08 agosto 2007

IL "PONTE MILVIO" SCIGGHITANO

Anche se la stagiuni estiva finora è stata all'insegna della calma più piatta mai rigistratasi da queste parti, forse cì'è ancora spazio per una piccola speranza nella rinascita turistica del nostro beneamato Scigghiu.
Credo conosciate tutti (per esserci stati di persona o averlo visto in tv) il famoso Ponte Milvio di Roma, dove un lampione è stato lettaralmente coperti di lucchetti -altrimenti detti "catinazzi" in dialetto scigghitano- lasciati dagli innamorati che in quel luogo si giurano amore eterno (! sicuru?).

Nella foto: i lucchetti di Ponte Milvio -Roma


Ebbene, da qualche giorno, anche Scilla ha il suo Ponte Milvio. L'aviti presenti il belvedere situato sulla Statale 18, superato l'abitato di Marina Grande in direzione Villa San Giovanni, a strapiombo sul mare, meglio conosciuto come "Morselli"?
Da sempre è meta -oltre che dei ciclisti chi ivi si riposano, pigghiandu sciatu alla sola vista del panorama- anche delle coppiette di fidanzati/zziti in fuitina/neosposi, che vogliono immortalare il loro amore con lo sfondo della "spiaggia delle sirene" e della rocca del castello "Ruffo".
Ne sono testimonianza diretta le diverse scritte lasciate in loco dalle coppie suddette, utilizzando i mezzi più disparati (culuri, pennarelli, unghie, ecc.) e che hanno finito col rivelarsi una vera 'nchiappatina di uno dei posti più caratteristici del nostro comune.
Con l'intenzione di risollevare le sorti turistiche del borgo scillese e memore della grande pubblicità ricevuta dal ponte romano -divenuto ormai meta di visita semiobbligatoria- qualche giuovanotto di grande 'ngegno e inventiva ha pinzato bene di dare inizio alla stessa usanza lungo la 'nferriata della barcunata Morsellifera [Vedi foto sotto]


Ci auguriamo tutti che questa nuova moda (per la quale ringrazio, a nome dell'intera cittadinanza scigghitana, chi l'ha avviata) possa costituire un'ulteriore attrattiva del nostro paesaggio e portare a Scilla camionati di 'nnamurati, iarmati di catinazzu!
Mi immagino già pescherecci carrichi di giapponesi -'a fimmina avanti e 'u masculu arretu, in puro stile samurai- che 'mpiccicano lungo le rocche dello strapiombo, per andare a mettere il loro bel catinazzo nella ferriata e scattarsi poi una bella foto da portare con loro a Tokio.
Rispetto a Roma, poi, abbiamo anche un vantaggio: come visibile dalla foto sopra e dalle altre che potrete ammirare cliccando qui, al belvedere Morselli non ci sono lampiuni -sicchi e iati- che, causa l'eccessivo carrico di ferraglia, si possano turciri e rumpiri, catafuttendusi a mari cu tutti 'i catinazzi.
Quella scigghitana è 'na barcunata, quindi molto più curtigna che ben può suppurtari il peso di catinazzi di intere ferramenta della provincia!
Oltre a questa interpretazioni, diciamo così, "romantica",della presenza dei lucchetti, per la testa me ne firriano delle altre.
Potrebbero costituire un avviso per chi si accinge a entrare a Scilla: attentu, è un paese dove, almeno fino alla data odierna, quest'estate non c'è stato un "catinazzo" di evento o di manifestazione di alcun genere (salvo quella dei borghi più belli d'Italia e la tradizionale sagra del pescespada che si svolgerà nel prossimo fine settimana).
Potrebbe essere il gesto provocatorio di qualche visitatore centro-nordico che, dopo aver sostato magari per qualche giorno soltanto nello Scigghio e aver speso comunque una fortuna, solo per mangiare, dormire e 'mpuzzarsi 'na calata tra le meduse, deluso ha esclamato (nella sua lingua, naturalmente):"Ma chi catinazzu 'i paisi è chistu!?", scappando a rotta di collo verso i lidi riggitani o (cchiù probabili) la Sicilia.

Poiché comunque mi piace pensare positivo, propendo per la prima ipotesi, quella "romantica" e chissà che, spargendo la voce con una pubblicità adeguata, non si riesca davvero a creare una vera attrazione turistica.

Se la cosa, corna facendu, non dovesse evolversi in tale direzione, pacenzia. Vuol dire che tutti ddhi catinazzi potranno essere utilizzati dai numerosi ciclisti di passaggio come antifurto per le loro biciclette!

03 agosto 2007

SCOGLIO D'ULISSE: LETTERA AI MINISTERI

Pigghiato un po' dallo scunforto ma soprattutto dalla raggia riguardo alla situazione assurda dell'ex Scoglio d'Ulisse, pur consapevole chi 'i 'sti tempi l'uffici sunnu vacanti, ma essendo arrivato quasi al limite della supportazioni, ho spedito una mail a: Ministero dell'Ambiente, Ministero dei Beni Culturali, Soprintendenza Regionale e all'Assessore Regionale all'urbanistica.
Questo il testo.

Da: U_Nonnu
Data: Venerdi 3 Agosto 2007 18.26
A:segr.ufficiostampa@minambiente.it;urp@beniculturali.it;
ufficiostampa@beniculturali.it; michelangelo.tripodi@consrc.it;
soprintendenzacal@tin.it


Sono un cittadino di Scilla (RC) e volevo segnalare lo stato di fatto dello "Scoglio d'Ulisse", uno dei primi "ecomostri" ad essere abbattuto.
La struttura esistente è stata oggi sostituita da uno spazio che dovrebbe essere riqualificato, secondo un progetto del costo stimato di € 600.000,00, ma che, da quanto è possibile verificare attualmente -anche se i lavori non sono ancora stati conclusi, e nessuno sa il perché- altro non è che un misero parcheggio.
Più volte, nei mesi scorsi, attraverso il sito www.malanova.it e un blog personale, ad esso collegato ho sottolineato che sarebbe stato preferibile procedere sì alla demolizione della struttura esistente (di proprietà dello Stato ed oramai fatiscente solo ed esclusivamente a causa del totale disinteresse statale) ma anche alla sua successiva ricostruzione -senz'altro apportandovi i necessari miglioramenti architettonici e tecnologici. [ Vedi blog del: 23 Gennaio, 26 Febbraio. 12 Marzo, 23 Marzo, 2 Maggio, 30 Luglio u.s.]
Lo "Scoglio d'Ulisse" ha rappresentato per decenni uno dei posti più caratteristici di Scilla e dell'intera Costa Viola e poiché oramai fatiscente, per arrivare alla sua demolizione (alla quale, colpevolmente, nessuna istituzione locale ha cercato di opporsi) lo si è fatto passare per un "ecomostro" (allo scopo di poter usufruire di fondi che non si sono mai trovati in quarant'anni per la manutenzione?), assimilando quindi, di fatto, l'incuria dello Stato alla selvaggia speculazione privata verificatasi lungo tutte le coste italiane!
Nei programmi di chi ha progettato l'intervento, questa "piazzetta" ricavata dopo l'abbattimento della vecchia struttura, dovrebbe costituire un piccolo gioiello.
In atto però, esso non sembra tale. Anzi (vorrei tanto sbagliarmi), da quanto finora visibile, sembra proprio che il rimedio sia peggiore del male.
-I lavori, come detto, non sono stati completati.
-Le scelte progettuali non esenti da critiche e sono sicuramente opinabili: non hanno tenuto in considerazione il problema dell'abbattimento delle barriere architettoniche.
-Non hanno tenuto in considerazione l'opportunità di dotare il suddetto spazio di un affaccio a mare sul lato Nord, il che è paradossale, considerando che esso è parte integrante dell'area portuale di Scilla.
-In ultimo, non si può non segnalare che l'attuale cantiere -perché di cantiere ancora si tratta- è completamente incustodito e presenta diversi punti che possono costituire pericolo per l'icolumità pubblica (scalinate prive di parapetti, tubi dell'impianto elettrico lasciati liberi e privi di protezione, ecc.).
Per opportuna conoscenza, si invitano i Ministeri e gli uffici in indirizzo a prendere visione di quanto sopra consultando il relativo servizio fotografico.
Si invitano infine gli stessi Ministeri e uffici, per quanto di loro competenza, a voler esaminare quanto sopra riferito e adottare tutti gli adempimenti ritenuti necessari.
Nella certezza che le problematiche sopra evidenziate -condivise da numerosi cittadini scillesi- saranno oggetto di Vs. attenta valutazione, si rimane in attesa di cortese riscontro e si porgono
distinti saluti
Francesco Rocco Picone [unonnu@malanova.it]

