26 aprile 2007

LA TERNA E L'ARCOBALENO

Oggi è andata in onda una nuova puntata di quella che si annuncia essere una lunga telenovela: Scilla e l'elettrodotto incompreso.
Dietro apposita sollecitazione regionale, alcuni rappresentanti del costituendo comitato [vedi sotto per informazioni], tra i quali il sottoscritto, hanno incontrato sia i tecnici regionali della Commissione V.I.A., sia alcuni tecnici della TERNA, la società che sta eseguendo il progetto dell'elettrodotto "Sorgente-Scilla-Rizziconi" che -come ormai tutti quelli che frequentano questo malanova di sito sanno- dovrebbe approdare sulla terra ferma giusto a Favazzina, a una sputazzata dall'impianto della SNAM, per poi inerpicarsi dentro la montagna, lungo il canalone del vallone "Favagreca" fino alla centrale di smistamento di Melia, con un salto di 600 metri in 3,5 Km (pendenza media, dicono costante, del 17,14%).
Ecco le "novità" apprese sia dalla TERNA che dalla Regione Calabria:
1. Il tratto che dalla stazione di Sorgente dovrebbe arrivare a Favazzina via mare (tipu le uova bulgare della colomba Cocozza della premiata pasticceria omonima), è di ben 38 km! Autru chi ponti supr' o' Strittu! A detta dei Ternini, costituisce un UNICUUUM, un vero record a livello europeo se non mondiale. Complimentoni.
2. Si è scelto di localizzare l'approdo giusto a ridosso dell'impianto della Snam, poiché l'intero ambito ambientale è già seriamente compromesso. Per la serie: 30 e 1, 31!
3. La suddetta localizzazione è stata quella ritenuta ottimale dopo aver attentamente (?) valutato ogni possibile alternativa. Tra di esse, lo abbiamo ricordato, c'era l'ipotesi di far approdare i cavi all'altezza del vallone Condoleo .
4. Sempre i tecnici della Terna -per la verità dimostratisi molto disponibili- hanno assicurato il pieno rispetto dei limiti massimi di esposizione previsti dalla normativa in vigore (la più restrittiva a livello europeo), tanto che uno di loro ha assicurato che non esiterebbe a portare la propria famiglia al mare e a piantare l'ombrellone proprio sopra il punto in cui passa il cavo da 380.000 Volts! Coraggiusu (?).

Nonostante i chiarimenti e le assicurazioni fornite dai tecnici della Terna, ai quali, sostanzialmente, i tecnici della commissione regionale -stranamente- non hanno opposto nessun rilievo particolare (salvo chiedere informazioni riguardo anche a quello che dovrebbe essere il loro territorio) e, in ogni caso, senza necessità di visionare alcun tipo di documentazione (su' tantui bravi chi l'avivunu stampata nto ciriveddhu), nonstante tutto questo, dicevo, i dubbi e le perplessità che c'erano rimangono e, se possibile, crescono ancora di più, considerato che:
A. La Snam non ha ancora fornito alcun parere ufficiale riguardo alle possibili (temute) interferenze sia nella zona dell'approdo che lungo il percorso della galleria, tra i loro impianti e il progettando elettrodotto. Solo da poco è iniziato il relativo iter burocratico, che non è detto non possa concludersi con qualche prescrizione. Finora, la Snam ha dato un assenso (se è possibile considerarlo tale) soltanto a livello verbale.
B. La soluzione del Vallone Condoleo è stata scartata perché lo stesso è percorso da un torrente. Ma come? Prima ci si vanta di percorrere in subacquea l'imboccatura dello Stretto di Messina per ben 38 km, e poi non si trovano le soluzioni tecniche per superare (anche salendo da uno dei versanti) un piccolo torrentello, per di più di portata assolutamente modesta? Ciò è davvero poco credibile.
C. In sede di sopralluogo, abbiamo quindi prospettato un'ulteriore soluzione, che prevederebbe l'approdo a "Trunca", precisamente poco dopo (andando verso Favazzina) del ponte di ferro della ferrovia. In questo particolare punto, vi sono molte similitudini con Favazzina: per le caratteristiche della sede stradale, della sede ferroviaria, del dislivello con la spiaggia, ecc. e inoltre, il percorso in galleria sarebbe pari a poco meno della metà (circa 1700 metri). Il problema principale dichiarato dalla Terna di difficilissima soluzione: sulla spiaggia non vi è lo spazio necessario per fare arrivare i mezzi che dovrebbero materialmente fare il buco. Mi chiedo: che differenza c'è nell'appoggiare i sostegni di una fresa sulla sabbia della spiaggia o su quella in prossimità della riva?
Altro problema quasi insormontabile:l'attraversamento del muraglione delle ferrovie, di cui non si conoscono la consistenza e la stabilità. Chiedere alle FF.SS. è difficile? In ultimo, secondo la Terna, nel tratto di mare antistante passerebbero ben cinque tubazioni del metanodotto, mentre a Favazzina, solo due. Mi chiedo: possibile che sia così complicato attraversare (sempre se ci sono davvero) ben tre tubi in più del previsto?
Obiettivamente, questa soluzione (che non presenta i rischi di Condoleo) è più dispendiosa dal punto di vista tecnico. Comunque, non dovrebbe rappresentare un aggravio dal punto di vista economico, atteso che il risparmio di percorso (e quindi di soldini necessari per scavare la montagna) è considerevole. Nello stesso sito di Trunca, si può affermare con certezza che non esistono impedimenti di nessuna natura né sui fondali marini (batimetria, correnti, ecc.), né di percorso vero e proprio, poiché non vi sono impluvi da superare e nella parte più alta, in corrispondenza del puntone Le Selle, esiste già una strada che potrebbe essere utilizzata anche come strada di servizio per la necessaria manutenzione, con altro risparmio nell'esecuzione delle opere accessorie.

