionali, nel settore della sanità pubblica non vengono previste assunzioni. In pratica: non ci sunnu medici!

La cosa strana, però è che con Delibera n. 371 del 1.12.2010  e successiva Delibera definitiva n. 191 del 15.2.2011, è stata approvata la graduatoria dei medici convenzionati per l’assistenza primaria negli ambiti territoriali carenti.

In pratica: è stato previsto l’impiego dei cosiddetti medici di base. Allura i medici nci sunnu!

Sulu che si preferisce (o dovremmo dire preferiscono) prestare la loro opera all’esterno delle strutture ospedaliere –presidi o case della salute che siano, come previsto peraltro nel P.S.R.?

E certu, quandu unu avi u raffridduri, preferisce andare nell’ambulatorio del medico di famiglia piuttosto che andare a trovare lo stesso medico –e magari qualche cura in più- o’ ‘spitali. Sarà ‘na questioni psicologica? O unu sana prima pi ddaveru?

Si parla di ‘forze oscure’ fautori di ‘terrorismo psicologico’.  Insomma, roba da veri… mamau!

Ma vo’ viriri chi, liggendu liggendu abbiamo fatto venire ‘alla luce le forze oscure’? Insomma, vo’ viriri chi scoprimmu cu è…. ‘u mamau?!?!

Desidereremmo tanto però, che sia Peppone Scopelliti che il Commissario Straordinario che ha firmato le Delibere di cui sopra, ci facessero cortesemente capire se hanno capito ciò che hanno scritto nei documenti ufficiali.

08 marzo 2011

A TIA, DONNA RU MUNDU

 

mimosa221 

Ancora lu 'mbernu par s'addumura,
'u suli nto friddu nu pocu ccattìa,
ma 'u cielu è chiaru, oi puru 'a Natura
da fimmina, oh donna fà festa cu tia.

Nto friddu chi tagghia, 'a facci ti pungi,
pi tia chi si' mamma, si' soru, o sposa,
com' o' suli di giallu nu raggiu ti giungi
ra Natura 'n omaggiu, lu fior di mimosa.

Cent'anni passaru, ‘i ddhu iornu luntanu
ma in virità ancor parunu pocu,
i chi si tingìu lu suol 'mericanu
di sangu di donna, di morti, di focu.

Però si' cchiù dura ru focu e ra morti,
la paura cumbatti e non a tutti piaci.
Sì, tu 'ddivintasti ancora cchiù forti
di cui mali ti fici, di cu' mali ti faci.

E a menz' a chisti, or puru nci stannu,
fimmini chi, p'iddhi l'ovu è rutundu
e chi mi fan sordi 'a strata chi sannu
è 'a 'ncurciatura cchiù vecchia ru mundu.

E c'è pur l'omu tintu, chi la testa perdi
e i mani ti iaza pigghianduti a bbuci.
Bestia, non omu, pirchì iddhu si sperdi
cu fu chi ru mundu nci iapriu la luci.

Ma tu donna, nta l'anni ndi facisti di strata,
'ncurciasti i distanzi e puru 'a faddetta.
Pu mundu camini oi tu a testa iata,
e u mundu, t'ammira, cchiù 'ssai ti rispetta.

Pirciò puru oggi, a cent'anni i distanza,
e chi sian altri centu nta l'anni futuri,
ricorda e fa' festa pi 'sta circustanza:
a tia, donna ru mundu, tanti auguri!

24 febbraio 2011

C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA…

La Little Italy di New York, più Little ogni anno

-di Sam Roberts (tratto dal New York Times del 21.2.2011)

Little Italy  Quello che segue è un ampio stralcio di un lungo articolo firmato da Sam Roberts che il New York Times ha dedicato a Little Italy, lo storico quartiere italiano di New York.

Tante cose sono cambiate, ma rimangono ancora forti negli Italo-Americani il richiamo alla tradizione e una grande forza, Una forza che viene dalle proprie radici, ancora profondamente italiane.

Nel 1950, quasi metà degli oltre 10,000 Newyorchesi che vivono nel cuore di Little Italy si identificavano come Italo-Americani. Le strade strette brulicavano di bambini e risuonavano di melodici scambi in italiano tra gli uno su cinque residenti nati in Italia e i loro vicini di seconda e terza generazione.

Dal 2000, il censimento ha riscontrato che la popolazione Italo-Americana era diminuita al 6 percento. Solo 44 erano native Italiani, rispetto ai 2.149 di mezzo secolo prima.

Un sondaggio censuario pubblicato a Dicembre ha determinato che la proporzione di Italo-Americani tra gli 8.600 residenti nella stessa area di Lower Manhattan si era ridotto a circa il 5 percento.

E, incredibilmente, il censimento non è riuscito a trovare un solo residente che fosse nato in Italia.

La Little Italy che una volta era il cuore della vita Italo-Americana nella città esiste in gran parte come un ricordo nostalgico o nelle menti dei turisti che ancora ne fanno un posto da dover visitare nel loro itinerario a New York.

Il vecchio Ravenite social club della famiglia criminale dei Gambino al 247 della Mulberry è ora una boutique di borse e calzature. Di recente nel 2005, Vincent Gigante, il boss settantasettenne della famiglia criminale dei Genovese, vagò per il quartiere in accappatoio e pantofole fingendo di avere una malattia mentale per evitare il processo. Il mese scorso, più di 100 presunti membri di famiglie malavitose sono stati incriminati per reati federali; nessuno viveva a Little Italy.

Lo scorso anno, il National Park Service ha designato il Distretto Storico di Chinatown e Little Italy senza alcuna distinzione geografica tra i quartieri. I due quartieri hanno cominciato a organizzare un Marco Polo Day e una sfilata di Natale l’Est incontra l’Ovest.

Presto il Comune cancellerà ulteriormente i confini.

Seguendo l’esempio di tre uffici locali della comunità, la Commissione per la Pianificazione della Città approverà a Marzo la creazione di un Distretto per l’Incremento del Commercio di Chinatown, che ingloberà quasi tutto quel paradiso che una volta … aveva la più grande concentrazione di immigrati Italiani degli Stati Uniti.

“Adesso è davvero tutta Chinatown,” dice John A. Zaccaro Sr.,titolare della società immobiliare Little Italy, fondata da suo padre nel 1935.

Anche la Festa di San Gennaro che ancora raccoglie folle gigantesche a Mulberry Street, potrà essere in formato ridotto su richiesta dei disturbati commercianti di Nord Little Italy.