30 luglio 2007

IL NUOVO SCOGLIO D'ULISSE: POLVERE DI...BITUME

Figghioli, faci caddu, 'u sacciu e magari non aviti nuddha fantasia mi liggiti chiddhu chi scrivu, ma mi corre l'obbligo di aggiornarvi sulla telenovela "Scoglio d'Ulisse".
Ebbene, dopu tanti "chiacchiri e tabaccheri 'i lignu"; dopu chi esimi professoroni ed esperti vari ndi sturdiru, declamando al mondo intero lo scempio e il degrado urbano del nostro territorio, di cui lo Scoglio scigghitano costituiva -a dir loro- uno degli esempi più fulgidi e malefici, tanto da dover essere abbattuto; dopo che è stata autorizzata (dalla Regione), ratificata (anche dal nostro Comune con apposita delibera) ed attuata (nte sacchetti 'i cu' sapi cui) una spesa di ben 600.000 euro, al momento lo stato dell'arte è il seguente.
  • Al posto delle strutture fatiscenti rase al suolo è stata realizzata una similpiazzetta. La si intravede incastonata tra i muri che sono stati rivestiti in pietra (e che pietra!) e ...bitume! Si presenta già regolarmente pavimentata e già predisposta per ospitare un paio di lampioncini con annesse panchine chi...ora i portunu!
  • La suddetta piazzetta si distingue per la sua "quota". Infatti è stata sopraelevata rispetto al piano stradale di circa 20 cm. Non vi è alcuna traccia di rampette o scivoli che possano permetterne la fruibilità anche ai soggetti diversamente abili. Le barriere architettoniche, lungi dall'essere abbattute, sono state semplicemente ignorate. Complimenti!
  • Il muraglione di protezione è stato rivestito con una pietra dalla tonalità accettabile, simile a quella esistente nella galleria che conduce al porto, ok. Peccato che essa sia stata realizzata solo parzialmente (per circa 3/4 dell'altezza. Chi è, non bastaru i sordi?) e pertanto camora ci tocca proteggerci gli occhi -sia pur già abituati dalla candidezza della pietra albina della Sinuria- anche dal bagliore dell'intonaco di cemento lisciatu cu fracassu.
La perla, anzi le perle assolute sono però due.
  • Lo slargo antistante la nuova piazzetta è stato pavimentato con puro bitume di colore così nero chi mancu chiddhu ra pista 'i Monza un iornu prima ru gran premiu d'Italia! Era forse troppo difficile pavimentare il citato spazio, utilizzando la stessa pietra lavica di antica fattura già esistente in tutto il resto dell'area portuale, molo compreso? Risultato: sulla nuova pista del porto troveranno ospitalità per il parcheggio (udite! udite!) ben n° 6 (no, non c'è errore, avete letto bene:sei) autovetture!
  • Il massimo dello 'ngegno architettonico portuale moderno è stato raggiunto, anzi superato, da un'autentica invenzione di qualche ciriveddhu fiinu. Non potendo disporre dell'antica pietra con la quale è rivestito il passaggio pedonale che corre in alto, parallelo al molo, fino a raggiungere la nuova piazzetta (?), cosa hanno sparmentato? Semplice: hanno ripordotto il nero naturale della pietra antica con una magica spruzzata di catrami in polvere! Tantu -avranno pensato queste menti eccelse- 'i luntanu cu voi mi si nd'accorgi? A dir la verità, se ne accorgerebbe anche Mister Magoo: le nuove pietre laviche in puro catrame in polvere (e la conseguente differenza con la pietra naturale) sono perfettamente visibili a occhio nudo puru 'i sutta a' Timpa di Via Nucarella!
Che dire, sarà colpa mia, del mio occhio orbigno o del mio gusto "antico", ma questo nuovo genere di architettura pseudonaturalista a mia non mi cala propriu.

Lungi da me l'intenzione di influenzare il vostro giudizio, pirciò vi potete fare un'idea guardando l'apposito servizio fotografico che il buon Gianluca -comu o' solitu- ha appositamente curato per voi, con integrazioni del nostro Tatomaster e ru Nonnu, che sono io.

26 luglio 2007

ATTENZIONE AL FINTO SCIANCATO!

Scoppiata l'estate, si ndi virunu pi ddaveru di tutti i culuri. 'A genti si 'mbenta di tuttu per racimolari 'n cacchi euru mi si 'ccatta 'n paninu o 'na fetta i miluni friscu.

Oltre al già signalato finomino dello sparimento rastifero di cui ha riferito Tato sul malanovablog -cui rimando per i particolari- saccomu siamo un sito di servizio pubblico, mi permetto di segnalare un'altra malausanza che si sta registrando di questi tempi nel nostro paisuzzo.
Diffidate da finti omini ciunchi -cu tantu di stampelli- che vi chiedono un contributo perché la propria figlia deve subire un'opirazioni a Milano.
Pù, fora jabbu! Se la nostra Sanità funzionasse...
Lo stesso omino, finto sciancato, si premura in ogni caso di aggiungere che, in segno di riconoscenza, al ritorno da Milano, vi darà conto dell'esito dell'opirazioni medesima. Chi primura!

19 luglio 2007

A SCILLA LA FESTA DEI BORGHI PIU' BELLI D'ITALIA

Seppur con quasi una simanata di ritardo, vi aggiorno brevemente sulle serate (6, 7 e 8 luglio u.s.), svoltasi a Chianalea in occasione della festa per i borghi più belli d'Italia.
Gli ingredienti? I soliti.
In primo luogo la banda, pirchì nei nostri paeselli suddici senza banda non pari festa.
In secondo luogo, caddarati ed esposizioni di prodotti locali di ogni tipo, per soddisfare qualunque languorino (autru chi Ambrogiu, 'u chauffer ra pubblicità 'i 'na vota).
E poi musica dal vivo e sfilate in costumi d'epuca (alias sciammissi).
Il tutto si è svolto nel magico scenario della Venezia del Sud scigghitana, in un'atmosfera spensierata e garrula.
Il vettovagliamento ai partecipanti è stato gentilmente offerto dagli esercizi commerciali locali.
Unico intoppo: la leggera scarsizza di lumeri che illuminassiro adeguatamente lo scenario naturali.
Chi volesse avere un'opportuna visione della sirata, può buttare un'occhio al fotoalbum curato dall'amico Gianluca, malinviato in loco.

17 luglio 2007

VIOLA: FINE DI UNA STORIA. VERGOGNAMOCI!

(16 lug.) La Nuovo Basket Viola Reggio ’98 Ssrl comunica di aver inviato ad integrazione della domanda già presentata il 29 giugno scorso, ulteriore documentazione secondo le prescrizioni ricevute dalla Com.te.c. Non essendo, però, riuscita ad assolvere a tutti gli adempimenti richiesti si rimette alle decisioni dell’organo competente.

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Con questo comunicato apparso sul sito ufficiale, è stata di fatto annunciata la fine di una società che ha costituito una parte importante nella storia del basket non solo in Calabria ma nell'intero meridione d'Italia.
Sono rimasto di sasso, stamattina, nel leggere la notizia sulla Gazzetta del Sud! Mai mi sarei aspettato che si lasciasse morire così un pezzo di storia (non soltanto sportiva) di Reggio.
Ricordo ancora come fosse ieri gli indimenticabili incontri di playoff contro la Milano di Meneghin, D'Antoni, McAdoo, Premier, in un botteghelle stracolmo di gente e di fumo, in equilibrio (a dir poco precario) su un solo piede, schiacciato in mezzo all'entusiasmo generale di giovani e meno giovani.
Sono stati quelli i primi incontri di basket cui ho assistito, trascinato dai compagni di scuola, dopo aver assaporato direttamente l'emozione di un canestro nella palestra del "Righi" durante le ore di educazione fisica.
Da lì ha avuto origine una passione che la Viola ha contribuito in maniera fondamentale ad alimentare ogni giorno di più, in tutti questi anni di gioie e sofferenze; di vittorie all'ultimo secondo e di sconfitte (anche pesanti). Anni in cui è cresciuto a Reggio il così detto "Pianeta Viola", il fiore all'occhiello di un'intera città.
Provo tristezza oggi, una profonda tristezza e tanta tanta amarezza per la fine di una storia. Ma non posso non provare anche tanta vergogna. Sì,perché così com'era stato fatto in passato, con un piccolo contributo da parte di noi tifosi (sarebbero bastati 1-2 euro a testa) si sarebbe racimolata gran parte di quella cifra che serviva per definire l'iscrizione al prossimo campionato, senza aspettare l'intervento "miracoloso" dei soliti politici di turno.
Abbiamo constatato, nel modo più amaro purtroppo, che questi signori, per quanto potenti si credano di essere, non sono riusciti a prendere nemmeno la più piccola iniziativa per salvaguardare un patrimonio sportivo -nonché, soprattutto, sociale e culturale- così importante come la Viola. Anche loro, se avessero un minimo di quello che comunemente si definisce "russuri nta facci" si dovrebbero vergognare.
Perdonatemi, ma l'unica cosa che mi viene da dire a questi signori è:MALANOVA!

03 luglio 2007

DALLE BIGHE ROMANE AL "DBA"

Non so in altre parti d'Italia (magari i miei amici che vivono al di fuori dei calabri confini, ndi virunu puru 'i peggiu), ma a Reggio Calabria il Codice della Strada è praticamente ribaltato.
La precedenza ce l'ha, nell'ordine:
- chi proviene da sinistra, anche se alle ultime elezioni la destra ha preso più del 70% dei voti!;
-chi ha lo stop, pirchì (nel 99% dei casi al volante c'è un essere umano di geniri fimmininu): havi l'acqua supr' o' focu oppuru hav' a girari 'a frittata 'i patati!;'ccumincia a sunari ddhu clacson chi 'a sentunu puru i Catania, pirchì havi a iari mi pigghia 'u figghiolu chi nesci ra scola o ra piscina;
-chi ha il semaforo rosso, tantu poi,'a multa na pava 'u stessu, stracatafottendosene altamente di tutte le telecamere che sono state installate di recente.

Ho appositamente lasciato per ultimi quella gran moltitudini (masculeddhi e fimmineddhi senza distinzioni) che, saccomu si sono oramai civilizzati -o almeno credono- non fanno più uso delle frecce.


Si da il caso però -e qualcuno glielo dovrebbe spiegare- che le frecce non sono mica quelle che usavano i nativi d'America (meglio noti come "indiani") bensì quelle che a scuola guida -almenu finu a 17 anni fa, quandu praticaia ieu- venivano tecnicamente definiti "indicatori di direzione".


Ricordate il famosissimo film di "Ben Hur"? C'è una scena che mi è tornata in mente oggi: è la corsa delle bighe, durante la quale un romano alquanto scorretto cerca di "speronare" la biga del nostro eroe, facendo uso di appuntiti aculei di ferro.

Ebbene, avrei voluto tanto averli a disposizione sulla mia macchina!

Se fossimo nell'epoca dell'Impero romano, li avrei sicuramente usati oggi, in modo scorretto sì ma credo giustificato, contro quella caterba di automobilisti appartenenti alla suddetta
razza (in rapida e pericolosa espansione), che ogni iornu caminunu nta strata rallentando (fin quasi a fermarsi): in autostrada perché devono uscire a qualche svincolo oppure, in città, svoltando all'improvviso per entrare (letteralmente) nel forno a prendere il pane o in una gelateria - o meglio, dentro la vitrina dei gelati- evidentemente per combattere un attacco di strura subitania.
Caminunu comu se fussiru suli, patruni ra strata e tu, poviru cristu chi nci 'mbatti d'arretu, ti devi spremere il ciriveddho, magari cercando anche di scrutare l'espressione del guidatore che ti precede attraverso il suo specchietto retrovisore, solo per capire quali sono le sue intenzioni o, meglio ancora, quali possono essere le sue nicissità in considerazione dell'orario e delle condiziioni meteo.

