01 novembre 2007

'U NOVU CIMITERU? A PIRAMIDI!

La notizia -pubblicata da il giornale- è di qualche giorno fa, ma ho pensato di "tenerla in caldo" per una data più "appropriata".
Parliamo infatti dei cimiteri del futuro.
In un paese della ex Germania Est, le autorità hanno promosso un concorso internazionale tra architetti e 'ngigneri di fama mondiale per costruire un nuovo cimitero.
Fin qui niente di strano, se non fosse per il fatto che questo cimitero avrà una forma tutta particolare: sarà a piramide.
Che c'è di nuovo? direte voi, vistu chi già 'u ficiru l'egiziani un paio -e cchiù- di millenni fa.
Pur se l'idea non è nuova, la novità in effetti c'è: le antiche piramidi egiziane hanno ospitato solo il faraone, mentre nella futura piramide tedesca (iata la bellezza di 500 metri, praticamenti finu a' Mulìa), troveranno posto ben 5.000.000 di morticeddhi (solo già ridotti in... cenere e lapidi) e qualche centinaio (di vivi, però) s'è già prenotato, pagando. Cu' si vardau, si sarbau!
Al cimitero vero e proprio, verranno affiancati anche: alberghi, ristoranti, negozi, fiorai, uffici per le imprese funebri, chiese e, pi finiri, puru 'n aeroportu (ma sì, abbondiamo!)
Ma rassamu stari 'a Germania. Mi è vinuta una malapinzata: e se trasportassimo l'idea nel nostro piccolo paiseddho?
Dovete sapiri che nel cimitero scigghitano, non c'è cchiù postu mancu pi 'na spingula! Avogghia mi giriati tundu comu o' palorgiu: tutto esaurito!
La situazione ha raggiunto livelli critici e, se non si trova 'na soluzioni, non oso immaginare cosa potrà succedere in futuro.
Considerate che, nel cimitero attuale trovate queste situazioni: parecchie tombe di persone decedute alla fine dell'ottocento e i cui eredi sono oramai andati via da Scilla; concessioni cimiteriali risalenti pi ddaveru e' tempi ri canonici 'i lignu e che andrebbero tutte aggiornate a oggi e -se possibile- rese disponibili per nuove richieste; una grave disorganizzazione negli archivi (documenti e relative planimetrie), poiché fino a oggi per trovare una tomba anche di parenti o amici, avete due possibilità: firriare letteralmente a 'nduvina-'nduvinagghiu oppure affidarvi alla memoria storica del custode.
Secondo me, considerato che trovare altri spazi disponibili ove ubicare un nuovo cimitero, sembra essere un'impresa impossibile, non sarebbe male cominciare a pensare a un'idea simile a quella tedesca.
Ve l'immaginate 'na bella piramide, chiantata nto centru ru paisi e contornata da locali, ristoranti, alberghi, ecc.(rassamu stari l'arioportu)?
L'area a disposizione è abbastanza vasta, poiché l'attuale cimitero occupa una superficie di 10.580 mq. Inoltre, la possibilità di sviluppare la piramide in altezza -ben maggiore degli attuali due ripiani- consentirebbe di "ospitare" nel cimitero praticamenti tuttu 'u paisi e di inserire nello spazio che si risparmia, altre tipologie da destinare ad attività commerciali.
Inoltre, l'area (e tutto quello che ci andrebbe costruito sopra) è naturalmente di proprietà comunale, pirciò il Comune -che potrebbe trattenere per sè la sola area puramente cimiteriale- avrebbe a disposizione tali e tante possibilità di entrate (gestione diretta, concessione o vendita a privati), da poter risanare tutti i debiti attuali e...campari 'i rendita.
Infatti, se pensate che il posto già oggi viene a trovarsi in posizione centrale, che diventerà strategica una volta che sarà ultimato il nuovo svincolo autostradale (campa cavaddhu!), la nuova struttura potrebbe fungere (inteso non comu fungiu paratu addritta) da vera e propria attrattiva turistica, riqualificando nel contempo tutta la zona circostante.
In particolare, per coloro -comu a mia- chi calunu i Iaracari, non sarebbe male vedere 'na bella piramide, alberghi e ristoranti, invece di cipressi e "casciuni" letteralmente 'mpiccicati supr' o' muru 'i cinta.
Penso -con rispetto parlando- chi puru i nostri cari morti sarebbero più contenti.

Certo, tenendo presenti le opzioni possibili, la pinzata tedesca -opera di uno scrittore e di un economista, mica ddu' fissa!- non è poi da sottovalutare: avremmo a disposizione un cimitero e un'area intera davvero faraonici!


P.S.: Se casu mai qualche laureandu in architettura o qualche architettu o 'ngigneri già in attività dovesse leggere questo post, lo invito a pensarci.
Naturalmenti, se la cosa si farà, apoi spartimu.

19 ottobre 2007

VENDESI FARU RU CASTEDDHU

Fino a oggi ha lampiato ogni notte, ca luna, cu l'acqua e cu ventu, per segnalare ai naviganti passanti per le perigliose acque dello Stritto, la presenza della rocca scigghitana. Ma domani?
Quello che sembrava essere solo un discorso da piazza o da bar; quella che appariva essere una lontana ipotesi -o suggestiva idea, a sicunda di comu la si pensi- balenata nella mente di più di qualche scigghitano; quello che era uno dei temi più gettonati, sui quali si è disquisito per anni sutta all'arbiru ra scienza della nostra amata/odiata chiazza, bene tutto questo è divenuto realtà!
Sì, sì, non vi staiu cuntandu fissarii. 'U faru ru casteddhu sarà presto messo in vendita al miglior offerente.
Come riportato anche dalla stampa nazionale, proprio ieri l'Agenzia del Demanio ha presentato il primo censimento dell'intero patrimonio immobiliare dello Stato. Senza dilungarmi molto, invito coloro cher fossero interessati a consultare direttamente la pubblicazione.
Vi anticipo solo che tra tutti gli immobili censiti, in Calabria ve ne sono solo 7 e uno di essi è appunto 'u faru ru casteddhu, ivi compresi quindi gli attuali alloggi dei faristi e il cortile adiacente, dal quale si gode una vista senza pari.


Entro il 2008, il nostro faro -attualmente proprietà militare, quindi appartenente al Ministero della Difesa- passerà sotto la diretta gestione dell'Agenzia del Demanio, in quanto considerato bene non più utilizzabile a fini militari.
Ciò
significa che 'u faru, pur rimanendo di proprietà dello Stato, poiché Esso avi bisognu 'i picciuli, potrà essere dato in gestione (per mezzo di affitto o concessione che sia, pocu cangia), sia a enti pubblici che privati per una durata massima di 50 anni.
In parole povere, 'u faru ru casteddhu sarà considerato alla stregua di un'area demaniale qualsiasi (tipu 'a spiaggia ra Marina, per intenderci), solo che i tempi della concessione saranno più lunghi.
Lo scopo, naturalmente, è quello di non far fare a questa struttura la fine dello Scoglio d'Ulisse, che come tutti sapiti ha finito i suoi giorni qualche mese fa, seppellito con l'infamante seppur immeritata nomea di "ecomostro".

Sotto questo aspetto, niente da dire. E' inevitabile però porsi alcune domande:

- Memori del fatto che, storicamente, in questa rocca hanno trovato riparo arabi, turchi, normanni, spagnoli, francisi e via di seguito, qualche anno addietro parte dei locali del castello sono stati "riservati" all'Università Mediterranea e, dopo una lunga diatriba sono divenuti sede del progetto CERERE (Centro Regionale per il Recupero dei centri storici calabresi, Scilla esclusu, almeno finora), tanto che la foto del nostro castello fa bella mostra di sè nel banner del sito internet del Centro. Quale altro "parenti ra zzita" faremo trasiri?

- Considerato che non credo il Comune abbia la possibilità di assumere impegni economici che dovrebbero essere di una certa rilevanza, accollandosi quindi l'onere di una concessione demaniale di così lunga durata, non sarebbe comunque opportuno trovare il modo di controllare che le strutture non vengano consegnate nte mani ru primu chi passa?

C'è tutto il tempo per pensarci come si deve. Da parte mia, invito chiunque avesse un'idea valida e soprattutto realizzabile a proporla direttamente sia tramite i commenti a questo post oppure per e-mail cliccando sul link a lato "Senti Nonnu..." o naturalmente utilizzando il forum del nostro sito.
Potremmo raccogliere quindi le idee degli scigghitani e proporle all'amministrazione al momento opportuno.

17 ottobre 2007

TESTE DI...MADDU!

E poi parlano di impatto ambientale, di autorizzazioni paesaggistiche, di salvaguardia dell'ambiente.....ma pi favuri, finimula!

Guardate cosa sta succedendo nei nostri valloni!!!

E' una cosa davvero incredibile. Camionati di terra smuvuta a causa dei lavori di rinnovo dell'autostrada, viene scaricata vaddhuni vaddhuni tra Scilla e Favazzina, in barba a qualsiasi legge dello stato italiano, di cui ancora -almeno credo- facciamo parte.
L'orografia della nostra costa, dell'intera Costa Viola è caratterizzata dalla presenza di valloni lunghi e stretti che s'insinuano nelle colline, risalendo dal mare fino a quote di una certa importanza (dell'ordine di diverse centinaia di metri).
Ostruire letteralmente questi bacini, con lo scarico di materiale di diverso tipo, significa preparare il terreno per le prossime frane!
E' ancora fresca nella memoria degli scigghitani cosa si è verificato solo qualche anno fa nel vallone dell'Oliveto, dove, solo per una questione di poche ore non si è registrato un evento terribile tipo Soverato.
Cosa abbiamo imparato da quello che è accaduto? A quanto pare, proprio niente!
Non voglio fare facili allarmismi, ma secondo me, è giusto segnalare una situazione che, specie con l'approssimarsi della stagione invernale, rappresenta un potenziale pericolo da non sottovalutare.
So per certo che già l'Ufficio Tecnico comunale ha doverosamente ed immediatamente segnalato il fatto alle autorità competenti, affinché vengano presi subito i provvedimenti necessari.
Prendendo ad esempio la fiumara di Favazzina, dalle foto, facendo un confronto con quelle scattate nel mese di agosto (riportate nella colonna centrale), è possibile notare come il letto del torrente, già dopo le prime pioggerelle, sia stato invaso da materiale terroso di vario genere, trasoportato subito a valle, fino a finire direttamente in mare sotto forma di fango, detto volgarmente maddu.
Mi chiedo: quali teste di... maddu dobbiamo ringraziare per questo?

