03 ottobre 2008

E A CATANZARU, SI CHIANTARU!

Nel novembre del 2007, v'aiva cuntatu la tragicomica vicenna, tutta calabrisi relativa all'assegnazione della sede regionale dell'Agenzia delle Dogane.
Con una sentenza tutta da ridere, il Tar del Lazio aveva infatti stabilito che la sede regionale spettava a Catanzaro in quanto capicoddhu...ehm...capoluogo di regione.
Questa decisioni era stata accolta malamenti in riva allo Strittu, poiché da chi mundu è mundu, la sede doganale per eccellenza è stata sempri Riggiu.
Da qui, il ricorso presentato al Consiglio di Stato, che è stato accolto in pieno dal massimo organo di giustizia amministrativa.
Se all'epoca della sentenza del TAR i catanzarisi aivunu 'ittatu 'u bandu pi mari e pi terra, da quando è stata resa nota la decisione del Consiglio di Stato dagli abitanti della città (?) dei tre (capi)colli non è pervenuto manco un fiato, un commento, 'na parola, nenti di nenti. Si chiantaru!
E' la più evidente e lampante dimostrazione di una sola cosa: avevano torto marcio!

20 settembre 2008

MA DIO, DA CHE PARTE STA?

Chiovi stasira, e forti puru...
Ho pensato pirciò di dedicarmi alla lettura. Avevo diversi libri tra cui scegliere: “Quel treno da Vienna”, giallo di Corrado Augias, ambientato nel 1911, quando la giovane nazione italiana festeggiava i suoi primi 50 anni; “Il massacro di Goldena”, riedizione di un breve romanzo di G.L. Bonelli, in occasione del 60° compleanno (editoriale) di Tex Willer; “Voi non sapete -Non vedo, non sento, non parlo”, il dizionario della mafia, scritto e commentato da Andrea Camilleri; “Il grande inganno”, ultimo saggio del giudice Nicola Gratteri, sui falsi valori della mafia.

Alla fine, non ho scelto nessuno di questi. Ho letto invece un libro molto particolare: la cronaca scigghitana di quest'ultimo mese, racchiusa e condensata in ben 52 pagine (!) di considerazioni, commenti, ecc., fatti dagli scillesi sul blog scillachiese.blogspot.com, su un unico tema: il parroco!

Al mare, in piazza, al bar, nto barberi, al supermercato, nta putìa, a' farmacia o nto medicu, non fa differenza. Aundi vi vutati e vi girati è sempre lo stesso ritornello: comu mai si ndi vai? Menu mali chi si ndi vai! Chi piccatu chi si ndi vai!

E' un “libro” che ho sentito il bisogno di leggere, semplicemente per tenermi informato, per non essere tagliato fuori dalle discussioni.
In un certo qual modo racchiude e comprende al suo interno -alla manera scigghitana- alcuni degli aspetti trattati nelle pubblicazioni sopra citate, che avrei potuto leggere al suo posto.
Dopo soli cinque anni, l'attuale parroco ci lascia per assumere la guida della parrocchia di Vito (piccola frazione a Nord di Reggio). Sebbene si sia detto di tutto e di più, in realtà i veri motivi di questo trasferimento deciso dal vescovo, Mons. Mondello, sono un vero e proprio giallo degno del miglior Augias.

Ho letto davvero laqualunque. In un certo senso è stato il proseguimento di quanto si era verificato lo scorso anno -più o meno nello stesso periodo- sui blog e sul forum del nostro malasito.
E' tutto un susseguirsi di pro e contro la persona del parroco, di schieramenti contrapposti, Guelfi e Ghibellini, in una sorta di gioco al massacro, di gara a chi dimostra di essere il più forte, come tra indiani e cowboy ai tempi di Tex Willer.

In mezzo, coloro -e sono tanti- che preferiscono non intervenire, che stanno alla finestra, chi non parrunu, non virunu e non sentunu, in un'apparente indifferenza, che termina non appena vengono coinvolti di persona.

In tutti, alberga la convinzione di essere nel giusto, di agire per il meglio, in applicazione dei principi cristiani. Ma la cosa curiusa è che questi valori, alla luce di quanto si legge, sembrano proprio non collimare fra loro!

Diverso è l'approccio, diversa è la “priorità” (chiamamola così) che ciascuna delle due parti -Guelfi e Ghibellini scigghitani- attribuisce (erroneamente, secondo me) ai principi di una religione -quella cristiana- che di sicuro non è facile comprendere nei suoi aspetti più intimi, né, ancor di più, mettere in pratica in maniera corretta.
Sicuramente ci sono stati incomprensioni e fraintendimenti; si è voluta redigere una sorta di classifica di questi valori, di questi diversi aspetti che compongono la complessità della dottrina cristiana.
Lo si è fatto credendo -in maniera errata- di rivelarli al popolo scillese per la prima volta, un po' come fecero i frati spagnoli al seguito dei Conquistadores con i popoli nativi dell'America latina.
Sono il primo a riconoscere di non avere né i titoli, né le competenze specifiche per parlare di temi teologici, perciò dico solo che mi è stato insegnato che, pur presentandosi sotto tre “forme” diverse, in verità Dio è uno e uno soltanto e ciascuna di queste tre “forme” sono del tutto complementari tra loro e non soggiacciono ad alcuna gerarchia.

La gerarchia è invece un elemento caratterizzante del clero. Seppur chiamati per vocazione a svolgere una missione del tutto particolare, i ministri della Chiesa sono pur sempre uomini, consapevoli più degli altri della fragilità della condizione umana. E, proprio in virtù della loro natura e del particolarissimo compito che sono chiamati ad assolvere nella vita sociale di intere comunità, devono essere soggetti a forme di controllo del loro operato.
Insomma, i preti sono come i carabinieri. E' del tutto normale che avvengano avvicendamenti tra coloro che hanno rivestito importanti incarichi. Così come cambiano i Prefetti, i funzionari di polizia, i giudici, allo stesso modo cambiano i preti o i vescovi.
Non si tratta di essere stati più o meno bravi; non è questione di essere stati ben voluti o mal voluti; di essere mandati via per aver esaurito il proprio compito o magari per “incompatibilità ambientale”. E' qualcosa di fisiologico, di profondamente insito nella stessa istituzione, sia essa civile, militare o religiosa.
Sono cambiati, cambiano e cambieranno gli uomini, lo Stato, la Polizia, i Carabinieri, la Chiesa, resteranno sempre, poiché diretta espressione della vita (civile e religiosa) dell'uomo.

Il ricorso a toni da battaglia, da guerriglia che hanno caratterizzato le discussioni scigghitane in questi ultimi due anni in particolare, sono quindi del tutto inappropriati e fuori luogo.
Diceva Abramo Lincoln:”La mia preoccupazione non è se Dio è dalla nostra parte; la mia più grande preoccupazione è essere dalla parte di Dio, poiché Dio ha sempre ragione”.
Ecco, mi sembra che ognuno tra Guelfi e Ghibellini scillesi, abbia finito col credere di essere "dalla parte di Dio".

Parafrasando questa citazione, Bob Dylan in una delle sue più belle canzoni, ha messo in evidenza come in tutte le guerre combattute (da quella contro gli indiani, fino alla guerra fredda con i russi), gli Stati Uniti abbiano agito nella convinzione che Dio fosse sempre dalla loro parte.
Ma non è Dio a stare da una parte piuttosto che dall'altra. Siamo noi a vederlo da lati diversi, da prospettive diverse, a percepirne la potenza e la grandezza in momenti e circostanze diverse, a seconda di come ci comportiamo e non da quale parte ci schieriamo.

Se Dio è dalla nostra parte -concludeva Dylan- fermerà la prossima guerra.”


Il mio augurio è che quello che si è verificato in questi ultimi anni ci faccia comprendere che, effettivamente, Dio sarà dalla nostra parte, dalla parte di tutti, solo quando le attuali contrapposizioni all'interno della nostra comunità avranno termine.
Per adesso, Dio è sopra di noi e ci guarda, dispiaciuto. E le gocce di pioggia che continuano a cadere sono le Sue lacrime, l'espressione del Suo dolore per quanto sta accadendo.
Ma la pioggia di oggi, significa nuova vita domani.

15 settembre 2008

NO, 'A SCOLA 'I ME' NONNU NO!

DRIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNN! Tutti a' scola!
'A 'stati finiu e cari figghioli, dovete turnari a menz' e' banchi, a faticare.
Il tempo, comunque, da una mano, nel senso che ieri, dopo quattro mesi e mezzo di attesa, tanto tuonò che piovve!
Menu mali, cusì a racina unchia ancora 'n autru pocu e ndi vindignamu menzu cofunu 'i cchiù!
Eravamo veramente struriati da nu caddu umidu chi mancu nta foresta Amazzonica, cusì aieri a 'ittau a pagghiolati pi tutta 'a iurnata. Nda ricriammu: Aaaaaahhhhhhh!