Poiché siamo in epuca definita "moderna", lancio un'idea che, chissà, potrà essere raccolta da qualche 'ngignusu 'ngigneri di meccanica.

Cuntinuandu 'i 'stu passu, mi sa che oltre al navigatore satellitare, sulla parte posteriore delle nuove autovetture dovrebbero montare -direttamente collegatu cu ciriveddhu- una sorta di analizzatore cerebrale del conducente, in grado di svelare quali sono le intenzioni di manovra del guidatore.

Se vuliti, ho pure pronto l'acronimo: DBA. Pi chiddhi chi sannu l'inglesi sta per Driver's Brain Analiser. In scigghitanu: Dimmi (chi vo' fari) Bestia d'Autista.


Così, chi ha la sbintura di capitare dietro un conducente di tal risma,
ne trarrebbe sicuramente un doppio beneficio: risparmio di calendari con i quali "santiare"; risparmio della relativa produzione di bile e conseguente minore affaticamento epatico!

24 giugno 2007

LA MODERNITA'? E' BANALE!

Vi è mai capitato di parlare o ascoltare mentre parlano tra di loro gli ingegneri? A me sì, molto spesso e mi sono reso conto di una cosa: l'espressione che utilizzano di più è: "E' banale!".

Ho quindi cercato una spiegazione al perché dell'uso smodato (che a volte sconfina nell'abuso) di questa espressione.

Il fine ultimo dell'ingegneria è quello di pervenire alla rappresentazione della realtà mediante la costruzione di modelli matematici, utilizzando formule e teoremi fondati su ipotesi per assurdo (ma non assurde, si badi bene) o su dati statistici sperimentali.

Ciò che potrebbe sembrare un discorso difficile è in realtà piuttosto semplice. Prendiamo ad esempio il caso (a me più noto, ma ve ne sono molti altri che potrei citare) dei calcoli strutturali di un fabbricato che deve essere costruito in zona sismica (tipu Scilla).

Ebbene, esso viene rappresentato -sintiti! sintiti!- con un modello matematico del tutto simile a quello di una massa attaccata a una molla, sottoposta ad oscillazioni smorzate.

Voi direte: “E chi è 'sta cosa?” Beh, avete presente i “calciatori” dei primi subbuteo moderni? Praticamenti 'i stessi! Non è banale?!

Con questa metodologia, praticamente ispirata alla filosofia del "Cchiù semplici!" tanto cara a un mio amico parrucchiere (anche se personalmente non mi serbu ndi iddhu, ma solo per la mia mancanza di...materia prima), si è quindi favorita la modernità. Incredibbuli!

E, modernizziti oggi, modernizziti dumani, arriviamo ai giorni nostri, dominati dai computer. Ma, 'u sapiti comu funzionunu?

Come ho avuto modo di ribadire qualche giorno fa a un'amica 'ngignera, dando un'occhiata alle lezioni di informatica che aveva preparato per i suoi studenti, sono convinto che il computer sia la macchina più stupida che l'ingegno umano abbia mai potuto sparmentare. Perché? Perchè per fare una semplice addizione tra due numeri -chi ormai 'a sannu fari puru i figghioli 'ill'asilu- ha bisogno di fare ben nove moltiplicazioni, alternate per 0 e per 1! L'unica differenza tra l'uomo e la macchina è quindi il tempo di esecuzione dell'operazione. Non è banale?

Fatto sta che, schirzandu schirzandu, per risparmiare tempo (e ne vogliamo risparmiare sempre di più), affidandoci alle macchine corriamo il serio rischio di banalizzare tutto.

Sul nostro MalanovaForum, Laura si chiedeva simpaticamente: “...quando si dice fuga dei cervelli s'intende che i soggetti portatori sani di cotanta materia grigia sa fuiunu all'esteru...allura pirchì per il mio capo prufissuri i gridu 'u ciriveddhu nci fuiu sulu ra scatola cranica e a iddhu u rassau ccà?”

Secondo me, per quanto ho detto sopra, non c'è poi tanto da meravigliarsi. Col passare del tempo, anche le parole e le espressioni cambiano significato.

Oggi, poiché abbiamo raggiunto un alto grado di banalizzazione, non potendo quasi più andare oltre (ma mai mettere limiti alla ...Scienza), è propriu 'u ciriveddhu chi si ndi fui...in vacanza! E finu a chi vai in vacanza mi poti puru stari beni.

Ci sono molti casi (in preoccupante aumento), in cui si può constatare che, purtroppo, 'u ciriveddhu ndu vindimmu, rimanendo pertanto con la scatola cranica desolatamente vuota.

A ripensarci, mi viene da sorridere, ai tempi in cui assistevamo a lunghe discussioni ('na vota ndi passammu un interu Pascuni!) tra l'amico parrucchiere di cui sopra e un'altra amica che sarebbe poi diventata ingeniera.

L'uno, metteva in evidenza la necessità di vivere la vita in maniera pratica; l'altra ribatteva, sottolineando l'importanza dello studio e della conoscenza scientifica.

In realtà però, pur sembrando distanti ed opposti nei loro ragionamenti, si basavano entrambi sulla stessa filosofia.

Vi era una sola differenza: quello che per il parrucchiere [ciao, Carmelo!] è “Cchiù semplici!”, per l''ingeniera [ciao, Carla!] “E' banale!”

17 giugno 2007

IL FUOCO DELL'IGNORANZA

[foto by Gianluca]

Ero indeciso se scrivere qualcosa o meno su quanto avvenuto venerdi pomeriggio, 15 Giugno 2007.
Volevo evitare di fare "pubblicità" a un gesto che si commenta da solo.
Poi però ho pensato che tutti, ma proprio tutti, devono poter verificare con i propri occhi in che razza di società (e non parlo solo di Scilla) stiamo vivendo.

Un coltello, avvolto in qualche straccio cui è stato dato fuoco, è stato conficcato nel portone del Palazzo Municipale in piazza San Rocco.

A preoccuparmi non è tanto il gesto in sè, che mi ha fatto tornare in mente quei film degli attacchi medievali alla Robin Hood, quanto la circostanza che il fatto sia accaduto in pieno pomeriggio, nel fine settimana e in un luogo dove puru quandu 'u malutempu veni ru faru, o u sciroccu ndi leva, c'è sempre qualcuno che si ferma a chiacchierare o a scambiare un saluto, senza che nessuno abbia notato niente di strano!

Se sia il gesto isolato di qualcuno, magari leggermente "su di giri" che non aveva nient' altro da fare, o sia qualcosa di più, non lo so.
So soltanto che episodi del genere contribuiscono ad alimentare le maldicenze gratuite nei confronti di noi meridionali che, nonostante tutto, troviamo la forza di scherzarci (anche se c'è davvero poco da scherzare) sopra, tanto da basare una campagna pubblicitaria
per la quale la Regione Calabria sta spendendo ben € 200.000 in due anni [vedere sulla home page del sito], dal titolo "Gli ultimi saranno i primi".
Il titolo esprime certo una speranza ma per episodi come questo,alimentati (qualunque ne sia il motivo)solo dal fuoco dell'ignoranza, non v'è dubbio che continuiamo ad essere gli ultimi, anche se i primi a vergognarcene.

12 giugno 2007

SCILLA VOLLEY: E' SERIE D!!!

Da più parti, soprattutto negli ultimi giorni, sento dire che sul nostro sito si leggono solo notizie "cattive" sul nostro paisuzzo.
Alcuni si sono lamentati anche del fatto che non riferiamo mai quello che di buono si fa in paese.


A ben vedere (e quel che abbiamo scritto su blog, forum, speciali, ecc. da un anno e mezzo a questa parte, lo dimostra) non è che Scilla sia stata quel pozzo di buone notizie da sbandierare ai quattro venti e di cui poter essere orgogliosi.
Stavolta, però, le cose cambiano. Una volta ogni tanto, la "perla" della Costa Viola viene citata per un'occasione speciale.

Si è infatti concluso il campionato di pallavolo femminile di prima divisione che -sintiti! sintiti!- è stato STRAVINTO dalle ragazze dello Scilla Volley, che il prossimo anno potranno così disputare il CAMPIONATO REGIONALE DI SERIE D!!!!!


Complimentissimi da parte di tutto il nostro sito alle valenti scigghitan girls della presidentessa Antonella Gioffrè, sapientemente dirette dalla panchina da Franca Donato.

Quella delle nostre ragazze è stata davvero una cavalcata, tipu l'Inter di quest'anno: tutte vittorie e solo due sconfitte!!

Si rinnova così la tradizione che ha visto Scilla primeggiare nel volley femminile anche negli anni passati.

L'impresa è da considerarsi davvero notevole se si considerano le solite "traversie" economiche nonché logistiche (la palestra della scuola media adesso sta veramente stretta!), che la picco
la società ha dovuto affrontare lungo tutto il campionato, in attesa di contributi ovviamente difficilissimi da trovare. Si spera che grazie a questo risultato la "musica" cominci a cambiare.

Nell'intervista -raccolta dall'amico Rocco Bellantone- che potete leggere sul sito dei fratelli Arbitrio- la presidente Gioffrè paventa un futuro lontano dal nostro paese.
Infatti, con la promozione in serie D, lo Scilla Volley dovrà disputare tutti gli incontri in un impianto omologato dalla federazione, impianto che -come sappiamo- a Scilla non esiste.

Insomma, falla comu la voi, sempri scigghitani simu. Non vorrei passare pi ceddhu i mal'accuriu, ma solo un a
nno fa, anche la "Scillese" ha disputato il suo campionato di serie D a...Villa San Giovanni, con le conseguenze che tutti conosciamo (praticamenti, scumpariu).

Nella medesima intervista, la signora Gioffrè afferma al riguardo: "
...La Provincia aveva stanziato un finanziamento per la costruzione di un nuovo impianto coperto a Scilla, ma l’iniziativa non è andata in porto per la mancanza di un progetto che doveva essere presentato dal comune".

Per quanto è a mia conoscenza invece, il Comune il progetto ce l'ha bello e pronto da diverso tempo (ricordo che la notizia era stata a suo tempo pubblicata anche sulla Gazzetta del Sud). Detto progetto, prevedeva la costruzione di un piccolo (ma non tanto) Palazzetto dello Sport, con campi di pallacanestro, pallavolo, ecc. L'opera dovrebbe essere ubicata nell'area adiacente l'attuale campo sportivo di Ieracari, nello spiazzo esistente lato Bagnara.
Per completezza, dirò anche che il ritardo accumulato nella realizzazione dell'opera è dovuto a diversi fattori (economici in primis), tra i quali la mancata conclusione -a quasi trent'anni dal suo avvio!- delle procedure relative all'esproprio dell'area.