12 ottobre 2007

VIA SINURIA: COMU FINIU?

Prima che lo diciate voi, lo dico io: tornu a coppi!
Ricordate la questione Via Sinuria? Comu finìu?
L'ultimo aggiornamento è di fine agosto (come potete leggere sulla homepage del malasito), poi, più nulla.
Per coloro che avessero la memoria corta, ricordiamo in breve (versione Bignami) aundi aiumu ristatu.

Visto il malorinescito del rivestimento -oltre che dei lavori in generale, rimasti monchi- della quistione era stato interessato direttamente il Ministero, il quale aveva delegato la Soprintendenza calabra di verificare la vicenda e capire il perché di questa orribile bruttura.
Ad agosto, si viene a sapere che la bruttura -almeno per la parte relativa al rivestimento in pietra "albina"-è frutto di lavori abusivi, realizzati in maniera non conforme al progetto approvato. La Soprintendenza, invitava quindi la Provincia a provvedere al rifacimento del rivestimento, utilizzando i materiali regolarmente approvati come da progetto.
Dopo questa comunicazione, non si è saputo più nulla.
Va bonu che domenica si vota per la nascita di un nuovo (?) partito e che quindi dal punto di vista politico figurativi se alla Provincia pensunu o' muru ra Sinuria, però, visto che da lunedi prossimo "sarà un altro giorno", è bene che chi debba provvedere si adoperi al più presto.
Lo stesso invito mi sento di rivolgere a quanti si sono interessati del problema, perché non si sprechi quanto di buono fatto finora.

Non lasciamo che tutto cada nel dimenticatoio!

Per quanto mi riguarda, non mi spirdìa e non mi sperdu, pirchì, vu ricu francamenti, non viru l'ura mi sdurrupunu ddhu schifu! (scusati, ma non mi veni 'n'atra parola).



05 ottobre 2007

BOLLETTE TA.R.S.U: IL COMUNE FA MEA CULPA

Ecco la prova che conferma quanto detto nel post precedente: le richieste avanzate dal Comune (tramite il servizio di riscossione della SESAM), relative a somme dovute quali sanzioni per omessa denuncia per il pagamento della TA.R.S.U., sono illegittime.

A fornirla, è il Comune stesso, e lo scrive chiaramente in un apposito modellino, dove si legge: "VISTO che il contribuente ha prodotto la documentazione comprovante la mancanza di elementi che legittimano l'emissione del provvedimento..." MAH!

Dal 2 ottobre, recandosi presso gli uffici di Via Roma è possibile dunque -almeno credo nella maggior parte dei casi- chiudere una vicenda che ha sollevato davvero un vespaio di polemiche, proprio per le modalità con cui si è dipanata nel corso di quasi quattro mesi (le
prime avvisaglie si erano avute a giugno, con l'invio dei primi "papelli").

Questo semplice modellino dovrebbe quindi calmare i "bollenti spiriti" degli scigghitani, sviluppando il loro lato più "caritatevole", come messo in evidenza nel post precedente.

Ma ora che c'è stata "l'ammissione di colpa", colgo l'occasione - e sennò che malanova di sito saremmo?- per ricordare a quelli più "'nduruti", che numerosi sono gli "orrori" che saltano all'occhio anche a chi non è proprio esperto di questioni tributarie (come, ad esempio, il sottoscritto), meritevoli di un bel ricorso (al Comune faranno già gli scongiuri).
A voi la scelta.

03 ottobre 2007

BOLLETTE TA.R.S.U: SCIGGHITANI, ABBIATE PIETA'!

L'avviso che vedete sopra, da ieri fa bella mostra di sè all'albo pretorio del Comune e continuerà a farlo fino a giorno 16 c.m.
Stranamente (?) però, in giro (almeno fino al momento),
non si sono visti manifesti che informino la popolazione, appirciò ho pinzato di pubblicarlo, cusì almeno qualche scigghitano di buon cuore potrà accogliere il dispirato appello del nostro beneamato Comunello.
E sì, pirchì a mia -ma forsi sugnu ieu chi vogghiu capisciri cusì- pari chi chistu sia una manera malamenti mascherata di 'mmucciari la circustanza chi
'u Cumuni sa di aviri tortu nella spiacevuli vicenna della volgarmente detta "tassa ra spazzatura".
Si rindiru cuntu chi la cittadinanza è a dir pocu maldisposta a pavari puru chiddhu chi non ci ttocca.
Si rindiru cuntu chi non sarà certu in gradu di avirla vinta davanti a qualsiasi cummissioni tributaria o tribunali amministrativu della Repubblica italica.
Si rindiru cuntu chi, cuntinuandu i 'stu passu, non sulu non pigghia 'n centesimu i tassa ma -'na vota pirduta la causa (pirchì la perdirebbi di sicuru)- ndavissi a sborsari 'n saccu e 'na sporta pi pavari spisi legali di giudiziu e onorari 'ill'abbucati (i 'mari! saranno a dir poco contrariati).
Si rindiru cuntu insomma che se portato in giudizio, il Comunello prenderebbe una solenne bastonatura. Ma, (come direbbe l'indimenticabile Totò), cusì com'è cumbinatu, esso non è in condizione di sopportare una solenne bastonatura!
Fu cusì chi pigghiati da lu schiantu, ora cercunu mi ndi pigghiunu cu bonu e parlano di "imprecisioni" effettivamente riscontrate. Ma quali imprecisioni!?
Se poco poco uno si addentra nei meandri della giurisprudenza tributaria, si rende conto che ci sono tante di quelle imprecisioni/inesattezze/errori procedurali, formali e sostanziali, da far salire il sangue alla testa anche al più navigato giudice tributario.
Non sto qui a dirvi quali e soprattutto quanti sono, non ci sarebbe abbastanza spazio e, sicuramente, finirei con l'annoiarvi e farvi 'mbilinari 'u ficutu oltre ogni misura.
Ci "
invitano" dunque "a desistere" (scrittu in grassettu, cusì 'u leggiunu puru l'orbi), a non intentare cause, per evitare dispendio di tempo (a 'nvacanti, per l'avvocato del Comune) e di risorse, di cui il Comune al momento è ampiamente sprovvisto, considerata la situazione economica da...temperature polari!
In cambio ru 'randi "favuri" per la grazia ricevuta dai cittadini, il Comune farà annullare o modificare gli "avvisi di accertamento" (non sono tali. Leggasi, più correttamente, atti di irrogazione di sanzioni). Come dire: scusati, sbagghiammu, sì, però, 'ggiustamundi ntra nui.
Preso atto di cotanto accorato appello....ehm....vuliva diri avviso, speru sulu che, pigghiati da cristiana cumpassioni, ricurdandusi delle sacre scritture e di quantu importanti siano la pietà e la carità, gli scigghitani (cristiani o no, credenti o no), pur avendu ragione da vindiri, alla fini si cunvincano e vadano a bussari alla porta dell'ufficio ragioneria.

27 settembre 2007

LA NUOVA "A3": TRA CUNTI 'ILL'OGGHIU E IL FUTURO CHE VERRA'