Cusì oggi, chi pari cchiù autunnu chi fini 'stati, belli frischi e ripusati, senza alcun rimpianto pi ddhu mari-tavula cusì caddu chi parivi essiri alle terme, bimbi, figghioleddhi, figghioli, ragazzi, bacchettuni e calamari (alias ripetenti), ritornano a frequentari le aule scolastiche.

Ma chi scola troveranno?

Il discorso rischia di essiri longu assai, appirciò cercherò di ricapitolarlo in brevi.
'U Guvernu (sempre lui, chi altri se no?), si mintiu nta testa chi nci sunnu troppi prufissuri, maestri, insegnanti, ecc. e che, siccomu si cerca di limitari li spisi in quantu soldi non ci ndé, dal 2009, parecchie decine di migliaia dei suddetti dipendenti del Ministero dell'Istruzione dovranno cominciare a trovarsi altro da fare.

Sinceramenti, a mia 'sta cosa non è chi mi cala tantu.

Quandu ancora iava a scola superiori -e parru di vint'anni fa, cchiù o menu- i me' prufissuri (previggenti, bontà loro!) non facivunu autru mi ndi ripetunu: dovete essere flessibili, avere la capacità di cambiare lavoro. Questo non significa che dovete saper far tutto ma che se siete bravi in quello che fate, sarete più richiesti dal mercato. Questo è possibile solo in un modo: con la specializzazione.
Ricordo anche che ero in una sezione "sperimentale", nella quale erano stati modificati i programmi classici di alcune materie o se ne erano aggiunte di nuove, come l'informatica (eh, sì, all'epuca era 'na cosa nova!).
Ebbene, il mio professore di informatica, era lo stesso che ci insegnava a ...far di conto. Sì, pirchì, in quanto trattavasi di cosa nova, il prufissuri di matematica aveva semplicemente fatto dei corsi di informatica per poterci poi trasferire quasi "in diretta" le sue conoscenze su software, hardware, linguaggio Pascal [ch'era bellu, praticamenti 'u nonnu di windows], ecc.

Ora, dopo anni di cambiamenti, siamo arrivati al punto di aviri 'na scola che funziona (?) né cchiù né menu comu negli Stati Uniti d'America. 'Azz'! direte voi. Invece non c'è niente di cui andare fieri: siamo riusciti a copiare i 'mericani in una delle poche cose in cui le cose non vanno tanto bene: la scuola, apppunto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il generale impoverimento culturale dei nostri ragazzi, i quali -come ha affermato giustamente il dott. Gratteri sabato scorso, durante la presentazione del suo ultimo libro- "sono sì informati, ma non colti".

Adesso ci si è accorti dello sfascio in cui si è andati a finire e si cerca di correre ai ripari. Come? Turnandu a' scola 'i me' nonnu!
Va bene il richiamo alla disciplina, al 6 in condotta al ritorno del voto (ma prendere sufficiente o prendere 6, mi spiegati chi cangia?), all'educazione civica (era ura, nta 'sti tempi cusì bastardi!), al grembiule ca nnocca d'ordinanza.
Non va bene il ritorno al maestro unico.
No, perché mentri 'na vota si iava a' scola ca cartella 'i pezza, che custodiva il diario, i pinni bic, due quaderni (uno a righe, per i temi e la grammatica, e uno a quadri per i numeri), magari nu quadernoni (pi' ricerchi, da scriviri a manu, dopo aver letto menza Treccani) e il famoso abeccedario, oggi i figghioli hannu bisognu comu minimu 'i nu trolley se non propriu 'i nu carrellu i chiddhi ri supermercati mi si carrìunu tutto il necessario.

E no, cari ministri, non è cchiù possibili.

In una società ultra specializzata, dove si arriva a fare l'insegnante attraverso una moltitudine di percorsi formativi diversi, l'insegnante di matematica non poti insegnari l'italianu o l'informatica, oppuru l'inglesi. Ma non pirchì è sceccu (chistu magari è tutto da dimostrare), ma pirchì non ci 'a poti fari, cusì comu già non ci 'a faciva ddhu 'maricchieddhu ru me' prufissuri i matematica -che saluto.
La non attuabilità di questo discorso, i difetti di quanto si (ri)propone oggi, il sottoscritto li ha già vissuti, sperimentati ben ventidue anni fa, mica aieri!

Un discorso diverso è quello della localizzazione delle scuole. Visto che ci avviamo verso il federalismo, anche questa dovrebbe essere una materia da discutere. 'Na cosa è avere dieci plessi scolastici nella pianura padana, tutta un'altra cosa è avere quattru scoli elementari in Calabria: a Matiniti, a Sulanu, a Melia e a Petrastorta.
Lasciando da parte i problemi di carattere sociologico e passando agli aspetti pratici, mi spiegati vui comu faci nu figghiolu calabrisi i sei anni mi si iaza prima ru iaddhu, pi mi poti iari a scola a trenta chilomitri di distanza, cu acqua, nivi e ventu e attraverso strade chi sunnu mulatteri?
Quale la soluzione, allora?
Non è stato lu stessu Guvernu attuali a inchiri giurnali, radiu e televisioni col discorso delle tre "i":internet, inglese, impresa?
Perchè dunque non proseguire su questa strada? Intendo dire che si potrebbero lasciare sia i professori attuali che le sedi attuali. Come? Sfruttando le enormi potenzialità di internet. I ragazzi potrebbero seguire le lezioni sempre nela loro scuola, tutti insieme, magari utilizzando i moderni strumenti informatici, con lezioni svolte via internet, in videoconferenza (è mai possibili che si debba utilizzare solo per ascoltare i pentiti in tribunale?).
Sarebbe così salvaguardata la cosiddetta "funzione sociale" della scuola, vista come punto di aggregazione; si abbatterebbero i costi; si garantirebbe la reale professionalità degli insegnanti.
Segui il dibattito sul nostro Malaforum

07 settembre 2008

I TEMPI...'ILL'OVU SBATTUTU

"The times they are a-changin' "-i tempi stanno cambiando. Cusì cantava nel lontano 1964 Bob Dylan.
Erano i tempi in cui 'ccuminciavano a sentirsi i primi pruriti, 'i primi mangiasciumi che sarebbero sfociati pochi anni dopo nel mitico movimento sessantottino. Erano i tempi dei figli dei fiori, dell'amore libero.
Erano tempi molto lontani da quello che succedeva nto Scigghiu all'epuca... ri nonni (mica tantu poi).
Siccome il più delle volte durante il periodo del fidanzamento erano vardati a vista da patri, mammi, frati e soru cchiù grandi e i momenti di intimità erunu pochi, praticamenti "rubati" e coincidenti magari con il "passaggio delle consegne" della ferrea guardia parentale, i giuvini non virivunu l'ura mi si maritunu, pi putiri stari pi fatti soi.
Eccu pirchì 'na vota si maritavunu giuvini!

Pari poi che i novelli sposini, una volta salutati parenti e amici dopo il ricevimento, venissero 'ccumpagnati a' casa. Naturalmente, la sposa doviva trasiri in casa in braccio al maritu, ma sennò oh mal' 'ccasioni!

Tradizioni vuliva chi, 'na vota trasuti nta casa, maritu e mugghieri vinissiru ivi chiusi per una simanata 'ntera, duranti la quali dovevano recuperare il tempo che non avevano avuto da fidanzati per putiri fari intima cunuscenza. Duranti tali periudu, non potevano essere visti nemmeno nta facci da chicchessia.
L'unico momento in cui la coppia rientrava in contatto con il mondo esterno, era quandu -'na vota o' iornu- qualcuno bussava alla loro camera e porgeva loro un uovo.
Ddh'ovuceddhu, chi la sposa pruvvidiva sollecita a fari sbattutu, furniva nuove energie ai novelli sposini che, accussì putivanu continuari a...confrontarsi.
Eh, chi belli tempi: non pilluli blu, russi 'ill'ovu!

Oggi tuttu chistu non succedi cchiù. Si è libiri di fari comu si voli e, soprattutto, quandu si voli. Forsi pi chistu non c'è cchiù prescia di maritarsi.

E cusì capita di vidiri sposini frischi di matrimoniu, cu risu ancora nte capiddhi, sdraiarsi a prendere il sole sulla spiaggia, signu chi la sposa l'avrà avutu sbattutu prima! (l'ovu, intendu)


Eh sì, Bob Dylan oggi scriverebbe: the times they are changed -i tempi cangiaru.


N.B.:un grazie alla Sig.ra Mimma per l'aneddoto 'ill'ovu sbattutu.

23 agosto 2008

Tri cosi sunnu storti: 'i cucuzzi, 'i citrola e...i scigghitani!

