13 giugno 2022

ADESSO PROVIAMO PURE A RESUSCITARE I MORTI

 La tecnologia moderna è in grado di "resuscitare" anche i morti. Dopo i duetti con gli ologrammi degli artisti che hanno lasciato questo mondo e che rimangono patrimonio di tutti, ognuno di noi potrà "resuscitare" i propri morti.

Ebbene sì, a quanto pare, Google, evidentemente sentendosi l'onnipotente tecnologico del nostro tempo, ha annunciato che il dispositivo Alexa, che sempre più gente può utilizzare per chiedere qualunque fesseria ma mai le cose più importanti, tipo Dove ho dimenticato il cervello?, potrà essere in grado di riprodurre la voce di persone a noi care, semplicemente da una qualunque registrazione.

Personalmente, la cosa mi disturba non poco. 

Ho riascoltato la voce di mio padre dopo un anno dalla sua morte. Ero negli Stati Uniti, e la sua voce stanca e affaticata dalla malattia che lo ha consumato, ma sempre gentile, premurosa e ironica, era rimasta registrata nella segreteria telefonica di una mia carissima cugina, con la quale mio padre si sentiva molto spesso. Confesso che risentire la sua voce è stata un'emozione intensissima, tanto che non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il dolore, dopo poco più di anno, era ancora troppo fresco.

A dire il vero, ora che di anni ne sono passati quasi cinque, pur se diminuito d'intensità perché in qualche modo curato dal tempo che passa, quel dolore è ancora presente, così come la voce, gli occhi di mio padre, che sono con me ogni giorno. Lo sono, in primis, attraverso mia madre, mia sorella (che ha i suoi stessi occhi irrequieti), e poi attraverso mio zio (suo fratello, che tanto gli somiglia) e i miei cugini, i suoi amici e conoscenti.

Non lo sogno spesso, mio padre, perché i padri hanno più confidenza con le figlie femmine anche nei sogni. Quelle poche volte che è capitato, è stato solo per ricevere, anche da lì, ovunque egli si trovi oggi, un rimprovero per qualcosa che avevo dimenticato di fare o, peggio, avevo fatto male.

Non tengo nessuna foto di mio padre, appesa alle pareti dello studio. Perché è lì, nell'archivio che da solo, fino a che ha potuto, ha tenuto sempre in ordine; è lì, nelle pratiche che testimoniano tutti gli anni del suo lavoro; è lì, nei suoi dattiloscritti con la Olivetti "Lettera 42", macchina che ancora conservo gelosamente. Scritti che tanto mi hanno aiutato agli inizi della professione; è lì nei suoi appunti scritti a mano, con la sua calligrafia che "bbuccava" costantemente verso destra (retaggio degli insegnamenti delle scuole elementari, credo), non particolarmente chiara, ma che riuscivo a decifrare tranquillamente.

La sua voce e il suo viso sorridente, pur se stanco per la fatica, la sento e lo vedo a Melia, la sua Melia, il suo verde ordinato, con piante per ogni stagione, lì dove torno sempre meno di quanto vorrei.

E' questa la memoria di mio padre che intendo conservare, non mi serve "resuscitare" la sua voce attraverso un marchingegno elettronico, sa di presuntuoso e, soprattutto, di innaturale, considerato che appartengo alla natura umana.

I morti hanno diritto a riposare in pace, non a essere "resuscitati" in terra. Noi, invece, abbiamo il diritto di conservarne la memoria con le voci irripetibili dei nostri ricordi.

22 maggio 2022

I SACRIFICATI

 


Sul tavolo del salotto di casa mia, c'è una teiera con un paio di tazzine, tutte in porcellana fine di colore bianco e rosso. Era il "servizio buono" di mia nonna Angela. Raccontava, la mia nonna paterna, di averlo salvato durante la Seconda Guerra Mondiale.

Sotto la minaccia dei bombardamenti che colpirono parte del centro abitato di Scilla e zone limitrofe, tutta la famiglia di mio padre -marito, moglie e tre bambini piccoli (il maggiore dei quali aveva quasi dieci anni, il più piccolo, mio padre, solo sei)- scappò, a piedi, e salì a Melia, percorrendo la vecchia strada comunale ( circa dieci chilometri), fino a raggiungere la vallata di Pannato.

 Qui vi rimasero fino all'arrivo degli Alleati, ospitati da una famiglia di "sangiu'anni", con i quali condivisero praticamente tutto, nutrendosi di ciò che offriva loro terra che coltivavano e dormendo in un fienile, su "brande" di paglia.

Tra le poche cose che riuscirono a portare con loro, c'erano: i materassi, qualche piccolo gioiello di mia nonna e il "servizio buono" in porcellana, che mia nonna non voleva venisse rubato qualora i soldati fossero entrati nella casa che furono costretti ad abbandonare per via della guerra.

 

Ho pensato al "servizio buono" di mia nonna, ieri sera, mentre vedevo scorrere in TV le immagini provenienti dall'Ucraina assediata dai russi da circa tre mesi ormai.

 

Nelle immagini della coraggiosa reporter Francesca Mannocchi, si vedeva una bimba costretta ad abbandonare casa sua per colpa della guerra, ma contenta di aver potuto salvare i suoi conigli, chiusi in delle scatole di cartone con delle piccole feritoie per l'aria.

 Si vedevano i palazzi bombardati, anneriti dal fumo, all'interno dei quali vivono ancora delle persone. Sì, in quelle case sventrate, semidistrutte e pericolanti, è rimasto anche chi non ha la forza di scappare perché costretto a letto da una malattia; chi ha scelto di sacrificarsi, preferendo essere lasciato solo dai propri familiari, lì, a morire, pur di sapere salvo il resto della famiglia. Queste anime fragili sono coloro che la reporter ha giustamente definito "i Sacrificati", in quanto hanno rinunciato a salvarsi per il bene altrui, per non essere di peso agli altri della famiglia.

 

Ecco, ho pensato, ottant'anni fa, pur nell'orrore di cinque anni di guerra, la famiglia di mio padre fu fortunata, riuscendo a sopravvivere e mia nonna riuscì a salvare perfino il suo "servizio buono" che, ad eccezione di alcuni pezzi che si ruppero durante il trasporto, non fu sacrificato.

Nella guerra in corso in Ucraina, invece, a essere sacrificati non sono solo le cose, ma gli esseri umani, i più indifesi, le anime fragili. A prima vista, la loro vita vale meno dei conigli di quella bimba o del "servizio buono" di mia nonna Angela. In realtà, a ben vedere, la loro vita non vale meno di quella di un soldato che combatte al fronte, solo il coraggio e la forza sono diversi: il soldato ha il coraggio e la forza di imbracciare un fucile o un missile anticarro; i Sacrificati hanno il coraggio e la forza di offrire per gli altri la loro fragilità.

 

10 aprile 2022

L'AGENZIA DELLE ENTRATE? E' COM' O' BROCCULARU

 

A prima vista può sembrare la sceneggiatura di un film. Se lo fosse, sarebbe un fil del Neorealismo, perché è tutto vero.

 

Scena 1 -Negozio di ortofrutta, esterno, giorno

 

L'altro giorno sono andato a comprare la verdura, broccoli per l'esattezza. Dei broccoli, si sa, ci sono diverse parti: 'u giumbu, 'u trussu, 'i fogghi.