"Il progetto di generale ammodernamento dell’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, da sempre importante crocevia ma anche punto dolente del sistema autostradale italiano, si è reso necessario in considerazione della vetustà di alcune tratte, non più adeguate a sostenere il carico attuale di traffico; tale intervento dovrebbe, nell’ottica delle Istituzioni locali, consentire alla struttura di assolvere quel ruolo naturale di smistamento di merci e persone, fondamentale al rilancio socio/economico, non solo della regione Calabria, ma di tutto il Meridione Italiano."
Questo è quanto si legge riguardo alle priorità infrastrutturali nella Regione Calabria nel quadro delle Infrastrutture Prioritarie stilato dal Ministero delle Infrastrutture nel novembre 2006. In esso, sono contenute le cifre degli investimenti compiuti dallo Stato per l'esecuzione dei lavori.
Scopriamo così che per il tratto che va da Gioia Tauro -svincolo escluso- a Scilla (denominato V macrolotto) l'investimento è di ben 35,74 milioni di euro per ogni Km! E' l'investimento unitario più alto per tutto il percorso della A3, che supera del 43% la media/km dei sei macrolotti, che è di meno di 25 milioni.
Se si prende in considerazione l'intero tratto Gioia Tauro-Reggio (circa 50 km), la cifra "scende" a 33,72 milioni di euro/km.
Prendendo come riferimento quest'ultimo numerino -poiché Scilla è giusto a cavallo dei due macrolotti- e tenendo presente che il nuovo tratto autostradale interessa il territorio del nostro comune per circa 10 km (sono già 8 se misurati in linea d'aria, ma occorre considerare che ci sono curve e variazioni di percorso secondo l'orografia del terreno, oltre a rampe d'accesso, ecc.), ne deriva che lo Stato ha investito solo nel nostro Comune la cifra di ben 337 milioni di euro!
Detta spesa doveva essere sostenuta in cinque anni (dal 2004 al 2009), il che si traduce in un investimento di 67,44 milioni di euro/anno.
Elementari considerazioni di ordine economico-finanziario in termini di costi/benefici, ci indurrebbero a pensare che una volta completata la nuova autostrada, perché l'investimento fatto si riveli vantaggioso, il maggiore e migliore "smistamento di merci e persone" dovrebbe portare a Scilla almeno 67,44 milioni di euro/anno, il che si tradurrebbe in qualcosa come poco più di € 13.000 /anno per ciascun scigghitano (siamo ben 5.176, secondo il censimento del 2001). Praticamente, 1000 € in più o' misi, triricesima compresa! (calcolati però, in termini trasportistici, come "tempo risparmiato" dal totale dei mezzi nella percorrenza).
Fin qui i sogni...pardon, le previsioni.
In realtà sappiamo bene che le cose non stanno così. Innanzitutto, le stime delle somme per l'esecuzione di cui sopra andranno aggiornate (in aumento), sia a causa dei ritardi accumulati (se tutto va bene, ne avremo fino al 2012!), sia a causa di "spese collaterrali" dovute alla necessità di studiare percorsi alternativi che prevedono l'attraversamento italico, da Bolzano alla Sicilia, via mare, come le uova bulgare della colomba "Cocozza" della premiata pasticceria omonima, ecc.
A ciò si aggiunga che lo scarso coordinamento esistente tra la società che ha fatto il progetto e la società che ha curato la parte espropriativa, ha comportato tutta una serie di problemi pratici molto dispendiosi dal punto di vista economico. Terreni che prima dovevano essere espropriati, sono stati utilizzati solo per occupazioni "temporanee"; terreni che non risultano essere interessati da esproprio, sono stati oggetto di interventi modificativi anche pesanti, per la realizzazione di opere accessorie (stradelle di servizio, ecc.).
E ancora: il fatto di non essere andati a verificare negli archivi dell'ANAS le pratiche relative agli espropri di quei terreni in cui vecchio e nuovo tracciato coincidono o s'intersecano, ha comportato l'inutile invio di nuovi decreti d'esproprio per terreni in effetti già espropriati e occupati dall'attuale sede autostradale! Dai decreti (inutili), si è passati quindi ai sopralluoghi (inutili), alle richieste di documenti da produrre per superare il mancato aggiornamento dei dati (evitabili, con un minimo di verifica a monte), ecc. ecc. Tutto questo, per il singolo cittadino e per le società che stanno lavorando al faraonico progetto, significa solo una cosa: maggiori spese.
Insomma, quattru 'i corda e cincu 'i spavu, non è irrealistico affermare che alla fine vi sarà bisogno di almeno un 20-30% di risorse in più rispetto a quelle previste (e mi tinni mbasciu). Il che non sarà compensato di certo da un conseguente vantaggio economico, tuttaltro. Senza contare i danni già fatti, presenti e futuri, al contesto ambientale della Costa Viola.
Ma rassandu stari i cunti ill'ogghiu (che pure sono indicativi), il fatto che gran parte del nuovo tratto autostradale nel nostro territorio sarà in galleria, non costituisce sicuramente un vantaggio, bensì un netto svantaggio. Infatti, se finu a ora, qualcuno vedendo il panorama mozzafiato è tentato a fermarsi -sia pur di passaggio- a chiedere "Chi paisi è chistu?", una volta chi 'zzicca nta galleria a Bagnara e nesci a Santa Trada, chi viri 'i Scilla? Nenti! Conseguenza: si ndi vannu tutti in Sicilia o a Riggiu (dov'è in programma anche l'esecuzione di una nuova tangenziale di raccordo -12 km- tra l'A3 e la nuova S.S. 106, per la modica cifra di 41,67 milioni di euro a Km!) o nta ionica (soprattutto una volta che sarà ultimato l'ammodernamento, improrogabile, della S.S. 106).
Perciò, oltre che dell'emergenza attuale legata alla chiusura parziale di una carreggiata per ben 12 km -che, in quanto emergenza, dovrebbe essere una cosa temporanea- sarebbe il caso di cominciare a preoccuparsi soprattutto del dopo, di quando la nuova autostrada sarà terminata.
Non è che la sola costruzione di un'autostrada migliore possa bastare da sola a far cambiare le cose.
Essa -seppur con tutti i difetti, i limiti e gli sprechi cui si è fatto cenno fin qui- può rappresentare un ottimo motivo per cominciare a programmare sin d'ora, quanto meno nelle linee fondamentali, quelle che sono le iniziative di carattere urbanistico, turistico-ricettive ed economiche in genere, che s'intendono attuare per far sì che questi maggiori flussi di traffico previsti non siano solo passeggeri, ma piuttosto rappresentino realmente una fonte importante per il rilancio socio/economico auspicato dal documento ministeriale.
Insomma, cominciamo a pensare cosa e come fare perché chi viene da fuori -anche percorrendo l'A3- finalmente abbia un buon motivo per dire: "Vaiu a Scilla"!

18 settembre 2007

PENTEDATTILO, TRA STORIA E MODERNITA'

Si è conclusa domenica la seconda edizione del "Pentedattilo Filmfestival", svoltosi nel fine settimana appena trascorso nel suggestivo e a dir poco unico borgo, misteriosamente abbarbicato alla roccia, sopra Melito Porto Salvo.
Numerose le pellicole (corti della durata massima di 20') in concorso, divise in cinque categorie, proiettate in alcune delle case del paesino ionico, con una nutrita rappresentanza straniera (spagnoli in particolare).
Abbiamo assistito per voi alla serata finale -svoltasi nell'antichissima chiesa dei Santi Pietro e Paolo- durante la quale, dopo le premiazioni, sono stati proiettati i filmati vincitori del concorso.
Beh, personalmente non sono un esperto di cinema dal punto di vista strettamente tecnico, perciò quelle che seguono sono solo le sensazioni, le emozioni che questi lavori mi hanno trasmesso.
La cosa che più mi ha colpito è stato il contrasto, forte, tra le diverse aree del mondo. Tra quel ch'è storia e la modernità del presente.
Nelle proiezioni, sono stati passati in rassegna un po' tutti i "mali" che affliggono le nostre società occidentali, cosiddette "sviluppate".
Si parte dal menefreghismo, con conseguente perdita dei valori fondamentali (rappresentati da un futuro marito che pianta in asso la sua sposa nonché la testimone di nozze con la quale aveva instaurato uno strano feeling), nella dilagante convinzione che vada tutto bene, basta che siamo liberi di fare quel che ci pare, infischiandocene di promesse e/o impegni presi ["Va tutto bene"].
Si passa poi ad esaminare il fortissimo potere che esercita su tutti noi la televisione. Ci affanniamo ad attrezzarci di lettori di ogni genere, decoder, satelliti, parabole -costruite anche alla bell' e meglio, con mezzi artigianali- per seguire le tv di tutto il mondo, salvo poi scoprire che il mondo -almeno così come ci appare dai mezzi di comunicazione- non ci piace, perché troppo stridente è la differenza con l'ambiente naturale nel quale siamo cresciuti. ["La parabolica"]
Tocca poi ai sentimenti. Dal sogno platonico di un bambino di nove anni che -sempre influenzato dai film che manda in onda la tv- le studia tutte per poter riuscire a dare il suo primo bacio, salvo poi riuscirci quando ormai è...troppo tardi ["Antes y después de besar a Maria"]. Alla rappresentazione della futilità dietro la quale, in spregio assoluto dell'educazione che abbiamo ricevuto, si perdono e si spezzano i legami più profondi, come quello tra fratelli, incuranti di causare dolore ai nostri genitori, fino alle ....estreme conseguenze.["Meridionali senza filtro"].
E il tema dell'individualismo/solitudine e della famiglia tornano e si mischiano in altri due corti. In uno, la moglie "in carne", oramai ignorata dal marito e mal sopportata sul lavoro, trova il suo unico sfogo nel rimpinzarsi continuamente di cioccolata e dolciumi vari, salvo alla fine trovare il modo di trasformare questa sua debolezza/passione in lavoro più redditizio del precedente, alla faccia di marito e colleghe! ["Viola fondente"] Nell'altro, i familiari di una vecchia decrepita non fanno altro che pensare a come spartirsi l'eredità salvo poi rimanere di stucco nello scoprire che la vecchia è viva e vegeta e continua a far rigare dritto tutti. ["In famiglia"]
Al denaro è legato anche un corto passato nella sezione giovani, "Vox rerum". Tutti gli oggetti, anche quelli che appaiono essere futili e insignificanti, se ci fermiamo un attimo, ci fanno ripensare, riascoltare e rivivere i suoni di momenti, scene e parole della nostra vita. Il denaro no, ci fa solo male, come un colpo di fucile.
Infine, nella disamina dei "mali del nostro tempo", non poteva mancare una sottolineatura molto azzeccata di ciò che caratterizza sempre di più la nostra vita: la fretta, la "mancanza di tempo".
Viviamo di corsa, ci salutiamo a fatica e sempre di sfuggita, magari solo quando ci incontriamo per le scale. E finiamo con l''invecchiare senza riuscire a trovare neanche un minuto, per dire alle persone che ci sono care quanto le vogliamo bene. ["Corrientes circulares"]
A far da contraltare alla frenesia occidentale, il corto-documentario "Sulla strada per Bagan". In una Birmania pur segnata dalla dittatura e da forti limitazioni della libertà personale (che non può non contrastare con la nostra libertà assoluta), scopriamo un uomo semplice, che vive di poche cose: il cocco delle palme e i suoi derivati (dall'olio si ricava il caramello); le arachidi, macinate -per ricavarne l'olio- con un semplice palo di legno, grazie al lento girotondo di una povera mucca malnutrita.
Una vita dura, certo, ma quel giovane uomo birmano, pur tra mille difficoltà va avanti,aiutato dalla sua famiglia, la moglie e il fratello. E, soprattutto aiutato, nella sua pur rassegnata semplicità, dal suo sorriso.
Quel sorriso che noi, nell'occidente progredito e civilizzato,nonostante tutto ciò che abbiamo, facciamo davvero fatica a trovare.
Restiamo con queste emozioni, sospesi tra il passato e il futuro, che appaiono separati da un abisso. E il paesaggio che abbiamo davanti ne è una sintesi perfetta.
E' notte già alta quando lasciamo Pentedattilo. Da lontano, con la fioca luce delle ripide stradine di questo luogo impregnato di storia e d'antico, si scorgono le luci brillanti, sfavillanti di modernità, della città che si stende al di là dell'oscurità del mare.