Credo però che una realtà sportiva così promettente non meriti di essere mandata "a quel paese" a disputare i suoi incontri, ma abbia piuttosto diritto a tutto l'appoggio e il supporto necessari per poter competere nel migliore dei modi nel nuovo impegnativo campionato, così da renderci tutti sempre più fieri della nostra Scilla.

Sarebbe quindi il caso di valutare l'opportunità di accelerare la definizione dell'annosa malanovissima quistione espropri e di andare letteralmente a caccia di euru presso tutti gli Enti competenti (CONI compreso), per poter avviare la costruzione del palasport, il cui progetto è finora rimasto a prender polvere nel cassetto.

Nel rinnovare i complimenti alla società Scilla Volley in tutte le sue componenti, mi sento di dare sin da ora la disponibilità del nostro sito per ogni eventuale supporto nella divulgazione al pubblico scillese (naturalmente, compreso anche quello che trovasi fuori dai confini calabri) della prossima campagna abbonamenti.

ECCO LE NOSTRE CAMPIONESSE!


18 maggio 2007

NON BANDIERA BLU, CRAVATTA ROSSA!

Sulla quistione bandera blu s'è davvero generato un terrabilio di reazioni. Ho passato urati e urati a pinzari: comu facimu ora senza cchiù bandera? Poi la curiosità stimolata da un amico (un tipo veramente...da spiaggia) e la storia mi hanno aiutato a trovare la soluzione.
Beh, a dire il vero, amprima non è che l'argomento mi fosse molto congeniale, perché pi natura sono -diciamo così- allergico alle cravatte.

Eppuru, la cravatta ha una storia molto antica. Fu portata in Francia nel 1660, da un reggimento di cavalleria croata (da qui, il nome di “croatta”, poi divenuto cravatta) e in seguito piacque tanto al re Luigi XV, che istituì persino la carica di porta cravatte.

Nel 1706, durante l'assedio di Torino da parte degli ispano-francesi, la cavalleria, guidata personalmente dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II, con l'aiuto del cugino Eugenio di Savoia, sconfigge i francesi prendendoli alle spalle nei pressi di Lucento, facendoli fuggire verso la Dora. Nella stessa battaglia, secondo la leggenda, un portaordini di "Savoia Cavalleria", incaricato di recare informazioni sull'esito vittorioso dello scontro, pur gravemente ferito alla gola, riesce a raggiungere Vittorio Amedeo dandogli la notizia prima di spirare. Si vuole che il filetto rosso che borda il bavero nero dello stesso reggimento, o per talune epoche, come l'attuale. la cravatta rossa, non sia altro che il simbolo del sangue che ha arrossato il colletto dell'ignoto soldato.

Da questo episodio storico, prima i “Cacciatori delle Alpi”, poi i garibaldini e, a seguire, diversi battaglioni e reggimenti dell'esercito italiano (tra i quali i bersaglieri), hanno adottato la cravatta rossa nella loro divisa, come simbolo di sacrificio, per ricordare sempre che in ogni cosa, nc'è mi si ietta sangu.

Nonostante questa gloriosa storia però, tutte le volte che mi capita di doverla indossare, per battiscimi, matrimonii e cirimonie varie nonché in ogni altra occasione in cui sugnu 'i cumparenza, mi sentu comu fussi 'ttaccatu, 'ngissatu, comu a unu cu l'ossa rutti. Propriu comu o' cumuni 'i Scilla.
E' questo infatti il poco tranquillizzante quadro clinico delle finanze comunali che -preceduto dalle raccomandazioni fornite con la Deliberazione n. 69/2006- emerge dalle puntuali e chiarissime cazziate -che eufemisticamente quelli che scrivono bene definirebbero “richiami”- da parte della Sezione Regionale di Controllo della Corte dei Conti.
Con la Deliberazione n. 19 del 9 Marzo 2007 -pubblicata sul B.U.R.C. n. 9 del 16.05.2007- la Corte ha preso in esame i questionari inviati dai revisori dei conti (unici controllori della legalità nella formazione dei documenti contabili) del Comune.
In particolare, dopo aver ricordato le conseguenze penali cui può andare incontro un pubblico funzionario che attesta un risultato contabile non veritiero, la Corte ha valutato i risultati di gestione, attraverso l'esame del rendiconto fornito. Ecco a voi le magnifiche sette cazziate!

CAZZIATA N° 1 Risultato economico d'esercizio: - € 109.000. Non è stato rispettato il principio del pareggio di bilancio economico-patrimoniale previsto dalla normativa degli Enti Locali.

CAZZIATA N° 2 Il risultato di cassa, di € 159.000, è stato impiegato per pagare debiti che non erano previsti in bilancio, per procedure giudiziarie divenute esecutive (cioè cause perse dal comune, con sentenze oramai definitive), senza il necessario riconoscimento da parte del Consiglio Comunale.

CAZZIATA N° 3 Si è riscontrata una “rilevante evasione tributaria” [eh bravi e' scigghitani!] e “Appare...evidente che l'Amministrazione ha tentato di porre rimedio a una politica di rinuncia a riscuotere tasse e tributi solo tra il 2005 ed il 2006”. Da ciò, discendono “gravi dubbi circa le attività ...poste in essere nel periodo precedente, anche in ordine alle responsabilità discendenti dalla mancata riscossione.” Si potrebbe pertanto “concretare grave responsabilità degli uffici finanziari comunali”, con conseguente “omissione di atti d'ufficio a carico del reo”.

CAZZIATA N° 4 I residui attivi, cioè i soldi di cui il Comune è creditore, ammontano a € 15.413.000, dei quali però solo € 9.159.000 si riferiscono al 2005. La restante parte presenta “un alto grado di vetustà” perché il Comune non ha istituito un “fondo svalutazione crediti”, al fine di riaccertare l'ammontare degli stessi nonché le ragioni del loro mantenimento.
Pur non essendo un tecnico della materia, mi pare che sia stato usato lo stratagemma cui ricorreva il governo italiano quando inseriva in bilancio i crediti vantati nei confronti dei paesi africani. Erano somme che figuravano solo sulla carta, ma che in realtà, per ovvia impossibilità materiale dei debitori , non erano in cassa. Il Comune ha fatto persino peggio: la gran parte dei 15 milioni di euro di crediti, pur se sapesse dove andare a prenderli (ma a quanto pare non lo sa), non potrà recuperarli mai, in quanto si riferiscono “ad esercizi precedenti al 2000”, quindi già bell' e prescritti. Di conseguenza, facendo un semplice cuntu ra serba, a essere ottimisti mancherebbero, di fatto, almeno € 6.254.000!

CAZZIATA N° 5 Il Comune ha delle partecipazioni azionarie in società che presentano perdite di esercizio (e ti pariva!). Non è stato però motivato quale siano i motivi d'interesse pubblico (cioè dei cittadini) a mantenere queste azioni. Pertanto, dette partecipazioni dovranno -per legge- essere riviste dall'Ente.

CAZZIATA N° 6 Nelle tre parti che compongono il rendiconto, il saldo è sempre negativo. Conto economico: - € 183.000 (-€ 235.000 rispetto all'anno precedente); Conto patrimonio: - € 109.000.

CAZZIATA N° 7 Si chiude in bellezza con i debiti di finanziamento. Per intenderci, sono i soldini che il Comune chiede -solitamente per mezzo di mutui- per la realizzazione delle opere pubbliche. Quante opere pubbliche si sono realizzate a Scilla negli ultimi anni? Ebbene, la Corte rileva che -secondo quanto riferiscono i revisori- tali debiti ammontano a complessivi € 4.231.000 (Ahi! Ahi!), pur non mancando di precisare (dimostrando di non fidarsi poi mica tanto del loro giudizio) che i chiarimenti forniti “non paiono sufficienti a dirimere ogni dubbio circa il loro elevato ammontare e l'andamento temporale della loro formazione”.

Siccome, come tutti sappiamo, è la somma che fa il totale, sempre ricorrendo alla preziosa serba, si ha: - € 109.000 - € 6.254.000 - € 4.231.000 = - € 10.594.000!!!

Ricordo che solo a gennaio scorso, era stato stimato un risultato negativo intorno ai 5 milioni di euro. A poco più di quattro mesi di distanza, il dato viene non solo confermato ma addirittura duplicato. Cosa significa? Più di 2000 euro di debiti a scigghitanu (neonati compresi).

Ogni ulteriore commento potrebbe sembrare fuori luogo. Lasciatemi dire soltanto che, di sicuro, per uscire da una situazione così grave dovremo davvero 'ITTARI SANGU, e parecchio anche.
Vuol dire che dopo aver perso la bandiera blu, ci consoleremo con la gloriosa cravatta rossa. Mi auguro solo che il nostro Sindaco (che so essere appassionato di storia), non faccia come Luigi XV e ci risparmi almeno la nomina di un assessore porta cravatte!

16 maggio 2007

E RISTAMMU... SENZA BANDERA!