E' cosa nota che la maggior parte del peso è costituito ru trussu (ovvero il gambo, come dicono quelli che sanno parlare il 'taliano); in misura minore, ma non tanto, incidono le foglie, che, di solito, la maggior parte si spinnunu e si iettunu. Il broccolo vero e proprio, ovvero 'u giumbu, pisa pocu e nenti.

 

Quando vai a pagare, però, il commerciante che li vende, 'u broccularu, non fa differenza. Se, putacaso, provi a fargli notare che, beh, ti potrebbe fare una "carezza" perché le foglie sembrano le orecchie di Dumbo sotto forma vegetale e -non avendu 'a crapa- per il 90% andranno a finire nel secchio dell'umido, il suddetto commerciante precisa subito: <<'I fogghi vannu cu vui!>> e, quindi, si paga trussu, giumbu e puru 'i fogghi.

 

 

Scena 2 -Sede dell'Agenzia delle Entrate, interno, giorno.

 

Devo procedere alla registrazione di un atto -da consegnare in due copie- e oltre ai diritti fissi (€ 200,00 sicchi, senza leggiri né scriviri), si devono pagare anche le marche da bollo: una ogni 100 righe.

Ora, 100 righe corrispondono a quattro facciate di un foglio protocollo 'i 'na vota, quello coi margini.

Il problema è che, usualmente, l'atto viene dattiloscritto al computer su un foglio A4 normale, le cui righe sono più di 25. Per fortuna, i programmi di scrittura facilitano le cose, ma ci sono quelli che, avendo tempo da perdere, le righe se le contano foglio per foglio.

Naturalmente, le marche devono essere conteggiate per entrambe le copie del documento.

Altro problema: nell'atto ci sono delle tabelle e, manco a dirlo, ogni riga della tabella, pure se occupa meno di un quarto della larghezza del foglio, l'Agenzia delle Entrate ti dice che deve essere conteggiata come riga intera.

 

 

Pur di guadagnare qualche marca da bollo in più, l'Agenzia delle Entrate si rivela essere com' o' broccularu, chi ri brocculi ti vindi puru 'i fogghi.

27 marzo 2022

DOPO UN MESE DI GUERRA NEL CUORE DELL'EUROPA

 

E' già passato un mese dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina. In tutto questo tempo non ho voluto scrivere più. Cosa c'è di più insensato della guerra? Non ha senso scrivere di qualcosa che non ha senso, sarebbero parole inutili.

Di parole, bastano quelle dei resoconti di guerra quotidiani degli inviati dei giornali e/o di radio e tv, a raccontare frammenti di esistenza rubati alla vita di gente che si è dovuta rintanare negli scantinati o nella metropolitana; di gente, quella di Mariupol (città nel sud dell'Ucraina, meta turistico-balneare dei ricchi russi), si è ridotta a bere l'acqua dei termosifoni, in attesa di un corridoio utile per riuscire a lasciare quel mucchio di macerie che prima erano la sua città.

 

I russi, da parte loro, continuano a morire come mosche. In un mese di guerra, secondo le stime più prudenti e al netto della propaganda dei due contendenti, sono morti quasi la metà dei soldati morti in vent'anni di occupazione in Afghanistan.

Hanno la "Z" stampata sui carri armati e sui mezzi di trasporto. Non è una lettera dell'alfabeto cirillico, la "Z" era il simbolo della 4a Divisione Granatieri Panzer della Polizia delle SS.

Un certo Vladlen Tatarsky ha scritto sul canale Telegram della Guardia Nazionale russa:

<<Rappresento una delle istituzioni di esperti forensi in Russia, mi occupo del profilo del contrasto all'estremismo (soprattutto radicale di destra) e al terrorismo. Vedo che nella zona dell'operazione speciale sono rilevanti le misure di filtrazione relative all'ispezione per la presenza di simboli nazisti. Apparentemente, i riservisti del NM DPR potrebbero avere difficoltà oggettive nell'identificare i simboli nazisti, che potrebbero influire negativamente sul risultato. In qualità di esperto in questo campo, sono pronto a fornire qualsiasi consulenza e assistenza metodologica a distanza completa in materia di denazificazione e riconoscimento delle manifestazioni corrispondenti. Chiedo che i canali di comunicazione disponibili portino all'attenzione del personale addetto alle misure di filtrazione e all'ispezione visiva delle persone questa tabella di simboli delle divisioni SS [la "Z" è il quarto simbolo da sinistra -n.d.r.]

 


nel formato più conciso (su 1 foglio, conveniente per la distribuzione). La stragrande maggioranza dei simboli è usata dai battaglioni nazionali.>>

 

Per la propaganda putiniana, è un'operazione speciale per denazificare l'Ucraina. Per farlo, le sue truppe -composte in gran numero da giovani militari di leva portati in suolo ucraino con l'inganno- utilizzano il simbolo e i sistemi -stando alle testimonianze di diverse fonti sul campo- della polizia delle SS. Danno la caccia ai nazisti, mostrandosi e comportandosi da nazisti, bombardando i sacrari eretti in memoria delle vittime del nazismo.

 

La ragione della guerra, in verità, è essenzialmente la stupidità di Putin, come ha detto il filosofo israeliano Yuval Noah Harari:  <<Il regime di Putin usa la ricchezza del suo paese per finanziare la sua macchina da guerra, non il benessere del suo popolo. E' una cosa stupida.>>

"Luntanu ri storti!", diceva sempre mia nonna. Lo avranno detto anche le nonne dei tanti, giornalisti, informatici, ma anche tecnocrati e militari, che in questi giorni stanno lasciando la Russia. Lo avranno detto anche le nonne di quei soldati russi che in Ucraina hanno ucciso il loro comandante, reo di mandarli incontro a morte sicura.

 

Dall'altro lato l'Ucraina, tra i primi paesi d'Europa dal punto di vista economico per la produzione agricola, anch'essa messa in serio pericolo dal conflitto in corso.

Lo ha raccontato in modo mirabile lo scrittore e giornalista triestino Paolo Rumiz, narrando dell'anima contadina e della forza delle donne dell'Est, in un bellissimo articolo pubblicato sul numero di Robinson di ieri, che invito tutti a leggere.

Scrive Rumiz. <<E' come se i viaggi a Est fossero soprattutto viaggi nel tempo. Non in un mondo "altro", ma alle fondamenta del nostro, un'escursione onirica nelle radici contadine perdute della nostra parte d'Europa. Luoghi dove gli occhi e le rughe raccontano ancora storie e le facce non sono ancora spianate dal benessere.>>

Putin, aggiunge Rumiz <<….rischia di portare il suo paese alla rovina finale con una guerra che non gli ridarà affatto Kiev, la città-madre dove mille anni fa nacque la Russia cristiana, ma la allontanerà definitivamente da sé. Farà come il serbo Milosevic che, attaccando la Croazia, l'ha legittimata come nazione. Peggio, finirà per farsi battere dal protagonista di una serie tv. E io non vorrei essere un Putin sconfitto a quel modo, seduto sulla sua valigetta dell'atomica, solo con i suoi pretoriani in un paese immenso e spopolato, che il formicaio cinese non vede l'ora di far suo.