Qualche mese fa mi era capitato per le mani un depliant che illustrava le meraviglie della Costa Viola e in particolare quelle dei comuni di Scilla e Bagnara.
C'era qualche notiziola storica, ma la gran parte dell'opuscolo era dedicata alle foto: supra a 10, ottu si riferivano allo Scigghio -Chianalea, marina e, come al solito, il Castello dei Ruffo- e solamente due alle meraviglie paesaggistiche bagnarote.
La prima domanda che mi saltò in mente fu: comu mai 'sti bagnaroti si 'mbiddharu ch' i scigghitani?
Domanda legittima se si pensa che, come tutti sapimu, tra scigghitani e bagnaroti non c'è mai stato tanto feeling.
Comunque, siccomu oramai 'u dumila 'u passammu, dovendo essere "al passo coi tempi", il singolare abbionamento all'insegna della promozione turistica della Costa Viola può starci benissimo, facendo riferimento agli stretti legami commerciali, marittimi, ecc. che ci sono sempre stati tra Scilla e Bagnara.
Ma poi, ecco la sorpresa. In un articolo di "Gazzetta del Sud" di giovedi 21.08.2008 (pag. 36), si legge nel titolo: "Riconsegnati alla città due spazi d'aggregazione".
I due spazi in questione, stando all'articolo, sono: il castello Ruffo e il belvedere, dove è stato realizzato un anfiteatro all'aperto.
Unu pensa: ma 'stu giurnali duna 'i numira?
A Scilla il castello Ruffo è tornato nella disponibilità del Comune già da qualche anno. Idem per il belvedere, il nostro caro 'ffacciaturi, con le sue caratteristiche panchine che voltano le spalle al mare dello Stretto (caso più unico che raro al mondo), deliziando i turisti con la vista...ri casi ri cristiani! L'anfiteatro poi, che doveva essere consegnato alla fine di giugno, non è ancora stato ultimato e, se va bene, lo potremo avere disponibile entro la fine dell'anno.
Ma, scusati 'n attimu: leggendo bene l'articolo, scopro con grande meraviglia che non si tratta di Scilla, bensì di Bagnara! Bagnara?
Quando mai c'è stato un "castello ducale dei Ruffo" a Bagnara Calabra? Sintindumi incoddhu un'ignorantitudine fuori dal comune, fuìa mi trovu qualche notiziola direttamente dal sito della proloco bagnarese (eh sì, iddhi hannu puru 'u situ, nui non avimu mancu 'a Pro Loco!).
Il castello di cui si parla è il castello Emmarita -che abbiamo sempre saputo essere a Bagnara, appunto- e, nel raccontarne la storia, i Ruffo vengono menzionati soltanto una volta ed in una sola frase: "Dalla II metà del 700 i beni immobili del lussuoso castello furono portati altrove dai Ruffo." Praticamenti, nto casteddhu 'i Bagnara, i Ruffo ficiru sulu i latri!
Eppuru, 'u casteddhu bagnarotu, Ruffo o non Ruffo, appena ristrutturato, ha: una sala convegni da 80 posti, 10 stanze e ampia terrazza panoramica, con all'interno "...alcuni affreschi che richiamano personaggi della famiglia Ruffo e imperatrici bizantine".
E non finiù ccà. Il vecchio belvedere che sta nella parte alta di Bagnara è stato ristrutturato e trasformato in un anfiteatro all'aperto.
L'inaugurazione sarà domenica, alle 18:30.
Complimenti e' bagnaroti, cusì si faci!
Ma se Bagnara ridi, a Scilla c'è i ciangiri: si sbandiera la realizzazione di progetti e opere ma poi non vengono ultimati nei tempi previsti e, cosa più grave, non vengono per niente valorizzati.
Insomma, nui facimu i chiacchiri e l'autri fannu i fatti. Ma si sa, i chiacchiri su' chiacchiri e i maccarruni incunu 'a panza!
Cusì, iau a finiri chi i bagnaroti prima hanno messo il loro nome accanto a quello di Scilla nei depliant, mi si fannu 'u nomu, poi, zittu zittu, si ficiru l'anfiteatru prima 'i nui e, dulcis in fundo, furu capaci puru mi ndi futtunu 'u casteddhu (almeno come nome)!
Ancora 'na vota, abbiamo avuto la conferma -se mai ce ne fosse bisogno- dell'antico detto che così recita: "Tri cosi sunnu storti: 'i cucuzzi, 'i citrola e...i scigghitani"!

13 agosto 2008

'SPITALI: LA REGIONE AMMETTE L'ERRORE

"Abbiamo fatto un errore".

Con queste quattro letterali parole, pronunciate durante un'intervista a RTV, l'on. Demetrio Naccari Carlizzi, assessore regionale al Bilancio e Patrimonio della Regione Calabria (nonché ex vicisindico di Reggio Calabria), ha onestamente ammesso il grande abbaglio preso dalla Regione nella redazione dell'oramai famosissimo Piano Sanitario Regionale che, lo ricordiamo, prevedeva la chiusura dell'ospedale "Scillesi d'America" e la sua aggregazione ai Riuniti di Reggio Calabria, nonché la sua riconversione a centro specialistico per la ricerca sulle cellule staminali.
Evidentemente, la pausa estiva che i nostri politici hanno appena 'ccuminciato ha portato consiglio.
Forti sono state -almeno a parole- le proteste e gli appunti sollevati in merito, contro una decisione presa a tavolino, in maniera troppo semplicistica e che rischiava di penalizzare ben 50.000 poviri cristianeddhi, Scigghitani in primis.

Pure sull nostro sito -alla nostra manera- avevamo messo in particolare evidenza la penalizzazione che gli scillesi e gli abitanti di una decina di comuni limitrofi avrebbero avuto se quel Malanova di P.S.R. sarebbe stato approvato in via definitiva.
Soltanto adesso, la Regione scopre che le due strutture (ospedale e centro per la ricerca sulle cellule staminali) possono coesistere (nci mmancava, cu sei piani 'i 'spitali ch'avimu!).
In particolare, secondo quanto riferito sempre dall'assessore Naccari, l'ospedale scigghitano sarebbe destinato alle cure di "primo livello", considerato che il nosocomio scigghitano è già dotato di sale operatorie funzionanti, lasciando ai Riuniti di Reggio quelle specialistiche di "secondo livello".
Nel contempo, dovrebbe realizzarsi presso lo "Scillesi d'America" anche il progetto previsto nel P.S.R. in merito alla costituzione di questo centro di ricerca sulle staminali.
Si perverrebbe così a una effettiva valorizzazione del presidio sanitario scigghitano.
Dunque, meglio tardi che mai. Nonostante la calura estiva, ancora c'è cu' usa nu pocu 'u ciriveddhu.
Per adesso è tutto, carissimi paisani.
Ovunque voi siate (ca testa sutt'acqua, a panza all'aria, o' friscu sutta a 'n peri 'i castagnara), buona continuazioni di ferii.

02 agosto 2008

"FURTI" DI STATO, LAVORI ALTERNATIVI , 'MBRAGGHI E 'MBROGGHI

E 'rrivau Agostu!
Temperatura 26,5 °C, non si movi 'na fogghia e l'umidità sarà al 150%: si sura puru mi si rispira.
Con questo clima, non si può far altro che...starsene beatamente a panza all'aria o supr' a' spiaggia, ad arrostirsi e vutarsi e girarsi nta rina comu a 'na cutuletta, o nto balcuni a Iaracari, liggendu 'u giurnali sorseggiando 'na bella birra fridda 'nghiacciata chi ti 'nghiala le pareti dell'esofago.

A tuttu si pensa quindi, menu chi al lavuru. Ah! 'u lavuru! Croce e delizia della vita di ognuno di noi.

Mai termine fu più sconosciuto in terra calabra, sicundu i grandi sostenitori del federalismo fiscale di cui tantu si parra.

Stando a quanto bandiano -ora a mari, ora 'n terra- questi grandi esperti, saremmo noi calabrisi le più grandi schine lisce d'Italia; i parassiti di miglior razza in tutta la Penisola; i più grandi mangiafranchi della nostra Nazione.

E' per questo, per punire tale allergia al lavoro che una volta applicato il famoso federalismo fiscale, le casse della nostra Regione saranno alleggerite di ben 6 milioni di Euro all'anno.

Ora ieu vogghiu diri chistu. A mia -e a tanti altri comu a mia, nati in questa terra bella e disgraziata- nuddhu mi rialau mai nenti. Sacciu sulu chi a levu para -come dicono a Oxford- ra matina a' sira tutta a sumana. Di questo però non mi lamentu, anzi, ringraziu 'u Signuri e provo una grande soddisfazione a poter dire che quello che ho (non importa se poco o assai), me lo sono guadagnato.
Quindi, cari i miei espertoni federalisti, le accuse di parassitismo, pi favureddhu, tinitavvilli pi vui!
Ma ci pinzati chi succedi se tutti i calafricani, i siculi, i pugliesi, castrariati in terra padana si cogghiunu i bagattelli e si ndi tornunu r'aundi partiru? L'Italia si ferma, si blocca, resta senza sangu nte vini. Mori.

Certu, è veru, in Italia, supra a 10, lavurunu in 4, e in Calabria bastunu, tinendu cuntu chi ognunu di nui avi almenu due o tri Sangiuvanni e autri dui o tri amici (ed eccu chi puru nui 'rrivamu a 10), ma ci vadano piano quindi, prima di denigrarci tutti, a gratis.