Aaahh, finalmenti!
Dopo aver sbandierato per anni, in lungo e in largo, a munti e abbasciu che Scilla aveva la bandiera blu, finalmenti ora non lo diremo più!
Eh sì, cari amici, perchè quest'anno, l'ambita bandera nelle suddiche terre calabre è stata assignata a Cirò Marina (non ci mbastava 'u vinu? Ora puru 'u mari hannu bonu?) e, in provincia riggitana, Roccella Ionica.
A livari la furia, fu oltre a Scilla, anche Catanzaro Lido (e pirchì, aippuru 'u coraggiu puru mi nci rurunu 'a bandera?). Vedi quanto riportato dal Messaggero oppuru iati nella sizioni Scilla news del nostro sito.
A dirla tutta, non è chi mi dispiaci più di tantu, vistu e consideratu che una clamorosa malinchiesta fatta la 'stati passata dal nostro Tatomaster, aveva svilato la stupida magagna che si nascondeva dietro quest' ormai famoso e ambìto riconoscimento.
Infattamente, si vinni a sapiri che la famosa bandera veniva assignata sulla base di un semplici quistionario a risposta SI o NO [Vedi sizione "Malaspecials" del malanova di sito]. E, sicundu vui, vabbò chi simu scigghitani e ch'aimu 'a nominata ru saccu chi si spaccau, ma erimu tantu fissa chi nci rispundiumu NO? Rispundimmu inveci positivamenti a tutti li richiesti alli quali aviumu a diri SI.
Eccu quindi chi ndi rialavunu 'sta pezza similbandera, la quali sventolò allegra e garrula allo scirocco del balconi del primo piano del palazzu comunali, giusto di scianco al tricolori e alla banderuna stiddhata d'Europa. Onori e vantu [e lavamentu 'i facci] pi lu populu scigghitanu.
Mi viene in mente un famoso detto riggitanu, molto in voga in ambito calcistico, dove il guardalinee (ddhu 'maru cristianeddhu chi si faci 'u campu avanti-arretu cunsumandu [ma non cu nasu] la striscia di gissu chi signa 'i lati longhi ru campu), ad ogni partita casalinga della Reggina (che Dio la salvi, davvero!), è da tutti amichevolmente e malanovamente accolto all'affettuoso grido di: curnutu ca bandera!
Ebbene, nui scigghitani, già curnuti e bastuniati, ndi cumbinammu peggiu ri guardalinii: da oggi non avimu mancu ddha pezza 'i bandera scura, sutta la quali ndi putiumu almenu 'mmucciari 'a facci, russa pi tanti virgogni.

02 maggio 2007

I MOTIVI DI UNA DEMOLIZIONE, IL PORTO TURISTICO E...IO PAGO!

La Regione Calabria ha pubblicato la sintesi del Programma “Paesaggi & Identità”, nell'ambito del quale è stata inserita l'intera operazione demolitoria dello Scoglio d'Ulisse.
Tra le tante belle parole, mi soffermerei in primo luogo sulla definizione di “ecomostro”: edificio e costruzione che la collettività percepisce avere almeno una delle seguenti caratteristiche:
- presenza di forte discontinuità con il tessuto ambientale e/o urbano (impatto ambientale);
- condizioni di illegalità nel processo di edificazione (abusivismo);
- costruzione il cui forte stato di abbandono rende impossibile il recupero (degrado).

Queste caratteristiche sono valutate secondo i seguenti criteri:
- incompatibilità con il contesto territoriale e naturale, valutata considerando elementi di tipo ambientale, idrogeologico e geomorfologico;
- incompatibilità con il contesto insediativo, che si riferisce alla capacità del manufatto di vincolare lo sviluppo organico programmato del territorio;
- incompatibilità con il quadro normativo;
- incompatibilità con le unità di paesaggio;
- incompletezza dell’opera .

Lo Scoglio, rientrerebbe nella categoria degli ecomostri -tanto da meritare uno dei primi posti in graduatoria nell'ambito del primo Accordo di Programma Quadro a livello nazionale- poiché rappresenta “una tipologia unica .... impossibile da rintracciare visto il carattere poliedrico e diffuso del fenomeno sulle coste regionali,...” mediante “...l’applicazione, caso per caso, di una lettura intrecciata dei fattori e dei criteri sopra descritti.
I 9 interventi, fanno riferimento alle tipologie come individuate nel programma Paesaggi & Identità del “degrado che impedisce” e del “degrado funzionale” e sono rappresentative delle seguenti categorie:
a) non finito (pubblico);
b) abusivismo in aree demaniali o comunque in aree oggetto di tutela;
c) cave dismesse in stato di abbandono;
d) costruzioni pubbliche in stato di abbandono e degradate, in aree demaniali;
e) interventi pubblici non coerenti o compatibili con il contesto paesaggistico-ambientale.

Dunque, è ufficiale: in base ai criteri di cui sopra, la buonanima del nostro Scoglio d'Ulisse costituiva un ecomostro solo perché degradato dall'incuria dello Stato italiano!

Quello che desta grande sorpresa nella lettura del documento è però la seconda parte. In essa si afferma infatti che i siti sui quali intervenire sono stati individuati “un approccio metodologico di tipo partecipativo [non so a voi, ma a me ricordano tanto le belle parole di una delibera comunale di fine gennaio scorso] fra tutti i soggetti interessati al programma di interventi. Attraverso una fase di indagine ascolto, realizzata attraverso interviste singole su tutto il territorio regionale e focus group a scala provinciale...” che ha reso possibile “perseguire decisioni condivise”. Qual è stata la partecipazione della collettività, prima diretta interessata? Chi hanno ascoltato questi signori (un gruppo tecnico di lavoro costituito da professori universitari e rappresentanti di enti statali)? Chi hanno intervistato? Chi ha condiviso le loro decisioni? IL SOTTOSCRITTO SICURAMENTE NO.

Perplessità ancora maggiori suscita l'ultima fase del progetto, quella realizzativa. Si afferma infatti: “La realizzazione degli interventi si svolgerà secondo procedure di evidenza pubblica (bando di progettazione e realizzazione degli interventi). Quando è stato pubblicato il bando del progetto? Il grado di evidenza pubblica -almeno quello percepito- è stato praticamente nullo.

Così, si è finito con l'eliminare sì una struttura fortemente degradata ma non per ricostruirla (riparando così al colpevole abbandono degli anni passati), perdendo in tal modo un piccolo patrimonio della nostra cittadina, che per la posizione oltremodo caratteristica e -diciamolo pure- per la sua storia, costituiva davvero un qualcosa di unico nel suo genere.
Al suo posto, ci dovremo accontentare del semplice “intervento di recupero paesaggistico” che consisterà nella realizzazione di una piazzetta, con annesse panchine.
Il tutto, come potete leggere anche sulla homepage ci costa ben € 600.000 (mentre per l'intero progetto ecomostri sono disponibili ben € 5.380.000), in verità utilizzati per eseguire anche altre opere che erano rimaste in sospeso anni fa (completamento del rivestimento del muro adiacente alla galleria sotto il castello). Quanto renderà questa piazzetta? Quanti anni ci vorranno per ammortizzare una spesa così cospicua? Quanto durerà questa piazzetta?

L'ultima domanda non è banale. Da fonti ben informate, ho appreso che in tempi abbastanza brevi dovrebbe essere avviata l'esecuzione dei lavori per il prolungamento del secondo braccio del molo foraneo (che dovrebbe arrivare a “coprire” con la sua azione protettrice tutto l'arco chianalioto, fino all'Annunziata).
I lavori sono stati inseriti dal Ministero nel PROGRAMMA TRIENNALE OPERE MARITTIME 2006/2008 e -da una stima fatta sempre dallo stesso Ministero- dovrebbe contare su una disponibilità finanziaria (di provenienza interamente pubblica)piuttosto rilevante: € 10.600.000.
L'unico particolare è che sono opere rientranti nel così detto
“codice 0”, che in parole povere significa: i lavori verranno realizzati se si trovano i soldini necessari, eventualmente derivanti da economie di spesa per altri progetti realizzati parzialmente o rimandati. Basti pensare che lo stesso progetto era stato già inserito nel precedente programma triennale 2005/2007.
Sembra comunque, che stavolta buona parte dei fondi necessari li abbiano trovati. Dovrebbe infine rientrare in tale operazione anche
l'apertura a Scilla un nuovo Ufficio Locale Marittimo, la cui sede dovrebbe essere l'attuale fabbricato (di proprietà demaniale), adiacente allo scalo d'alaggio del Porto, giusto all'ingresso di Via Grotte.
Di sicuro sarebbe molto importante poter usufruire in loco di un Ufficio Marittimo, se consideriamo che ben due quartieri nonché una frazione (Favazzina), sono direttamente e notevolmente interessate dalle problematiche demaniali. La cosa sarebbe inoltre estremamente importante poiché il futuro porto -più ampio ed in grado quindi di ospitare anche le imbarcazioni dei cosiddetti vips- potrebbe così disporre al suo interno di un adeguato punto di riferimento per assicurare assistenza ed eventuale soccorso alle imbarcazioni.
Questi lavori, consentirebbero quindi la trasformazione dell'attuale porto-rifugio [così è classificato nelle carte nautiche] in un vero e proprio porto turistico. Ma per far ciò, l'intera area portuale (nuova piazzetta compresa) dovrebbe quindi essere oggetto di lavori piuttosto lunghi e complicati, che comporteranno sicuramente un uso poco appropriato del nascente spazio recuperato. Dovremo spendere altri soldi per ripararla? E' altamente probabile. Ci sarà qualcuno del Gruppo Tecnico di Lavoro che avrà pensato a questo? E' molto poco probabile. E io (singolare maestatis) pago!




26 aprile 2007

LA TERNA E L'ARCOBALENO

Oggi è andata in onda una nuova puntata di quella che si annuncia essere una lunga telenovela: Scilla e l'elettrodotto incompreso.
Dietro apposita sollecitazione regionale, alcuni rappresentanti del costituendo comitato [vedi sotto per informazioni], tra i quali il sottoscritto, hanno incontrato sia i tecnici regionali della Commissione V.I.A., sia alcuni tecnici della TERNA, la società che sta eseguendo il progetto dell'elettrodotto "Sorgente-Scilla-Rizziconi" che -come ormai tutti quelli che frequentano questo malanova di sito sanno- dovrebbe approdare sulla terra ferma giusto a Favazzina, a una sputazzata dall'impianto della SNAM, per poi inerpicarsi dentro la montagna, lungo il canalone del vallone "Favagreca" fino alla centrale di smistamento di Melia, con un salto di 600 metri in 3,5 Km (pendenza media, dicono costante, del 17,14%).
Ecco le "novità" apprese sia dalla TERNA che dalla Regione Calabria:
1. Il tratto che dalla stazione di Sorgente dovrebbe arrivare a Favazzina via mare (tipu le uova bulgare della colomba Cocozza della premiata pasticceria omonima), è di ben 38 km! Autru chi ponti supr' o' Strittu! A detta dei Ternini, costituisce un UNICUUUM, un vero record a livello europeo se non mondiale. Complimentoni.
2. Si è scelto di localizzare l'approdo giusto a ridosso dell'impianto della Snam, poiché l'intero ambito ambientale è già seriamente compromesso. Per la serie: 30 e 1, 31!
3. La suddetta localizzazione è stata quella ritenuta ottimale dopo aver attentamente (?) valutato ogni possibile alternativa. Tra di esse, lo abbiamo ricordato, c'era l'ipotesi di far approdare i cavi all'altezza del vallone Condoleo .
4. Sempre i tecnici della Terna -per la verità dimostratisi molto disponibili- hanno assicurato il pieno rispetto dei limiti massimi di esposizione previsti dalla normativa in vigore (la più restrittiva a livello europeo), tanto che uno di loro ha assicurato che non esiterebbe a portare la propria famiglia al mare e a piantare l'ombrellone proprio sopra il punto in cui passa il cavo da 380.000 Volts! Coraggiusu (?).