Se ciò accadrà, ci accorgeremo troppo tardi che eravamo figli della stessa madre e che la Russia era Europa a tutti gli effetti. Parte di un'Europa che, anche nel mito greco, è fino a prova contraria una donna che viene da Est. I Greci chiamavano "Europa" lo spazio a Nord dell'Egeo e poi i Latini estesero il concetto a tutto il nord del Mediterraneo.>>

Rumiz conclude: <<Se avessimo dei leader capaci di intendere questa fratellanza e se l'Unione stellata avesse un soprassalto identitario all'altezza dei padri fondatori, capiremmo che è proprio questa l'ultima occasione per incontrare…la parte migliore di uno smisurato paese che ha sofferto come pochi e oggi rischia di ricadere nel gelo stalinista, infliggendo sofferenza ai fratelli slavi e al mondo intero. Che l'Europa sia consapevole delle sue origini, e si comporti come tale.>> 

Il problema è che non sappiamo fino a che punto ne sia consapevole anche Putin.

 

20 febbraio 2022

KILLERS INCONSAPEVOLI

 


Basta. Non ce la faccio più a sentire sempre: dove.... dove... dove... dove...
Non c'è frase di senso compiuto (ma spesso anche senza senso) nella quale non venga usata, per lo più a sproposito, la parola "dove".
 Particolarmente irritante è l'abuso di "dove" al posto di "in cui", "nel quale", "nella quale".
 A voi, abusivi del "dove", dico una semplice cosa: mi smuovete la nervatura e mi fate attorcigliare stomaco e viscere in un tutt'uno indistinto.
 Ogni volta che usate "dove" al posto di "in cui", "nel quale", "nella quale", date una coltellata fatale a quello che è rimasto di italiano nella nostra lingua, della quale siete gli inconsapevoli killers.
 E con l'italiano, muoio un po' anch'io assieme a tutti coloro i quali, come me, ne hanno imparato la grammatica, perché  non c'è rimedio farmaceutico all'attorcigliamento gastro-intestinale continuato.
 Perciò, non avete sulla coscienza solo la morte linguistica dell'italiano ma, con esso, anche la morte di quegli italiani (pochi ormai) che, come me, non usano il "dove" com' o' putrusinu, mettendolo in ognidove.

04 febbraio 2022

"FOSS'ANCHE UN ROMANZO", DI LETIZIA CUZZOLA. UN MOSAICO DI EMOZIONI.

 

"Foss'anche un romanzo" è l'opera prima di Letizia Cuzzola, "mina vagante" frutto di una particolare miscela siculo-reggina. E' editorialista e critica letteraria per il blog Letto, riletto, recensito, si autodefinisce traslocatrice di punti e virgole per professione, divagatrice seriale per natura, amante dei sogni barocchi apparentemente irrealizzabili, attualmente impegnata a riscrivere la sua vita. 

Il libro è l'inizio -quello pubblico, almeno- della sua opera di riscrittura.

 Quelli scritti da Letizia sono frammenti di emozioni, sensazioni, sentimenti, piccole istantanee di vita racchiuse in preziose tessere di un mosaico, che vanno a comporre una parte, anzi, la parte sicuramente più difficile della sua esistenza.

Le parole sono come frutti, vogliono il loro tempo per crescere e maturare per poi essere raccolte. Ci sono circostanze, come quelle vissute da Letizia, che accelerano la loro maturazione e, quindi, il loro raccolto.

Queste parole Letizia le ha raccolte in presa diretta man mano che maturavano, per poi travasarle tutte in questo libro, senza filtri.

Così come ogni frutto ha il suo profumo, così ogni parola scritta trasmette intatta, in maniera palpabile e pulsante, la moltitudine di sensazioni, emozioni e sentimenti vissuti dall'autrice in una drammatica vicenda personale.

E chi ha avuto la sventura di viverle, quelle stesse sensazioni, non può che ritrovarsi nelle sue parole: le crepe della fragilità umana nella sua più nuda evidenza; il senso di inadeguatezza; la sensazione di essere finiti nella centrifuga di una lavatrice, stritolati da un universo sanitario fatto di lucertole, personaggi infernali, sosia di cantanti, che con un camice bianco addosso si illudono di assumere sembianze di medici; la dignità del malato calpestata dalle storture di una sanità che non valorizza i tanti talenti professionali che la compongono, quei medici -che per fortuna esistono- che non hanno bisogno di un camice o di un turno in reparto per dimostrare umanità verso chi è sofferente.

Sono tutte tessere di un mosaico, nelle quali sono incastonate vere e proprie perle linguistiche, che efficacemente descrivono il contesto sociale e urbano in cui tutto accade.

Un mosaico che, nella sua preziosità, alla fine disegna una via d'uscita che fa tramutare il dolore prima in forza sovrumana -ché per nostra umana natura "non è vero che siamo forti"- e poi in calma soprannaturale, inspiegabile e sorprendente agli occhi degli altri.

E' la via che conduce a una nuova consapevolezza: di non essere più figli ma uomini e donne adulti, che devono percorrere la loro di strada, armati di tanto cuore -"un'arma impropria"- e della definitiva certezza che

"la Morte non esiste. Esiste ciò che resta in noi di chi ci ha preceduto e ciò che ne facciamo". Un patrimonio che non dobbiamo sprecare.

11 gennaio 2022

DEMOCRAZIA VUOL DIRE FIDUCIA


 

Dopo l'undici settembre, l'undici gennaio è un'altra data nera.

Ventitré anni fa come oggi, ci lasciava Fabrizio De Andrè, artista unico, poeta e cantore dell'Italia degli ultimi, dei messi da parte; di un Paese dalla democrazia malata, nel quale la malavita prende il posto delle istituzioni nel farsi carico -non per servizio ma per il proprio tornaconto- dei problemi della povera gente.

 

Per uno strano caso del destino, oggi, stesso giorno, ci ha improvvisamente lasciato David Sassoli, giornalista prima, volto notissimo del tg1 che gli ha dedicato tutte le sue edizioni, politico dopo, Presidente del Parlamento Europeo dal 2019. La commozione dei suoi colleghi, giornalisti e politici, è la commozione di tutti gli italiani che vogliono bene a questo Paese.

A contrassegnare questa mesta giornata, il dolore della sua famiglia, la commozione dei suoi amici e quella dei molti, come me, che l'hanno conosciuto soltanto attraverso lo schermo della tv, che "bucava" come pochi.

Era una persona buona David, lo capivi da quella sua espressione semplice, dolce, dal sorriso sincero, contagioso. Aveva la faccia da bravo ragazzo, al quale avresti affidato senza problemi le chiavi di casa, sapendo che erano in buone mani.

In un suo discorso al Parlamento Europeo, affermò:
"È molto difficile costruire la democrazia, ma è anche facile perderla se non ce ne prendiamo cura. La natura della democrazia si fonda essenzialmente sulla fiducia dei cittadini nelle proprie istituzioni. Questa fiducia deve essere rinnovata ogni giorno, fatta crescere come un capitale e curata come il miglior investimento".