Come anticipo, per preparci al grande "furto" federalista, eccu che il nostro Guvernu, con una legge chi mancu Archimede Pitagorico avrebbe potuto sparmentari, si è inventato un "furto" più meschino, tipico dei raschiatori del barile, ri morti 'i fami, per dirla alla paisana.
Mi riferisco ai così detti "conti dormienti", cioè "'a libretta" chi 'a nonna teni a' Posta o a' Banca pi vint'anni in attesa mi crisciunu i niputeddhi. Ddhi sordiceddhi non ponnu stari ddha, si devono muovere, investire. Ma chi mi movi? aundi vai? A cu' 'mbesti, in un mercato dove l'inflazione è a più del 4% e un litru 'i benzina custa quantu menzu chilu 'i pani?
Forse sembrerò antiquato, ma a 'stu puntu, inveci mi mi fazzu futtìri ru Statu, pigghiu 'sti sordi e mi sarbu nto matarazzu o sutta a mattunella (tanto l'interesse è praticamenti 'u stessu). Oppuru 'i 'ncorniciu e mi vardu 'mpisi o' muru o' postu ra televisioni. Pirchì, non si poti?

'Na cosa bona però 'u Guvernu 'a sta' facendu. Da la caccia agli imboscati. No, non ai latitanti, o meglio non solo ai latitanti propriamente detti (mafiusi, 'ndranghitisti, delinquenti in genere), ma ai latitanti dal lavoro. A chiddhi chi 'a matina timbrunu 'u cartellinu e poi nesciunu mi si fannu 'a partita e' carti; a chiddhi chi timbrunu e nesciunu mi fannu 'a spisa; a chiddhi chi si fannu fari un certificatu medico con efficacia retroattiva (esempio: il paziente riferisce di essere ammalato da otto mesi...).
Bisogna stare attenti però. Sì, perchè per una legge nuova -il cui intento è quello di rendere in qualche modo giustizia ai lavoratori onesti- ce ne sono almeno tre che tutelano il lavoratore, seriu o schina liscia che sia. Siamo uno Stato di diritto o no?
Cusì, dopo trentottanni nei quali si sono succedute leggi sul lavoro a raffica, vogghiu viriri cu' vai e caccia a ddhu patri i famigghia la cui occupazione principale è stata quella -una volta in ufficio- di accendersi una sigaretta, accomodarsi alla scrivania e aprire....la Gazzetta dello Sport.

Niente paura però. Se, caso mai, vi dovessero licenziare, potrete sempre riconvertirvi all'...elemosina! Potrete dare a tutti un saggio della vostra flessibilità lavorativa, magari andando a chiedere 1 Euro per mangiare per le strade del centro di Milano. Da calcoli fatti dopo una prova pratica "sul campo", si è visto che si riesce a racimolare qualcosa come 1.440 Euro al mese, netti. Fateci un pensierino!

Se proprio dobbiamo passare per parassiti noi calabresi, cosa dobbiamo dire allora di Brett Favre, campione di football americano, idolo delle folle di Green Bay dal 1992 al 2007, che "rischia" di essere pagato ben 20 milioni di dollari per i prossimi 10 anni, solo per starsene fuori dal campo, a fare marketing per la "sua" squadra. Che bel mestiere fare la "vetrina" di lusso per far vendere magliette, cappellini e 'mbragghi.
Grande popolo gli americani: riescono a guadagnare cifre pazzesche facendu 'mbragghi e non 'mbrogghi, praticamente senza fare una beneamata...Fossimo capaci di imitarli in Calabria...basterebbe cambiare una vocale!

Buone ferie a tutti.

19 luglio 2008

MENTITI CH'I MEGGHIU 'I TIA E FANCI 'I SPISI

LA VERA RIQUALIFICAZIONE, 'U "CUGNU" E ...CAMORANESI

Tempo fa, avevo parlato delle sinergie assolutamente problematiche (vedi post del 7.1.2008), oggi un'altra parola mi firrìa nte ricchi, peggiu ra zanzara chi 'mmazzaia stanotti. Il sostantivo in questione è: riqualificazione.

Se nci faciti casu, il nostro beneamato paisuzzo è stato oggetto di parecchie riqualificazioni o presunte tali. Mi riferisco alla Piazza San Rocco, alla Via Panoramica, al rione di Spirito Santo, al quartiere di Chianalea e, più di recente, allo Scoglio d'Ulisse, alla Villa Comunale. Sono tutti luoghi caratteristici di Scilla che, grazie in primo luogo alla generosa disponibilità dell'Europa, hanno subito sicuramente una trasformazione. Ma che tipo di trasformazione è stata? Si è davvero trattato di una riqualificazione?

Trattandosi di termine appartenente all'idioma italico, da ignorante, iaia mi vardu nto vocabolariu:
RIQUALIFICAZIONE: l'azione di riqualificare e il fatto di venire riqualificato.
E, liggendu pocu pocu cchiù supra, RIQUALIFICARE: nel linguaggio economico, rendere qualitativamente più valido.

Ah! Allura abbiamo appurato che riqualificazione veni a diri miglioramento della qualità della vita nei luoghi scigghitani sopra citati e, per estensione, delle qualità di attrazione che essi sono in grado di esercitare sul pubblico.

Mi domandu e mi spiu allura: ma 'a vita a' Chianalea, o' Spiritu Santu, o' Scogliu d'Ulissi (bonanima), migliorau? Anzi, cambiau?

Non vorrei fari a chiddhu chi 'a viri sempri nira, ma non mi pari proprio chi ciò sia avvenuto. A voler essere buoni, si è trattato tutt'al più di un semplice ammodernamento dell'esistente, attuato peraltro il più delle volte con scelte molto discutibili e/o criticabili (per stessa ammissione di chi queste scelte le ha operate), o, addirittura con l'esecuzione di opere rimaste...a metà e non ultimate.

Questa domanda e questa risposta mi iucavunu a ping pong nta testa aieri sira, durante la presentazione alla cittadinanza del Bando promosso dalla Regione Calabria nell'ambito degli Accordi di Programma Quadro, per la realizzazione di “Progetti integrati per la riqualificazione, recupero e valorizzazione dei centri storici della Calabria”, finanziati con fondi deliberati dal Cipe nel 2005 e nel 2006.

In breve (chi vuole approfondire può andare sul sito della Regione Calabria), il Comune di Scilla si è unito ad altri 13 comuni della Provincia -di modo che la popolazione totale superasse le 50.000 unità, condizione primaria per accedere ai finanziamenti- e in collaborazione con la facoltà di Architettura (che fornirà la necessaria consulenza tecnica specifica), presenterà nei prossimi giorni alla Regione (entro il 29 c.m.) un progetto che interesserà la parte del centro storico compresa nel Rione San Giorgio:Via Nucarella, Via Minasi, belvedere (nei pressi della Casa della Carità, per capirci), via Raffaele Piria e relativi vicoli, parte alta di via Sinuria, vicoli di via Umberto I.

La quantificazione economica del finanziamento: l'art. 6 del Bando parla di “...progetti di importo non inferiore a 1.000.000 di euro”, ma l'art. 11 specifica che “l'erogazione del finanziamento sarà...subordinata alle reali disponibilità di cassa...” della Regione Calabria cui dovranno essere trasferite le risorse, i tecnici parlano di una disponibilità finanziaria di poco inferiore a 1 milione di euro. Per dare un'idea, un terzo in meno di quanto è costato l'intervento effettuato in piazza San Rocco e in Via Canalello.

Ora, il fatto che arrivino finanziamenti è senz'altro positivo, ma il discorso si complica se si pensa a chi fini farannu 'sti sordi ma, soprattutto -valutata in un'ottica futura- alla filosofia che sta dietro al progetto.

Indubbiamente, questo metodo di distribuire risorse non fa che farmi venire in mente la logica del branco. Tanti picculi lupacchiotti 'ffamati chi si 'rrancunu tutti mi spruppunu 'u stessu 'gneddhu, ma ancora non hannu mancu 'i denti. Ma tant' è, chistu passa 'u cunventu.

Altra nota dolente è la maniera di spendere questi soldini.

'A nicula tipu beneficenza di cui il comune usufruisce con questi progetti, dovrebbe costituire lo spunto, lo stimolo per attuare autonomamente tutte quelle iniziative “di contorno”, che sono necessarie e complementari a una completa integrazione delle opere di nuova realizzazione nell'ambito del contesto urbano esistente. Ad esempio: piano del colore per Chianalea (mai attuato, seppur previsto); manutenzione programmata delle facciate almeno degli edifici prospettanti sulle vie principali (mai pensato a una cosa del genere).

Nel caso del nuovo progetto in questione, sarebbe auspicabile che si desse finalmente attuazione a quella nuova toponomastica cittadina, le cui basi sono state gettate sì tanti anni addietro, ma che è rimasta finora lettera morta.

Nel particolare, l'idea di fondo per la ricomposizione della toponomastica cittadina (e dei suoi numerosi vicoli) era quella di legare le vie di Scilla al suo mito, alle sue leggende e alla sua storia, con espliciti richiami alle diverse opere letterarie -antiche e moderne- che parlano ru Scigghiu.