30 agosto 2007

'A TASSA RA SPAZZATURA E LE DENUNCE INFEDELI

La cosa forse sarà passata inosservata, perché il tutto è avvenuto e sta ancora avvenendo in questo periodo di 'stati 'nfocata.
Ma siccomu è 'a terza o a quarta vota chi mi capita, la cosa non mi è calata tanto e mo' vi spiego il pirchì.
Sono state recapitate (e vengono recapitate ancora in questi iorna) a parecchi cittadini delle littire nu pocu curiuse. Nenti di malandrinu, tranquilli. Si tratta sulu di...mundizza o, come la definiscono gli esperti, della TA.R.S.U. (TAssa sui Rifiuti Solidi Urbani. Chi simu bravi in Italia mi 'mbintamu 'i nomi ri tassi, no? Non ndi batti nuddhu!).
A omaggiarci delle missive è la SESAM spa, la nuova società che riscuote i tributi per conto del Comune. Dico nuova, perché a inviare le cartelle esattoriali e i relativi bollettini di pavamento all'epoca cui si riferiscono le contestyazioni era la E.TR. spa.
Ebbene, liggendo per beni, dopo aver fatto riferimento a leggi e leggine varie, scrivono testualmente: "ACCERTATO che da una verifica effettuata dal comune risulta che, alcuni dei beni sotto riportati non risultano denunciati e che peraltro esistono delle differenze rispetto ai dati riportati in denuncia e che quindi la denuncia dovrà considerarsi infedele... NOTIFICA al Sig...... Le seguenti violazioni, con relativo calcolo di eventuali sanzioni e interessi: OMESSA DENUNCIA ANNO...." (che varia dal 2002 al 2004, almenu chiddhi chi vitti ieu).
Pigghiati dallo schianto di essere addivenuti evasori totali dalla sira alla matina, la gente si è quindi scapicollata ad andate a verificare la situation.
Dopo aver scaternato casciuni casciuni, santiando per il caldo e per la raggia che subitania ti veni in occasioni del geniri, finalmente eccola: 'a bulletta è pavata! Era stata pavata a suo tempo e luogo con tanto di bollettino postale al gestore precedente, E.TR.
Ma allura, comu si spieganu 'sti littiri? Non si spiegunu. Vediamo perché.
  • L'accertamento non è stato fatto (? simu sicuri?) dalla SESAM, bensì dal Comune (si scrivi ca maiuscola, in quanto si riferisce all'Ente, e no o' paisi. A mia cusì mi 'nsignaru).
  • Nelle lettere di cui sopra, si nota che gli immobili indicati sono uguali a quelli per i quali erano stati pagati gli importi dovuti, salvo piccole differenze nell'indicazione della superficie. Se non ricordo male, alcuni anni fa, il Comune aveva incaricato gruppetti di giovani ad andare casa per casa a prendere le misure, con tanto di rollina e metru ri muraturi. Non entro nel merito delle misurazioni effettuate, ma sicundu mia, nel 90 % dei casi è stata fatta utilizzando non il metro ma uno strumento più praticu e veloci: l'occhiometro.
  • Considerato che gli importi a suo tempo indicati dall'E.TR. sono stati debitamente pagati (o almeno avrebbero dovuto), a mio modesto parere -ma di questioni tributarie non è chi mi ndi 'ntendu tantu- non vedo dove stia di casa "l'omessa denuncia" a cui si fa riferimento, atteso che ciascun cittadino era già debitamente "schedato" nei ruoli E.TR. anche, se del caso, mediante controlli incrociati coni dati relativi alle altre tasse da pagare. Forse, ci potrà essere stata un'errata indicazione della superficie, motivo per cui siamo tacciati essere degli "infedeli". La colpa però, non è certamente del poviru cristianeddhu -chi non capisci nenti di metri quatrati, volumi, superficie netta, ecc.- ma semmai degli stessi accertatori e, quindi, del Comune che evidentemente non li ha saputi scoliare a dovere.
  • La SESAM, si lava subitu 'i mani, buttando la croce addosso al Comune. Io però mi chiedo: comu mai, questi signori non si sono preoccupati minimamente di andare a farsi dare la situazione aggiornata dei ruoli esattoriali, direttamente dall'E.TR.? E, se sono andati al Comune, come mai il nostro Ente non aveva i dati? E se ce li aveva, come mai non erano aggiornati?
Sono considerazioni e domande che nascono spontaneamente, soprattutto in chi è ignorante in materia -come il sottoscritto. Se qualcuno è in grado di spiegarcene i motivi, lo invitiamo caldamente (e mai termine fu più appropriato, vistu 'u focu chi nc'è fora) a farlo. Gliene saremo certamente molto grati.
Giriamo dubbi e domande anche e sopratttutto in sede istituzionale (il prossimo Consiglio Comunale è convocato per lunedi prossimo, ma dell'argomento nessuna traccia).
Mi viene un dubbio: vuoi vedere che finora non ne ha parlato nessuno, perché quando le lettere sono state recapitate, saputo chi si trattava ra tassa ra spazzatura, 'a genti 'i pigghiau e i ittau letteralmenti nto bidoni?

23 agosto 2007

UN GIORNO DA...POMPIERE

Ore 13:08, squilla il telefonino:”Dove sei? Torna, fai presto, che a Melia il fuoco...”. Non ho lasciato a mia madre neanche il tempo di terminare la chiamata. Arrivo a casa, con mio padre e mio cugino scappiamo subito a Melia. Quando arriviamo, abbiamo davanti un camion dei pompieri che, avvertito da un signore del posto, si dirige proprio verso la nostra proprietà. Dalla vallata sale un fumo abbastanza denso, anche se il vento, per fortuna, non è forte.

Facciamo entrare direttamente l'unità dei pompieri -formata tutta da volontari. Grazie al getto delle loro lance, il grosso dell'incendio viene domato.

Intanto, il capo pattuglia ci avvisa che il loro serbatoio è quasi esaurito e, nel frattempo ricevono una chiamata che li invita a dirigersi verso località “Piano Aquile”, dove l'incendio che divampa fin da stanotte, continua implacabile la sua opera distruttrice. Il tempo di offrire al capo squadra una gassosa per dissetarsi e con mio cugino, per poter avere a disposizione un po' d'acqua in più oltre a quella di un piccolo serbatoio utilizzato per l'uso domestico, andiamo ad avvertire del problema i vigili urbani di Melia.

Ci dirottano dall'operaio comunale addetto all'acquedotto, il quale c'informa che l'acqua potrà essere erogata solo a partire dalle 18:00, prima non è possibile. Faccio presente che si tratta di un'emergenza, ma giustamente il povero operaio, senza “ordini superiori” non può muovere un dito. Cerchiamo di contattare il vicesindaco (perché del posto) ma risulta irreperibile. Parlo personalmente con l'idraulico comunale, al quale faccio presente il problema della scarsità d'acqua dei pompieri. “Se proprio hanno necessità -m'informa- possono recarsi all'acquedotto che è ubicato a monte dell'abitato di Melia e prelevare l'acqua direttamente dalla vasca, facendo però attenzione durante le operazioni, affinché rimanga pulita...”.

Ringraziamo comunque per le notizie e torniamo di nuovo giù nella valle. Pressati dalle richieste ricevute, i pompieri sono già andati via.

Insieme a mio padre, mio cugino e altri vicini e conoscenti che molto gentilmente avevano prima avvertito telefonicamente e poi ci hanno aiutato materialmente, mi adopero per completare lo spegnimento delle fiamme, avendo come “armi” soltanto una piccola pompa -utilizzata di solito per l'irrigazione- e un rastrello.

Per fortuna, i danni sono stati abbastanza contenuti, salvo qualche trave del tetto bruciacchiata e i muri anneriti di un piccolo deposito e un bel po' di legname che era stato accatastato all'esterno, contro le pareti.

Il fuoco si è propagato anche alle proprietà vicine -alcune delle quali completamente incolte- e la sua rapida avanzata è stata in buona misura favorita da ciò che è rimasto dopo la mietitura del grano (la cosiddetta “restuccia”), che non è stato possibile bruciare prima -come hanno sempre fatto i nostri nonni nella comune pratica agricola- perché tale operazione, per la quale è necessario fare la comunicazione al Corpo Forestale, può essere eseguita solo dalle ore 4:00 alle ore 8:00 del mattino e, comunque, non in questo periodo, chissà per quale norma che con un eufemismo oserei definire quanto meno “poco intelligente”.

Sono le 15:00 quando l'incendio può definirsi definitivamente domato.

E pensare che, una volta liberatomi dagli impegni di lavoro, avevo deciso di fare una ricognizione sui luoghi degli incendi della notte scorsa:prima a Favazzina e poi sopra Scilla. Ne potete vedere il risultato da queste foto .

Segnalo che a San Giorgio, il black-out (per un problema alla linea, dovuto sempre agli incendi), è durato fino alle 5:00 di stamattina e adesso la situazione sembra essere tornata alla normalità.

Continua invece -anche in questo momento- la fila sulla carreggiata Nord della “A3”: un inferno che dura da ieri sera (poviri figghi 'i mamma, supra a ddhi machini!).

In tutto questo parapiglia, oltre a diverse squadre di pompieri (ne ho incontrata un'altra pochi minuti fa), a solcare il cielo pieno di fumo un solo Canadair che da stamattina effettua sempre lo stesso giro, da Favazzina a Melia:preleva l'acqua dal mare in località “Trunca” e va a “sponziarla” -poco per volta- lì dove piccoli focolai segnalati da pennacchi di fumo, sembrano non volersi ancora arrendere.


FOCU DDHUMATU!