Il numero di residenti di discendenza Italiana nel quartiere ha cominciato a diminuire a partire dagli anni ‘60, quando l’immigrazione dall’Italia rifluì e gli Italo-Americani si arricchirono e si trasferirono in altre parti della città e nei sobborghi.

“Quando gli Italiani hanno fatto soldi si sono trasferiti al Queens e in New Jersey, hanno venduto ai cinesi, che adesso stanno vendendo a Vietnamiti e Malesi,” dice Ernest Lepore, 46, che, con suo padre e sua madre, è proprietario di Ferrara, un caffè-pasticceria che la sua famiglia aprì 119 anni fa.

Ancora, circa 30 bambini Italo-Americani nati nel quartiere vengono battezzati ogni anno nella Chiesa del Più Prezioso Sangue in Baxter Street. E alcuni residenti si aggrappano a un quartiere che è ricco di storia e cultura.

Degli 8,600 residenti contati dal censimento dell’American Community Survey nel cuore di Little Italy nel 2009, quasi 4,400 erano nati all’estero. Di questi, l’89 percento è nato in Asia. Nel 2009, un immigrato Coreano ha vinto un concorso per tenori sponsorizzato dall’Associazione Commercianti di Little Italy. Quello stesso anno, un’immigrata Cinese, Margaret S. Chin, è stata eletta a rappresentare il distretto nel Consiglio Comunale.

La Sig.ra Chin ha giocato un ruolo chiave nel galvanizzare le diverse fazioni per creare il distretto per l’incremento del commercio, che raggiunge il nord da Chinatown con due bracci che affiancano Mulberry Street e piegano ad arco verso di essa dalla metà di due strade parallele, Baxter e Mott.

“Abbiamo optato fuori” dal distretto, ha affermato Ralph Tramontana, presidente del gruppo di commercianti di Little Italy e proprietario del Sambuca’s Café. “Non pensavamo ce ne fosse bisogno, perché attraverso l’associazione dei commercianti già facciamo quello che fa un distretto per l’incremento del commercio.”

“Ho detto agli esercenti di Chinatown,” ha detto David Louie, che ha contribuito a spingere per il quartiere, “ ‘Dovete guardare a Little Italy e seguire il loro esempio — alle 8:30 di mattina li potete vedere che lavano i marciapiedi.’ ”

Pulizia, singolarità e bassa criminalità hanno ampliato l’appeal del quartiere, il che ha spinto in alto gli affitti.

Un monolocale di 74 mq in un palazzo a sei piani rinnovato al 145 di Mulberry è stato pubblicizzato di recente per $4,200 al mese. I proprietari di una due camere da letto su Grand Street chiedono $1.5 milioni.

Paolucci’s, un popolare ristorante che aprì sulla Mulberry nel 1947, si è trasferito a Staten Island dopo che il proprietario nel 2005 ha aumentato l’affitto a $20,000 al mese da $3,500, dice sempre Zaccaro.

Ancora, altri punti di riferimento di Little Italy non solo sono sopravvissuti, ma sembrano essere fiorenti grazie soprattutto ai turisti e a quelli che l'autore Nicholas Pileggi ha descritto decenni orsono come “Italiani del Sabato” suburbani — i “prosperosi figli in sovrappeso di padri immigrati più magri.”

Di Palo’s, un negozio di specialità gastronomiche italiane al 200 di Grand Street, avviò l’attività nel 1903, un decennio dopo il lattiero-caeseario Alleva al 188 della Grand, che si pubblicizza come il più antico negozio di formaggi italiano della nazione e che, come Ferrara, aprì nel 1892. I membri di quinta generazione della famiglia lavorano in tutti e tre i negozi e tutti e tre vendono i loro prodotti anche via internet.

Nel 1990, ha detto Lou Di Palo, suo padre malato consegnò le chiavi alla generazione successiva.

“Abbiamo deciso che prenderemo la nostra attività e torneremo indietro — ci concentreremo sul modo in cui i nostri nonni e i nostri bisnonni hanno condotto l’attività: basati sulla famiglia, si trasmette le relazioni con i clienti,” ha detto. “Taglieremo il vostro pezzo di formaggio e affetteremo il vostro prosciutto. Siamo ancora un negozio di quartiere, ma abbiamo preso l’iniziativa per rendere il nostro negozio una destinazione.”

“E’ venuto da un negozio di immigrati a un negozio Italo-Americano concentrato sui prodotti autentici dell’Italia,” ha spiegato il Sig. Di Palo. “Non ci aspettiamo che i nostri clienti vengano ogni giorno. Un grande cliente lo vedremo una volta a settimana, un cliente molto buono lo vedremo una volta al mese. La gente mi diceva, ‘Sei ancora qui!’ E io dicevo, ‘Finché continuerete a venire, sarò qui.’ ”

15 febbraio 2011

LA GIOIA DELLA LIBERTA’

 

egitto-protesteIl popolo ha fatto dimettere il regime” –così cantavano i giovani egiziani in piazza Tahir all’annuncio delle dimissioni di Mubarak, il loro presidente-dittatore.

Che fosse un dittatore, in Italia, in Europa e nel resto dell’occidente, l’abbiamo “scoperto” solo dopo aver visto le immagini delle piazze del Cairo, piene di gente in protesta.

Ci si interroga, specie in America, sul perché di questa tardiva scoperta.

L’ex Segretario di Stato americano, Condi Rice ebbe a dire nel 2005: “Per 60 anni, il mio paese, gli Stati Uniti, hanno perseguito la stabilità a spese della democrazia in questa regione, qui in Medio Oriente, e non abbiamo ottenuto nulla”

Questo perché, come si ammette sul New York Times “Per troppo tempo abbiamo trattato il mondo arabo come un campo di petrolio”.

E perché ciò avvenisse, ci si è appoggiati a regimi compiacenti che hanno determinato una stabilità che di fatto, ha come anestetizzato le società mediorientali. Come ammette Ahmed Zewail, egiziano-americano vincitore del Premio Nobel per la chimica: “L’Egitto è stato stabile per 30 anni perché non ha avuto nessuna visione, nessuna aspirazione ed è rimasto in uno stato di stagnazione”. Ma era uno stato che non poteva durare.

Prima il popolo tunisino, poi quello egiziano, si sono svegliate da questo stato di torpore, per fame.

Mi si perdoni il paragone ma è stato come il risvegliarsi la notte, con lo stomaco in preda ai crampi. E allora corri in cucina, apri il frigorifero e cerchi di ingurgitare qualsiasi cosa, senza badare all’etichetta, a piene mani in piena libertà.