 

Non è stato un caso che tanti cittadini, prima italiani e poi di tutta Europa, gli abbiano affidato la carica più alta nella massima assemblea rappresentativa continentale. L'hanno fatto perché si fidavano di lui, delle sue capacità, della sua competenza, fermezza e determinazione nel prendersi cura della democrazia, ponendo all'attenzione del mondo i problemi degli ultimi, di quelli che si rifugiano nelle fredde foreste dell'Est Europa per poter riassaporare la libertà o di quelli ingiustamente detenuti e privati dello stesso diritto.

E' stato un esempio David, ha incarnato l'istituzione nella maniera più alta, quella della politica fatta per servire, parlando in modo chiaro, diretto, semplice. E' questo che l'ha fatto arrivare sempre alla gente, senza filtri. Dovremo sforzarci, noi italiani per primi, per non dimenticarlo.

 

Tra pochi giorni il Parlamento italiano voterà per eleggere il successore del Presidente Mattarella. Avremo bisogno di un uomo altrettanto forte, deciso, equilibrato, di cui potersi fidare. Avremo bisogno di un uomo a cui affidare la custodia della nostra democrazia. 

Penso che David Sassoli sarebbe stato certamente in grado di assolvere a tale alto compito, perché era un uomo che ispirava fiducia. Aveva già annunciato di non voler proseguire il suo mandato come Presidente del Parlamento Europeo e sono convinto che molti tra i Grandi Elettori sarebbero stati pronti ad affidargli la guida del nostro Paese. Senza di lui, scegliere il nuovo Presidente della Repubblica sarà ancora più difficile.

Ciao David, riposa in pace.

04 gennaio 2022

RIPORTIAMO IN CHIESA LA STATUA DI SAN ROCCO


35 ordinanze di quarantena nell'ultima settimana; 69 casi attivi ad oggi.

Sono i dati impressionanti -rilevati sul sito istituzionale del Comune e sull'Albo Pretorio- che registriamo a Scilla da dopo Natale.

 

La voglia di stare insieme, di condividere questo tempo di festa, ha avuto la meglio sulla mancata prudenza e sul mancato uso dell'intelligenza.

 

La variante Omicron -così è stata ribattezzata la quarta ondata del virus in due anni- sta colpendo Scilla con una diffusione mai registrata prima.

 

Nel momento di maggior bisogno, però, ci ritroviamo con il centro tamponi presso la Casa della Saluto clamorosamente chiuso causa pensionamento dell'operatore sanitario addetto.

Per eseguire i tamponi gli scillesi dovrebbero recarsi a Reggio, presso il Grande Ospedale Metropolitano, nome un po' troppo altisonante per una struttura che ha più volte di mostrato di non poter servire l'intera popolazione della Città Metropolitana, alias provincia, di Reggio Calabria. Il problema è che il G.O.M. sta letteralmente scoppiando e non può ricevere quasi più nessuno.

Così, per eseguire i tamponi è stato istituito un così detto "drive-through" a Bagnara Calabra, ma credo sarà una soluzione temporanea, anche se è notorio che dalle nostre parti non c'è niente di più definitivo della temporaneità.

Alcuni lo chiamano "Drive-in", a tipu cinima o forse per qualche reminiscenza cerebrale dettata da un vecchio programma comico degli anni '80. Purtroppo, però, non c'è niente da ridere.

 

L'ultima domenica dello scorso settembre, la statua lignea di San Rocco è stata riposta nello "Stipu", la piccola cappelletta ove per tradizione rimane nel periodo ottobre/giugno.
Proprio per "affidarsi…alla sua protezione taumaturgica in questo tempo di epidemia", il Parroco di Scilla decise di esporre in chiesa la statua di San Rocco nel mese di maggio del 2020, con largo anticipo rispetto alla tradizionale prima domenica di luglio.

 

Dopo oltre un anno di permanenza in chiesa, periodo durante il quale a Scilla il Covid non aveva creato particolari problemi, si era pensato di poter ripristinare la normalità della tradizione.

Ma questo tempo normale non è. Dovremo convivere con questo virus e con le sue pericolose ondate.

Così, in questo tempo di mancanze, c'è solo una cosa che non può non deve mancare: la fede in Dio.

Credo sarebbe un bellissimo esercizio di fede, vista la situazione attuale, quello di riportare in chiesa la statua del nostro Santo Patrono. Costituirebbe -come già accaduto nella nostra storia e nel nostro più recente passato- un importante monito, forse il più importante, per tutti gli scillesi, perché adottino comportamenti responsabili e non si facciano trasportare da emozioni simil-natalizie.

26 dicembre 2021

TEMPO DI REGALI E REGALI DI UN TEMPO

Natale, tempo di regali. Ogni anno, è il rito pagano che affianca -e spesso supera, fino a sopraffarlo- quello religioso.

Si fa a gara a chi ne riceve di più e di più belli, nelle case si fatica a trovare loro il posto, perché sono troppi per stare nel paniere posto strategicamente sotto l'albero. Ci vorrebbe un contenitore più capace, a tipu 'n cofunu o 'na cufunetta.

Per chi non li conoscesse, sono i contenitori che si usano durante la vendemmia, per raccogliere temporaneamente l'uva che viene poi trasportata -oggi su mezzi motorizzati, una volta a piedi, in equilibrio sulla testa di donne esperte- verso il palmento per la successiva pigiatura.

Sono cesti a forma di tronco di cono, fatti di stretti fasci di legno sapientemente intrecciati, con apposite maniglie per agevolarne la presa e si differenziano tra loro per diametro e altezza. 'U cofunu raggiunge i 60-70 cm di altezza, mentre 'a cufunetta, più piccola, si ferma a circa 40-50 cm.

Parlando di regali, cofunu e cufunetti, mi è tornata in mente una storia di regali di un tempo, raccontatami qualche giorno fa.

C'era una volta (non è una fiaba ma una storia vera, però mi piace iniziare così) un padre, grande lavoratore, che ogni anno portava avanti la sua attività anche durante i caldi giorni dell'estate scillese. Da quando aveva iniziato a lavorare, fin da giovanissimo, e pure in seguito, dopo il matrimonio e la nascita dei figli, non aveva mai preso una settimana di ferie.

Un'estate, però, quando i figli erano abbastanza grandicelli per poter viaggiare con una certa serenità, decise che era giunto il tempo per loro di conoscere le bellezze della nostra meravigliosa Italia. Fu così che, finalmente, prese una settimana di riposo dal lavoro e insieme alla famiglia fece un rapido giro della penisola italica: i freschi paesaggi montani del Trentino, per riprendersi dalla calura scigghitana; poi Venezia,la Chianalea del nord; continuando a scendere, fu la volta di Firenze, coi suoi tetti tutti uguali e, infine, la capitale Roma, ché, si sa, le strade tutte lì portano.

Per i figli, che non si erano mai allontanati troppo da Scilla fino ad allora, fu un'esperienza bellissima, tanto che ancora oggi, a tanti anni di distanza, la ricordano con dovizia di particolari.

Un episodio, però, rimase impresso nella loro mente più degli altri. Mentre si trovavano a Venezia, il padre volle portare la famiglia a visitare la cattedrale di San Marco e, quindi, l'omonima piazza antistante. Una volta completata la visita, poiché era ora di pranzo, il padre volle offrire a moglie e figli il privilegio di pranzare in un noto ristorante di piazza San Marco. La moglie fece qualche obiezione, ma alla fine fu d'accordo col marito: i propri figli avrebbero ricordato di essere stati, proprio lì, in quel posto esclusivo al mondo, ogni volta che avrebbero avuto occasione, in futuro, di tornare nella Serenissima.