Nonostante i chiarimenti e le assicurazioni fornite dai tecnici della Terna, ai quali, sostanzialmente, i tecnici della commissione regionale -stranamente- non hanno opposto nessun rilievo particolare (salvo chiedere informazioni riguardo anche a quello che dovrebbe essere il loro territorio) e, in ogni caso, senza necessità di visionare alcun tipo di documentazione (su' tantui bravi chi l'avivunu stampata nto ciriveddhu), nonstante tutto questo, dicevo, i dubbi e le perplessità che c'erano rimangono e, se possibile, crescono ancora di più, considerato che:
A. La Snam non ha ancora fornito alcun parere ufficiale riguardo alle possibili (temute) interferenze sia nella zona dell'approdo che lungo il percorso della galleria, tra i loro impianti e il progettando elettrodotto. Solo da poco è iniziato il relativo iter burocratico, che non è detto non possa concludersi con qualche prescrizione. Finora, la Snam ha dato un assenso (se è possibile considerarlo tale) soltanto a livello verbale.
B. La soluzione del Vallone Condoleo è stata scartata perché lo stesso è percorso da un torrente. Ma come? Prima ci si vanta di percorrere in subacquea l'imboccatura dello Stretto di Messina per ben 38 km, e poi non si trovano le soluzioni tecniche per superare (anche salendo da uno dei versanti) un piccolo torrentello, per di più di portata assolutamente modesta? Ciò è davvero poco credibile.
C. In sede di sopralluogo, abbiamo quindi prospettato un'ulteriore soluzione, che prevederebbe l'approdo a "Trunca", precisamente poco dopo (andando verso Favazzina) del ponte di ferro della ferrovia. In questo particolare punto, vi sono molte similitudini con Favazzina: per le caratteristiche della sede stradale, della sede ferroviaria, del dislivello con la spiaggia, ecc. e inoltre, il percorso in galleria sarebbe pari a poco meno della metà (circa 1700 metri). Il problema principale dichiarato dalla Terna di difficilissima soluzione: sulla spiaggia non vi è lo spazio necessario per fare arrivare i mezzi che dovrebbero materialmente fare il buco. Mi chiedo: che differenza c'è nell'appoggiare i sostegni di una fresa sulla sabbia della spiaggia o su quella in prossimità della riva?
Altro problema quasi insormontabile:l'attraversamento del muraglione delle ferrovie, di cui non si conoscono la consistenza e la stabilità. Chiedere alle FF.SS. è difficile? In ultimo, secondo la Terna, nel tratto di mare antistante passerebbero ben cinque tubazioni del metanodotto, mentre a Favazzina, solo due. Mi chiedo: possibile che sia così complicato attraversare (sempre se ci sono davvero) ben tre tubi in più del previsto?
Obiettivamente, questa soluzione (che non presenta i rischi di Condoleo) è più dispendiosa dal punto di vista tecnico. Comunque, non dovrebbe rappresentare un aggravio dal punto di vista economico, atteso che il risparmio di percorso (e quindi di soldini necessari per scavare la montagna) è considerevole. Nello stesso sito di Trunca, si può affermare con certezza che non esistono impedimenti di nessuna natura né sui fondali marini (batimetria, correnti, ecc.), né di percorso vero e proprio, poiché non vi sono impluvi da superare e nella parte più alta, in corrispondenza del puntone Le Selle, esiste già una strada che potrebbe essere utilizzata anche come strada di servizio per la necessaria manutenzione, con altro risparmio nell'esecuzione delle opere accessorie.

Infine, numerose sono state le considerazioni svolte riguardo alla concertazione con gli enti locali e alla situazione più specificamente urbanistica di Favazzina.

Abbiamo umilmente fatto notare che della osannata concertazione -di cui i tecnici della TERNA sono (giustamente) forti sostenitori- i cittadini di Scilla non hanno “sentito” nemmeno una nota! Personalmente ho infatti la convinzione (riferita sia ai tecnici regionali che della società interessata) che se a favazzina qualcosa s'è mosso, quando a Melia o a Solano pianteranno il primo traliccio, i proprietari non se ne staranno di certo con le mani in mano. Sulla situazione urbanistica di Favazzina, è da registrare la promessa (positiva) che tutto il materiale di risulta proveniente dallo scavo per la realizzazione della galleria sarà utilizzato per il ripascimento della spiaggia (sicuramente meglio della sabbia, compatibile ma inquinata, che dovrebbe arrivare dal porto di Gioia Tauro). Inoltre, il tanto desiderato sviluppo turistico della frazione nonché la realizzazione dell'ormai famosa via Marina di cui si parla da anni e che si dovrebbero attuare mediante il nuovo PRG, sono state definite da uno degli ingegneri della Regione “Pura fantascienza”, atteso che lo strumento urbanistico è stato redatto sulla base di una cartografia vecchia di circa un ventennio e non più attuale. Al che, s'è fatto rispettosamente notare che la Regione, che pure sta spendendo fior di quattrini per l'elaborazione di una nuova cartografia: 1) non ha ancora dotato i Comuni di una cartografia decente da poter utilizzare; 2) quel piano, “pura fantascienza”, l'ha approvato definitivamente non più di un anno e mezzo fa!

Chiudo, segnalando che nella stessa serata di oggi, si sono gettate formalmente le basi per la costituzione di un comitato che si occuperà di tutti gli aspetti legati all'ambiente dell'intero territorio comunale, e quindi anche delle questioni relative all'elettrodotto o agli impianti di telefonia cellulare. E' stata elaborata una prima bozza di statuto che sarà più approfonditamente vagliata in una riunione che si svolgerà venerdì pomeriggio. Chiunque volesse aderire, può farlo anche contattandomi, oltre che personalmente, anche sul sito tramite i commenti nella sezione "Malablogs -U blog ru nonnu" o tramite email all'indirizzo: unonnu@malanova.it
Per il suddetto comitato, si è scelto anche un nome particolare: ARCOBALENO. Mai denominazione fu più appropriata. Sì, perché -oltre quello che ho raccontato finora- sono sicuro che tra elettrodotto e telefonini, ne vedremo davvero... di tutti i colori!

N.B.: Per sapere tutto sulla vicenda, consulta la pagina del "Malelettrodotto"

22 aprile 2007

REGOLAMENTO COMUNALE TELEFONIA MOBILE ECC.:L'E' TUTTO SBAGLIATO, L'E' TUTTO DA RIFARE

Come forse sapete, il nostro Comune è stato tra i primi della provincia a dotarsi di un “Regolamento per l’installazione di impianti fissi di telefonia mobile e radiotelevisivi e minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici sul territorio comunale”, che ora può essere consultato anche sul sito (per una volta non tanto inutile) del Comune di Scilla. Detto regolamento è stato approvato all’unanimità -su proposta della maggioranza- nel corso del consiglio comunale del 28 dicembre dello scorso anno.
Nel mese di gennaio u.s., si è persino svolto un incontro -promosso dal gruppo consiliare di minoranza “Unti per rinnovare”- perché la cittadinanza venisse portata a conoscenza della novità.
A quell'incontro -cui ho personalmente assistito- erano presenti anche alcuni cittadini di Bagnara che da più di un anno, portano avanti la loro battaglia contro l'elettrosmog, accompagnati dallo slogan “le uniche onde che vogliamo sono quelle del mare”. Gli amici bagnaresi hanno accolto con entusiasmo la novità scigghitana e, da allora hanno cercato di sollecitare l'attenzione dei loro amministratori. Qualche giorno fa, ho letto sulla Gazzetta del Sud che sembra che le cose si siano sbloccate e che, a breve, il consiglio comunale bagnaroto esaminerà la questione. Mi auguro però che non finiscano con l'approvare un regolamento come quello scillese. Eccone i motivi.
Premesso che, dalla data dell'incontro non avevo avuto la possibilità di leggerne il contenuto, una volta scovatolo su internet, mi sono premurato di dargli un'occhiata e, successivamente, di andare a vedere la cosiddetta giurisprudenza in materia. Com'era prevedibile, le sorprese non mancano.

All'art. 1, viene specificato che il regolamento, basato sul “Principio di cautela e di minimizzazione dell'esposizione ha lo scopo di “salvaguardare la salubrità e la sicurezza negli ambienti di vita [materia di competenza statale] e di proteggere la popolazione dall'esposizione ai campi elettromagnetici”.

All'art. 2, la normativa di riferimento è soltanto quella nazionale, mentre non viene citata -perché inesistente- nessuna normativa di carattere regionale.

Nell'art. 5 si stabilisce che gli impianti in oggetto sono da considerarsi “nuove costruzioni”, soggette all'ottenimento dell'autorizzazione all'installazione (Legge 259/2003), previo pareri dell'ASL e dell'ARPA.

L'art. 7 -quello che sarebbe il più importante dal punto di vista sostanziale- è dedicato alla “localizzazione degli impianti. Vengono individuate (per mezzo di una cartografia che non è allegata al regolamento ma che comunque ho avuto modo di vedere) Aree di divieto assoluto di installazione (quali asili, scuuole, ospedali, carceri [???], ecc.) e Aree di particolare tutela (tutte quelle comprese entro i 100 metri dal perimetro di proprietà delle aree di divieto assoluto.

L'art. 8 detta invece le norme progettuali delle installazioni, fissandone:altezza massima, distanza minima dagli edifici residenziali, interramento delle strutture di sostegno, ecc. Ai fini della protezione dell'ambiente e del decoro paesistico [materie di competenza rispettivamente statale e (da dicembre 2006) regionale]

L'art. 10 rimanda direttamente al D.P.C.M. dell' 8 Luglio 2003 che fissa i limiti di esposizione. Inutile? Nella sostanza sì, c'è già la normativa nazionale, cui si rimanda espressamente anche nell'art. 16 . Dannoso? Forse, visto che il titolo recita: “Misure di cautela sanitaria”, che certamente non tocca al Comune stabilire.