E' appunto seguendo quest'idea che -insieme alla sezione cittadina della Lega Navale Italiana- lanciamo la campagna di cui potete leggere in questo stesso blog.

Ma il mito, le leggende e la storia scigghitana ieri sera hanno avuto una grossa sorpresa.

Abbiamo infatti scoperto di avere forti legami storici e commerciali, oltre che con Bagnara e Palmi (la qual cosa è notoria), anche con S. Eufemia d'Aspromonte, S. Cristina, Delianuova, Varapodio e altri paiseddhi preaspromontani compresi nel cugno esistente tra l'area dello Stretto (limitata chissà pirchì finu a Villa S. Giovanni) e la Piana di Gioia Tauro. Il filo di questo legame storico è -udite! udite!- il terremoto del 1783 che però, non si è detto, scutulau triquarti 'i Calabria e non solo questi 14 comuni. Il legame commerciale, scusate la mia “sceccaggini” storica, ma non 'rrinesciu propria mu trovu: forse lo scambio 'ill'ogghiu 'i 'liva?

Comunque, tantu è bellu 'u nostru paisi, che sulla copertina del progetto campeggia l'immagine del nostro centro storico, mica chiddha ra chiazza 'i Varapodio (cu tuttu 'u rispettu)!

Dunque, almeno sulla carta (intesa proprio in senso letterale), a Scilla all'interno del gruppo di comuni, tocca sicuramente un ruolo primario a livello di immagine, datosi che ne rappresenta l'avamposto sul mare lato Sud, quello più vicino allo Stretto e a quella Sicilia che in tema di turismo, ndi poti fari scola e dopuscola.

Questa strana “santa alleanza” a caccia di sordi, è stata preferita ad un altro gruppo di comuni, formato dai paesi che -tutto sommato e parrandu ca virità- costituiscono la punta d'eccellenza del turismo calabro, quali Tropea, Gerace, Altomonte, ecc.

Scilla, non ritenendosi evidentemente all'altezza di “competere”, con cotanti nomi, ha preferito rifiutare questa possibilità. Il discriminante di questa scelta, per cui si è preferito far parte ru “cugnu”, è stata la contiguità territoriale. Eh sì, pirchì mi vai a Tropea o a Gerace, unu si perdi ra casa, mentri mi 'nchiana a Santa Cristina....

Si è dunque abbandonata una possibilità di agganciarsi veramente al treno dei paesi calabresi che davvero possono fare da traino per l'economia dell'intera Regione. Paesi come Tropea o Gerace, possono essere raggiunti semplicemente ed in barba alle faraoniche e dispendiose opere viarie in fase di realizzazione: via mare.

Scilla ha sì l'80% del territorio in ambito montano o collinare, ma la sua storia, la sua vita, il suo nome, sono tutti inevitabilmente ed inscindibilmente legati al mare. Dovremmo cercare di non dimenticarcene. Mai.

Anche se a Santa Cristina fanno fatica ad ammetterlo, è dal mare che la ricchezza si è diffusa verso le zone interne; è grazie al mare -prima ancora che ai treni o ai camion o agli aerei- se i prodotti delle attività agricole o agro-silvo-pastorali che si svolgevano nel nostro comune, hanno potuto raggiungere il resto d'Italia e del mondo per farsi apprezzare.

Credo non sia un'utopia immaginare delle escursioni su piccoli battelli in grado di collegare questi paesi, costeggiando Capo Vaticano o lungo gli anfratti della Costa Viola, superare Capo Spartivento, il 38° parallelo e percorrere quindi la riviera dei Gelsomini sul lato ionico.

Li vedo attraccare al nuovo porto di Scilla; vedo i turisti scendere e percorrere a piedi le viuzze di Chianalea, il lungomare, i vicoli di Spirito Santo e di San Giorgio; li vedo entrare a visitare il nostro castello, le nostre chiese.

Rafforziamo quindi questi legami storici, migliorando la qualità dei collegamenti, l'interscambio culturale tra le numerose ricchezze architettoniche e paesaggistiche delle nostre coste, meta, purtroppo, di ben altri tipi di battelli, carichi di poveri cristi per i quali “Freedom is just another word for nothing left to lose” (J. Joplin) [Libertà è solo un altra parola che sta per: non è rimasto niente da perdere].

Solo dopo -proprio com'è avvenuto nella storia- si potranno creare, le condizioni per un adeguato sviluppo delle zone interne, attraverso la riscoperta di tutti quegli antichi percorsi naturali incastonati tra le nostre colline e le nostre montagne.

Si è invece scelta un'impostazione diversa, basata sul “cugno” (e poi dicono chi simu calabrisi!) territoriale, abbagliati dalle luci della ribalta delle copertine dei depliants.

Vorrei tanto sbagliarmi, ma ho paura che una tale impostazione avrà un unico risultato: 'na bella piazza a Varapodio, o a Sant'Eufemia; 'na bella strata a Scilla o a Santa Cristina. Opere magari belle, sì ma che resteranno lì dove sono e, soprattutto, come sono: staccate fra loro, non collegate tra loro (perché non lo sono mai state!) da scambi turistici, prive quindi della valorizzazione primaria, quella fatta cioè da chi in questi posti ci abita, ci vive.

Non so voi cosa ne pensiate, ma piuttosto che fare da paese-copertina (e nenti cchiù), avrei preferito accodarmi al gruppo definito delle eccellenze turistiche. Tropea, Altomonte, Gerace, hanno avviato da tempo diverse iniziative per avere flussi continui di turisti durante tutto l'anno: collegamenti con agenzie turistiche di mezza Europa, organizzazione di voli charter, servizi navetta per escursioni a...Scilla!

Dicivunu 'i 'ntichi: mentiti ch'i megghiu 'i tia e fanci 'i spisi.

Onestamente, dobbiamo ammettere che oggi come oggi, dal punto di vista turistico queste località sono organizzate nettamente meglio di noi. Quindi, perché non cogliere l'occasione per...imparare? E poi, credo che avremmo avuto comunque poco da rimetterci e tanto da guadagnarci.

A coloro che -se liggiru finu a ccà- pensunu che quanto ho detto sia improponibile e che la sola politica possibile sia chiddha ru “cugnu”, vorrei solo portare il seguente esempio chiarificatore, perfetta applicazione pratica del sopra richiamato detto 'nticu scigghitanu. Vengo e mi spiego.

Mauro German Camoranesi è un calciatore della Juventus, di nazionalità 'ndigina uruguaiana. Egli però, datu lu monu, scafuliau negli archivi di qualche ufficio anagrafe, e scopriu chi so' nonnu era italianu.

Allura ddhu 'ndiginu 'i Camoranesi pinzau: “Mi cunveni mi iocu ca nazionali uruguaiana e mi fazzu o' Maradona i Montevideo? O, forsi, non mi cunveni megghiu circari la naturalizzazioni 'taliana e iucari nta nazionali i Lippi chi, tra l'altru, mi canusci?”

Da persona furba e 'ntelligenti, Camoranesi ha rifiutato di vestire i panni di “prima donna” sulle copertine dei giornali sportivi uruguaiani e ha avuto l'umiltà di “accontentarsi” anche di fare panchina nella nazionale italiana.

Il risultato lo sappiamo tutti: Mauro German Camoranesi è campione del mondo in carica!

13 luglio 2008

LA SCUOLA PRIMA DI INTERNET: 4° PUNTATA

Viaggio semiserio tra i ricordi di scuola, nell'epoca pre-internettiana e pre-mms, quandu non c'era la possibilità di documentare con filmati o immagini le valentizze scolastiche compiute dagli alunni o le stranezze dei professori. Eppuru, il materiale (se nd'aviti, mandatilu) di certo non mancava.....

'U DOPPIU RIGORI

Cari amici, 'u suli è iatu e ndi calìa, è quasi menziornu e ho appena finito di...vutari 'i pumaroru nta sparrazza.

In questo clima umidu e cu sciroccu chi bussa a' porta priputenti, megghiu pinsari a cosi liggeri, simpatichi.
E pirciò, nella nostra carrellata, eccovi altre perle di saggezza provenienti da quel puzzu di fantasia chi era il Prof. Demetrio, da Pellegrina di Bagnara [vedi anche la puntata precedenti].
Un'avvertenza è d'obbligo: se 'n casu mai vi dovissi sfiorari il minimo dubbio chi trattasi di "palli", cacciatavvilllu ra testa. E' sulu bravura!

'U canarinu

Eccovi un aneddoto che ricorda tanto la barzelletta narrata da Celentano - alias Barnaba, autista dell'autobus 27, in un film di qualche anno fa con Ornella Muti.
Il nostro Prufissuri, come avrete avuto modo di leggiri nella puntata pricidenti, era un appassionatu di caccia. E pi nu cacciaturi è normali aviri nta casa 'na bella argiaceddha. Dentro, naturalmenti, un piccolo ceddhuzzu, un canarinu. Ma siccomu era ru prufissuri, non era un canarinu comu all'autri. No, pirchì 'u trattava cusì bonu chi "Ohu, mangiandu mangiandu, si fici i 10 chili!"