Entrati nel ristorante, i figli restarono subito colpiti e affascinati dall'arredamento ricercato del locale e dall'eleganza dei camerieri, in livrea e guanti bianchi. Preso posto a un tavolo già apparecchiato di tutto punto, un cameriere si avvicinò e riempì d'acqua i loro bicchieri. Quindi, prese le ordinazioni. Dovendo proseguire il giro turistico, decisero di evitare di 'mpanzarsi, così ordinarono un secondo: cotolette.

Mentre aspettavano che arrivassero le pietanze ordinate, ingannando l'attesa in una tranquilla conversazione familiare, sorseggiavano l'acqua e ogni volta che il bicchiere si svuotava, il cameriere provvedeva sollecitamente a versarne dell'altra. Ciò attirò l'attenzione dei bambini e una di loro si domandò: Ma chistu -cioè il cameriere- pirchì continua mi ndi inchi 'i biccheri, se nui mbivimmu ora-ora!?

Finalmente, arrivarono le cotolette: una ciascuno e manco molto grande, al contrario di come siamo abituati nelle case calabresi. La famiglia consumò il pasto, serena e tranquilla, godendosi quel momento di riposo e spensieratezza.

Finito il pranzo, arrivò il momento di pagare il conto. Il padre andò a pagare e tornò al tavolo. La moglie, in quanto fimmina e madre risparmiatura calabrisi scigghitana, non resistette alla curiosità di chiedere al marito quanto avessero pagato.

Il marito, in quanto masculu e padre orgoglioso lavoratore calabrisi scigghitanu, rispose: Pavammu, iamanindi.

Secondo voi, la moglie si accontentò di quella risposta? Certo che no! In maniera risoluta, come solo le mamme calabresi sanno esserlo, disse subitanea al marito: E no, ' u vogghiu sapiri!

Ora, poiché l'amore, tra le tante sue forme, spesso assume quella del compromesso, il marito decise di rivelarglielo, ma in modo discreto e strettamente confidenziale: per non svelare ai bambini quell'aspetto materiale che avrebbe spezzato la magia di quel giorno particolare per loro, sussurrò il totale del conto all'orecchio della consorte.

Una volta usciti dal ristorante, la madre, che dentro il locale era rimasta impassibile dopo aver udito il sussurro numerico-economico del marito, si fermò, lo guardò dritto negli occhi ed esclamò perentoria e definitiva: Oh figghiu! Cu chiddhu chi spindimmu, ndi faciva 'na cufunettata 'i cutuletti!!

Oggi, nel ricordare a distanza di tanti anni quell'episodio, quei figli rinnovano -pure nell'espressione del volto e degli occhi che accompagna il loro racconto- la gratitudine e la riconoscenza verso i sacrifici fatti dai propri genitori, perché consapevoli del dono ricevuto anche con quella vacanza per loro inaspettata.

Ah, un'ultima cosa: non seppero mai quale fosse stata la cifra pagata in quel ristorante di Piazza San Marco. Non ha importanza, perché l'amore di un padre e di una madre non hanno prezzo.

21 novembre 2021

LE TENEBRE DELL'IGNORANZA

 Il più sacro dei punti del fiume Gange si trova “in corrispondenza della larga curva che il fiume sacro degli indù disegna attraversando la città di Benares (conosciuta anche come Varanasi), nell'Uttar Pradesh (stato dell'Est dell'India, sotto la catena Himalayana). “E' qui che, per migliaia di anni, gli indù sono venuti a bagnarsi nelle sue acque sacre, a berle, a implorare il favore degli dèi capricciosi.”*

All'alba del 15 agosto 1947, il giorno in cui venne proclamata l'indipendenza dell'India dalla corona inglese, in onore della (allora) più giovane nazione del mondo “le file silenziose scendevano per i ghat, le larghe scalinate che conducono al fiume; ognuno dei pellegrini recava una piccola lampada a burro fuso o a olio di canfora, simbolo della luce che scaccia le tenebre dell'ignoranza.”*

In un piccolo paese della Calabria sulle rive dello Stretto di Messina, a poco meno di 7.900 km di distanza da Benares, da due settimane un gruppo numericamente inferiore alle folle indiane del 1947 ma non meno determinato, ogni lunedì sera si reca in pellegrinaggio verso la struttura dell'ex Ospedale “Scillesi d'America”. E' un pellegrinaggio il loro, un viaggio poiché condotto verso un luogo che in un certo qual modo possiede una sua sacralità antropologica per gli scillesi che, seppur residenti, sono pur sempre pellegrini poiché costretti a condizioni di civilizzazione ridotta. Sì, perché là dove non si riesce a garantire un diritto costituzionalmente sancito come il diritto alla salute, quella società vive in condizioni di civilizzazione ridotta.

I pellegrini scillesi non hanno “lampada a burro fuso o a olio di canfora”, ma moderne torce a batteria, “per simboleggiare una luce di speranza in una terra dove le speranze vengono quotidianamente uccise”, afferma chi l'ha organizzato.

La speranza è un concetto che appartiene più all'aspetto filosofico-religioso e, in particolare, cristiano. Trattandosi di un pellegrinaggio laico, però, mi piace pensare che quelle luci servano, come in India, a scacciare soprattutto le tenebre dell'ignoranza, che hanno reso orbi politici, commissari, sub-commissari e chiunque abbia guidata la sanità regionale almeno nel corso degli ultimi quindici anni.

In tutto questo tempo, si è voluto ignorare tutti gli appelli, le manifestazioni, gli articoli di giornale che cercavano di dimostrare -numeri alla mano- che il disegno della sanità regionale non corrispondeva né con quelle che erano le potenzialità delle strutture sanitarie presenti sul territorio né, soprattutto, con l'effettiva domanda sanitaria da parte della popolazione.

Già nel Piano Sanitario Regionale del 2007/2009 erano chiare le deficienze della rete sanitaria, dovute a un motivo semplice: era stata dimensionata esclusivamente sulla base del numero di residenti, senza tener conto di come la popolazione calabrese fosse distribuita sul territorio. Il risultato fu che l'offerta sanitaria di quel Piano era inferiore del 31% rispetto alle reali necessità dei residenti, tenendo conto di come essi fossero distribuiti sul territorio regionale, cioè secondo il parametro della densità di popolazione, l'unico che avrebbe consentito di realizzare una rete con strutture sanitarie presenti lì dove servono, ovvero dove ci sono agglomerati urbani di 40-50.000 persone.

Dal 2010 in avanti, le tenebre della voluta ignoranza dei decisori politici hanno nascosto il più grande danno fatto alla salute dei calabresi, che ha comportato, di fatto, la pesantissima limitazione del primario diritto di ogni individuo, quello alla salute, sacrificato sull'altare del dio denaro, nella falsa convinzione che si sarebbe rientrati dall'enorme disavanzo di bilancio chiudendo gran parte delle strutture presenti sul territorio, tra le quali lo storico nosocomio scillese.