Infine, numerose sono state le considerazioni svolte riguardo alla concertazione con gli enti locali e alla situazione più specificamente urbanistica di Favazzina.

Abbiamo umilmente fatto notare che della osannata concertazione -di cui i tecnici della TERNA sono (giustamente) forti sostenitori- i cittadini di Scilla non hanno “sentito” nemmeno una nota! Personalmente ho infatti la convinzione (riferita sia ai tecnici regionali che della società interessata) che se a favazzina qualcosa s'è mosso, quando a Melia o a Solano pianteranno il primo traliccio, i proprietari non se ne staranno di certo con le mani in mano. Sulla situazione urbanistica di Favazzina, è da registrare la promessa (positiva) che tutto il materiale di risulta proveniente dallo scavo per la realizzazione della galleria sarà utilizzato per il ripascimento della spiaggia (sicuramente meglio della sabbia, compatibile ma inquinata, che dovrebbe arrivare dal porto di Gioia Tauro). Inoltre, il tanto desiderato sviluppo turistico della frazione nonché la realizzazione dell'ormai famosa via Marina di cui si parla da anni e che si dovrebbero attuare mediante il nuovo PRG, sono state definite da uno degli ingegneri della Regione “Pura fantascienza”, atteso che lo strumento urbanistico è stato redatto sulla base di una cartografia vecchia di circa un ventennio e non più attuale. Al che, s'è fatto rispettosamente notare che la Regione, che pure sta spendendo fior di quattrini per l'elaborazione di una nuova cartografia: 1) non ha ancora dotato i Comuni di una cartografia decente da poter utilizzare; 2) quel piano, “pura fantascienza”, l'ha approvato definitivamente non più di un anno e mezzo fa!

Chiudo, segnalando che nella stessa serata di oggi, si sono gettate formalmente le basi per la costituzione di un comitato che si occuperà di tutti gli aspetti legati all'ambiente dell'intero territorio comunale, e quindi anche delle questioni relative all'elettrodotto o agli impianti di telefonia cellulare. E' stata elaborata una prima bozza di statuto che sarà più approfonditamente vagliata in una riunione che si svolgerà venerdì pomeriggio. Chiunque volesse aderire, può farlo anche contattandomi, oltre che personalmente, anche sul sito tramite i commenti nella sezione "Malablogs -U blog ru nonnu" o tramite email all'indirizzo: unonnu@malanova.it
Per il suddetto comitato, si è scelto anche un nome particolare: ARCOBALENO. Mai denominazione fu più appropriata. Sì, perché -oltre quello che ho raccontato finora- sono sicuro che tra elettrodotto e telefonini, ne vedremo davvero... di tutti i colori!

N.B.: Per sapere tutto sulla vicenda, consulta la pagina del "Malelettrodotto"

22 aprile 2007

REGOLAMENTO COMUNALE TELEFONIA MOBILE ECC.:L'E' TUTTO SBAGLIATO, L'E' TUTTO DA RIFARE

Come forse sapete, il nostro Comune è stato tra i primi della provincia a dotarsi di un “Regolamento per l’installazione di impianti fissi di telefonia mobile e radiotelevisivi e minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici sul territorio comunale”, che ora può essere consultato anche sul sito (per una volta non tanto inutile) del Comune di Scilla. Detto regolamento è stato approvato all’unanimità -su proposta della maggioranza- nel corso del consiglio comunale del 28 dicembre dello scorso anno.
Nel mese di gennaio u.s., si è persino svolto un incontro -promosso dal gruppo consiliare di minoranza “Unti per rinnovare”- perché la cittadinanza venisse portata a conoscenza della novità.
A quell'incontro -cui ho personalmente assistito- erano presenti anche alcuni cittadini di Bagnara che da più di un anno, portano avanti la loro battaglia contro l'elettrosmog, accompagnati dallo slogan “le uniche onde che vogliamo sono quelle del mare”. Gli amici bagnaresi hanno accolto con entusiasmo la novità scigghitana e, da allora hanno cercato di sollecitare l'attenzione dei loro amministratori. Qualche giorno fa, ho letto sulla Gazzetta del Sud che sembra che le cose si siano sbloccate e che, a breve, il consiglio comunale bagnaroto esaminerà la questione. Mi auguro però che non finiscano con l'approvare un regolamento come quello scillese. Eccone i motivi.
Premesso che, dalla data dell'incontro non avevo avuto la possibilità di leggerne il contenuto, una volta scovatolo su internet, mi sono premurato di dargli un'occhiata e, successivamente, di andare a vedere la cosiddetta giurisprudenza in materia. Com'era prevedibile, le sorprese non mancano.

All'art. 1, viene specificato che il regolamento, basato sul “Principio di cautela e di minimizzazione dell'esposizione ha lo scopo di “salvaguardare la salubrità e la sicurezza negli ambienti di vita [materia di competenza statale] e di proteggere la popolazione dall'esposizione ai campi elettromagnetici”.

All'art. 2, la normativa di riferimento è soltanto quella nazionale, mentre non viene citata -perché inesistente- nessuna normativa di carattere regionale.

Nell'art. 5 si stabilisce che gli impianti in oggetto sono da considerarsi “nuove costruzioni”, soggette all'ottenimento dell'autorizzazione all'installazione (Legge 259/2003), previo pareri dell'ASL e dell'ARPA.

L'art. 7 -quello che sarebbe il più importante dal punto di vista sostanziale- è dedicato alla “localizzazione degli impianti. Vengono individuate (per mezzo di una cartografia che non è allegata al regolamento ma che comunque ho avuto modo di vedere) Aree di divieto assoluto di installazione (quali asili, scuuole, ospedali, carceri [???], ecc.) e Aree di particolare tutela (tutte quelle comprese entro i 100 metri dal perimetro di proprietà delle aree di divieto assoluto.