Aiutuuu! Figghioli qua la situazione è abbastanza preoccupante.
Turnaia a 'stu mumentu ra Marina e fuori c'è praticamenti nu 'nfernu: focu ddhumatu!
E' stata sicuramente la giornata più brutta di tutta l'estate. Lo scirocco non ci da tregua da due giorni (ormai siamo al terzo) e, con il vento, sono spuntati -mi verrebbe da dire inevitabilmente- numerosi focolai d'incendi che stanno interessando le montagne circostanti.
A bruciare per prime le pendici della collina sopra il centro abitato, località "Fontanella", "Santa Croce", "Maddu Russu". Le abitazioni vicine hanno corso qualche rischio e, per fortuna, si è evitato che l'incendio interessasse anche un deposito di bombole per il gas, ubicato lungo la provinciale per Melia.
Oggi è stato il turno, in particolare, della montagna sopra Favazzina, località "Vizzari" e "Piano Aquile", cioè fino all'estremità Est di Melia.
Mentre tornavo a casa, 10 minuti fa, le fiamme erano ancora alte e alimentate ininterrottamente dallo scirocco che, seppur calato d'intensità, ti sbatte in faccia un'afa che è come se ti prendessero a pagghiolati d'acqua cadda.
In serata ero a Favazzina, dove da ieri si sta svolgendo il torneo di calcetto a squadre miste. Mentre assistevamo agli incontri, ci cadeva addosso la cenere proveniente dalla collina soprastante. Inoltre, ho potuto notare che le fiamme hanno interessato per un buon tratto anche la parte superiore del versante Est del torrente Favazzina.
Beh, chiamarlo torrente in questo momento è del tutto fuori luogo, considerato che quello che dovrebbe essere il letto del torrente è cchiù 'sciuttu ru pani biscottu stantivu. E' talmente asciutto che si possono vedere le pietre che lastricano il passaggio che permette di raggiungere il campo di calcetto in loccalità "Chiusa": sembra proprio una vecchia strada romana!
L'aria è piena di fumo, lo si nota facilmente osservando il fascio di luce dei lampioni, dall'odore di bruciato che si respira e dal leggero bruciore agli occhi che ho avvertito dopo aver fatto due passi in via Marina, alla vana ricerca di un po' di refrigerio.
A quanto detto fin qui, si è aggiunto un altro problema non da poco. Piazza San Rocco, Via Libertà e Via Rinnovamento sono completamente al buio! Non solo per le strade -dove la gente cammina anche servendosi di pile per capire dove mette i piedi- ma anche dentro le case. Molto probabilmente ciò è dovuto a qualche guasto verificatosi nella cabina che serve le suddette strade, a causa dell'eccessivo sovraccarico da smaltire. Cu 'stu caddu, si fundiru puru i fili ra luci!
Così, la gente è ancora per strada, sembra vagare senza sapere cosa fare, visto chi non si poti mancu zziccari ca testa nto frigorifiru per trovare un po' di bbento.
Credo che in parecchi stanotte proveranno a dormire direttamente in spiaggia, ch'i peri a moddhu, visto che il mare è 'na tavula chiatta.
Anche qui a Ieracari non c'è segno di miglioria, anzi, siamo i primi (in linea d'aria) a essere investiti dal fumo proveniente dagli incendi in corso sulla montagna sopra Favazzina e a Melia. La temperatura, in questo preciso istante è di 35 °C, ma quella percepita dal corpo credo superi i 40 °C.
L'unica soluzione è quella di chiudere completamente porte e finestre, nella speranza di limitare il calore proveniente dall'esterno. Ma, nonostante l'ora, non haiu nuddha lena di andare a dormire se penzu a comu bbugghi ddhu matarazzu.
Secondo alcuni "marinari" che ho interpellato nel tardo pomeriggio, lo scirocco dovrebbe calare nella giornata di domani, lo spero anche se mi pari chi sta' rinforzandu. Che sia l'ultimo infernale sfogo, prima della resa? Lo speriamo tutti.
Intanto, ha da passà 'a nuttata!

20 agosto 2007

THE DAY AFTER

Aaaahhh! Figghioli bongiornu!
Ho ancora le palpebre 'mbiddhate dal sonno dopo 'na nuttata passata a smaltire pranzo, cena e paninu ca satizza d'ordinanza (e ddui e menza 'i matina).
Mi pigghiaia 'u cafè, ma ancora deve trasire in circolo. Nell'attesa, eccovi un commento a caldo (fora 'u suli bruscia, anche quassù a Ieracari Hill) della festa di San Rocco che per la prima volta, grazie allo smisurato 'ngegno inventivo del nostro Tatomaster abbiamo trasmesso praticamente in diretta su questo Malanova di sito (e 'u megghiu è ancora arretu).
Come ogni anno, ci sono state delle novità.
Per prima cosa però, seppur di malavoglia, lasciatemi dire che sono rimasto sorpreso nel vedere che qualcuno -frmatosi scillaponte- abbia avviato una raccolta di firme contro il parroco.
Ora, ieu non vogghiu difendiri a nuddhu, però volevo fare presente che, cusì facendu, tutte le preriche, le messe, le processioni, le 'ntrocce, le bande, ecc., ndi putimu 'ttaccari o' coddhu, perché vanno stupidamente a farsi strabenedire. Ch' 'a ficimu a fari 'a festa? Tutta 'a farina si ndi iau a livatu!
Certo, io sono il primo a dire che le tradizioni secolari -che si tramandano da padre in figlio- vadano mantenute. E' una questione di storia, di valori (richiamati anche dal parroco nell'omelia) e le tradizioni, secondo me, sono alcuni degli strumenti mediante i quali i valori si trasmettono.
In questi ultimi anni si sono fatti dei cambiamenti, che alcuni chiamano prove. Ma, appunto comu e muluni a prova, alcuni sunnu boni e alcuni nesciunu cucuzza.
E' innegabile ed apprezzabile il fatto che il nostro parroco, sia dotato di molta "inventiva" in fatto di cambiamenti, sostenuta anche dalla sua giovane età (siamo quasi coetanei). E' impressione mia personale però che spesso, questo suo entusiasmo lo porti a strafare, a voler fare le cose un po' troppo di prescia. Questo, a volte, contribuisce anche a far perdere la lucidità, come è successo per esempio ieri durante l'omelia (che comunque ho apprezzato tanto), quando per un involontario lapsus freudiano, la peste è divenuta lebbra e gli appestati sono divenuti lebbrosi.
E' altresì innegabile che la gente dello Scigghio invece sia abituata a ritmi di vita quotidiana molto più lenta, direi quasi da "siesta" messicana. Pertanto, è quasi fisiologico che per comprendere il senso di alcune innovazioni -che anche in passato altri parroci hanno gradualmente attuato- ci vorrà del tempo.
Intanto però, e questa è la prima novità, già ieri sera durante la processione abbiamo registrato in diretta (alle 20:30 o giù di lì) che -seppur ancora con una pronuncia da migliorare- il nostro parroco ha intonato il tradizionale canto "Sant'(a) Roccu ra gran putenza", dopo esser stato sollecitato con una certa insistenza -ma è sempre un'impressione mia personale- da numerosi fedeli in processione. E' comunque un buon segno, che lascia ben sperare per il futuro, nel senso che le cose vengano decise prima e siano frutto non dell'induzione (dell'uno verso l'altro) bensì di un dialogo aperto, franco e sincero, senza inutili polemiche.
Seconda novità: pareri contrastanti in merito al trionfino in modalità TAF (Trionfino A doppia Filarata). Sicuramente è più scenografico vedere il Santo correre tra due ali di fuoco. I problemi principali sono due: 'u Santu non si viri, perché 'ccuppato dal fumo delle doppie luminarie; si limita lo spazio a disposizione della gente, con conseguenti problemi di ordine pubblico. Ieri l'attesa per la partenza del trionfino è stata lunga, proprio perchè i poliziotti hanno voluto assicurarsi che tutto fosse a posto. Da rivedere.
Due annotazioni: 1) complimenti ai 'mbuttaturi del trionfino, è stata una corsa degna del miglior Carl Lewis, velocissimi. 2) A parziale recupero della lunga processione di sabato, quella di ieri a San Giorgio è durata praticamente un'ora in meno rispetto agli orari consueti. Merito di poche fermate e cambi volanti, favoriti certo da una temperatura sopportabile. E' stata, forse, la processione più veloce della storia scigghitana.
Terza novità: A proposito di tradizioni, per la prima volta (almeno credo), durante la messa solenne di ieri, non c'è stata la tradizionale offerta del cero votivo da parte dell'Amministrazione comunale. Nenti ceru, nenti gonfaloni, sindicu senza fascia. Ma figghioli, pirchì? Anche in questo caso si sono raccolte in giro le voci più disparate. Quella comunque che sembra aver maggior credito è la seguente. Pare che le spese per l'acquisto del cero votivo siano sostenute, con turno quadriennale dal comitato organizzatore e dall'Amministrazione comunale. Quest'anno sarebbe toccato al Comune ma, a causa delle attuali traversie economiche che l'Ente sta attraversando, non è stato possibile affrontare la gravosa spisata. La notizia è da prendere con beneficio d'inventario, in quanto "voce di processione", e mi aspetto magari maggiori precisazioni in merito. Comunque, qualora dovesse essere vera, vuol dire chi simu cumbinati malamenti: non c'è sordi mancu pi 'na candila!
Non posso però non far notare che (sempre se quanto sopra risponde al vero), anche il comitato avrebbe potuto fare un'eccezione alla regola e provvedere.
Quel che è oggettivamente rilevabile dall'esterno, è che tra il nostro Peppone
e il nostro Don Camillo, quanto meno sia mancato il necessario coordinamento. Conseguenza? Una gran malaviruta.
Per finire, chiudo in bellezza. L'unica tradizione che si rinnova ormai da anni? satizzi! Appena finiti i fuochi, con gli amici abbiamo fatto un breve quanto intenso slalom al fine di effettuare un censimento delle "ravigghie" ambulanti presenti sulla via Marina. Pirdimmu 'u cuntu. Non è mancata la chicca: oltre alle "ravigghie", qualcuno ha pensato bene di iarmarsi di "triporu" con sottofondo di lamera (vedi foto sul malablog). Che sia il preludio alla caddarata di iambuni e zziringuli del prossimo anno, sulla scia di festa Maronna a Reggio? E' confermato: tuttu 'u mundu è frittuli!