I fatti, a dieci anni di distanza, hanno dimostrato la non veridicità di quanto ci hanno propinato: gli ospedali sono stati chiusi e la loro parziale riconversione non è ancora stata attuata; i debiti rimangono, pesantissimi e, di fatto, inestinguibili se non per mezzo di un “provvedimento di clemenza” da parte del governo nazionale; dei responsabili di questi debiti multimilionari, solo pochissimi sono stati tuttora individuati e condannati.

Davanti a questa che è ormai la storia, non resta che prendere un'altra strada, ripensare totalmente, una volta azzerato il debito, la rete sanitaria regionale in maniera da garantire la presenza di buone strutture sanitarie lì dove le persone vivono, dimensionando il loro numero e le loro funzioni in base alla densità di popolazione.

In caso contrario, i problemi attuali continueranno a perpetuarsi nel tempo, resteremo sempre nel buio attuale e alle torce che oggi provano a squarciare queste tenebre, chissà quante volte ci toccherà cambiare le batterie.

*N.B.: Brani tratti da “Stanotte la libertà”, di Dominique Lapierre e Larry Collins

24 ottobre 2021

APPELLO PER L'ISTRUZIONE DELLE DONNE IN AFGHANISTAN

 Nei giorni in cui l'Afghanistan, che è oramai sparito dalle prime pagine dei giornali italiani, fa parlare nuovamente di sè per le macabre e barbare esecuzioni ad opera dei talebani, finalmente una voce si leva a sostegno delle donne afghane che con coraggio reclamano i loro diritti contro il nuovo regime oppressivo.

 
Attraverso Twitter, Fatima Ayub, direttrice di Crisis Action - Coordinamento di campagne internazionali contro i conflitti e per la protezione dei civili, ci fa sapere di un'iniziativa straordinaria: un gruppo di studiosi islamici ed attivitsti afghani ha lanciato un appello "sul sacro dovere di educare le ragazze". 
 
Il documento (oltre dieci pagine), scritto in cinque lingue (inglese, arabo, persiano, pashto e turco), le lingue del mondo islamico, ripercorre i fondamenti dell'Islam, tra i quali vi è l'istruzione, e pone l'accento sul fatto che nel Corano sono molteplici gli episodi narrati, nei quali le donne hanno assunto ruoli di primo piano.
 
Quello di cui riporto di seguito ampi stralci è un documento importante, perché consente anche a chi non è musulmano di comprendere come, in realtà, tutta la propaganda talebana non è altro che una falsa applicazione dei precetti islamici. 
 
Imperativo islamico per l'educazione delle donne in Afghanistan 
 
<<Nel Nome di Allah, il Misericordioso, il Donatore di Misericordia - La pace sia su tutti i profeti, maestri dell'umanità, fino all'ultimo di loro, Maometto...
A causa dei recenti cambiamenti nel governo dell'Afghanistan derivanti da una guerra di lotta contro l'influenza straniera e da una soluzione politica non trasparente tra gli afghani con il precedente regime, l'idea che l'Emirato islamico dell'Afghanistan mirerà a implementare un sistema di governo islamico porta in prima linea il momento in cui ci sia più discussione tra studiosi musulmani, politici, accademici e specialisti sulla definizione dei valori e delle politiche fondamentali islamici che un governo islamico aspirerà a governare. Sono in corso molte conversazioni su una serie di questioni che abbracciano ogni aspetto della società e della governance ed è necessario un ulteriore dialogo per definire i dettagli di tali conversazioni. I dettagli della politica e dell'applicazione della legge sono solo un aspetto. Le questioni che riguardano la struttura sociale della società sono un'altra. Una di queste discussioni critiche è la questione dell'istruzione delle donne e delle ragazze in Afghanistan. A causa di quanto fatto dai talebani negli anni '90, l'attuale natura ambigua delle politiche sull'istruzione annunciate dall'attuale governo e la paura della violazione da parte degli stranieri dei valori di un sistema educativo che riflette i valori islamici, è fondamentale chiarire l'insegnamento dell'Islam sull'istruzione delle donne per promuovere tale dialogo.
 
La posizione dell'Islam sull'istruzione è inequivocabilmente uno dei fondamenti più importanti della fede. L'intero obiettivo della rivelazione da Dio all'umanità era rimuovere l'oscurità dell'ignoranza con l'illuminazione della conoscenza.
 Alif-Lam-Ra. Questo è˺ un Libro che ti abbiamo rivelato O Profeta˺ affinché tu possa condurre le persone fuori dalle tenebre e alla luce, per Volontà del loro Signore, sul Sentiero dell'Onnipotente, del Degno di Lode —” Corano 14:1
 
La rivelazione all'umanità di Adam [Adamo), Nuh (Noè), Ibrahim (Abramo), Musa (Mosè), 'Isa (Gesù) e Muhammad (Maometto) (la pace sia su tutti loro) è stata fondata sull'istruzione e sulla diffusione della conoscenza. La prima rivelazione del Corano fu un'istruzione da leggere, recitare, a una società araba che aveva l'analfabetismo di massa.
 
Nel nome del tuo Signore che ha creato - creato umani da un grumo appiccicoso   .E il tuo Signore è il Generosissimo, Che ha insegnato con la penna -ha insegnato all'umanità ciò che non sapeva” Corano 96:1–5 
 
È stato citato dagli storici che il compagno Umar ibn Al Khattab (Allah sia soddisfatto di lui) era una delle sole diciassette persone in tutta la Mecca all'epoca in grado di leggere e scrivere.
L'Islam infatti è venuto a portare l'alfabetizzazione ed è stato al centro della preparazione dell'istruzione per uomini e donne.
Il Profeta Maometto (la pace sia su di lui) disse: "Cercare la conoscenza è un obbligo per ogni musulmano" (Narrato dall'Imam Muslim nel suo Sahih). Un'aggiunta che è debole afferma che abbia detto "su ogni uomo e donna musulmana". Eppure, l'Imam Al Nawawi ha detto, "anche se questa (parte del) hadith è debole, il suo significato è corretto".
 
Mentre la conoscenza menzionata in questo hadith si riferisce principalmente alla conoscenza sacra che collega una persona all'Onnipotente quale guida sacra per ogni aspetto della vita, non si limita ad essa e comprende tutta la conoscenza. Gli studiosi dell'Islam non solo hanno discusso ampiamente nel merito i diversi rami della conoscenza, ma hanno partecipato attivamente alle scienze, alla matematica, alla poesia e alle arti, alle arti liberali e altro ancora.
 
...I musulmani avanzarono in ogni campo del sapere e ne divennero il baluardo per secoli.
George Saliba nel suo libro, Islamic Science and Making of the European Renaissance [Scienza islamica e creazione del Rinascimento europeo), discute di come l'Islam sia stato la fonte delle innovazioni nelle scienze e in tutti i rami della conoscenza che hanno avuto un impatto sull'Europa e sul mondo per questi motivi. L'Islam ha incoraggiato l'istruzione ed essa è stata la base dello stato musulmano per istituire scuole in sistemi educativi localizzati nelle moschee, il che ha poi portato alla creazione di scuole formalizzate nelle moschee e poi in altre al di fuori delle moschee. Non solo le discipline islamiche, ma anche tutte le branche del sapere e delle scienze venivano insegnate in queste istituzioni basate sulle masjid. Saliba afferma inoltre che “il paradigma europeo del conflitto tra religione e scienza non si applica realmente al mondo islamico. La religione dell'Islam incoraggia l'indagine razionale e scientifica. Pertanto, i musulmani non vedono contraddizioni insormontabili tra la loro fede e le leggi naturali. Quindi, studiare la religione e studiare le scienze naturali non crea un conflitto per i musulmani” (Nuh Aydin, Fountain Magazine). Gli studiosi islamici hanno basato tale ricerca di tutta la conoscenza sul principio che lo studio della scienza non contraddirà mai la rivelazione di Dio che ha creato l'universo naturale e ne ha determinato la perfetta funzione.
 