L'art. 12, dispone che qualora gli Enti competenti riscontrino il superamento dei limiti d'esposizione “il Sindaco su proposta dell'ASL medesima, prescrive al Titolare dell'impianto l'adozione di misure di risanamento entro tempi definiti in relazione alla situazione verificata.”

L'art. 13, dispone che, oltre ai controlli eseguiti dagli Enti a ciò preposti (ASL e ARPA) “l'Amministrazione Comunale si riserva di attuare forme di controllo integrative, avvalendosi di soggetti privati....o di organi pubblici non assegnati territorialmente...”

Nell'art. 14 sono stabilite le sanzioni -a carico naturalmente dei gestori inadempienti- che variano da € 2.500 a € 10.000.

Nell'art. 15, si stabilisce (anche se è scritto davvero male), che per gli impianti situati in aree non idonee, i gestori titolari entro i 6 mesi dall'approvazione del regolamento devono presentare un piano per la loro rilocalizzazione ed entro altri sei mesi devono provvedere ad ubicarli in area idonea.

La giurisprudenza amministrativa, ha più volte ribadito che la possibilità data ai Comuni dalla Legge quadro n° 36/2001 è un potere di regolamentazione del tutto sussidiario (rispetto a quanto dettato dalla stessa norma), che deve riguardare soltanto i profili urbanistici e territoriali ma senza entrare nel merito dell'individuazione dei siti. Tale potere spetta solo alle regioni.
Non è quindi consentito ai Comuni, pur utilizzando formalmente strumenti di natura edilizia-urbanistica, di adottare misure quali un divieto d'installazione generalizzato o di introdurre misure che pur essendo tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc.) non siano funzionali al governo del territorio quanto alla tutela della salute dai rischi dell'elettromagnetismo. E' pertanto illegittimo un regolamento che stabilisca in quali zone possano o meno essere realizzati gli impianti oppure quale sia la distanza minima da abitazioni o da aree ritenute sensibili.
Inoltre, il regolamento comunale non può sovrapporre un proprio autonomo sistema di cautele (per prevenire i rischi dell'elettromagnetismo) alla specifica normativa statale, in quanto la salvaguardia della salute umana è materia di esclusiva competenza dello Stato.
Il potere regolamentare attribuito al Comune non avrebbe potuto essere esercitato se non previa definizione delle competenze ad esso spettanti da parte della legge regionale. Cosa che la Regione Calabria non ha mai fatto, atteso che i riferimenti legislativi citati nell'art. 2 del regolamento sono esclusivamente leggi statali.
L'approvazione da parte del Comune di un regolamento che contrasta con detti principi, oltre a costituire una violazione di legge, configura anche profili di incompetenza ed eccesso di potere.
[ Tratto da: Sentenza TAR Lazio n° 2438/2002; Sentenza TAR Calabria -sede Catanzaro- n° 2930/2002; Sentenza Consiglio di Stato -sez. VI- n° 2997/2003]

Per quanto desumibile dalle sopra richiamate sentenze, gli articoli: 1, 7, 8, 12, 13 e 15 sono del tutto o in gran parte contestabili da parte di qualsiasi titolare degli impianti in oggetto, in quanto contrastanti con la normativa vigente. L'art. 10, come detto, è completamente inutile.

Non considerando gli artt. 2, 4, 16 e 17, i quali enunciano soltanto riferimenti legislativi, definizioni, rinvii alla normativa nazionale ed entrata in vigore, nonché l'art. 3 che definisce l'ambito di applicazione, solo cinque articoli (meno del 30%) sono “fuori pericolo” di contestazione.
Nessuno di essi fa però cenno all'adeguamento del Piano Regolatore, il quale dovrebbe recepire al suo interno quanto previsto da un regolamento che per sua stessa natura va ad incidere direttamente e in maniera così incisiva sul territorio.

Dimenticavo di dire che le sentenze di cui sopra hanno portato all'annullamento degli atti deliberativi e dei regolamenti comunali nelle parti non conformi e, in qualche caso, al risarcimento del danno (nell'ordine di migliaia di euro) ai danni del Comune.

Nell'ormai famoso recente incontro sulle “tematiche” favazzinote, il Sindaco ha riferito -con un leggero sorriso sulle labbra- che una delle società che gestisce la telefonia mobile, ha già presentato ricorso contro il regolamento comunale scigghitano!

S'impone perciò con urgenza, da parte dell'intero Consiglio Comunale (e dei cittadini tutti anche per mezzo di appositi comitati), un attento riesame di un atto amministrativo così importante, passando da un'indispensabile preventiva intesa con la Regione (colpevolmente latitante sul tema, non avendo provveduto alla delega delle funzioni) e/o con la Provincia di Reggio Calabria, così come hanno già fatto in altre realtà più attente dell'Emilia o del Veneto. Non si può illudere la gente facendole credere che il regolamento approvato abbia chissà quali poteri taumaturgici, quando in realtà -come diceva l'indimenticabile Gino Bartali- “L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare!”

08 aprile 2007

LA PASCA SANTA

Sonunu 'i campani,
si riaprunu li sciuri,
nta 'stu iornu 'i primavera
chi risortu è lu Signuri!

Cusì pi nui non è cchiù notti,
ma iornu chinu 'i nova luci,
'chì la morti scunfiggiu
Gesù Cristu messu in cruci.

Rinnuvati li prumissi
'i quandu fummu battiati,
cchiù liggeri ndi sintimu,
com' 'i 'n pisu libirati.

Pirciò cu volu 'i 'na palumba,
chi 'n signu 'i paci in bucca 'gguanta,
a vui tutti 'st'auguriu
mandu pi la Pasca Santa!

02 aprile 2007

SCALINATA DI VIA DE ZERBI: I CONTI NON TORNANO

Giusto un mese fa, in un post dal titolo "Scigghitan on ice" avevo accennato alle condizioni d'abbandono in cui versa la scalinata che da Matrice porta a Piazza San Rocco, toponomasticamente chiamata Via De Zerbi.
Ci sono delle novità in proposito.
Leggo sul supplemento straordinario al BURC n. 5 dello scorso 27.03.2007, che il Comune -con apposita convenzione del 7.12.2005- ha beneficiato di una "partecipazione comunitaria" (nell'ambito del P.I.T. n. 22) pari a complessivi € 220.000,00 per la realizzazione dei lavori di "Riqualificazione del Centro Storico Borgo Spirito Santo e scalinata De Zerbi".
Di tale importo il nostro bel comunello ha ricevuto € 57.509,38 [pari al 30%] in data 28.06.2006 a titolo di anticipazione e ne ha già spesi (secondo la documentazione allegata alla richiesta) ben € 51.755,69.
Il primo statodi avanzamento dei suddetti lavori è di complessivi € 70.403,67, oltre € 17.611,50 per competenze tecniche ai progettisti (vale a dire circa il 25%). Totale della spisata: € 88.015,17.
Pertanto, a copertura delle spese suddette, la Regione adesso ha concesso la seconda erogazione, pari a € 30.505,79.
Ad oggi, rimangono da poter sfruttare € 120.984,80 cioè la differenza tra la massima somma concedibile (pari al 95% del contributo) e l'importo già concesso.
Togliendo un 20% per le altre spese di progettazione (a essere buoni) e considerato che la scalinata De Zerbi ha una lunghezza di circa 110 mt, ne consegue che sarebbero teoricamente disponibili poco meno di € 880 per completare ogni metro lineare . Con tale cifra, per fare le cose "a regola d'arte", si dovrebbe provvedere a:
-demolire gli scalini esistenti;
-controllare lo stato della rete fognaria e dei relativi allacci oramai piuttosto datati e provvedre alla sostituzione;
-rifare l'intero impianto d'illuminazione;
-ricoprire il tutto con la nuova scalinata;
-rivestire la scalinata in pietra (possibilmente non la stessa della Via Sinuria);
-installare i nuovi lampioni (com' a chiddhi ra Piazza San Rocco).
Beh, non c'è bisogno di un tecnico per capire chi tutti 'sti cosi, cu 880 euro o' metru ndi putimu 'nzunnari.
Difatti, 'a scalunata è ancora ddha, ridotta peggiu 'i 'na mulattera e considerate le brutte notizie che arrivano sul versante delle finanze municipali, [vedi le questioni "sanguigne" giustamente citate sul malanova blog], c'è poco di che essere ottimisti in merito alla possibilità che il Comune trovi i soldini che mancano per la ricostruzione di una delle vie più caratteristiche e panoramiche del nostro paese.
A meno che, visto che le festività pasquali sono oramai prossime, non si conti di trovare i soldi necessari... nta l'ovu 'i Pasca!

RINCILLU O' NONNU

Coloro che volessero mandare commenti, idee, proposte e ogni altra malanoveria gli passa per la testa, da oggi possono farlo -oltre che rispondendo sul blog- anche inviando una mail o' nonnu, all'indirizzo:
unonnu@malanova.it

01 aprile 2007

OCCHIU NON VIRI....CORI NON DOLI

Dopo il rinvio della settimana scorsa, si è finalmente svolto l'atteso incontro relativo alla discussione sulle “Tematiche di Favazzina”.

Il Sindaco -accompagnato dai consiglieri di maggioranza Fava e Arbitrio, dal dott. Surace nonché...dai carabinieri- si è scusato per aver dovuto rinviare l'incontro fissato per sabato scorso (24) a causa di impegni di partito a livello provinciale. A chiarimento del perché la riunione sia stata convocata in una sede così poco istituzionale (il bar), lo stesso Sindaco ha precisato che la discussione sulle “tematiche” favazzinesi era stata programmata poiché -a detta dello stesso Sindaco- la sua “latitanza” dalla piccola frazione (cui è particolarmente vicino, essendo letteralmente di casa), durava da più di un anno (cioè da dopo le elezioni).Ciò era avvenuto prima di ricevere la lettera firmata da più di un centinaio di cittadini (132, per la precisione, contando anche le firme raccolte tramite il nostro sito), con la quale venivano chiesti chiarimenti in merito alla ormai famosa questione “elettrodotto”.