Ecco, non era solo la fame vera dei molti poveri di questi paesi, ma la fame di libertà, la voglia del piacere di scegliere il proprio futuro e di non vederlo imposto, a spingere migliaia e migliaia di persone a scendere in piazza contro i dittatori. Senza altre armi.

E nelle vicende tunisine ed egiziane, il mancato uso delle armi è stato l’aspetto più clamoroso, più sorprendente e più…bello che mi sento di sottolineare.

Finora, quelli della mia generazione la potenza della non violenza l’avevano letta sui libri o vista in tv. Gandhi e Martin Luther King sono state figure carismatiche che abbiamo conosciuto indirettamente.

Dobbiamo dire grazie ai tunisini, agli egiziani, se abbiamo avuto la possibilità di vedere direttamente quale sia la forza della non violenza. Una forza capace di cambiare il mondo.

“La giornata di oggi appartiene al popolo egiziano - ha affermato il Presidente Obama - e il popolo americano è commosso dalle scene di piazza Tahrir. La parola 'tahrir' significa liberazione. E' una parola che, come diceva Martin Luther King, arriva direttamente all'anima. Per sempre ricordera' agli egiziani di come loro hanno cambiato il loro Paese, e il mondo. Grazie”. Grazie per la vostra non-violenza. Per l'Egitto è stata la forza morale della non violenza, e non il terrorismo, non le uccisioni folli, a curvare ancora una volta l'arco della storia verso la giustizia”.

E come nota un commentatore politico americano conoscitore del Medio Oriente, la dimostrazione fornita dagli egiziani potrebbe sconvolgere i piani degli estremisti islamici, ponendo fine a uno dei conflitti più lunghi che la storia dell’umanità abbia mai conosciuto: la questione israelo-palestinese.

Sarebbe affascinante vedere se i Palestinesi abbracciano le proteste non violente di massa nel West Bank come strategia contro gli insediamenti illegali israeliani e la sottrazione dei territori”.

Tanto ottimismo sembra troppo. E’ vero però che il “seme della non violenza” sta contagiando l’intero Maghreb ed è già arrivato in parecchie città dell’Iran, dove proprio in queste ore è ripresa la protesta contro il regime.

In questi disgraziati paesi, la democrazia sembra finalmente essere a portata di mano. E’ lì, alla fine della strada tracciata dalla non violenza, che torna libera, sgombrata dai carri armati i cui cannoni sono rimasti muti.

Il pensiero però, non può che tornare al recente passato, a paesi diciamo meno fortunati. Mi riferisco all’Iraq e all’Afghanistan in particolare.

Non si può non pensare alle assurde “giustificazioni” avanzate dagli Stati Uniti ancora frastornati e sotto choc dopo l’11 Settembre; non si può non pensare a quelle armi di distruzioni di massa che, in realtà, non esistevano.

E, soprattutto negli States ci si interroga oggi, sull’efficacia di una politica estera americana basata in grandissima parte sulla forza militare, sulle bombe, grazie alle quali ci si è illusi di poter imporre la democrazia.

Se pensiamo alla cieca determinazione dimostrata dalla passata amministrazione Bush nell’attuazione pratica della dottrina della “risposta flessibile”, fanno riflettere e non poco, le parole di Robert McNamara, Segretario alla Difesa all’epoca della guerra del Vietnam e teorico di quella stessa dottrina che ha finito col traumatizzare un’intera generazione di americani. Disse McNamara: “Non abbiamo il diritto divino di dar forma a ciascuna nazione a nostra immagine o come noi scegliamo”.

 La democrazia non s’impone, non si può imporre, perché è la forma civile attraverso la quale si manifesta e si realizza la libertà di ogni popolo, di ogni uomo.

Ce lo dimostrano, una volta di più, le lacrime che sgorgano dagli occhi dei tunisini e degli egiziani. Non sono lacrime di dolore, ma di gioia, di grande gioia. Quella gioia che può regalarti solo la consapevolezza di tornare ad essere un uomo libero.

06 febbraio 2011

I FRITTULI

Rileggendo un post di qualche tempo fa, frugando nei miei ricordi e ascoltando più volte la canzone di De Andrè, mi sono detto: se lui, genovese, ha parlato della Cimma (piatto tipico), perché io, calabrisi, non posso parlare ri frittuli?
Beh, più che alla loro preparazione, sarebbe più corretto dire che ho soffermato l’attenzione sulla fase a ciò propedeutica, ovvero sul momento in cui il maiale viene ucciso.
Magari a qualcuno farà impressione, però è proprio così che si fa nella nostra tradizione.
Naturalmente, mi tocca chiedere preventiva pirdonanza al grande Faber per aver rovinato una delle sue canzoni più belle, pregandolo… vivamente di non rivoltarsi nella tomba. 



                   I FRITTULI (trasposizione scigghitana di “A cimma” di Fabrizio De Andrè)





A tia ti brisci oi l'urtimu matinu,
va' 'n paci, carni era e carni sarà.
'Chì pi mia peggiu
assa’ è 'u distinu,
'u sai, a mia di peggiu toccherà.



Ti mintìa 'u broru rintra o' 'mbivirun'
e nta to' zzimba, 'i pagghia 'n cuscin stindìa,
ma staiu a cunta' già l'uri, e pocu sun,
frittuli e carni fina sarai pi mia.



'N'ura 'i menu, poi ti scura,
pi tia regna, ifattu allegra,
leggi 'i Natura.



Bellu or l'ura è giunta ra to' Passioni,
'chì carni e sangu toi saran cosi bboni.
Fora ti spingiu e ddrittu tu 'mpunti 'i peri,
ti stringiu 'u mussu, zittu! 'spetta 'u bucceri.



L'aria l'urlu to' sfregia, 'chì 'a lama armeggia,
vigliaccu giru 'a testa ma 'u sentu, nc'è.
'U me' coraggiu, com' 'a to' forza, lleggia,
sì, unu cu 'n atru, dai, 'u sai com'è.



'N'ura 'i menu, poi ti scura,
pi tia regna, ifattu allegra,
leggi 'i Natura.
Sant'Antoni, preiu a tia:
p'ogni cosa nta 'sta pignata,
'chì bona sia.



Cu mia non t'a pigghiari, o cu bbucceri,
sai comu fatti fummu, è 'u to' misteri:
ti ttocca 'sta fini di tia nenti s'avi a itta',
mangiu e mangiu 'eu, 'u sai, 'chì haiu a mangia'.



'N'ura 'i menu, poi ti scura,
pi tia regna, ifattu allegra,
leggi 'i Natura.
Sant'Antoni, preiu a tia:
p'ogni cosa nta 'sta pignata,
'chì bona sia.