18 agosto 2007

REPULSIONE TURISTICA

Domenica scorsa hanno trasmesso il Padrino 2, film che -non per caso- ha ottenuto numerosi oscar.
Una scena in particolare ha attirato la mia attenzione. Mike Corleone (erede di Don Vito), si reca a Cuba, dove in quegli anni la mafia controllava gran parte delle attività commerciali dell'isola, più o meno legali che fossero.
A L'Avana, incontra un amico del padre, che "sovrintende" alle operazioni per conto della famiglia. Il rituale pranzo d'affari, si conclude naturalmente con il dolce: una bella, grande, torta.
Mentre i camerieri vanno avanti e indietro a servire, il padrone di casa definisce con gli ospiti quella che sarà la futura ripartizione degli "affari", indicando a ciascuno, con poche parole quella che sarà la sua "fetta di torta".
Quello che è successo a Duisburg lo scorso ferragosto, rientra in un momento particolare, di "riequilibrio" che era stato ampiamente previsto dagli investigatori di Reggio Calabria e comunicato ai Ministri competenti, già da alcuni mesi.
Certo, l'aver agito "in trasferta" è una novità nella storia della 'ndrangheta ma, proprio questa novità potrebbe ritorcersi contro coloro che hanno organizzato e portato a termine il sanguinoso agguato. Sì, perché,come dicono i giornali (purtroppo a ragione), la Germania non è la Calabria. Infatti, mentre a San Luca pare che la gente neanche esca per strada, a Duisburg le indagini procedono spedite, grazie alla collaborazione di numerosi testimoni.
Ho fatto un giro su internet: la notizia della "strage di ferragosto" è arrivata in tutto il mondo. Germania, Francia, Spagna, Inghilterra, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Australia, Sud Africa.
Inserendo la parola "ndrangheta" nei motori di ricerca interni dei maggiori giornali, ovunque nel mondo si parla (male) della Calabria.
Alla parola "ndrangheta" sono abbinate circa 710.000 pagine; a Tropea e Scilla 2.300.000-2.400.000 (ma ovviamente non tutte si riferiscono alle rispettive città); Locri (627.000); Gerace (712.000); area grecanica (48.900); Santuario di Polsi (44.400); Pentidattilo (15.500); cascate di Bivongi (859).
Noi, per ora, possiamo solo registrare questi dati di fatto: il fenomeno ndrangheta è molto più conosciuto di alcune della maggiori attrazioni turistiche della provincia di Reggio Calabria.
Un boccone amaro, duro da digerire, che nessuna fetta di torta potrà cancellare.


10 agosto 2007

BUMBULI E QUARTARI

Informazioni sul Post ARGOMENTO: Via Marina di Scilla!!! Nome: Gianluigi Data: Aug 10 16:23 2007 Visite: 10 Cita | Rispondi Via Marina di Scilla!!! Agli amministratori di questo stupendo paese: Vergognatevi!!! La via marina di Scilla è diventata un mercato, puoi acquistare pure le anfore romane!!! Sporcizia ovunque, anche in spiaggia. ma si può. Ma lo scillese perchè non si lamenta? E' abituato? Cordiali saluti Gianluigi

Questo messaggio, inviato sul Malaforum dall'amico Gianluigi, mi spinge a proporvi ora alcune riflessioni che avevo già in mente di trattare da alcuni giorni, ma che ho rimandato causa...ecomostro.
Amico Gianluigi, come darti torto? 'U mercateddhu è ddhà, sotto gli occhi di tutti coloro che -come me- il pomeriggio o la sera, per rinfriscarsi la muruddha con la brezza che sale dal mare, si illudono di poter fare una passiata in via Marina.

Sì, sono poveri illusi (me compreso), perché quello che li aspetta non è 'na passiata, ma uno slalom, una gimkana, passando una serie di strettoie (chi 'i strati ra Chianalea a cunfruntu parunu 'u Corsu i Rriggiu!) a zigzag attraverso pizze e bibite, borsi, maglietti, sciammissi, specchi e, per finire, loro:


bumbuli e quartari di ogni taglia e dimensioni!

Se pi camora vi capita di scindiri nel pomeriggiu, diciamo verso le 19, vedete il popolo degli ambulanti che, dopo avervi aspettatto o' passu per fottervi il parcheggio davanti e' mussa, procede con automatica celerità al montaggio di metri di bancatu, sopra il quale disporre il materiale di cui sopra, il più delle volte proprio davanti a quella specie di sedili (ex cacaturi, per intenderci) che sono stati ristrutturati l'anno scorso per essere utilizzati (in teoria) dal pubblico. Non cuntenti,i nostri allegri ambulanti "si allargano" a dismisura sul marciapiede, adornandolo con oggetti simili a quelli ritratti nella foto, oltre a un vasto campionario di puro artigianato calafricano.

Questa situazione va ormai avanti da parecchio tempo, anche se quest'anno ha raggiunto livelli davvero anomali.
Veniamo però al dunque. Perché lo scigghitano non si lamenta? A dire il vero, qualche giorno fa i commercianti -colpevoli dal loro canto di non essere mai riusciti a costituire un'associazione che li rappresenti e difenda i loro sacrosanti diritti- hanno segnalato la questione al Sindaco, il quale non ha potuto far altro che prendere atto delle loro forti lamentele,obiettivamente e palesemente fondate.
Nel caso specifico della Via Marina però, il Comune non può intervenire -salvo tramite i Vigili Urbani ma solo per motivi di ordine pubblico- semplicemente perché non ha titolo a farlo!

Mi spiego meglio. La Via Marina, per tutta la sua lunghezza (da Monacena a Spirito Santo)e dalle case su di essa prospicienti fino al marciapiedi lato mare (compresi quindi i marciapiedi lato monte e l'intera sede stradale),
dal punto di vista legale è terreno di proprietà demaniale, proprio come la spiaggia del mare.
Il Comune,poco più di quattro anni fa, ha inoltrato formale richiesta affinchè -visto e considerato lo stato di fatto, cristallizzato da anni- tutta questa superficie venga "sclassificata" in modo da poter divenire bene disponibile per essere successivamente ascquistato e quindi definitivamente acquisito al patrimonio comunale.
Tale richiesta però, nonostante numerosi solleciti, sembra essersi impantanata nelle maglie della burocrazia. Ne consegue che per poter mantenere le strutture e gli impianti esistenti (strada, marciapiedi, impianto fognario, idrico e illuminazione pubblica), lo stesso Comune, in quanto concessionario del suolo demaniale, versa allo Stato una somma pari a quasi € 3.200,00 l'anno.
Secondo quanto previsto dalle norme del Codice della Navigazione e del suo regolamento, un suolo demaniale può essere adibito esclusivamente all'uso per cui è stata avanzata la richiesta.
Ciò significa che permettere alle "bancarelle" di spuntare ogni sira sulla via Marina, è come permettere al concessionario di un lido balneare di installare all'interno dello stesso nu bellu bancatu chinu i bumbuli e quartari invece di sdraio e ombrelloni.

Questo stato di cose, non fa che ritorcersi esclusivamente contro il Comune di Scilla.

Prima per una questione pratica, di immagine offerta ai tanto desiderati (quanto assenti) turisti e/o frequentatori (sbinturati!) del nostro paese. Poi per il danno economico subito da tutti gli operatori commerciali (pub, bar, ristoranti, lidi balneari, ecc.) che esercitano la loro attività correttamente, secondo le leggi vigenti.
Poi ancora, per il danno economico ( figlio della lentezza burocratica di cui si è detto sopra) subito per i mancati introiti delle concessioni degli spazi per il commercio.
In ultimo, perché un perdurare di queste attività abusive, potrebbe finire, paradossalmente, con il mettere fuori lege anche il Comune stesso.
Infatti, il cattivo uso della concessione (e più cattivo di così, mi sembra sia difficile), il mutamento sostanziale non autorizzato dello scopo per il quale è stata fatta la concessione (mercateddhu inveci ru marciaperi) e l'abusiva sostituzione di altri nel godimento della concessione (i venditori ambulanti, invece della collettività), sono tutte cause di decadenza dalla concessione.
Pur se quanto appena evidenziato appare poco probabile, nulla toglie che nel caso in cui, da un controllo (campa cavaddhu!) eseguito dall'autorità competente [Capitaneria di Porto o Agenzia del Demanio], dovessero essere evidenziate tali "difformità" nell'uso del bene demaniale, al Comune possa venire revocata la concessione, peraltro già pagata per i prossimi sei anni!

Pertanto, poiché, comu ricivunu i 'ntichi, "Cu' si vardau, si sarbau", sarebbe oltremodo opportuno che il Comune, pur non potendo intervenire direttamente, segnalasse il problema alle autorità competenti, le quali, sempre pronte a rilevare (metro alla mano) anche il minimo "sconfinamento" operato da un lido, finiscono con l'ignorare (e speriamo che sia solo ignoranza) una situazione che ha certamente sconfinato nell'illegalità, alla quale non solo pare ci siamo abituati, come dice Gianluigi, ma ci siamo pericolosamente assuefatti.


08 agosto 2007

IL "PONTE MILVIO" SCIGGHITANO

Anche se la stagiuni estiva finora è stata all'insegna della calma più piatta mai rigistratasi da queste parti, forse cì'è ancora spazio per una piccola speranza nella rinascita turistica del nostro beneamato Scigghiu.
Credo conosciate tutti (per esserci stati di persona o averlo visto in tv) il famoso Ponte Milvio di Roma, dove un lampione è stato lettaralmente coperti di lucchetti -altrimenti detti "catinazzi" in dialetto scigghitano- lasciati dagli innamorati che in quel luogo si giurano amore eterno (! sicuru?).