Il primo cittadino ha quindi passato in rassegna tutta la vicenda -avviatasi nel 2004- illustrando i vari aspetti esaminati, discussi poi -in alcuni momenti anche in modo animato- con i presenti.

MOTIVI TECNICI”- Numerosi sono stati gli incontri avuti dal nostro primo cittadino con i tecnici della Terna -in particolare con l'ing. Fiorentini- al fine di pervenire a una soluzione che potesse essere accettabile. In origine, l'approdo dei cavi era stato previsto in località “San Gregorio”-”Costa Viola”, in territorio di Villa San Giovanni. Dopo il rifiuto del comune villese -supportato da motivazioni di ordine tecnico- si è quindi optato per la soluzione Favazzina.
Tutte le ipotesi prospettate, relativamente a una diversa ubicazione (Vallone Condoleo, in zona disabitata -di recente proposta pure dalla minoranza; posizionamento dalla parte opposta rispetto all'impianto della SNAM -lato Scilla), sono state scartate dalla stessa Terna, la quale ha addotto motivazioni di ordine tecnico legate ora alle correnti marine, ora all'angolazione d'approdo dei cavi, ora alla presenza della sede ferroviaria difficilmente superabile, in considerazione dello spazio necessario per il passaggio dei cavi. In conclusione, per la Terna, l'unica soluzione accettabile è quella oggi proposta nel progetto di massima.

LE “CONCESSIONI” OTTENUTE DAL COMUNE -Davanti a cotante motivazioni tecniche, il Comune di Scilla è comunque riuscito a far accogliere alla società costruttrice due cose:

- che la zona d'approdo fosse spostata il più possibile all'esterno dell'abitato e quindi verso l'impianto della SNAM;

- che il tratto di collegamento dall'approdo sulla spiaggia di Favazzina fino alla centrale di Melia sia realizzato in galleria, a una profondità che compresa tra 9-12 mt. Megghiu 'i nenti è.

TEMATICA INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO - Il fatto che i cavi arriveranno già a un'adeguata profondità in mare e proseguiranno in galleria fino a Melia è tranquillizzante (a parere del Sindaco), poiché comunque si limita al massimo l'effetto delle onde elettromagnetiche.
Come già sapevamo, non vi sono studi scientifici che abbiano dimostrato un legame diretto tra l'esposizione ai campi elettromagnetici e l0'aumento di malattie particolari. In più, anche la legislazione è incompleta: pur fissando i limiti di esposizione a detti campi, non vi è nessuna norma che stabilisca in funzione di cosa e come calcolare l'ampiezza delle così dette “fasce di rispetto”. Attualmente -per stessa ammissione della Terna- il calcolo è stato effettuato sulla base di indicazioni fornite dal Ministero con una semplice lettera. Per ora, pur essendo l'aspetto più importante, è il comunque il più incerto e meno attaccabile. Niente di nuovo.

TEMATICA IMPLICAZIONI URBANISTICHE – Se a Favazzina l'impatto sul territorio è stato in qualche modo minimizzato, non così accade per Melia e Solano. A Melia, la soluzione -definita dal Sindaco “meno dolorosa”- prevede che la nuova linea, dalla centrale fino alla provinciale, corra in parte sul tracciato oggi esistente, con l'aggravante però che la fascia di rispetto verrà ampliata rispetto all'attuale, stante l'aumento di voltaggio che si realizzerà (da 150 kV a 380 kV). Simile (se non peggiore) è la situazione a Solano.
Conseguenza diretta è che i terreni interessati dal passaggio della linea verranno penalizzati ancora di più, in quanto sarà maggiore la superficie sulla quale vigerà il divieto assoluto all'edificazione. La restante parte, in direzione Solano, dovrebbe snodarsi in posizione decentrata rispetto all'agglomerato urbano. Verranno smantellate solo le vecchie linee che arrivano fino a Villa e Reggio e che interessano la zona di contrada “Boccata”.

TEMATICA IDROGEOLOGICA - La montagna che dovrebbe essere “scalata” dalla galleria del nuovo elettrodotto, secondo gli studi fatti, sarebbe geologicamente sana. Le frane cui assistiamo con frequenza preoccupante, sono dovute solo ed esclusivamente a scorrimenti superficiali del terreno, causati da una mancata o non corretta regimentazione delle acque da parte della SNAM quando ha eseguito i lavori per il metanodotto. Se questa motivazione appare verosimile -tant'è che sono numerosi i giudizi in corso, promossi contro l'Ente metanifero dai proprietari danneggiati- è altresì vero che l'intero vallone “Favagreca” è classificato nel P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico, recepito dal Piano Regolatore vigente) come “zona di attenzione”. In più, l'intera zona adiacente alla statale 18 è considerata “zona a stabilità incerta”. Il Sindaco, per ora, è tranquillo: sull'aspetto idrogeologico -dice- si esprimeranno i competenti organi regionali e statali.

TEMATICA ECONOMICA -Per l'attraversamento del proprio territorio comunale, il Comune di Scilla avrà diritto -a titolo di compensazione- a una somma che per la precisione è di € 1.380.000. Tale cifra dovrà essere utilizzata per l'esecuzione di opere e strutture solo nelle zone interessate dal passaggio dell'elettrodotto: Favazzina, Melia, Solano. Il Sindaco si è impegnato -avendo particolarmente a cuore le sorti della piccola frazione- a impiegare il 65% di detta cifra (quindi quasi € 900.000) per l'esecuzione di opere collegate al famoso progetto della Via Marina di Favazzina.

Alla fine dell'incontro, preso atto del forte interesse che gli intervenuti hanno dimostrato, nonché della “fame” di notizie in merito, il Sindaco, seppur a denti stretti, lamentando “polveroni” e manovre strumentali messe in atto dall'opposizione, ha ammesso: “Sì, forse ho sbagliato” a non rendere partecipi i cittadini della complessa vicenda durante l'evolversi della stessa.

I DUBBI RIMANGONO – In virtù della situazione attuale e considerato che si è ancora (per poco) in fase di definizione del progetto di massima, poiché l'elettrodotto – come dice giustamente il Sindaco- verrebbe realizzato ugualmente e se ci si opponesse aprioristicamente non si risolverebbe niente, anzi si riceverebbe ancora più danno, appare comunque importante sottolineare quelli che sono gli aspetti meritevoli di ulteriore approfondimento da parte del Comune.

  • Perché i più volte citati “motivi tecnici”, addotti dalla Terna a giustificazione delle scelte operate, non sono stati verificati ma -a quanto sembra- presi semplicemente per buoni? Possibile che tutte le altre soluzioni alternative prospettate non siano praticabili?

  • Il fatto che una montagna -come detto zona a stabilità incerta, cui si pone particolare attenzione- debba essere interessata da movimenti terra di migliaia di metri cubi, quali riflessi potrà avere sulla sua stabilità complessiva, già duramente messa alla prova?

    Sarebbe opportuno che in sede di rilascio del parere urbanistico, poiché il P.A.I. Fa parte del vigente P.R.G., fosse il Comune già ad indicare che il sito prescelto presenta caratteristiche piuttosto delicate. Tale indicazione potrebbe poi essere confermata dagli ulteriori pareri che dovranno esprimere gli organi regionali a ciò preposti.

  • Considerato che scontiamo oggi problemi derivanti da una poco attenta esecuzione dei lavori a suo tempo effettuati dalla SNAM, quali garanzie offre la Terna perché la stessa cosa non si ripeta dopo la costruzione della prevista galleria?

  • In merito all'ubicazione dell'approdo dei a pochi metri da un gasdotto, quali garanzie ci sono che il connubio elettro-metanodotto non possa essere potenzialmente dannoso?

Una risposta a queste domande potrà essere fornita solo da tecnici esperti in materia, magari attraverso opportuni studi o consulenze. Finora l'Amministrazione non ha ritenuto opportuno consultare nessuno, e ritenendosi tranquillo e soddisfatto delle concessioni ottenute, ha approvato quella bozza di protocollo d'intesa che una volta firmato, impegnerebbe il Sindaco a “dire di sì” al progetto definitivo, concedendo le autorizzazioni di propria competenza, senza alcuna possibilità di replica.
Perciò, preso atto della mobilitazione dei cittadini presenti, al Sindaco non è rimasto altro che dichiararsi “aperto” a ricevere e tutti i suggerimenti che dovessero pervenire dai tecnici esperti, alla cui “caccia” dovranno però andare gli stessi cittadini!

Vorrei infine far presente al nostro Sindaco che, pur comprendendo la sua “predilezione” per Favazzina (più volte ribadita durante l'incontro), sarebbe più “democratico” che la generosa cifra offerta a titolo di compensazione, venisse ripartita tra le frazioni interessate con lo stesso metodo che ha applicato (in entrambi i mandati ricevuti dagli scillesi) per l'assegnazione degli assessorati. Il che significa, destinare più fondi per Melia e Solano che non a Favazzina, come invece è sua intenzione.
Sì, perché, da quanto ha esposto, appare evidente che -restando così le cose- le due frazioni montane sarebbero le più danneggiate perché interessate dalla linea aerea. Favazzina, invece, può ritenersi soddisfatta (come dice il Sindaco), dovendo “sacrificare” poco più di 50 mt. di spiaggia (sulla quale vi sarebbe solo un cartello di avvertimento) , il che non pregiudicherebbe le potenzialità turistiche della zona, con buona pace però di coloro facilmente impressionabili dalla tematica elettromagnetica, i quali potranno liberamente andarsene altrove.
A noi dovrebbe bastare il fatto che il paesaggio costiero verrebbe salvaguardato, poiché -dice il Sindaco- “...dell'elettrodotto non si vedrà niente...”[a parte il cartello di cui sopra].
Affermazioni come questa non sono per niente soddisfacenti. Di certo il Sindaco non ha ficcato la testa sotto la sabbia (anchi pirchì passunu 'i cavi!) e di questo ce ne siamo resi conto tutti. Ma non può liquidare la questione dicendo praticamente occhiu non viri, cori non doli.

Non resta dunque che mobilitarsi per tempo, per non fare la fine di altre parti d'Italia (e sono numerose), che hanno già subito in maniera pesante l'”invasione TERNAna” [per una verifica, basta andare su www.blogger.com e digitare la parola magica, “elettrodotto”]. Chi fa da sé, fa per tre.