Per  i non adusi (eh, paroluna!) all’uso del dialetto, ecco la traduzione italica:


I CICCIOLI
Per te sorge oggi l'ultimo mattino
vai in pace, carne era e carne sarà.
Perché per me sarà assai peggiore il destino,
sai, a me toccherà di peggio.



Ho messo il brodo nel tuo pastone
e nella porcilaia ho steso un cuscino di paglia
ma sto a contare già le ore, e sono poche
ciccioli e carne fina sarai per me.



Un'ora in meno, poi per te sarà buio
per te regna, per niente allegra,
la legge della natura.



Bello ora è giunta l'ora della tua Passione,
'ché la tua carne e il tuo sangue diventeranno cose vbuone.
Ti spingo fuori e tu punti le zampe dritte,
ti stringo il muso, zitto! il macellaio aspetta.



Il tuo urlo sfregia l'aria mentre la lama armeggia,
vigliacco giro la testa ma lo sento, c'è.
Il mio coraggio, come la tua forza, diminuisce,
Sì, uno con l'altro, dai, lo sai com'è.



Un'ora in meno, poi per te sarà buio
per te regna, per niente allegra,
la legge della natura.
Sant'Antonio, ti prego:
per tutto quel che c'è in pentola,
perché sia buono.



Con me non te la prendere, o con il macellaio,
sai come siamo stati fatti, è il tuo mestiere:
ti tocca questa fine, di te niente andrà sprecato,
mangio e mangio, lo sai, perché devo mangiare.



Un'ora in meno, poi per te sarà buio
per te regna, per niente allegra,
la legge della natura.
Sant'Antonio, ti prego:
per tutto quel che c'è in pentola,
perché sia buono.
 

05 febbraio 2011

IL FEDERALISMO IRRICEVIBILE:’U FATTU FU ‘I NOTTI…MA SI VITTI!

ladro “E’ un fatto procedurale”. Con queste disarmanti parole il cavalier nano brianzolo ha commentato la lettera con la quale il presidente Napolitano ha ritenuto IRRICEVIBILE il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri nella serata di ieri (sempri i notti, com’ e latri).

Ecco cosa dice il Presidente Napolitano:

Devo subito rilevare che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l'esercizio della delega previsto dall'art. 2, commi 3 e 4, della legge n. 42 del 2009: sono pertanto costretto a non ricevere il decreto approvato dal Governo, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza.”

Per coloro che di diritto ndi mastricunu menu i mia, dirò che la Legge cui fa riferimento Napolitano è lo strumento con il quale il Parlamento ha delegato il Governo per la redazione di tutti i decreti che dovrebbero far nascere sto benedetto/maledetto federalismo.

Ma cosa dice esattamente questa Legge e, in particolare l’articolo citato nel comunicato del Quirinale?

Siccome non ci fidiamo poi tanto di quello che dicono i giornali, liggimulu.

Art. 2. (Oggetto e finalità)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge[21.5.2011], uno o più decreti legislativi…al fine di assicurare…. l'autonomia finanziaria di comuni, province, città metropolitane e regioni.

….

3. Gli schemi di decreto legislativo, ….sono trasmessi alle Camere, ciascuno corredato di relazione tecnica ……perché su di essi sia espresso il parere della Commissione di cui all'articolo 3 [Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale] e delle Commissioni parlamentari competenti per le conseguenze di carattere finanziario, entro sessanta giorni dalla trasmissione….

4. Decorso il termine per l'espressione dei pareri …. i decreti possono essere comunque adottati. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, ritrasmette i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni e rende comunicazioni davanti a ciascuna Camera. Decorsi trenta giorni dalla data della nuova trasmissione, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva dal Governo. Il Governo, qualora, anche a seguito dell'espressione dei pareri parlamentari, non intenda conformarsi all'intesa raggiunta in Conferenza unificata, trasmette alle Camere e alla stessa Conferenza unificata una relazione nella quale sono indicate le specifiche motivazioni di difformità dall'intesa.

Come ricorda il Presidente Napolitano, la Commissione parlamentare ha, per regolamento, espresso parere negativo, del quale però al Governo non sembra importagliene molto. Ragion per cui, a norma di Legge, il nuovo testo dovrebbe essere ritrasmesso a Camera e Senato che, inoltre, dovrebbero essere debitamente informate delle modifiche e/o variazioni.

Questo passaggio fondamentale della Legge, che esprime in poche parole il ruolo fondamentale rivestito dal nostro Parlamento nella formazione di ogni legge (quindi anche quelle delegate al Governo), è stato volutamente ignorato dal cavalier nano e dai suoi seguaci, riunitasi in fretta e furia, di notte, per approvare un atto viziato non già da carenze procedurali, ma dalla mancanza di elementi sostanziali che ne inficiano l’efficacia nei confronti di chiunque.

Se, per assurdo, il Presidente Napolitano avesse promulgato la norma approvata dal Consiglio dei nottambuli e un qualunque cittadino avanzasse ricorso contro una qualsiasi delle norme in esso previsto, non ci sarebbe Commissione che non gli darebbe ragione. Ciò costituirebbe un danno verso Regioni, Province e Comuni. Un danno che verrebbe arrecato loro da quelle stesse norme da cui dovrebbero invece trarre beneficio.

Napolitano non nasconde la sua delusione, lamentando la mancata “condivisione sul piano sostanziale” e richiamando la necessità di “evitare una rottura anche sul piano procedimentale, per violazione di puntuali disposizioni della legge.” Cchiù chiaru i cusì!

E, infine, il nostro saggio Presidente (meno male che Giorgio c’è!), non può esimersi dal rendere manifesta, clamorosa scorrettezza del Governo, peraltro già bacchettato in più di un’occasione:

Né posso sottacere che non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione straordinaria di una riunione del Governo senza la fissazione dell'ordine del giorno e senza averne preventivamente informato il Presidente della Repubblica, tanto meno consultandolo sull'intendimento di procedere all'approvazione definitiva del decreto legislativo.”

Insomma, il cavalier nano e i so’ calacazetti, non perdono occasione per dimostrare il loro disprezzo per le regole che governano la nostra Repubblica.

No, non è ignoranza. Una cosa la si può ignorare, ma solo per una volta.

Il perseverare nelle scorrettezze, negli errori e nel menefreghismo istituzionale, non può essere tollerato.

Non si può declassare una precisa norma dello Stato a semplice “fatto procedurale”.