L'art. 8 detta invece le norme progettuali delle installazioni, fissandone:altezza massima, distanza minima dagli edifici residenziali, interramento delle strutture di sostegno, ecc. Ai fini della protezione dell'ambiente e del decoro paesistico [materie di competenza rispettivamente statale e (da dicembre 2006) regionale]

L'art. 10 rimanda direttamente al D.P.C.M. dell' 8 Luglio 2003 che fissa i limiti di esposizione. Inutile? Nella sostanza sì, c'è già la normativa nazionale, cui si rimanda espressamente anche nell'art. 16 . Dannoso? Forse, visto che il titolo recita: “Misure di cautela sanitaria”, che certamente non tocca al Comune stabilire.

L'art. 12, dispone che qualora gli Enti competenti riscontrino il superamento dei limiti d'esposizione “il Sindaco su proposta dell'ASL medesima, prescrive al Titolare dell'impianto l'adozione di misure di risanamento entro tempi definiti in relazione alla situazione verificata.”

L'art. 13, dispone che, oltre ai controlli eseguiti dagli Enti a ciò preposti (ASL e ARPA) “l'Amministrazione Comunale si riserva di attuare forme di controllo integrative, avvalendosi di soggetti privati....o di organi pubblici non assegnati territorialmente...”

Nell'art. 14 sono stabilite le sanzioni -a carico naturalmente dei gestori inadempienti- che variano da € 2.500 a € 10.000.

Nell'art. 15, si stabilisce (anche se è scritto davvero male), che per gli impianti situati in aree non idonee, i gestori titolari entro i 6 mesi dall'approvazione del regolamento devono presentare un piano per la loro rilocalizzazione ed entro altri sei mesi devono provvedere ad ubicarli in area idonea.

La giurisprudenza amministrativa, ha più volte ribadito che la possibilità data ai Comuni dalla Legge quadro n° 36/2001 è un potere di regolamentazione del tutto sussidiario (rispetto a quanto dettato dalla stessa norma), che deve riguardare soltanto i profili urbanistici e territoriali ma senza entrare nel merito dell'individuazione dei siti. Tale potere spetta solo alle regioni.
Non è quindi consentito ai Comuni, pur utilizzando formalmente strumenti di natura edilizia-urbanistica, di adottare misure quali un divieto d'installazione generalizzato o di introdurre misure che pur essendo tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc.) non siano funzionali al governo del territorio quanto alla tutela della salute dai rischi dell'elettromagnetismo. E' pertanto illegittimo un regolamento che stabilisca in quali zone possano o meno essere realizzati gli impianti oppure quale sia la distanza minima da abitazioni o da aree ritenute sensibili.
Inoltre, il regolamento comunale non può sovrapporre un proprio autonomo sistema di cautele (per prevenire i rischi dell'elettromagnetismo) alla specifica normativa statale, in quanto la salvaguardia della salute umana è materia di esclusiva competenza dello Stato.
Il potere regolamentare attribuito al Comune non avrebbe potuto essere esercitato se non previa definizione delle competenze ad esso spettanti da parte della legge regionale. Cosa che la Regione Calabria non ha mai fatto, atteso che i riferimenti legislativi citati nell'art. 2 del regolamento sono esclusivamente leggi statali.
L'approvazione da parte del Comune di un regolamento che contrasta con detti principi, oltre a costituire una violazione di legge, configura anche profili di incompetenza ed eccesso di potere.
[ Tratto da: Sentenza TAR Lazio n° 2438/2002; Sentenza TAR Calabria -sede Catanzaro- n° 2930/2002; Sentenza Consiglio di Stato -sez. VI- n° 2997/2003]

Per quanto desumibile dalle sopra richiamate sentenze, gli articoli: 1, 7, 8, 12, 13 e 15 sono del tutto o in gran parte contestabili da parte di qualsiasi titolare degli impianti in oggetto, in quanto contrastanti con la normativa vigente. L'art. 10, come detto, è completamente inutile.

Non considerando gli artt. 2, 4, 16 e 17, i quali enunciano soltanto riferimenti legislativi, definizioni, rinvii alla normativa nazionale ed entrata in vigore, nonché l'art. 3 che definisce l'ambito di applicazione, solo cinque articoli (meno del 30%) sono “fuori pericolo” di contestazione.
Nessuno di essi fa però cenno all'adeguamento del Piano Regolatore, il quale dovrebbe recepire al suo interno quanto previsto da un regolamento che per sua stessa natura va ad incidere direttamente e in maniera così incisiva sul territorio.

Dimenticavo di dire che le sentenze di cui sopra hanno portato all'annullamento degli atti deliberativi e dei regolamenti comunali nelle parti non conformi e, in qualche caso, al risarcimento del danno (nell'ordine di migliaia di euro) ai danni del Comune.

Nell'ormai famoso recente incontro sulle “tematiche” favazzinote, il Sindaco ha riferito -con un leggero sorriso sulle labbra- che una delle società che gestisce la telefonia mobile, ha già presentato ricorso contro il regolamento comunale scigghitano!

S'impone perciò con urgenza, da parte dell'intero Consiglio Comunale (e dei cittadini tutti anche per mezzo di appositi comitati), un attento riesame di un atto amministrativo così importante, passando da un'indispensabile preventiva intesa con la Regione (colpevolmente latitante sul tema, non avendo provveduto alla delega delle funzioni) e/o con la Provincia di Reggio Calabria, così come hanno già fatto in altre realtà più attente dell'Emilia o del Veneto. Non si può illudere la gente facendole credere che il regolamento approvato abbia chissà quali poteri taumaturgici, quando in realtà -come diceva l'indimenticabile Gino Bartali- “L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare!”