Le valli del Vietnam

Gita scolastica a Gambarie. E' 'mbernu fundu, faci friddu e c'è 'n saccu di nivi peri peri.
Dopo la solita escursione e il frugale pasto a sacco, tutti in cerchio:l'uditorio è in fremente attesa di uno dei monologhi del mitico prufissuri.
Forse ispirato dalla particolarità dell'ambienti o, cu sapi comu, da qualche film di Rambo chi magari avivuno passatu da pocu in TV, il nostro, con voce incrinata dall'emozioni, a 'n certu puntu esclama: "Eh, queste nevi! Mi ricordo quando scendevo nelle valli del Vietnam!"
P.S.: Ma, a vui vi risulta chi nto Vietnam nivicau mai?

La Piovra

Nonostanti il titulu, 'sta vota non parramu nè di film, nè di televisioni.
Da buon bagnarotu, non poteva mancari una storiella d'ambientazioni marinara. Definiamola cusì: una versione in puro stil pallonar-bagnarotu de "Il vecchio e il mare" di Hemingway.
" 'Na vota ia a mari ca barca. Mentri era chi piscava, sintìa 'na botta nto fundu ra barca. Era 'na piovra chi s'aviva 'mbrancatu e non mi faciva iari nè avanti, nè arretu. A 'n certu puntu, sciuppaia 'u tavulato [fondo della barca] e 'ccuminciaia m'a pigghiu a botti nta testa, finu a quandu n'a 'mmazzaia. 'I quantu botti nci dessi, a fici pezza pezza, e i pezzi erunu cusì picculi chi 'i mintìa nta 'na buccaccia tanta![mimando con il pollice e l'indice 'na buccacceddha di piccolissime dimensioni]".

'U doppiu rigori

Comu forsi sapiti, Bagnara fu sempri terra di iocaturi di palluni. E in giovintù il nostro prufissuri calcò anch'egli i campi di calcio, nelle fila della formazione ru Pellegrina [aundi fannu puru 'a sagra ru pani 'i 'ranu, per capirci].
" 'A me' squatra pirdiva 1-0 e 'a partita stava quasi pi finiri. O' 90° minutu, calcio di rigore pi nui. Cu 'u tira? Cu 'u tira? 'U tiraia jeu. Era tanta la raggia chi minaia cusì forti,chi 'u palluni trasiu in porta e nisciu. Allura jeu tiraia 'n autra vota e signaia 'n autra vota. Fu tuttu cusì veloci, chi l'arbitru non si ndi 'ccorgiu e mi dessi 2 gol. Vincimmu 2-1!"

P.S.: Un saluto e un ringraziamento all'amico Enrico per questi bei ricordi

05 luglio 2008

LA SCUOLA PRIMA DI INTERNET: 3° PUNTATA

Viaggio semiserio tra i ricordi di scuola, nell'epoca pre-internettiana e pre-mms, quandu non c'era la possibilità di documentare con filmati o immagini le valentizze scolastiche compiute dagli alunni o le stranezze dei professori. Eppuru, il materiale (se nd'aviti, mandatilu) di certo non mancava.....


VUI PENSATI CH'ESTI 'NA PALLA...EU VI DICU CH'E' BBRAVURA

Il nostro giro d'orizzonte nella scola dei tempi che furono, ci porta a Bagnara Calabra, per raccontarvi le storie-simbolo di un altro Professore certamente molto particolare che, purtroppo, ci ha salutato qualche anno fa.

Era da tutti canusciutu e oggi ricurdatu con il nome di battiscimu: Demetrio. 'Nsignava educazione fisica presso il Liceo "E. Fermi" in quel di Bagnara Calabra, altra nota fucina di ciriveddhi talentuosi della nostra Suddola provincia, che tantu onori e vantu hannu recatu e recanu in giro pi l'Italia.
Tra i tanti ciriveddhi fini di razza pura, numerosi sono gli amici malanovisti che hanno firriato da quelle parti, a menzu a piscispaaatiiaa!, mutulieee! e calamaaariieee!

E giust'appunto e varda casu, un posto di prim'ordine tra i banchi bagnaroti l'avippi puramenti il nostro Tatomaster, il quale nonostanti 'stu caddu, sforzandu pocu pocu la muruddha (vistu chi su' fatti che in pochi possono dimenticare), è 'rrinisciutu mi si ricorda alcuni episodi che hanno fatto la storia ru liceu bagnarotu e che vogliamo tramandare a tutti e, in special modo, a coloro chi dal prossimu settembri frequenteranno 'u liceu ra Vagnara.

Naturalmenti, consideratu chi passaru 'na chindicina d'anni, può essiri chi 'n cacchi dettagliu a me' cumpari nci fuìu, ma comunqui, come egli medesimo di pirsona pirsonalmenti mi ha scritto, 'i storii sunnu "cchiù o menu chisti". La parola a Tato.


Battuta di caccia 1: a cinghiali


Il nostro era un assai sperto cacciaturi e ovviamente un omo coi peli sul petto e di fattura caprina, per quanto era omo. Credo che se campasse ancora, i vari Squazzenegger, Ciaccu Norris, Rambu e VanDammi, si stutava cu na manu sula e mortu i sonnu.
Ma veniamu alla fantacaccia. 'Ssittatu supra a cattedra nte jorna chi non putiumu nisciri mi facimu educazioni fisica.. ndi cuntava..

"Na vota figghioli, mindi ia a caccia sulu.. ncera nu tempu ca non vi cuntu e m’aiva quasi perdutu pi quantu aiva caminatu.
Era unu ji jorna niri, e lu nerbusu si misurava a kili.
S’aiva fattu menzujornu, aiva sparatu na para i quagghi, ma rrobba rossa.. mancu lu sciauru!
A n’certu puntu mi tiru u paru e u sparu..
no u sparu.. nta ju sensu.. il paro e lo sparo.. aviti caputu?
Bhe.. mi fazzu sti cunti.. e mi convinciu pe mi tornu pa casa. M’aiva rristatu na sula cartuccia carricata a cinghiali.
'Na sula palla i chiumbu e tanta purbiri stivata. Ma lu me’ orgogliu i cacciaturi non mi rassava u pigghiu sonnu.
E ti ndi torni a mani vacanti?.. gira vota e firria finu a quando trovi ‘ncuna cosa!

E così ho fatto. Sudatu micciu, rrivu nta nu llargatu cu na petra nto menzu. Penzu.. ma ssettu 5 minuti e pulizzìu u fucili.. non si sa mai s’avissi a 'ncartari. Era ja ca pulizziava la canna.. e a n’certu puntu.. sentu moviri li fogghi avanzi a mia. U tempu mi mi izu e ti viru spuntari nu testuni i nu cinghiali rossu, chi putiva aviri ddu’ cantara. Chistu se mi pigghia mi rruvina.. sempri se prima no rruvinu eu.

Chiudu u fucili, pigghiu la mira… e aspettu. Non pozzu sbagghiari, se u pigghiu i strisciu si ncazza e mi curria.
Aspettu.. iju si faci sempri cchiù vicinu.. miru a lu cirveddhu… e… sparu.
Mentri chi sparava.. mi ccorgiu chi arretu du primu cinghiali.. ndi spuntava n’autru e puru iddhu carricava.
Mi sintia pirdutu. Ma chi succiriu; currendu lu primu cinghiali a vucca aperta.. la pallottola anveci m’u pija nto cirvellu lu pija nta la vucca.. e lu passa di parti a parti, cori compresu. Nesci dill’altra vanda.. e pija l’autru cinghiali chi stava rrivandu, puru iju ca vucca 'perta.
Eu aviva murutu ru schiantu ma, ..non si prisenta n’autru cinghiali arretu a lu sicundu? La pallottola passa di parti a parti puru lu sicurndu e pija u terzu drittu nta frunti.. e cadi mortu.
Figghioli chi voliti mi vi dicu, vui pensati ch’esti 'na palla.. eu vi dicu ch’è bbravura."


Battuta di caccia 2 : I tre fagiani


L’inizio della storia è praticamente uguale, fino allo spiazzo e alla pulitura del fucile.. solo che 'sta vota ambeci mi viri nu cinghiali..

"..Mi 'ccorgiu ca supra a rrama i n’arbiru di fronti.. nci sunnu, no unu e no ddui, ma tri fagiani supra lu stessu rramu.
Figghioli, eu fagiani supra e rrami, nandi vitti mai.. mai finu a ddhu mumentu. In pratica era 'na famigghia, Patri matri e fajianellu.
'U patri era rossu assai, la fimmina non tantu ma era cchiù ggiuvina e tennira, e poi n’cera u pujia.. nu pujia rossu, nto menzu i tuttu e ddui. E penza chi ti ripenza.. u problema era sempri u stessu. Na bbotta sula e tri fagiani.
A quali sparu? O' cchiù grossu, o' chiju vecchiu, o' figghiu, sperandu mi rresta puru a mamma? Opuru a' mamma direttamenti ch’era tennira assai?
Allura mi vinni na pinzata.. se 'i sparu ravanti ndi piju unu sulu.. ma se sparu cull’effettu, almenu ddui li sparu.