Le leggi dello Stato non sunnu ‘na ‘nsalata, chi se ‘u sali ‘u menti prima o ropu cangia pocu.

E’ vero che il “no” di Napolitano non ferma il percorso verso il federalismo. Ma è un percorso importante e l’Italia non può permettersi di …sbagliare strada.

Per questo, non si deve agire di fretta, né cercando di aggirare la legge, né con provvedimenti adottati nell’oscurità, contando sul fatto chi ‘u fattu fu’ ‘i notti e non si vitti.

Anche in questo caso, il gioco sporco del cavalier nano e dei suoi calacazetti governativi è stato scoperto.

L’atra sira era iurnata di luna nova, pirciò puru se ‘u fattu fu ‘i notti, si vitti. Eccomu se si vitti!

15 gennaio 2011

MARCHIONNE E ‘A LINTICCHIA CA ‘ITALEDDHA

LENTICCHIE Gli operai della FIAT hanno deciso: si cambia all’insegna dei sacrifici.
Si mettano l’animo in pace coloro che pensavano con il loro voto di cambiare una decisione che era comunque inevitabile.
Sì, perché il dott. Marchionne, in caso avessero vinto i NO, sarebbe stato capacissimo di andare a fabbricare le macchine da qualsiasi altra parte del mondo, pur di salvaguardare la società per cui lavora. 

D’altra parte non è questo il suo mestiere?

Marchionne è conosciuto per essere un uomo molto deciso e determinato. Vuoi vedere che hanno davvero ragione quelli del Minnesota Planetarium Society? A causa dello spostamento dell’asse terrestre, il dott. Marchionne –che in origine è nato sotto il segno dei Gemelli (e quindi poteva avere anche qualcuno simile a lui), adesso  è passato sotto il segno del Toro. Segno inconfutabile di testa cchiù dura ru cimentu, chi quandu si zzicca ‘na cosa nta testa, l’avi a fari pi forza!

In realtà, la decisione della FIAT, appoggiata dal Governo (ma sicundu vui poteva mai il Berlusca appoggiare i comunisti della FIOM?), prevede misure pesanti per gli operai in termini di orario di lavoro, ma che –dicono i ben informati- dovrebbero essere ricompensati in qualche modo a fine anno con un aumento in busta paga.
Lo sanno quelli che hanno votato SI: “…Ma adesso non so cosa succederà”. Lo sa anche una parte di quelli che hanno votato NO, seppur in maniera non troppo convinta, visto che uno di loro dichiara:”Io ho votato no ma capisco quelli del sì, se avessi figli avrei fatto altrettanto. Speriamo di dimenticarci presto questi giorni”.
In realtà, la cosa che fa più paura agli italiani, secondo me che non me ne intendo, è che dovrebbero scomparire i “ponti” in corrispondenza delle festività, con lo scoppio di raffredduri e frevi a cumandu, pur di star qualche giorno consecutivo a casa.

Le decisioni aziendali della storica fabbrica torinese non sono il frutto di un sogno/incubo di Marchionne, che magari la sera prima aveva mangiato pesante, né di un’illuminazione divina. Misure dello stesso genere sono state infatti adottate da tutte le principali case automobilistiche europee e da altre aziende di dimensioni paragonabili a quelle della FIAT.

Insomma, visto il chiaro di luna attuale, si è trattato di una scelta obbligata: o timangi ‘sta minestra, o ti ietti ra finestra!
Gli operai della FIOM, però non ne sono convinti e danno tutta la colpa a Marchionne. La vignetta di Giannelli sulla prima pagina del Corriere lo riassume in maniera efficace e, al contempo, mi fa tornare in mente ‘na storiella risalente a parecchi decenni fa, raccontatami da un mio zio.

Erano i tempi della sua figghiolanza e, come tutti i figghioli, anche lui era nu pocu iarmaturi.
‘Na sira, rientrato per l’ora di cena, un’amara sorpresa lo aspetta: supra ‘a tavula ad aspettarlo, c’era un fumante piattu caddu di ‘italeddha ca linticchia!

Me’ zziu che, diciamo, non nisciva pacciu per i legumi in geniri, disse chiaru e tundu a suo padre: “Non ndi vogghiu! Non mi piaci!”
Il padre, persona altrettanto schietta e ferma, non si caddiò più di tantu e davanti al rifiuto del proprio figlio, dichiarò: “A no? Chistu c’è e chistu ti mangi.” e, per chiarire ulteriormente il concetto, aggiunse: “Se non di voi, ta mangi dumani!”.

A quelle parole, me’ zziu, dimostrando un orgoglio da adulto, pi non darla vinta al padre, si alzò da tavola e, cu ‘na ringia longa longa e senza sciatari ‘na parola, salì al piano di sopra se ne andò a letto a ddiunu.
Il resto della famiglia continuò tranquillamente la cena e, giunta l’ora di andare a letto, si andò regolarmente a curcari.

Passarono alcune ore e in me’ zziu accadde un naturali fenomenu secondo una leggi fisica che dici cusì: cchiù ‘u tempu passa, cchiù l’orgoglio si riduci, cchiù ‘a fami aumenta.

'U stomucu i me’ zziù cominciava così a dare segni di nervosismo e lanciava signali chiari e forti, tipo l’urlo di Tarzan nella foresta.
Al che me’ zziù non ci ‘a fici cchiù. Si iazò e, ‘ccattiandu in dirizioni della camera dei genitori, ccuminciò a scindiri li scali ‘a scaza, cercando di fare meno rumuri possibili.
Arrivato in cucina, addhumò la luci e si diresse subito verso la scanzìa. La iaprì e fu accolto da una visioni che –a quell’ura della notti- gli parse paradisiaca: ‘u piattu ra linticchia!

Lo mise sul tavolo, pigghiò ‘na cucchiara e, incurante del fatto chi oramai la pasta era fridda e solidificata, ccuminciò a mangiari con una fami e una voracità davveru lupigna.
Certu, il sapore della linticchia non doveva essere proprio il massimo, ma a me’ zziù, nci pariva di mangiari 'a megghiu pasta o’ furnu ru mundu.

Aveva quasi finito e il piatto era quasi vuoto quando dalla porta una voci lo paralizzò: “Ah, era bbona ‘a linticchia!”
Era il padre che, nonostante le precauzioni messe in atto da me’ zziu, sentito il rumore e visto la luce accesa, aveva immaginato quello che ora i suoi occhi vedevano.
Non aggiunse altro. Ma con un sorriso severo dipinto sul volto –evidente segno di affetto paterno- se ne tornò a dormire.