08 aprile 2007

LA PASCA SANTA

Sonunu 'i campani,
si riaprunu li sciuri,
nta 'stu iornu 'i primavera
chi risortu è lu Signuri!

Cusì pi nui non è cchiù notti,
ma iornu chinu 'i nova luci,
'chì la morti scunfiggiu
Gesù Cristu messu in cruci.

Rinnuvati li prumissi
'i quandu fummu battiati,
cchiù liggeri ndi sintimu,
com' 'i 'n pisu libirati.

Pirciò cu volu 'i 'na palumba,
chi 'n signu 'i paci in bucca 'gguanta,
a vui tutti 'st'auguriu
mandu pi la Pasca Santa!

02 aprile 2007

SCALINATA DI VIA DE ZERBI: I CONTI NON TORNANO

Giusto un mese fa, in un post dal titolo "Scigghitan on ice" avevo accennato alle condizioni d'abbandono in cui versa la scalinata che da Matrice porta a Piazza San Rocco, toponomasticamente chiamata Via De Zerbi.
Ci sono delle novità in proposito.
Leggo sul supplemento straordinario al BURC n. 5 dello scorso 27.03.2007, che il Comune -con apposita convenzione del 7.12.2005- ha beneficiato di una "partecipazione comunitaria" (nell'ambito del P.I.T. n. 22) pari a complessivi € 220.000,00 per la realizzazione dei lavori di "Riqualificazione del Centro Storico Borgo Spirito Santo e scalinata De Zerbi".
Di tale importo il nostro bel comunello ha ricevuto € 57.509,38 [pari al 30%] in data 28.06.2006 a titolo di anticipazione e ne ha già spesi (secondo la documentazione allegata alla richiesta) ben € 51.755,69.
Il primo statodi avanzamento dei suddetti lavori è di complessivi € 70.403,67, oltre € 17.611,50 per competenze tecniche ai progettisti (vale a dire circa il 25%). Totale della spisata: € 88.015,17.
Pertanto, a copertura delle spese suddette, la Regione adesso ha concesso la seconda erogazione, pari a € 30.505,79.
Ad oggi, rimangono da poter sfruttare € 120.984,80 cioè la differenza tra la massima somma concedibile (pari al 95% del contributo) e l'importo già concesso.
Togliendo un 20% per le altre spese di progettazione (a essere buoni) e considerato che la scalinata De Zerbi ha una lunghezza di circa 110 mt, ne consegue che sarebbero teoricamente disponibili poco meno di € 880 per completare ogni metro lineare . Con tale cifra, per fare le cose "a regola d'arte", si dovrebbe provvedere a:
-demolire gli scalini esistenti;
-controllare lo stato della rete fognaria e dei relativi allacci oramai piuttosto datati e provvedre alla sostituzione;
-rifare l'intero impianto d'illuminazione;
-ricoprire il tutto con la nuova scalinata;
-rivestire la scalinata in pietra (possibilmente non la stessa della Via Sinuria);
-installare i nuovi lampioni (com' a chiddhi ra Piazza San Rocco).
Beh, non c'è bisogno di un tecnico per capire chi tutti 'sti cosi, cu 880 euro o' metru ndi putimu 'nzunnari.
Difatti, 'a scalunata è ancora ddha, ridotta peggiu 'i 'na mulattera e considerate le brutte notizie che arrivano sul versante delle finanze municipali, [vedi le questioni "sanguigne" giustamente citate sul malanova blog], c'è poco di che essere ottimisti in merito alla possibilità che il Comune trovi i soldini che mancano per la ricostruzione di una delle vie più caratteristiche e panoramiche del nostro paese.
A meno che, visto che le festività pasquali sono oramai prossime, non si conti di trovare i soldi necessari... nta l'ovu 'i Pasca!

RINCILLU O' NONNU

Coloro che volessero mandare commenti, idee, proposte e ogni altra malanoveria gli passa per la testa, da oggi possono farlo -oltre che rispondendo sul blog- anche inviando una mail o' nonnu, all'indirizzo:
unonnu@malanova.it

01 aprile 2007

OCCHIU NON VIRI....CORI NON DOLI

Dopo il rinvio della settimana scorsa, si è finalmente svolto l'atteso incontro relativo alla discussione sulle “Tematiche di Favazzina”.

Il Sindaco -accompagnato dai consiglieri di maggioranza Fava e Arbitrio, dal dott. Surace nonché...dai carabinieri- si è scusato per aver dovuto rinviare l'incontro fissato per sabato scorso (24) a causa di impegni di partito a livello provinciale. A chiarimento del perché la riunione sia stata convocata in una sede così poco istituzionale (il bar), lo stesso Sindaco ha precisato che la discussione sulle “tematiche” favazzinesi era stata programmata poiché -a detta dello stesso Sindaco- la sua “latitanza” dalla piccola frazione (cui è particolarmente vicino, essendo letteralmente di casa), durava da più di un anno (cioè da dopo le elezioni).Ciò era avvenuto prima di ricevere la lettera firmata da più di un centinaio di cittadini (132, per la precisione, contando anche le firme raccolte tramite il nostro sito), con la quale venivano chiesti chiarimenti in merito alla ormai famosa questione “elettrodotto”.

Il primo cittadino ha quindi passato in rassegna tutta la vicenda -avviatasi nel 2004- illustrando i vari aspetti esaminati, discussi poi -in alcuni momenti anche in modo animato- con i presenti.