Mi priparaja cu calma, puntaja almenu 3-4 metri a destra ri fagiani.. e poi sparaja. Mentri 'a palla era ancora nta canna.. nci desi l’effettu.. autru chi Zicu.
A palla partiu.. e n’cuminciau a vutari.. pariva nu bumerang.. Inzomma pi farla curta, i pijaja tutti e tri.. e n’atru pocu mi sparava sulu pirchì a palla turnandu arretu mi finiu quasi nte pedi.
Figghioli chi voliti mi vi dicu, vui pensati ch’esti 'na palla.. eu vi dicu ch’è bbravura."


Avventura nel deserto


Un’altra mitica che però non mi ricordo bene.. era la sua avventura nel deserto. Partito per le vacanze.. aveva poi deciso di fare da solo….la PARIGI-DAKAR, ma non in moto, né in fuoristrada o in camion.. ma con la sua 500 L del ’76.
E tu dirai.. ma come, in mezzo al deserto? Da solo? E non muriva 'i siti e 'i fami? Ma quando mai.. perché devi sapere che lui.. aveva la rulotte con tutto il necessario rimorchiata dalla 500...
Figghioli chi voliti mi vi dicu, vui pensati ch’esti na palla.. eu vi dicu ch’è bbravura.

22 giugno 2008

LA SCUOLA PRIMA DI INTERNET: 2° PUNTATA

Viaggio semiserio tra i ricordi di scuola, nell'epoca pre-internettiana e pre-mms, quandu non c'era la possibilità di documentare con filmati o immagini le valentizze scolastiche compiute dagli alunni o le stranezze dei professori. Eppuru, il materiale (se nd'aviti, mandatilu) di certo non mancava.....

'A BARUNA E 'A CASCIA RI FICA SICCHI

Cuntinuamu a raccontarvi altri episodi legati alla mitica figura dell'indimenticato e indimenticabile Prof. Alberto Buccafurri.
Di seguito, ecco altri aneddoti che ho avuto modo di raccogliere in questi giorni e che meritano di essere raccontati.

- Il primo giorno di scuola. E' sicuramente il giorno che tutti (o quasi) ricordiamo con piaciri, a maggior ragione se 'u primu prufissuri chi viriti è proprio quello di cui tutta la scuola parla.
'U Prufissuri, appena trasutu in classi, 'rrancata la borsa supra 'a cattedra, facendu chiaramenti intendiri quali doviva essiri la priorità assoluta per i neoalunni, annunciò con vuci proclamanti: "Oggi è lunedi e c'è fisica!".

-'U boi non vai in sicunda. Passati già 'na pari di misi dopo il primo iorno di scola e avendo avutu sentori della particolari fama ru Prufissuri, anche gli alunni ru primu annu cercavano di prenderlo bonariamenti in giru, facendu versi 'nimaleschi duranti la lizioni. Nel campionario animale, tra i più gettonati, c'era 'u versu ru boi:muuuu!
'U Prufissuri, non si scomponiva di certu davanti a queste ingenue imitazioni e, mentri cuntinuava a spiegari comu si scompuniva una forza in due direzioni, esclamava a mo' di minaccia:" 'U boi non vai in sicunda!".

-Botta di... gissu. Oltre agli imitatori di 'nimali, c'erunu ovviamenti puru chiddhi -solitamenti all'ultimu bancu- chi non truvandu di megghiu da fari, si pigghiavunu a botti di gissu per i motivi più disparati.
'U Prufissuri, per farli smettere, individuato il responsabili, diceva loro, saggio: <<Pirchì non ti 'mpari 'a fisica, inveci mi ti pigghi a botti 'i gissu ch' i cumpagni arretu!?>>

-Partitura a due mani. Un chiaro segno della genialità ru Prufissuri, era il modo particolare con il quale illustrava alla lavagna i concetti ra fisica.
Vistutu di tuttu puntu con il suo vistitu niru, cu 'na manu scriviva i formuli (velocità, accelerazioni, ecc.) e cu l'autra, disegnava contemporaneamenti il relativo grafico (rette, parabole, ecc.). E tali era la so' maistrìa, e la so' cunfirenza culla materia (di sicuru 'a chiamava 'i "tu"), chi pariva pi ddaveru un pianista.
Naturalmenti, appena finuta la spiegazioni, quandu si voltava di nuovo versu gli alunni, 'u Prufissuri s'aiva cumbinatu comu a San Girolimu: 'u vistitu ch'era niru, aiva 'ddivintatu iancu di gissu, megghiu chi se lavatu ca varichina.

-'A za' Margherita. La fisica, si sa, non è materia liggera. Pirciò, nelle lunghe lezioni putiva capitari chi a 'n cacch' unu nci scappava d'andari o' gabinettu.
Un iornu, la cosa capitò a un'alunna ru Prufissuri.
'A signurina, poiché non ci 'a faciva cchiù, domandò più d'una volta il permesso per poter andare in bagno, ma 'u Prufissuri, cuntinuandu la lizioni, rispundiva sempri: "Non si nesci!".

All'ennesima richiesta da parti della stessa figghiola, poiché 'a maricchieddha era oramai in lacrime, 'u Prufissuri, per non sintirla ciangiri, resusi cuntu chi non era pi finta (comu spissu facivunu 'i masculeddhi), esclamò:"Oh signurina, mi pariti a me' za' Margherita! Peepeepee! Avanti, iti o' bagnu, forza! E tu -rivolto alla ragazza che sedeva a fianco della 'maricchieddha- 'ccumpagnila. In dui, comu e' Carbuneri!".

-La dettatura degli esercizi: Calcolari... Un episodio particolare, rimasto nelle menti -e nei scianchi- di chi l'ha vissuto direttamenti e tramandato fino ad oggi, è quello che riguarda la dettatura di un esercizio di un compito in classe.
Trattandusi di fisica, il 99% delle tracce che 'u Prufissuri sparmentava nel so' ciriveddhu e chi spissu e vulinteri dettava in dialettu riggitanu, cuminciava sempri con:"Calcolari...."
Un iornu, appena 'u Prufissuri era prontu a dettari, quei figghi di bona mamma degli alunni, cridendu di fargli 'nu scherzu, si iazaru addritta e tutti in coru griraru con quantu sciatu aivunu nte prumuni:"CALCOLARI...!".
'U Prufissuri però, contrariamenti a quantu cririvunu l'alunni, non si fici pigghiari 'i sorpresa, e a vuci ancora cchiù iata, replicò pronto: "NO! DETERMINARI...!"
Scoppiò 'na risata generali e, 'n cacch'unu addirittura aippi a fuiri fora, tinendusi 'i scianchi...

-'A Baruna e 'a cascia ri fica sicchi. Arrivati all'ultima interrogazioni dill'annu, 'u Prufissuri era solitu aiutari tutti, specialmenti cui, magari, duranti l'annu aviva zuppicatu nu pocu.
Se nci risdpundivi bonu all'ultima interrogazioni, era dispostu a cancellari i voti brutti e mi ti duna 'a materia. Se no, come detto nella prima puntata, ti dava appuntamentu... o' tempu 'ill'uva.

'Na vota, davanti a un alunnu chi non 'rrinisciva mi rispundi pi nenti, nonostanti li domandi fussiru facili, 'u Prufissuri si firmò, lu vardò nta facci e nci rissi: "Ora ti cuntu nu fattu." Narrò la seguente parabola.
"Nc'era 'na vota nu Baruni, ca Baruna. Ogni matina, 'u Baruni si iazava, si vistiva, si priparava, pigghiava cappeddhu e bastuni e, salutata la mugghieri, si ndi nisciva.
Appena 'u Baruni partiva, 'a Baruna 'ncarricava la fidata cambarera di iri a chiamari o' cumpari, vicinu di casa, mi veni mi.... si pigghia 'u cafè.
'Na matina però 'u Baruni -va viri a cu pinzava!-, si spirdiu cappeddhu e bastuni e pirciò turnau arretu.
'A cambarera, chi faciva 'a guardia ra finestra, subitu fuìu ad avvertiri la Baruna dell'imprevistu ritornu del maritu.

Pigghiata di schiantu, 'a Baruna tirò fora 'a cascia ri fica sicchi chi tiniva sutta o' lettu (ddhi belli letti iati di 'na vota) e nci dissi: " 'Zzicchiti ccà 'intra!". Quindi 'ccuminciò a spingirlu ca facci cuntra e' fica sicchi, chiurendu la cascia e rimintendula o' postu.
Quandu 'u Baruni trasìu pi salutarla, 'a Baruna fici finta 'i nenti, comu se nenti fussi, tantu i virgogni erunu 'mmucciati sutta o' lettu."

Poi, rivolto all'alunno,concluse dispiaciuto: "Ora, viri, ieu ti spingiu, ti stivu, ti stivu, ma tu nta cascia non vo' trasiri!"