Ora, il nuovo accordo ‘sparmentatu da Marchionne e voluto dalla maggioranza dei dipendenti FIAT, come confermato dal referendum, è comu o’ piattu i italeddha ca linticchia pi me’ zziu.
Magari caddu caddu non piaci, ma cu tempu, puru friddu, ‘nzipitu e senza sapuri, lo digerirà anche chi non nesci pacciu pa linticchia.


23 dicembre 2010

CHRISTMAS CAROL

(versione anglo-natalizia di “Sei Ottavi” di Rino Gaetano)

Fake decked out trees wink at me from the glass of the windows,
and all the streets are adorned with artificial rainbows.
Oh, it's always the same, but it brings somethin' new,
on cold Christmas time, this is my carol for you.

Children keep playing, they're gathered all in a round,
they’re singing old carols, they like their tunes and their sound.
You listen to them, you become like a child again,
you are safe at home, heedless of the blowin' rain.

The ancient times live again inside the crib scene,
the memory of somethin' we lost in our days' din.
From being so far maybe you had some bad fit of spleen,
in these long months so strange, which weren't so green.

And merry ribbons are hangin' on every door,
through which are comin' some smells you can't find anymore.
In these days you can feel the warmth of the family heat,
it's one of the things which make your own life complete.

So now on this very special star-spangied night,
I'd be really glad and I would have my great delight,
if even your little dreams may all come true,
Christmas is comin' an' this is my carol for you.

08 dicembre 2010

UN SONU NTA NOTTI

Alessandro Sala-Il suono della notte
tratto da www.alesarte.it/
Da chi 'u iornu brisci la prescia t'assali,
ti iazi e 'a facci com' 'a iatta ti lavi.
Poi nesci e va' ddrittu, fa' a memoria la strata,
'a to' testa è 'n rioggiu chi scandisci 'a iurnata.

Se chiovi o c'è 'u suli, quasi mancu lu sai,
pirchì l'occhi o' cielu non li iazi mai.
Ma fui, sì t'affanni, quasi perdi lu sciatu,
curri tu com' a 'n trenu ch' ha 'u binariu signatu.

Poi 'rriva la sira e 'a to' cursa la smetti:
tiri 'a linia, ti fermi, pensi, rifletti.
E riviri tu ddh'occhi, ddha risata risenti
chi, sbituatu, ti parsi di 'n conoscenti.

Ma la vista ti sciali, su' cuntenti 'i to' ricchi,
parti 'na sinfonia chi ndo cori ti zzicchi.
Già, pirchì ddha risata e ddhu sguardu sinceru,
ti li sa donari sul cu' è amicu veru.

E mentri ti culla nta notti ddhu sonu,
tu non 'spetti atru: mi ricambi lu donu!

29 novembre 2010

MA PIRDIMMU I CIRIVEDDHI? –PARTE II

fugadeicervelli15 Come anticipato nel post precedente, gli eccellenti ciriveddhi degli stagisti, in collaborazione con l’Ufficio Tecnico del Comune di Scilla, hanno elaborato tutta una serie di progetti ed effettuato rilevazioni di cui la comunità scigghitana sa poco o nulla.
Pigghiati da un’improvvisa botta di ‘mbiria SavianFaziana, abbiamo chiesto ai tecnici prorogandi (? speriamu!) stagisti, di fornirci la lista dei lavori di cui si sono occupati in questi due anni.
La pubblichiamo in anteprima esclusiva, pirchì gli stagisti, evidentementi pigghiati da ben altri pinseri,  ndi Saviano e ndi Fazio di sicuru non hannu tempu mi vannu.
L’elenco non è esaustivo, poiché si sono tralasciati tutta una serie di lavori minori (riordino e gestione del sito internet del comune, atti, delibere… e cumpagnia scrivendu), seppur quantuquemente utili.
P.S.:Datosi chi ‘a lista è longa, si consiglia di stampare, ordinari ‘n cafè o’ bar e assittarsi comodamenti in seggia e/o poltrona.
ELENCO NON ESAUSTIVO DEI PROGETTI, DELLE RILEVAZIONI E DEI SERVIZI REDATTI DALL’UFFICIO TECNICO DEL COMUNE DI SCILLA, IN COLLABORAZIONE CON I TECNICI DEL PROGRAMMA “STAGES 2008” DELLA REGIONE CALABRIA
  1. − Progetto Preliminare “Ecocentro di Scilla”;
  2. − Progetto Preliminare “Opere per la realizzazione dell’allargamento del cimitero delle frazione Melia di Scilla e della relativa strada d’accesso”, Convenzione T.E.R.N.A. S.p.A. –Provincia di Reggio Calabria;
  3. − Progetto Preliminare “Realizzazione strada di Piano Favata nella frazione Solano Superiore di Scilla”, Convenzione T.E.R.N.A.-Provincia di Reggio Calabria ;
  4. − Progetto Preliminare “Riqualificazione del centro storico del quartiere San Giorgio di Scilla”, Bando PISL- Progetti Integrati di Sviluppo Locale-Scilla 2010;
  5. − Progetto Preliminare “Realizzazione di un parcheggio di interscambio modale ferro/gomma in località Pacì del Comune di Scilla”, Bando PISL- Progetti Integrati di Sviluppo Locale-Scilla 2010;
  6. − Progetto Preliminare “Riqualificazione urbanistica del centro storico di Scilla-frazione di Favazzina. Opere per la realizzazione della Via Marina: Lungomare di Favazzina e attraversamento del torrente Favazzina”, Bando PISL- Progetti Integrati di Sviluppo Locale-Scilla 2010;
  7. − Progetto Preliminare “Interventi per il rifacimento del lungomare di Marina Grande”, Bando PISL- Progetti Integrati di Sviluppo Locale-Scilla 2010;
  8. − Progetto Preliminare “Realizzazione strada di collegamento sul litorale Favazzina e riqualificazione della zona interessata”;
  9. − Perizia tecnica “Lavori di pronto intervento per la ristrutturazione e sistemazione del Piazzale Monacena”;
  10. − Progetto “Lavori per la realizzazione di un impianto fotovoltaico preso la Scuola Media Inferiore G. Minasi di Scilla”;− Progetto
  11. “Ristrutturazione della strada di collegamento S.P.19 (Solano-Gambarie) e Piano di S. Anastasia” Misura 125 Avviso Pubblico PIAR (Progetti Integrati per le Aree Rurali);
  12. − Progetto Preliminare “lavori di realizzazione di un’opera di presa e della relativa condotta di adduzione in località Melia di Scilla” Misura 125 Avviso Pubblico PIAR (Progetti Integrati per le Aree Rurali);
  13. − Progetto Preliminare “Intervento di riqualificazione angolo Villa Comunale. Abbattimento e costruzione di un muro in C.A. a contenimento del terrapieno sovrastante”;
  14. − Progetto Preliminare “Sistemazione idraulica dei torrenti Oliveto e Livorno e dell’impluvio (strada) Lacerello-Nespolara”;
  15. − Progetto “Potenziamento e Riqualificazione del Centro di Aggregazione Giovanile di Scilla ubicato nel rione Marina Grande”;
  16. − “Progetto per la realizzazione di attrezzature pubbliche consistenti in due accessi alla spiaggia al servizio dei turisti e fruibili da soggetti diversamente abili in area ricadente nella Rete Natura 2000”;
  17. − Progetto “Scilla più sicura. Sistema di videosorveglianza sul territorio” L.133/2008;
  18. − Progetto di restauro e riqualificazione del portico interno del Castello “Ruffo” per la realizzazione del Bookshop;
  19. − Ricognizione e stima dei danni di cui “OPCM n.3862/2010 - Gravi dissesti idrogeologici che hanno interessato il territorio della Regione Calabria nei giorni dall’11 al 17 febbraio 2010 Notifica Ordinanza Commissariale n.1/3862/2010 del 09/07/2010 e comunicazioni”;
  20. − Ricognizione e stima dei danni D.Lgs n°102 29/03/2004 e D.Lgs 82/2008 Danni alle imprese agricole: produzioni agricole e zootecniche, alle strutture agrarie, agli impianti produttivi, alle infrastrutture agricole, causati dalle avverse condizioni atmosferiche (nubifragio) del 2 e 3 settembre 2010;
  21. − Rilevazione degli interventi di mitigazione eventi alluvionali 2008/2009, frane, erosione costiera, rischio idraulico, viabilita’ ed edilizia;
  22. − Servizi di informazione di cui all’art. 12 della legge 265/1999, art. 24 Piano di Protezione Civile Comunale;
  23. − Supporto alla realizzazione della banca dati informativa del realizzando Piano Strutturale Associato Comunale (art. 4 del Disciplinare d’incarico).