MOTIVI TECNICI”- Numerosi sono stati gli incontri avuti dal nostro primo cittadino con i tecnici della Terna -in particolare con l'ing. Fiorentini- al fine di pervenire a una soluzione che potesse essere accettabile. In origine, l'approdo dei cavi era stato previsto in località “San Gregorio”-”Costa Viola”, in territorio di Villa San Giovanni. Dopo il rifiuto del comune villese -supportato da motivazioni di ordine tecnico- si è quindi optato per la soluzione Favazzina.
Tutte le ipotesi prospettate, relativamente a una diversa ubicazione (Vallone Condoleo, in zona disabitata -di recente proposta pure dalla minoranza; posizionamento dalla parte opposta rispetto all'impianto della SNAM -lato Scilla), sono state scartate dalla stessa Terna, la quale ha addotto motivazioni di ordine tecnico legate ora alle correnti marine, ora all'angolazione d'approdo dei cavi, ora alla presenza della sede ferroviaria difficilmente superabile, in considerazione dello spazio necessario per il passaggio dei cavi. In conclusione, per la Terna, l'unica soluzione accettabile è quella oggi proposta nel progetto di massima.

LE “CONCESSIONI” OTTENUTE DAL COMUNE -Davanti a cotante motivazioni tecniche, il Comune di Scilla è comunque riuscito a far accogliere alla società costruttrice due cose:

- che la zona d'approdo fosse spostata il più possibile all'esterno dell'abitato e quindi verso l'impianto della SNAM;

- che il tratto di collegamento dall'approdo sulla spiaggia di Favazzina fino alla centrale di Melia sia realizzato in galleria, a una profondità che compresa tra 9-12 mt. Megghiu 'i nenti è.

TEMATICA INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO - Il fatto che i cavi arriveranno già a un'adeguata profondità in mare e proseguiranno in galleria fino a Melia è tranquillizzante (a parere del Sindaco), poiché comunque si limita al massimo l'effetto delle onde elettromagnetiche.
Come già sapevamo, non vi sono studi scientifici che abbiano dimostrato un legame diretto tra l'esposizione ai campi elettromagnetici e l0'aumento di malattie particolari. In più, anche la legislazione è incompleta: pur fissando i limiti di esposizione a detti campi, non vi è nessuna norma che stabilisca in funzione di cosa e come calcolare l'ampiezza delle così dette “fasce di rispetto”. Attualmente -per stessa ammissione della Terna- il calcolo è stato effettuato sulla base di indicazioni fornite dal Ministero con una semplice lettera. Per ora, pur essendo l'aspetto più importante, è il comunque il più incerto e meno attaccabile. Niente di nuovo.

TEMATICA IMPLICAZIONI URBANISTICHE – Se a Favazzina l'impatto sul territorio è stato in qualche modo minimizzato, non così accade per Melia e Solano. A Melia, la soluzione -definita dal Sindaco “meno dolorosa”- prevede che la nuova linea, dalla centrale fino alla provinciale, corra in parte sul tracciato oggi esistente, con l'aggravante però che la fascia di rispetto verrà ampliata rispetto all'attuale, stante l'aumento di voltaggio che si realizzerà (da 150 kV a 380 kV). Simile (se non peggiore) è la situazione a Solano.
Conseguenza diretta è che i terreni interessati dal passaggio della linea verranno penalizzati ancora di più, in quanto sarà maggiore la superficie sulla quale vigerà il divieto assoluto all'edificazione. La restante parte, in direzione Solano, dovrebbe snodarsi in posizione decentrata rispetto all'agglomerato urbano. Verranno smantellate solo le vecchie linee che arrivano fino a Villa e Reggio e che interessano la zona di contrada “Boccata”.

TEMATICA IDROGEOLOGICA - La montagna che dovrebbe essere “scalata” dalla galleria del nuovo elettrodotto, secondo gli studi fatti, sarebbe geologicamente sana. Le frane cui assistiamo con frequenza preoccupante, sono dovute solo ed esclusivamente a scorrimenti superficiali del terreno, causati da una mancata o non corretta regimentazione delle acque da parte della SNAM quando ha eseguito i lavori per il metanodotto. Se questa motivazione appare verosimile -tant'è che sono numerosi i giudizi in corso, promossi contro l'Ente metanifero dai proprietari danneggiati- è altresì vero che l'intero vallone “Favagreca” è classificato nel P.A.I. (Piano di Assetto Idrogeologico, recepito dal Piano Regolatore vigente) come “zona di attenzione”. In più, l'intera zona adiacente alla statale 18 è considerata “zona a stabilità incerta”. Il Sindaco, per ora, è tranquillo: sull'aspetto idrogeologico -dice- si esprimeranno i competenti organi regionali e statali.

TEMATICA ECONOMICA -Per l'attraversamento del proprio territorio comunale, il Comune di Scilla avrà diritto -a titolo di compensazione- a una somma che per la precisione è di € 1.380.000. Tale cifra dovrà essere utilizzata per l'esecuzione di opere e strutture solo nelle zone interessate dal passaggio dell'elettrodotto: Favazzina, Melia, Solano. Il Sindaco si è impegnato -avendo particolarmente a cuore le sorti della piccola frazione- a impiegare il 65% di detta cifra (quindi quasi € 900.000) per l'esecuzione di opere collegate al famoso progetto della Via Marina di Favazzina.

Alla fine dell'incontro, preso atto del forte interesse che gli intervenuti hanno dimostrato, nonché della “fame” di notizie in merito, il Sindaco, seppur a denti stretti, lamentando “polveroni” e manovre strumentali messe in atto dall'opposizione, ha ammesso: “Sì, forse ho sbagliato” a non rendere partecipi i cittadini della complessa vicenda durante l'evolversi della stessa.

I DUBBI RIMANGONO – In virtù della situazione attuale e considerato che si è ancora (per poco) in fase di definizione del progetto di massima, poiché l'elettrodotto – come dice giustamente il Sindaco- verrebbe realizzato ugualmente e se ci si opponesse aprioristicamente non si risolverebbe niente, anzi si riceverebbe ancora più danno, appare comunque importante sottolineare quelli che sono gli aspetti meritevoli di ulteriore approfondimento da parte del Comune.