Nella foto: i lucchetti di Ponte Milvio -Roma


Ebbene, da qualche giorno, anche Scilla ha il suo Ponte Milvio. L'aviti presenti il belvedere situato sulla Statale 18, superato l'abitato di Marina Grande in direzione Villa San Giovanni, a strapiombo sul mare, meglio conosciuto come "Morselli"?
Da sempre è meta -oltre che dei ciclisti chi ivi si riposano, pigghiandu sciatu alla sola vista del panorama- anche delle coppiette di fidanzati/zziti in fuitina/neosposi, che vogliono immortalare il loro amore con lo sfondo della "spiaggia delle sirene" e della rocca del castello "Ruffo".
Ne sono testimonianza diretta le diverse scritte lasciate in loco dalle coppie suddette, utilizzando i mezzi più disparati (culuri, pennarelli, unghie, ecc.) e che hanno finito col rivelarsi una vera 'nchiappatina di uno dei posti più caratteristici del nostro comune.
Con l'intenzione di risollevare le sorti turistiche del borgo scillese e memore della grande pubblicità ricevuta dal ponte romano -divenuto ormai meta di visita semiobbligatoria- qualche giuovanotto di grande 'ngegno e inventiva ha pinzato bene di dare inizio alla stessa usanza lungo la 'nferriata della barcunata Morsellifera [Vedi foto sotto]


Ci auguriamo tutti che questa nuova moda (per la quale ringrazio, a nome dell'intera cittadinanza scigghitana, chi l'ha avviata) possa costituire un'ulteriore attrattiva del nostro paesaggio e portare a Scilla camionati di 'nnamurati, iarmati di catinazzu!
Mi immagino già pescherecci carrichi di giapponesi -'a fimmina avanti e 'u masculu arretu, in puro stile samurai- che 'mpiccicano lungo le rocche dello strapiombo, per andare a mettere il loro bel catinazzo nella ferriata e scattarsi poi una bella foto da portare con loro a Tokio.
Rispetto a Roma, poi, abbiamo anche un vantaggio: come visibile dalla foto sopra e dalle altre che potrete ammirare cliccando qui, al belvedere Morselli non ci sono lampiuni -sicchi e iati- che, causa l'eccessivo carrico di ferraglia, si possano turciri e rumpiri, catafuttendusi a mari cu tutti 'i catinazzi.
Quella scigghitana è 'na barcunata, quindi molto più curtigna che ben può suppurtari il peso di catinazzi di intere ferramenta della provincia!
Oltre a questa interpretazioni, diciamo così, "romantica",della presenza dei lucchetti, per la testa me ne firriano delle altre.
Potrebbero costituire un avviso per chi si accinge a entrare a Scilla: attentu, è un paese dove, almeno fino alla data odierna, quest'estate non c'è stato un "catinazzo" di evento o di manifestazione di alcun genere (salvo quella dei borghi più belli d'Italia e la tradizionale sagra del pescespada che si svolgerà nel prossimo fine settimana).
Potrebbe essere il gesto provocatorio di qualche visitatore centro-nordico che, dopo aver sostato magari per qualche giorno soltanto nello Scigghio e aver speso comunque una fortuna, solo per mangiare, dormire e 'mpuzzarsi 'na calata tra le meduse, deluso ha esclamato (nella sua lingua, naturalmente):"Ma chi catinazzu 'i paisi è chistu!?", scappando a rotta di collo verso i lidi riggitani o (cchiù probabili) la Sicilia.

Poiché comunque mi piace pensare positivo, propendo per la prima ipotesi, quella "romantica" e chissà che, spargendo la voce con una pubblicità adeguata, non si riesca davvero a creare una vera attrazione turistica.

Se la cosa, corna facendu, non dovesse evolversi in tale direzione, pacenzia. Vuol dire che tutti ddhi catinazzi potranno essere utilizzati dai numerosi ciclisti di passaggio come antifurto per le loro biciclette!

03 agosto 2007

SCOGLIO D'ULISSE: LETTERA AI MINISTERI

Pigghiato un po' dallo scunforto ma soprattutto dalla raggia riguardo alla situazione assurda dell'ex Scoglio d'Ulisse, pur consapevole chi 'i 'sti tempi l'uffici sunnu vacanti, ma essendo arrivato quasi al limite della supportazioni, ho spedito una mail a: Ministero dell'Ambiente, Ministero dei Beni Culturali, Soprintendenza Regionale e all'Assessore Regionale all'urbanistica.
Questo il testo.

Da: U_Nonnu
Data: Venerdi 3 Agosto 2007 18.26
A:segr.ufficiostampa@minambiente.it;urp@beniculturali.it;
ufficiostampa@beniculturali.it; michelangelo.tripodi@consrc.it;
soprintendenzacal@tin.it


Sono un cittadino di Scilla (RC) e volevo segnalare lo stato di fatto dello "Scoglio d'Ulisse", uno dei primi "ecomostri" ad essere abbattuto.
La struttura esistente è stata oggi sostituita da uno spazio che dovrebbe essere riqualificato, secondo un progetto del costo stimato di € 600.000,00, ma che, da quanto è possibile verificare attualmente -anche se i lavori non sono ancora stati conclusi, e nessuno sa il perché- altro non è che un misero parcheggio.
Più volte, nei mesi scorsi, attraverso il sito www.malanova.it e un blog personale, ad esso collegato ho sottolineato che sarebbe stato preferibile procedere sì alla demolizione della struttura esistente (di proprietà dello Stato ed oramai fatiscente solo ed esclusivamente a causa del totale disinteresse statale) ma anche alla sua successiva ricostruzione -senz'altro apportandovi i necessari miglioramenti architettonici e tecnologici. [ Vedi blog del: 23 Gennaio, 26 Febbraio. 12 Marzo, 23 Marzo, 2 Maggio, 30 Luglio u.s.]
Lo "Scoglio d'Ulisse" ha rappresentato per decenni uno dei posti più caratteristici di Scilla e dell'intera Costa Viola e poiché oramai fatiscente, per arrivare alla sua demolizione (alla quale, colpevolmente, nessuna istituzione locale ha cercato di opporsi) lo si è fatto passare per un "ecomostro" (allo scopo di poter usufruire di fondi che non si sono mai trovati in quarant'anni per la manutenzione?), assimilando quindi, di fatto, l'incuria dello Stato alla selvaggia speculazione privata verificatasi lungo tutte le coste italiane!
Nei programmi di chi ha progettato l'intervento, questa "piazzetta" ricavata dopo l'abbattimento della vecchia struttura, dovrebbe costituire un piccolo gioiello.
In atto però, esso non sembra tale. Anzi (vorrei tanto sbagliarmi), da quanto finora visibile, sembra proprio che il rimedio sia peggiore del male.
-I lavori, come detto, non sono stati completati.
-Le scelte progettuali non esenti da critiche e sono sicuramente opinabili: non hanno tenuto in considerazione il problema dell'abbattimento delle barriere architettoniche.
-Non hanno tenuto in considerazione l'opportunità di dotare il suddetto spazio di un affaccio a mare sul lato Nord, il che è paradossale, considerando che esso è parte integrante dell'area portuale di Scilla.
-In ultimo, non si può non segnalare che l'attuale cantiere -perché di cantiere ancora si tratta- è completamente incustodito e presenta diversi punti che possono costituire pericolo per l'icolumità pubblica (scalinate prive di parapetti, tubi dell'impianto elettrico lasciati liberi e privi di protezione, ecc.).
Per opportuna conoscenza, si invitano i Ministeri e gli uffici in indirizzo a prendere visione di quanto sopra consultando il relativo servizio fotografico.
Si invitano infine gli stessi Ministeri e uffici, per quanto di loro competenza, a voler esaminare quanto sopra riferito e adottare tutti gli adempimenti ritenuti necessari.
Nella certezza che le problematiche sopra evidenziate -condivise da numerosi cittadini scillesi- saranno oggetto di Vs. attenta valutazione, si rimane in attesa di cortese riscontro e si porgono
distinti saluti
Francesco Rocco Picone [unonnu@malanova.it]

30 luglio 2007

IL NUOVO SCOGLIO D'ULISSE: POLVERE DI...BITUME

Figghioli, faci caddu, 'u sacciu e magari non aviti nuddha fantasia mi liggiti chiddhu chi scrivu, ma mi corre l'obbligo di aggiornarvi sulla telenovela "Scoglio d'Ulisse".
Ebbene, dopu tanti "chiacchiri e tabaccheri 'i lignu"; dopu chi esimi professoroni ed esperti vari ndi sturdiru, declamando al mondo intero lo scempio e il degrado urbano del nostro territorio, di cui lo Scoglio scigghitano costituiva -a dir loro- uno degli esempi più fulgidi e malefici, tanto da dover essere abbattuto; dopo che è stata autorizzata (dalla Regione), ratificata (anche dal nostro Comune con apposita delibera) ed attuata (nte sacchetti 'i cu' sapi cui) una spesa di ben 600.000 euro, al momento lo stato dell'arte è il seguente.
  • Al posto delle strutture fatiscenti rase al suolo è stata realizzata una similpiazzetta. La si intravede incastonata tra i muri che sono stati rivestiti in pietra (e che pietra!) e ...bitume! Si presenta già regolarmente pavimentata e già predisposta per ospitare un paio di lampioncini con annesse panchine chi...ora i portunu!
  • La suddetta piazzetta si distingue per la sua "quota". Infatti è stata sopraelevata rispetto al piano stradale di circa 20 cm. Non vi è alcuna traccia di rampette o scivoli che possano permetterne la fruibilità anche ai soggetti diversamente abili. Le barriere architettoniche, lungi dall'essere abbattute, sono state semplicemente ignorate. Complimenti!
  • Il muraglione di protezione è stato rivestito con una pietra dalla tonalità accettabile, simile a quella esistente nella galleria che conduce al porto, ok. Peccato che essa sia stata realizzata solo parzialmente (per circa 3/4 dell'altezza. Chi è, non bastaru i sordi?) e pertanto camora ci tocca proteggerci gli occhi -sia pur già abituati dalla candidezza della pietra albina della Sinuria- anche dal bagliore dell'intonaco di cemento lisciatu cu fracassu.
La perla, anzi le perle assolute sono però due.
  • Lo slargo antistante la nuova piazzetta è stato pavimentato con puro bitume di colore così nero chi mancu chiddhu ra pista 'i Monza un iornu prima ru gran premiu d'Italia! Era forse troppo difficile pavimentare il citato spazio, utilizzando la stessa pietra lavica di antica fattura già esistente in tutto il resto dell'area portuale, molo compreso? Risultato: sulla nuova pista del porto troveranno ospitalità per il parcheggio (udite! udite!) ben n° 6 (no, non c'è errore, avete letto bene:sei) autovetture!
  • Il massimo dello 'ngegno architettonico portuale moderno è stato raggiunto, anzi superato, da un'autentica invenzione di qualche ciriveddhu fiinu. Non potendo disporre dell'antica pietra con la quale è rivestito il passaggio pedonale che corre in alto, parallelo al molo, fino a raggiungere la nuova piazzetta (?), cosa hanno sparmentato? Semplice: hanno ripordotto il nero naturale della pietra antica con una magica spruzzata di catrami in polvere! Tantu -avranno pensato queste menti eccelse- 'i luntanu cu voi mi si nd'accorgi? A dir la verità, se ne accorgerebbe anche Mister Magoo: le nuove pietre laviche in puro catrame in polvere (e la conseguente differenza con la pietra naturale) sono perfettamente visibili a occhio nudo puru 'i sutta a' Timpa di Via Nucarella!
Che dire, sarà colpa mia, del mio occhio orbigno o del mio gusto "antico", ma questo nuovo genere di architettura pseudonaturalista a mia non mi cala propriu.