28 novembre 2010

MOONLOVIN' GIRL

foto by V. Nuri
 
Voices go through the fields to answer the call,
as the men reap the fruits the Earth give us, in the fall;
you girl, see the hunter, 'fore the rise of day,
the moonlight just help him to flush out his prey.

In the cold winter, when nobody's aroun'
a hungry wild wolfpack is comin' to town,
girl you are watchin', they're goin' wary in the frost
the moonlight guide them, no they can't get lost.

Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the full moon tonight is as white as a pearl
Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the moonlight makes shine your long black curls.

Colors are new, like fields of gold yellow grain,
when the Earth in the spring wakes up again;
smells just fill up the air, as the moon with its light
guides ravens wanderin' from the beaches of night.

Kissed by the moon, the beach it's like a soft bed
in the summer when moonlight turns from blu into red;
sittin' by purple waters, which are changin' their streams,
as a friend to the moon, girl, you're confessin' your dreams.

Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the full moon tonight is as white as a pearl
Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the moonlight makes shine your long black curls.

Your beauty, you know girl, has a special ally
that guides human fate shinin' bright in the sky;
when the moon wink at you, hangin' over the sea,
you smiles, you're accomplices and forever you'll be.

Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the full moon tonight is as white as a pearl
Moonlovin' girl, moonlovin' girl
the moonlight makes shine your long black curls.

27 novembre 2010

MA PIRDIMMU I CIRIVEDDHI?

fuga-dei-cervelli[1]Pirdimmu i ciriveddhi!

O almeno, rischiamo seriamente di perderli.

Qualche anno fa, assistendo a una seduta di esami di laurea alla facoltà di Ingegneria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, mi colpì molto il discorso finale fatto dal Preside: era felice. Nel contempo, però, era anche triste, amareggiato.

Perché sapeva che già fin dal giorno dopo, quegli stessi laureati avrebbero cominciato a mandare curriculum a raffica presso le più grandi aziende nazionali e internazionali, nella speranza di ottenere un colloquio e poi un posto di lavoro. Solo che quelle aziende sono ben lontane da Reggio, dalla Calabria e dal Sud Italia.

La grande amarezza che traspariva dalle parole del preside, è racchiusa in poche parole, rivolte ai genitori e agli amici di quei giovani: noi facciamo crescere e formiamo le intelligenze, ma sono altri, lontano da qui, a raccoglierne i frutti. I nostri ciriveddhi ‘ndigini, sono destinati alla fuga!

E’ passato qualche anno da quel giorno, tante chiacchiere sul merito da premiare, tante parole. Poi, nel 2008, in Calabria sembrava fosse arrivata la svolta.

Con il più trasparente concorso che la storia della nostra Regione ricordi, pubblicizzato e sbandierato (giustamente) all’urbi e all’orbi, sono stati selezionati giovani residenti in Calabria, laureati tutti con 110/110, i quali dopo una fase di formazione, sono stati destinati a sperimentare sul campo le loro capacità tecnico-operative, attraverso degli stages da svolgere sia presso strutture regionali che presso i vari enti territoriali.

Alcuni di loro (tre per la precisione, un’ingegnere e due architetti), hanno svolto la loro esperienza lavorativa-formativa presso il Comune di Scilla, per conto del quale in questi due anni appena trascorsi, in collaborazione con l’Ufficio Tecnico del Comune, hanno predisposto diversi progetti preliminari che potranno così usufruire di finanziamenti sia a livello regionale che europeo.

E’ un’attività svolta in maniera tanto scrupolosa quanto discreta, svolta con un’intensità davvero mai vista prima, che in un futuro oramai prossimo potrà rivelarsi molto fruttuoso  e potrà contribuire in maniera determinante a cambiare il volto del nostro bel paesello.

Sono progetti che, al di là delle scelte politiche fatte dall’attuale amministrazione, hanno una loro intrinseca validità tecnico-scientifica che è fuori discussione.

Certo, anche se auspicabile, non è pensabile che tutti i progetti presentati siano ammessi a finanziamento, ma almeno molti di loro hanno senz’altro buone probabilità di concretizzarsi realmente.

C’è il fondato rischio però che questa esperienza molto positiva e che ha già dato frutti importanti, abbia fine, come tutte le cose belle.

Il programma Stages 2008 aveva durata biennale e si è formalmente concluso il 21 Ottobre scorso!