  • Perché i più volte citati “motivi tecnici”, addotti dalla Terna a giustificazione delle scelte operate, non sono stati verificati ma -a quanto sembra- presi semplicemente per buoni? Possibile che tutte le altre soluzioni alternative prospettate non siano praticabili?

  • Il fatto che una montagna -come detto zona a stabilità incerta, cui si pone particolare attenzione- debba essere interessata da movimenti terra di migliaia di metri cubi, quali riflessi potrà avere sulla sua stabilità complessiva, già duramente messa alla prova?

    Sarebbe opportuno che in sede di rilascio del parere urbanistico, poiché il P.A.I. Fa parte del vigente P.R.G., fosse il Comune già ad indicare che il sito prescelto presenta caratteristiche piuttosto delicate. Tale indicazione potrebbe poi essere confermata dagli ulteriori pareri che dovranno esprimere gli organi regionali a ciò preposti.

  • Considerato che scontiamo oggi problemi derivanti da una poco attenta esecuzione dei lavori a suo tempo effettuati dalla SNAM, quali garanzie offre la Terna perché la stessa cosa non si ripeta dopo la costruzione della prevista galleria?

  • In merito all'ubicazione dell'approdo dei a pochi metri da un gasdotto, quali garanzie ci sono che il connubio elettro-metanodotto non possa essere potenzialmente dannoso?

Una risposta a queste domande potrà essere fornita solo da tecnici esperti in materia, magari attraverso opportuni studi o consulenze. Finora l'Amministrazione non ha ritenuto opportuno consultare nessuno, e ritenendosi tranquillo e soddisfatto delle concessioni ottenute, ha approvato quella bozza di protocollo d'intesa che una volta firmato, impegnerebbe il Sindaco a “dire di sì” al progetto definitivo, concedendo le autorizzazioni di propria competenza, senza alcuna possibilità di replica.
Perciò, preso atto della mobilitazione dei cittadini presenti, al Sindaco non è rimasto altro che dichiararsi “aperto” a ricevere e tutti i suggerimenti che dovessero pervenire dai tecnici esperti, alla cui “caccia” dovranno però andare gli stessi cittadini!

Vorrei infine far presente al nostro Sindaco che, pur comprendendo la sua “predilezione” per Favazzina (più volte ribadita durante l'incontro), sarebbe più “democratico” che la generosa cifra offerta a titolo di compensazione, venisse ripartita tra le frazioni interessate con lo stesso metodo che ha applicato (in entrambi i mandati ricevuti dagli scillesi) per l'assegnazione degli assessorati. Il che significa, destinare più fondi per Melia e Solano che non a Favazzina, come invece è sua intenzione.
Sì, perché, da quanto ha esposto, appare evidente che -restando così le cose- le due frazioni montane sarebbero le più danneggiate perché interessate dalla linea aerea. Favazzina, invece, può ritenersi soddisfatta (come dice il Sindaco), dovendo “sacrificare” poco più di 50 mt. di spiaggia (sulla quale vi sarebbe solo un cartello di avvertimento) , il che non pregiudicherebbe le potenzialità turistiche della zona, con buona pace però di coloro facilmente impressionabili dalla tematica elettromagnetica, i quali potranno liberamente andarsene altrove.
A noi dovrebbe bastare il fatto che il paesaggio costiero verrebbe salvaguardato, poiché -dice il Sindaco- “...dell'elettrodotto non si vedrà niente...”[a parte il cartello di cui sopra].
Affermazioni come questa non sono per niente soddisfacenti. Di certo il Sindaco non ha ficcato la testa sotto la sabbia (anchi pirchì passunu 'i cavi!) e di questo ce ne siamo resi conto tutti. Ma non può liquidare la questione dicendo praticamente occhiu non viri, cori non doli.

Non resta dunque che mobilitarsi per tempo, per non fare la fine di altre parti d'Italia (e sono numerose), che hanno già subito in maniera pesante l'”invasione TERNAna” [per una verifica, basta andare su www.blogger.com e digitare la parola magica, “elettrodotto”]. Chi fa da sé, fa per tre.

30 marzo 2007

L'AQUILA DI PETRA

La tenevo nel cassetto da un po' di tempo, aspettando l'occasione giusta per "divulgarla" agli amici. Poi ho visto questa foto, mandatami sempre dal prezioso amico (sempre più vigile).



Non ci ho pensato su due volte. Non ho resistito, perché era proprio l'immagine che avevo in mente quando ho scritto

L'AQUILA DI PETRA

Dall'Olimpu si partiu
e vulau pi jorna e notti,
sempr’ in cerca di ‘ncacc’ cosa
pi crisciri l’aquilotti.
A ‘sti giuvini figghioli,
chi nci iaru sempr’ arretu,
di la caccia nci ‘mparava
la so’ mamma ogni segretu.
Ma vulandu, a’ famigghiola
a Giovi ‘u suli nci ‘ccuppau,
pirciò ‘u capu, priputenti,
pi dispettu ‘i castiau.
Cusì l’aquila non potti,
cchiù vulari o stari a ddritta,

chi nta l’ala di mancina
fu ‘ngagghiata ‘i ‘na saitta.
Da ddhu iornu malirittu
la so’ vita fu cangiata,
a chi tuccau l’acqua ru Strittu
l’aquila petra è ‘ddivintata.
E i so’ giuvini aquilotti,
chista almenu è la nomea,
sunnu ‘i scogghi ch’ora viru
spuntar sicundu la marea.