Lungi da me l'intenzione di influenzare il vostro giudizio, pirciò vi potete fare un'idea guardando l'apposito servizio fotografico che il buon Gianluca -comu o' solitu- ha appositamente curato per voi, con integrazioni del nostro Tatomaster e ru Nonnu, che sono io.

26 luglio 2007

ATTENZIONE AL FINTO SCIANCATO!

Scoppiata l'estate, si ndi virunu pi ddaveru di tutti i culuri. 'A genti si 'mbenta di tuttu per racimolari 'n cacchi euru mi si 'ccatta 'n paninu o 'na fetta i miluni friscu.

Oltre al già signalato finomino dello sparimento rastifero di cui ha riferito Tato sul malanovablog -cui rimando per i particolari- saccomu siamo un sito di servizio pubblico, mi permetto di segnalare un'altra malausanza che si sta registrando di questi tempi nel nostro paisuzzo.
Diffidate da finti omini ciunchi -cu tantu di stampelli- che vi chiedono un contributo perché la propria figlia deve subire un'opirazioni a Milano.
Pù, fora jabbu! Se la nostra Sanità funzionasse...
Lo stesso omino, finto sciancato, si premura in ogni caso di aggiungere che, in segno di riconoscenza, al ritorno da Milano, vi darà conto dell'esito dell'opirazioni medesima. Chi primura!

19 luglio 2007

A SCILLA LA FESTA DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA

Seppur con quasi una simanata di ritardo, vi aggiorno brevemente sulle serate (6, 7 e 8 luglio u.s.), svoltasi a Chianalea in occasione della festa per i borghi più belli d'Italia.
Gli ingredienti? I soliti.
In primo luogo la banda, pirchì nei nostri paeselli suddici senza banda non pari festa.
In secondo luogo, caddarati ed esposizioni di prodotti locali di ogni tipo, per soddisfare qualunque languorino (autru chi Ambrogiu, 'u chauffer ra pubblicità 'i 'na vota).
E poi musica dal vivo e sfilate in costumi d'epuca (alias sciammissi).
Il tutto si è svolto nel magico scenario della Venezia del Sud scigghitana, in un'atmosfera spensierata e garrula.
Il vettovagliamento ai partecipanti è stato gentilmente offerto dagli esercizi commerciali locali.
Unico intoppo: la leggera scarsizza di lumeri che illuminassiro adeguatamente lo scenario naturali.
Chi volesse avere un'opportuna visione della sirata, può buttare un'occhio al fotoalbum curato dall'amico Gianluca, malinviato in loco.

17 luglio 2007

VIOLA: FINE DI UNA STORIA. VERGOGNAMOCI!

(16 lug.) La Nuovo Basket Viola Reggio ’98 Ssrl comunica di aver inviato ad integrazione della domanda già presentata il 29 giugno scorso, ulteriore documentazione secondo le prescrizioni ricevute dalla Com.te.c. Non essendo, però, riuscita ad assolvere a tutti gli adempimenti richiesti si rimette alle decisioni dell’organo competente.

====================================================

Con questo comunicato apparso sul sito ufficiale, è stata di fatto annunciata la fine di una società che ha costituito una parte importante nella storia del basket non solo in Calabria ma nell'intero meridione d'Italia.
Sono rimasto di sasso, stamattina, nel leggere la notizia sulla Gazzetta del Sud! Mai mi sarei aspettato che si lasciasse morire così un pezzo di storia (non soltanto sportiva) di Reggio.
Ricordo ancora come fosse ieri gli indimenticabili incontri di playoff contro la Milano di Meneghin, D'Antoni, McAdoo, Premier, in un botteghelle stracolmo di gente e di fumo, in equilibrio (a dir poco precario) su un solo piede, schiacciato in mezzo all'entusiasmo generale di giovani e meno giovani.
Sono stati quelli i primi incontri di basket cui ho assistito, trascinato dai compagni di scuola, dopo aver assaporato direttamente l'emozione di un canestro nella palestra del "Righi" durante le ore di educazione fisica.
Da lì ha avuto origine una passione che la Viola ha contribuito in maniera fondamentale ad alimentare ogni giorno di più, in tutti questi anni di gioie e sofferenze; di vittorie all'ultimo secondo e di sconfitte (anche pesanti). Anni in cui è cresciuto a Reggio il così detto "Pianeta Viola", il fiore all'occhiello di un'intera città.
Provo tristezza oggi, una profonda tristezza e tanta tanta amarezza per la fine di una storia. Ma non posso non provare anche tanta vergogna. Sì,perché così com'era stato fatto in passato, con un piccolo contributo da parte di noi tifosi (sarebbero bastati 1-2 euro a testa) si sarebbe racimolata gran parte di quella cifra che serviva per definire l'iscrizione al prossimo campionato, senza aspettare l'intervento "miracoloso" dei soliti politici di turno.
Abbiamo constatato, nel modo più amaro purtroppo, che questi signori, per quanto potenti si credano di essere, non sono riusciti a prendere nemmeno la più piccola iniziativa per salvaguardare un patrimonio sportivo -nonché, soprattutto, sociale e culturale- così importante come la Viola. Anche loro, se avessero un minimo di quello che comunemente si definisce "russuri nta facci" si dovrebbero vergognare.
Perdonatemi, ma l'unica cosa che mi viene da dire a questi signori è:MALANOVA!

03 luglio 2007

DALLE BIGHE ROMANE AL "DBA"

Non so in altre parti d'Italia (magari i miei amici che vivono al di fuori dei calabri confini, ndi virunu puru 'i peggiu), ma a Reggio Calabria il Codice della Strada è praticamente ribaltato.
La precedenza ce l'ha, nell'ordine:
- chi proviene da sinistra, anche se alle ultime elezioni la destra ha preso più del 70% dei voti!;
-chi ha lo stop, pirchì (nel 99% dei casi al volante c'è un essere umano di geniri fimmininu): havi l'acqua supr' o' focu oppuru hav' a girari 'a frittata 'i patati!;'ccumincia a sunari ddhu clacson chi 'a sentunu puru i Catania, pirchì havi a iari mi pigghia 'u figghiolu chi nesci ra scola o ra piscina;
-chi ha il semaforo rosso, tantu poi,'a multa na pava 'u stessu, stracatafottendosene altamente di tutte le telecamere che sono state installate di recente.

Ho appositamente lasciato per ultimi quella gran moltitudini (masculeddhi e fimmineddhi senza distinzioni) che, saccomu si sono oramai civilizzati -o almeno credono- non fanno più uso delle frecce.


Si da il caso però -e qualcuno glielo dovrebbe spiegare- che le frecce non sono mica quelle che usavano i nativi d'America (meglio noti come "indiani") bensì quelle che a scuola guida -almenu finu a 17 anni fa, quandu praticaia ieu- venivano tecnicamente definiti "indicatori di direzione".


Ricordate il famosissimo film di "Ben Hur"? C'è una scena che mi è tornata in mente oggi: è la corsa delle bighe, durante la quale un romano alquanto scorretto cerca di "speronare" la biga del nostro eroe, facendo uso di appuntiti aculei di ferro.

Ebbene, avrei voluto tanto averli a disposizione sulla mia macchina!

Se fossimo nell'epoca dell'Impero romano, li avrei sicuramente usati oggi, in modo scorretto sì ma credo giustificato, contro quella caterba di automobilisti appartenenti alla suddetta
razza (in rapida e pericolosa espansione), che ogni iornu caminunu nta strata rallentando (fin quasi a fermarsi): in autostrada perché devono uscire a qualche svincolo oppure, in città, svoltando all'improvviso per entrare (letteralmente) nel forno a prendere il pane o in una gelateria - o meglio, dentro la vitrina dei gelati- evidentemente per combattere un attacco di strura subitania.
Caminunu comu se fussiru suli, patruni ra strata e tu, poviru cristu chi nci 'mbatti d'arretu, ti devi spremere il ciriveddho, magari cercando anche di scrutare l'espressione del guidatore che ti precede attraverso il suo specchietto retrovisore, solo per capire quali sono le sue intenzioni o, meglio ancora, quali possono essere le sue nicissità in considerazione dell'orario e delle condiziioni meteo.

Poiché siamo in epuca definita "moderna", lancio un'idea che, chissà, potrà essere raccolta da qualche 'ngignusu 'ngigneri di meccanica.

Cuntinuandu 'i 'stu passu, mi sa che oltre al navigatore satellitare, sulla parte posteriore delle nuove autovetture dovrebbero montare -direttamente collegatu cu ciriveddhu- una sorta di analizzatore cerebrale del conducente, in grado di svelare quali sono le intenzioni di manovra del guidatore.

Se vuliti, ho pure pronto l'acronimo: DBA. Pi chiddhi chi sannu l'inglesi sta per Driver's Brain Analiser. In scigghitanu: Dimmi (chi vo' fari) Bestia d'Autista.


Così, chi ha la sbintura di capitare dietro un conducente di tal risma,
ne trarrebbe sicuramente un doppio beneficio: risparmio di calendari con i quali "santiare"; risparmio della relativa produzione di bile e conseguente minore affaticamento epatico!