*N.B.: In ricordo del Prof. Alberto Buccafurri -II parte

**P.S.:Ancora un ringraziamento a Leo per la "consulenza storica"

08 giugno 2008

LA SCUOLA PRIMA DI INTERNET: 1° PUNTATA

Viaggio semiserio tra i ricordi di scuola, nell'epoca pre-internettiana e pre-mms, quandu non c'era la possibilità di documentare con filmati o immagini le valentizze scolastiche compiute dagli alunni o le stranezze dei professori. Eppuru, il materiale (se nd'aviti, mandatilu) di certo non mancava.....

NDI VIRIMU O' TEMPU 'ILL'UVA! [alias RU ZIBIBBU!] *


'A scola finìu. Tra pochi iorna ci saranno i verdetti:promossi, bocciati e chi dovrà ricuperari i debiti.
Comu? Debiti? Eh sì, pari chi ora puru i figghioli chi vannu a scola hanno i loro bei debitucci. Malanova chi tempi! Con la nuova riforma scolastica, liberamente ispirata alla tecnica bancaria (tantu, ormai sunnu i banchi chi cumandunu), oltre ai crediti formativi -vali a diri 'i materii che ti tocca sturiari- nci sunnu puru i debiti formativi.
Forsi -pinsaia ieu- li chiamano debiti per fare abituare i ragazzi a quello che li aspetta una volta diventati adulti.
Ne parlavo qualche iorno fa cu ddu' prufissuri, i quali mi hanno riferito chi 'sti 'mari 'ndebitati, a' fini d'agostu, dovranno sostiniri appunto una prova di virifica, per appurari si hanno saldato il loro debito con...l'ignoranza.
'Na vota si chiamavunu esami 'i riparazioni, per i quali si viniva rimandati a settembri.


E proprio pinsandu a questa circustanza, mi vinni in menti un grandi ed indimenticabili prufissuri di fisica, che hanno conosciuto anche diverse generazioni di scigghitani chi hannu frequentatu l'I.T.G. "A. Righi" di Reggio.

Personalmenti, non l'ebbi comu prufissuri, ma i suoi metodi "eccentrici" e alquanto alternativi, sono oramai divenuti vere e proprie leggende.
Per raccontare tutti questi episodi -tutti reralmente accaduti, ma sicuramente in parte oggetto di enfatizzazioni tipiche dei racconti tramandatisi per via orale- nci vulissi un intero sito e pirciò mi limiterò a ricordarne solo qualcuno. Per i motivi di cui sopra, mi scuso fin d'ora per eventuali inesattezze.

-'A 500. Il suo mezzo personale di trasporto era 'na Fiat 500 ('i chiddhi 'i 'na vota), che però non poteva certo essiri normali. Infatti, il sedile lato passeggero era 'na seggia 'i barberi, con tanto di poggiatesta.
Dovete poi sapiri che, quandu finivunu 'i lizioni, non c'era iornu chi 'a truvava aundi l'aviva lassatu, poiché 'sta 500 viniva letteralmenti scapulata dagli alunni giù per la discesa chi ru Trabucchettu 'rriva finu a Reggio Campi, in un'originale applicazione pratica delle leggi fisiche che regolano il moto di un corpo ('a 500) su un piano inclinato ('a calata, appuntu).
Un'altra variante era quella chi viriva la 500 girata di traversu, a bloccari 'u trafficu.


-Leggi del moto, aerodinamica e... traiettoria nto corridoiu. Ogni matina, 'u Prufissuri 'rrivava a scola cu stessu vistitu niru gessatu, giacca e cravatta e, sutta o' brazzu, 'na borsa portadocumenti ca cernera. Aviva 'na caminata strana, chi però non era dovuta a un difettu fisicu, bensì a un precisu studiu di aerodinamica e leggi del moto applicate. Pari chi 'u fundu ra borsa fussi pisanti e dotatu di impugnatura particolari, in manera da equilibrari la piegatura del corpu (tipu Valentino Rossi) nell'affrontari la curva a 90° chi conduciva in sala prufissuri.
Non basta. Tali piegatura era 'ccumpagnata da un allargamentu di brazza tipu aeroplanu (aviti presenti a Vincenzino Montella? copiau ru Prufissuri), cusì da tagghiari l'aria e permettiri una veloci percorrenza del corridoiu ed un arrivu in perfettu orariu per l'iniziu ra lizioni.

-'U scudu marinu e 'a machina ra scherma. Cchiù 'i 'na vota, nel periudu estivu, è stato avvistatu nel nostru mari scigghitanu, mentre andava 'i Munacina o' Casteddhu nuotando con una strana attrezzatura. No, non erunu né pinni, né maschiri, né salvagenti. 'U prufissuri 'nnatava cu nu scudu speciali che -a detta so'- sirviva a fendere meglio le onde, in modo da eliminare la resistenza del fluido marino.
Altre prodezze degne di nota erano quelle chi 'u Prufissuri nostru compiva cu 'na speciali machina che si era costruito in ambitu casalingu: 'a machina ra scherma. Era nu marchingegnu contro il quali 'u Prufissuri incrociava la propria spada, con risultati chi però non dovivunu essiri tantu boni, vistu chi, dopu ogni sfida, si prisintava a scola cu mani e brazza tagghiati e/o singhiati dalla machina chi iddhu stessu aviva 'mbintatu.

-Le proporzioni e Mennea. Interrogazione di fisica, con calcoli da eseguire su apposito foglietto da firmare e consegnare perchè fosse tenuto come fonte di prova da presentare ai colloqui con i genitori, ai quali però non andava mai nessuno, per non sentirsi regolarmenti chiamari "Sceccu!" davanti a mamma e papà.
Per farsi un'idea preliminare sulle capacità intellettive dell'alunno di turno, poneva una semplice domanda: "Quantu pisi?" Risposta:" 50 kg." Proporzione: "5 grammi 'i ciriveddhu!"
Seguivano semplici esercizi da risolvere, tipu: "Se Mennea curri 100 metri in 10 sicundi netti, tu [riferito all'alunno di turno], cu nu motorinu SI Piaggio di 50 cc., a chi velocità ha iri mi 'rrivi a para?" [risposta: 36 km/h senza ventu e senza considerari l'attritu ra pista].

- 'A viristu 'a scintilla? Prova di laboratorio sull'elettrostatica (o qualcosa di simili). 'U Prufissuri, sempre in gessato nero con giacca e cravatta, girava 'na manuvella che azionava 'na specii di rota, la quali stricandu cuntra altra superfici 'nduruta, produciva 'na scintilla. Gli alunni, mi si passunu 'u tempu, si mettono d'accordo, da perfetti calabrisi:"Figghioli, se ndi spìa, nuddhu vitti nenti."
U' Prufissuri 'ccumincia a macinari e, a 'n certu puntu, scoppia 'na scintilla -cu tantu di fumu. 'U Prufissuri, si ferma e spìa: "'A viristu 'a scintilla!?" gli alunni in coro calabrisi: "No, non vittimu nenti". Insomma, la cosa andò avanti per tre o quattro volte, con il professore che, sempre più preoccupato e sudato -quasi al limite dell'infarto, per lo sforzo sostenuto- chiedeva continuamente: "'A viristu 'a scintilla?". Alla fine, sconfortato dalle risposte sempre negative, il Professore si convinse chi ddha machina non valiva cchiù nenti e chi l'avrebbi dovuta cangiari.

- I compiti in classe e...'a giardinera. Quando si svolgevano i compiti in classe, 'u Prufissuri si mintiva supr' 'a porta o faciva quattru passi in corridoiu, rimanendu comunqui nelle vicinanze. Di tantu in tantu, il silenziu veniva rotto da qualche spiritusu che faceva dei versi, pronunciando il suo nome. 'U Prufissuri turnava subitu arretu e perentorio, con voce rabbiosa minacciava: "Mi pari a mia chi a 'n cacch'unu 'u bocciu!". Poi, se capitava ch'era ura di ricreazioni, mentri l'alunni ittavunu sangu ampestru a...Mennea, 'u Prufissuri 'llargava 'u fazzulettu ('mpaddhatu e già sciusciatu), iapriva 'a borsa ri documenti e nisciva...pani ca giardinera sutt'ogghiu. E bon' appitittu!

-Ndi virimu o' tempu 'ill'uva! [alias ru zibibbu!.] Arrivava la fine dell'anno e dopo l'ultima interrogazione, 'u Prufissuri dava i suoi responsi. Chi durante l'anno aveva studiato, bene (ma erunu pochi). La maggior parte, che faticava a seguire i suoi metodi alquanto particolari, viniva rimandatu a settembri, all'esami di riparazioni."Mi dispiaci.......[alunno di turno], dincillu a to' patri. Ndi virimu o' tempu 'ill'uva!" [alias ru zibibbu!]

*N.B.: In ricordo del Prof. Alberto Buccafurri.

**P.S.:Un ringraziamento agli amici Nino e Leo per la "consulenza storica"