Oggi vardu ‘stu paisi,
sì è cu l’ali spalancati,
comu e megghiu ri parenti
sunnu li ‘stranii rispittati.
A vardarlu da luntanu,
sembra ‘n’aquila liggera,
chi nto mbernu si riposa
pi mi vola a primavera.
Ma forsi ‘u postu è troppu bonu,
cusì ‘u rapaci s’andruccau:
cu la scusa ru ‘ncantiscimu
cchiù ‘u volu non pigghiau.
Ma li fighhi iaru luntanu,
ca testa dura, forti e fieri,
u so’ ’ntellettu pi l’Italia
portun’ oggi com' aieri.
Volunu iatu, ma poi tornunu
su’ l’aquilotti di ddhu fattu:
com’ e’ scogghi ‘i po’ viriri,
nta stagiuni ‘i mari chiattu.
Pirchì ‘st’aquila di petra,
pi li so’ figghi è calamita,
com’ ‘a mamma ‘i ‘ddha liggenda,
è nto cori tutta ‘a vita.

DEDICATA A TUTTI GLI SCILLESI

SCIALATIVI L'OCCHI!

Prendendo spunto dal commento di Clandestino (se ha bisognu i nu permessu i soggiornu, ti putimu truvari nu postu, ma ci occorrono: dati anagrafici, codice fiscale, statu 'i famigghia, targa ru canottu col quale sei arrivato,ecc. In poche parole: cu si'?) che ricordava gli studi che si stanno conducendo per provare che le popolazioni abitanti in riva allo Stretto abbiano subito mutazioni genetiche dopo il terrimoto del 1908, mi è venuto il sospetto che qualche cosa di quel che si dice possa essere vero.
Che sia la spiegazione scientifica del perché, comu ricivunu 'i 'ntichi: a Scilla si spaccau 'u saccu?
O forse, il nostro paese ha subito delle "deformazioni" genetiche ma i nostri occhi non riescono a vederle perchè resi orbigni dal troppo amore che -anche inconsciamente- noi scigghitani nutriamo per questo angolo di mondo così speciale (in tutti i sensi)?
Date un'occhiata a queste splendide foto, che voglio condividere con tutti gli amici (e non) del nostro sito e per le quali rivolgo un grazie particolare al sempre vigile amico che le ha mandate. Scialativi l'occhi!

26 marzo 2007

'U NONNU:

- VISTO L'EFFETTO CHE LE ULTIME VICENDE FAVAZZINOTE E DEL MAMAO CHIAMATO ECOMOSTRO HANNO AVUTO SUI VISITATORI DEL NOSTRO SITO;

- VISTO CHE -IN CASI COME QUESTI- E' COMUNQUE NICISSARIO POTER AVERE UNO SPAZIO DOVE ESPRIMERSI LIBERAMENTE;

- VISTO CHE QUESTO SITO SI IMPEGNA A FARLO NELLA MASSIMA TRASPARENZA E FAVORENDO IL MASSIMO COINVOLGIMENTO POSSIBILE DELLA COMUNITA' SCIGGHITANA (CHE TROVASI DENTRO E SOPRATTUTTO FUORI DAI CONFINI COMUNALI);

- VISTO CHE IL PRIMO INVITO RIVOLTO 'I 'NA RICCHI VI TRASIU E 'I L'ATRA VI NISCIU;

PREGA DI PRENDERE GENTILMENTE NOTA DI QUANTO SEGUE.

ZZICATAVILLU NTA MPIGNA 'NDURUTA

SI AVVISANO I SIGNORI MALICOMMENTATORI CHE NON VERRANNO PUBBLICATI COMMENTI IN FORMA ANONIMA, RECANTI CONSIDERAZIONI A ROTA LIBIRA, CHE POSSANO RISULTARE OFFENSIVE NEI CONFRONTI DI CHIUNQUE..
COLORO CHE VOLESSERO ESPRIMERE UN'OPINIONE SUI TEMI CHE TRATTIAMO SEMPRE CON IL SORRISO SULLE LABBRA (ANCHE QUANDO SIAMO 'NCAZZATI NIRI), SONO INVITATI A VOLER PREVENTIVAMENTE DECLINARE, SENZA PAURA NE' VIRGOGNA, ALMENO IL PROPRIO NOME.DI BATTISCIMU, OPPURE IL NOMIGNOLO O LA NGIURIA CON LA QUALE SONO COMUNEMENTE CANUSCIUTI.

'U Nonnu

24 marzo 2007

MALAVIRUTA!








  • L'appuntamento era stato fissato per le ore 18 di oggi al bar di Favazzina. Lo stesso Sindaco, appena tre o quattro giorni prima aveva avvisato con appositi manifestini (che potete vedere nella pagina dedicata alla questione elettrodotto) che si sarebbe parlato delle “Tematiche di Favazzina”.

Arrivo in leggero anticipo ma noto da subito che c'è qualcosa di strano. Chiedo lumi al proprietario del bar, il quale mi informa che l'incontro è stato rinviato. RINVIATO!!!????

Mi indica infatti sempre il medesimo manifesto, sul quale, cu 'na pinna BIC la data dell'incontro è stata spostata a sabato 31 marzo alle 18:00

Pare che lo “slittamento” fosse stato comunicato fin da giovedì (cioè subito dopo aver affisso i manifestini) e che il proprietario del bar [chi nicchi e nacchi cu l'amministrazioni? E' stato forse nominato portavoce ufficiale per Favazzina?], fosse stato incaricato di passari vuci!

Ma vogliamo scherzare? Lasciamo perdere il luogo che si era scelto, senz'altro poco opportuno, ma adesso le cose stanno prendendo una piega davvero tragicomica.