In questi mesi che hanno preceduto la scadenza (fin dallo scorso Aprile), più volte gli stessi stagisti hanno tentato di far presente il problema agli organismi regionali competenti. Lo hanno fatto con lettere dirette al Presidente, Peppone Scopelliti e con diverse manifestazioni davanti alla sede della Regione in quel di Catanzaro.

Un risultato, seppur minimo ma che deve essere ancora confermato nei fatti, i nostri giovani ciriveddhi ‘ndigini, lo hanno ottenuto: il Consiglio Regionale ha approvato un emendamento che così recita: “al fine di non disperdere il patrimonio di conoscenza acquisito dai giovani impegnati nel Programma Stages” prevede un “contributo di euro 10.000,00 a favore degli enti che si impegnano a stipulare con ogni stagista …. tipologie contrattuali previste dalla normativa vigente per una durata non inferiore a 12 mesi di lavoro concertate attraverso uno specifico protocollo d’intesa stipulato tra la Giunta Regionale, Consiglio Regionale ed enti fruitori.

Perché questa proposta non rimanga solo sulla carta ma diventi realtà, a partire da ieri, gli stagisti hanno in programma un sit-in a oltranza davanti alla sede riggitana del Consiglio Regionale. Un modo estremamente civile e democratico di far sentire la loro voce.

E, a proposito, mi tornano in mente le parole pronunciate in televisione giusto ieri sera dal Presidente della Camera dei Deputati, nella sua lista di valori della Destra:

"La Destra vuol costruire una società in cui il merito e le capacità siano i soli criteri per selezionare una classe dirigente. La Destra vuole un Paese in cui chi lavora di più e meglio viene pagato di più. Un Paese in cui chi studia va avanti. Un Paese in cui chi merita ottiene i maggiori riconoscimenti. La Destra vuole un'Italia che ha fiducia nel futuro perché, a ben vedere, ha fiducia in se stessa. E non la dobbiamo costruire dal nulla quest'Italia migliore, c'è già. Dobbiamo solo far sentire la sua voce, la sua voce profonda."

Beh, Fini parlava dei valori della Destra, ma, a dire il vero, quelli richiamati dal Presidente della Camera sono valori condivisibili da tutti (o comunque da grandissima parte) i cittadini italiani, siano essi di destra o di sinistra.

Infatti, e non deve sembrar strano, sono le stesse parole con le quali gli stagisti concludevano speranzosi e orgogliosi, nella lettera aperta inviata a Peppone il Governatore (che pure della Destra è stato un autorevole rappresentante), lo scorso aprile:  “Continuiamo a lavorare convinti che nella vita conti il merito, la preparazione, l’impegno, la serietà e che questa è la Calabria che vogliamo, la Calabria che noi stessi siamo”.

Un’annotazione economica. Trovare i soldi necessari per continuare ad avere a disposizione nel nostro Comune (e negli altri enti calabresi) una tale risorsa di conoscenze, non costa poi così tanto, specie se paragonato ai benefici oggettivi che una piccola comunità come quella scillese può trarne.

Prendendo come base la somma di € 10.000,00/anno per ogni stagista come  previsto dalla Regione, significa che per continuare a usufruire del lavoro dei giovani tecnici che hanno operato a Scilla, servono € 30.000,00.

Considerando che il nostro paisuzzo conta 5.125 abitanti, significa che i tre ciriveddhi ci verrebbero a costare poco meno di € 6,00 annue a scigghitanu, vale a diri 50 centesimi o’ misi! Se così stanno le cose, personalmente sono disposto a portare a Reggio i miei sei euro puru a peri!

CARO PEPPONE

Caro Peppone il Governatore, vorrei, per una volta, che venissero messe da parte le assurde (il)logiche politiche bipolari, secondo le quali tutto quel che fa una parte politica, per l’altra è da buttare.

Sono ragionamenti stupidi di chi è curtu i ciriveddhu. Ma tu, caro Peppone, si’ bellu longu, randi e grossu,  pirciò se l’uomo di Vitruvio ha un fondamento (e l’avi), il tuo cervello dovrebbe esserlo altrettanto.

Se la giunta Loiero ha avuto il merito di avviare questo progetto, alla tua giunta spetta il dovere di farlo andare avanti, per un solo valido motivo: perché, comu rinnu i previti, è cosa buona e giusta. I meriti, eventualmente, ti saranno riconosciuti dopo.

Dopo le belle parole –come quelle enunciate dal tuo ex Presidente, sopra riportate- che, di sicuro, non potrai non condividere, sarebbe bello far seguire fatti concreti.

Perciò, parafrasando un noto regista, ti dico: caro Peppone il Governatore, fai qualcosa di destra!

E falla presto, pure, altrimenti, questi nostri ciriveddhi, seguendo la moda in voga in questi giorni, sarebbero costretti e dover salire sui tetti (pirchì già stazioni e binari sono occupati dagli LSU-LPU).

Nel caso scigghitano, però, si pone il problema: su quale tetto?

Chiddhu ru cumuni? No, pi comu è cumbinatu c’è il rischio chi si spunda, in quanto rinesci mi supporta assembramenti di folla sulu ‘na vota l’annu: quandu c’è ‘u trionfinu.

Chiddhu ru casteddhu? No, mancu. Per via dei lavori di consolidamento già avviati, sarebbe pericoloso per la pubblica incolumità.

Resterebbe allora solo un’altra possibilità: ‘u ‘ffacciaturi. E’ alla stessa altezza del castello ma, in più, è bellu longu e in grado di ospitare tutti i ciriveddhi incompresi calabrisi, così come, per vocazione storica, da sempre ha fatto e farà, con quelli scigghitani.

L’unico pericolo, potrebbe essere rappresentato dal rischio di cadere…nto bucu pi l’ascensore. Ma è un pericolo ancora lontano e mi auguro che il problema si risolva prima che il periglio diventi reale.

Traducendo Saviano in lingua ‘ndigina, potrei dire che solo la parte della Calabria che ha i ciriveddhi sani può sconfiggere ddhi ciriveddhi micciu calabrisi che oramai hanno infestato non solo l’Italia intera ma anche il mondo intero.

fuiforti Ma in Calabria stiamo dando la medicina sbagliata a quelli che u ciriveddhu l’hannu giustu: il Fuiforti!

E farli fuìri forti, lasciarsi scappare una risorsa umana e professionale  così qualificata, così grande, oltre che incomprensibile sarebbe davvero imperdonabile: mettere i cervelli in fuga è un’azione che può permettersi di fare solo colui al  quale è andato in fuga il cervello!