La parola che indica la conoscenza ('ilm) in arabo è definita come "l'inverso dell'ignoranza" (Ibn Mandhur).
Tra le prime istituzioni stabilite dal Profeta, pace su di lui, c'è l'istituzione educativa. Non solo il masjid del Profeta era un centro di apprendimento, ma il Profeta diede indicazioni alle persone di imparare nelle istituzioni di apprendimento della comunità conosciute come Bayt Al Midras.
 
I precetti e la norma del profeta Maometto dimostrano che il bisogno di istruzione è un diritto delle persone che deve essere garantito da ogni governo islamico.
 
La Dichiarazione islamica universale dei diritti dell'uomo (UIDHR), adottata dal Consiglio islamico d'Europa il 19 settembre 1981/21 Dhul Qaidah 1401 H, afferma:
“XII. Diritto alla libertà di credo, pensiero e parola
… b) La ricerca della conoscenza e la ricerca della verità non sono solo un diritto, ma un dovere di ogni musulmano”.
 
È stato purtroppo un segno dell'ignoranza globale della storia islamica, sia da parte di musulmani che di non musulmani, del ruolo collettivo e del contributo delle donne in ogni aspetto dell'istruzione e della società musulmana nella tradizione islamica. Le donne sono state una fonte di istruzione e saggezza tramite le storie delle donne menzionate come esempi per tutta l'umanità nel Corano: la servitù di Maryam (Maria), la perseveranza sulla verità di Asiyah (moglie di Faraone), l'istituzione della giustizia della Regina di Saba, la madre e la sorella di Musa (Mosè) sono esempi di fiducia in Dio, la menzione delle madri dei credenti, le mogli del profeta Maometto e le sue figlie che sono diventate alcune delle più grandi fonti di erudizione islamica nella storia. Sua moglie Khadijah è stata la prima credente nella fede e uno dei più importanti sostenitori e consiglieri per lui. Era una donna d'affari di successo e ben nota alla Mecca che gli fu proposta per l'affidabilità e la lealtà che gli testimoniò come suo datore di lavoro. 
 
Le sue mogli come 'Aishah e Umm Salmah, fecero spedizioni con il Profeta e in seguito, dietro i veli, insegnarono, consigliarono e furono alcuni dei più importanti consiglieri politici del califfato. Sono conosciute come alcuni dei più grandi studiosi della storia islamica. Alcune compagne hanno combattuto in una battaglia fisica e una donna è tra le uniche persone conosciute sulla terra che hanno salvato fisicamente la vita del profeta Maometto, la pace sia su di lui, prendendo più colpi al corpo mentre combatteva contro un aggressore in battaglia, Umm 'Ammarah Nusaybah bint Ka'b. Oltre al fatto che il Profeta (la pace sia su di lui) ha attivamente consultato le donne in questioni governative e politiche, tra i più importanti momenti di coinvolgimento politico nella storia dell'Islam vi è stata la partecipazione delle donne tra coloro che hanno firmato un accordo e un impegno ad Aqabah. L'impegno di 'Aqabah era un impegno politico del popolo di Medina che offriva sicurezza, protezione e fedeltà al profeta Maometto (la pace sia su di lui) e ha segnato uno dei momenti più integrali nello stabilire il governo islamico. Due donne erano tra i settantadue che si promisero al profeta Maometto (la pace sia su di lui) in questo vitale accordo politico. Erano Nusaybah bin Ka'b e Asma bint 'Amr. Questo è solo un esempio degli altri molti impegni politici e alleanze in cui il Profeta Maometto (pace su di lui) non solo cercò un attivo consiglio dalle donne, ma furono attivamente coinvolte e annoverate tra coloro che stabilirono la priorità politica per la loro istituzione.
 
Il Profeta Maometto ingiungeva alle donne di partecipare alla masjid e comandò che non fosse loro impedito di partecipare dicendo "non impedire alle serve di Allah le masjid di Allah" (narrato in Sahih Al Bukhari and Muslim).
Avrebbe anche prestato particolare attenzione all'insegnamento di una classe per sole donne in modo che desse accesso alla ricerca della conoscenza, ascoltasse le loro lamentele e rispondesse alle loro domande.
Il Profeta ordinò alle donne di venire alla moschea e imparare. Le visitava nei loro villaggi, insegnava e ascoltava le loro domande. Avrebbe concesso loro di venire dai loro villaggi a Medina. Il suo masjid si sarebbe riempito per un incontro educativo per sole donne e avrebbe ascoltato e risposto alle loro domande.
‘Aisha riferì: Una donna chiese al Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui) come lavarsi dopo le mestruazioni. Lei ha detto che le ha insegnato a fare il bagno e poi le ha detto di prendere un pezzo di cotone con muschio e purificarsi. Lei disse: Come dovrei purificarmi con quello? Egli (il Santo Profeta) disse: Lode ad Allah, purificati con esso e si coprì il volto (per timidezza). A'isha ha riferito: L'ho trascinata al mio fianco perché avevo capito cosa intendeva il Messaggero di Allah (che la pace sia su di lui)... (Narrato in Sahih Muslim). Il profeta Maometto approvò tacitamente che Aishah insegnasse alla donna. Il Profeta dedicò tempo anche alle ragazze per far loro domande e dare loro tempo.>>
 
Dopo aver ricordato "Le storie di innumerevoli visionare e leader nella storia islamica", l'appello prosegue ricordando le donne che nella storia afghana hanno rivestito ruoli di primaria importanza:
 
<<Sono riconosciuti anche la storia, la tradizione delle donne afghane e il contributo e l'impatto che hanno avuto nella società come figure di governo, studiose. Gawhar Shad era una rinomata figura politica durante la dinastia timuride nel XV secolo. Era sposata con l'imperatore Shahrukh e oltre ad essere una regina, Gawhar Shad era un ministro e una leader nella promozione delle arti e della cultura. È diventata uno dei leader più influenti del paese per decenni a Herat, dove è sepolta. È solo un esempio di donne di grande impatto nella storia dell'Afghanistan. Molte di queste donne sono state pioniere nella costruzione di istituzioni educative nelle terre musulmane, molte delle quali esistono ancora oggi come waqf (trust). Questo in aggiunta alle migliaia di donne afgane che si sono laureate e hanno studiato la shariah e fatto studi islamici presso istituti didattici.
 
Non c'è quindi alcun dubbio, e va da sé, che limitare l'istruzione nelle capacità menzionate solo a uomini e ragazzi e non consentire a donne e ragazze di studiare è contro gli insegnamenti dell'Islam, i precetti del Corano, contro la pratica del profeta Maometto, la pace sia su di lui, e antitetico agli obiettivi e ai fondamenti dell'Islam.
 
Le società musulmane odierne vantano persino il coinvolgimento attivo delle donne in ogni aspetto dell'istruzione, del governo, della politica e della società. Alcuni paesi musulmani hanno persino più donne che uomini nel mondo accademico e nelle posizioni di governo. Tuttavia [ci sono -n.d.r.], sfide come l'abuso, la violazione culturale piuttosto che la corretta comprensione religiosa che toglie i diritti delle donne, la violenza domestica, il diritto all'apprendimento e molte altre questioni che le società musulmane devono affrontare attivamente e adoperarsi per alleviare.
Deve essere coltivato un ambiente di accettazione dei commenti critici e delle rivendicazioni. Il dialogo aperto con le donne, i funzionari di governo e i responsabili politici, studiosi e specialisti, deve essere la base di qualsiasi società islamica di successo nel soddisfare le esigenze delle donne.
L'imperativo islamico per l'istruzione delle donne è un diritto primario che deve essere affermato.
 
Alla luce della sharia e di quanto detto, chiediamo all'Emirato Islamico dell'Afghanistan di:
  • ripristinare senza ulteriori indugi l'istruzione per donne e ragazze a tutti i livelli;
  • fornire chiare delucidazioni su quali sono le sfide che impediscono l'istituzione di programmi educativi per donne e ragazze in modo che, se esistono problemi, possano essere risolti rapidamente:
  • consentire apertamente il coinvolgimento di donne qualificate a tutti i livelli ministeriali per il miglioramento del Paese;
  • consentire alle donne in modo specifico il discorso sullo sviluppo del curriculum dell'Afghanistan presso il Ministero dell'Istruzione;
  • istituire conferenze che accolgano il dialogo sugli sviluppi educativi da parte di specialisti e studiosi;
  • sviluppare programmi di alfabetizzazione per le aree rurali e sviluppare centri educativi come priorità per stabilire vantaggi per la società;
  • cercare attivamente la consultazione di studiosi e specialisti dell'educazione islamica di tutto il mondo per il miglioramento della società e dell'istruzione afghane;
  • la formazione di una Shura-e-Ulama (consiglio di studiosi) indipendente per dialogare su questa e altre questioni religiose;
  • cercare attivamente la consultazione delle organizzazioni educative musulmane in tutto il mondo per contribuire a plasmare modelli di buone pratiche;
  • consultare altre società musulmane nel modellare i valori islamici, il coinvolgimento di genere e di ruolo nella società e un vivace curriculum e programmi di educazione islamica come: Qatar, Malesia, Turchia, ecc.
Speriamo che questo venga preso sul serio poiché sono stati spesi milioni per l'istruzione delle donne che possono essere capitalizzati dall'attuale governo afghano. La corruzione, la cattiva gestione e la violazione dei valori del passato possono essere risolte non ignorando i terribili bisogni di oggi. Il governo deve agire ora.
I paesi del mondo, a cominciare dai paesi musulmani e vicini, devono aiutare l'Afghanistan. Coloro che perpetuano politiche sconsiderate di congelamento dei beni del governo ostacolano la capacità del governo di servire le persone in questi campi critici e la comunità internazionale deve fare del suo meglio per sostenere la società afghana in ogni possibilità, economicamente e politicamente, e non danneggiarla. È stato dimostrato che le sanzioni fanno più male che bene e la diplomazia otterrà più risultati riguardo all'impatto sociale su una popolazione che istituendo sanzioni su di essa. L'istruzione deve essere depoliticizzata e completamente finanziata. Tutti gli impedimenti devono essere rimossi e tutte le vie per consentire l'infrastruttura educativa devono essere sostenute per il futuro delle donne e delle ragazze in Afghanistan. Tuttavia, ricordiamo alla leadership del governo afghano che il danno fatto da altri non li assolve dalla responsabilità nei confronti del proprio popolo.
In conclusione, il profeta Maometto, la pace sia su di lui, disse: "Cerca di essere gentile con le donne..." (Narrato in Sahih Al Bukhari e Muslim). Questo hadith del profeta Maometto, che la pace sia su di lui, deve essere il principio assoluto in base al quale un governo islamico si occupa delle questioni femminili. "Cercare di essere gentili" è un precetto diretto a soddisfare questi diritti e le esigenze attraverso la governance per quanto riguarda la formulazione della politica, le opportunità avanzate per le donne e anche nei modi e nella condotta dei funzionari governativi al comportamento della polizia. La gentilezza consiste nell'instaurare politiche sui problemi delle donne a cui il mondo può guardare e non in qualcosa con cui il mondo e i musulmani non sono d'accordo.
Il profeta Maometto (la pace sia su di lui) ne fece persino un indicatore e una condizione della migliore società, quella in cui le persone sono le migliori con le loro donne. Ha detto: "i migliori tra voi sono i migliori per le vostre donne" (Narrato da Ibn Majah nel suo Sunan, Ibn Hibban e Al Hakim). L'indicatore dell'essere i migliori per le donne inizia con la famiglia, poi la comunità, poi la governance e le politiche di una nazione, e poi a livello globale. Possa l'Afghanistan essere un indicatore di quella grandezza nell'attuazione di questo hadith come principio nella governance e nelle politiche che riguardano le donne.
Possa Allah l'Onnipotente guidare tutti i leader musulmani, dare loro la capacità di servire le persone verso cui hanno responsabilità e soddisfare la fiducia di cui saranno ritenuti responsabili. Possa Egli proteggere il mondo e l'Afghanistan dal male e dall'oppressione dall'interno e dall'esterno.
Incoraggiamo la comunità musulmana globale e in particolare i suoi studiosi e leader politici a sottoscrivere questo sostegno all'imperativo islamico per l'educazione delle donne in Afghanistan.>>
 
Firmato,
(I firmatari sono in continuo aggiornamento: se desideri diventare firmatario, compila il modulo seguente facendo clic qui)
Mi. Sh. Hasib Noor — Fondatore e Direttore, The Legacy Institute مؤسسة التراث الإسلامي and Faith. Global
Ustaza Fatima Gailani — Board Member of the Afghan Red Crescent Society (Membro del consiglio di amministrazione della Mezzaluna rossa afgana)
Dr. Sha. Tamara Gray — Direttrice esecutiva di Rabata, membro del Fiqh council of North America, Professoressa di studi islamici al Ribaat Academic Institute, dello Islamic Seminary of America, and dello United Theological Seminary of the Twin Cities.
Mi. Sh. Mustafa Umar Nadwi — Nenbro esecutivo del Fiqh Council of North America, Fondatore e Presidente della California Islamic University, e Direttore dell'Istruzione e della Divulgazione presso l'Islamic Institute of Orange County
Sha. Zaynab AnsariBorsa di studio per le donne -in sede, Tayseer Seminary
Mariam Wardak — Fondatrice di Her Afghanistan
Haroun Rahimi — Professore Assistente di Legge presso l'American University of Afghanistan
Muska DustageerDocente, Scienze Politiche e Pubblica Amministrazione presso l'American University of Afghanistan
Masuda Sultan — Co-fondatrice di All in Peace
Mohsin Amin — Analista Politico, Asian Development Bank
Testo originale: https://medium.com/@JointStatementAfg/islamic-imperative-for-womens-education-in-afghanistan-616f7e04e8bd