Decenza istituzionale ed un minimo di educazione avrebbero voluto che il Sindaco -una volta sicuro di non poter essere presente, si noti bene, per non meglio precisati impegni- incaricasse o un assessore (e tra ufficiali e ad acta avrebbe avuto sicuramente l'imbarazzo della scelta) o comunque un delegato a venire a spiegare il motivo per il quale l'incontro sia praticamente saltato.

Invece no. La gente -non solo di Favazzina, ma arrivata anche da Scilla e da Reggio, molti dei quali avevano anche spostato impegni già assunti o rimandato partenze per poter essere presenti- è rimasta allibita.

Prova ne sia che anche chi non aveva potuto essere presente negli incontri precedenti si è premurato di conoscere quanto meno i termini del problema del quale si sarebbe dovuto discutere. Tra di loro, anche il dott. Lamberti Castronuovo -che com'è noto, a Favazzina è di casa- il quale pur preso dai suoi numerosi impegni politici (in quanto candidato per le prossime elezioni amministrative reggine), ha voluto essere reso partecipe di quanto stesse avvenendo.

Ancora una volta quindi, chi ci amministra o dovrebbe farlo (visto che, alla prova dei fatti, qualche dubbio mi sorge), non ha perso l'occasione per un'altra MALAVIRUTA (e dicu pocu).

Un appunto è da fare comunque anche ai rappresentanti della minoranza in Consiglio comunale. Sicuramente, la loro presenza all'incontro in qualità di consiglieri comunali non avrebbe avuto senso, dopo che il Sindaco non ha accolto la loro richiesta di convocazione del civico consesso cittadino. Tuttavia, la presenza anche di uno solo di loro, come semplice cittadino scillese, sarebbe stata di certo gradita ed apprezzata.

Non vorrei passare per agitatore o fomentatore di folle, non lo sono mai stato né tanto meno ci tengo a esserlo o a diventarlo. Mi limito solo ad osservare che un tale comportamento, non fa che aumentare la rabbia di cittadini che si vedono letteralmente snobbati e, ancora peggio, presi in giro da un modo di fare di certo poco ortodosso e, per di più, politicamente controproducente.

Perché si ricorre a dei mezzucci di tal genere per prendere tempo ed evitare un dialogo, un confronto civile, sereno e democratico con i cittadini?

Perché, invece di illustrare chiaramente le motivazioni di una scelta, si preferisce restare muti e sordi (o quasi) a una richiesta pienamente legittima avanzata dalla popolazione?

Perché negare alla gente la possibilità di avanzare le proprie proposte? Di avere chiariti i propri dubbi e le proprie paure (fondate o meno che siano)?

Sono queste le domande che ho sentito tra la gente. Tutti noi lì presenti, avremmo preferito avere delle risposte dal nostro Sindaco, cioè da colui che -in quanto scigghitanu- in occasioni importanti che vedono il nostro paesino al centro di eventi di portata nazionale -com'è questo della costruzione dell'elettrodotto “Sorgente-Scilla-Rizziconi”- può e deve tutelare gli interessi della nostra comunità in tutte le sedi istituzionalmente preposte a dare i relativi pareri.

Al contrario, questo comportamento, non fa che alimentare dubbi, perplessità, paure e -anche se il 2000 è passato da un pezzo- male pensate del genere: “Cu sapi chi nc'è sutta!?”.

Vorrei proprio che non si continuasse su questa strada, ma si fosse capaci di affrontare il problema una volta per tutte in maniera unitaria -cittadini e Amministrazione- perché si possa arrivare a concordare una soluzione che sia davvero condivisa da tutti gli scillesi e che, proprio per questo, possa essere sostenuta e fatta pesare in tutte le sedi decisionali.


P.S. : Varda casu!, sabato prossimo, 31 marzo, allo stesso orario, è già fissata (questa sì, da tempo), un convegno organizzato dall'Associazione portatori di San Rocco, dall'ADSPEM e dalla F.I.D.A.S., con contestuale presentazione di un libro sulla vita di San Rocco, alla quale credo il Sindaco sia stato invitato a partecipare.
Mi auguro che l'evento -pur importante ma sicuramente delegabile ad altri rappresentanti dell'Amministrazione comunale- non costituisca motivo per un'ulteriore dilatoria assenza.Il nostro Santo Patrono la perdonerebbe, i cittadini -in particolare quelli di Favazzina- in quanto uomini e donne comuni mortali peccatori, troverebbero molta difficoltà a farlo.


23 marzo 2007

TERRA CHIANA!



FINIRU!
Le ruspe e le motopale hanno ultimato la distruzione dell'ormai buonanima dello Scoglio d'Ulisse, radendo al suolo le strutture esistenti, come documentato nel post di giorno 12 u.s.
A dir la verità, l'operazione è stata portata a termine in pochi ghiorni, a parte qualche imprevisto (comu 'a chiavi ru catinazzu chi non si truvava), ma un po' di tempo in più è passato per sgomberare completamente le macerie prodotte, lasciando così solo TERRA CHIANA!
L'altro ieri, erano nuovamente presenti in paese sia i tecnici del Genio Civile -opere marittime, sia alcuni rappresentanti della Capitaneria di Porto. Ho motivo di ritenere che abbiano informato il Comune che il lavoro è stato portato a termine:missione compiuta!
Bella missione demolire quelli che in scigghitano chiamiamo comunemente "casaleni", di proprietà dello Stato!
Fatto sta che adesso, il sito (non virtuale ma molto reale) in oggetto è adesso nu 'llargatu 'i terra ed è praticamente esposto direttamente alle onde del mare il quale, s'avissi a 'nchianari n'atra vota, come è capitato solo 40 giorni fa (a propositu: i muntarozzi e le trincee di sabbia, aund'erunu sunnu!), non troverebbe davanti a sè alcun ostacolo per fare MARI CHIANU in primis delle barche solitamente tirate nello scalo d'alaggio del porticciolo.
Sicuramente però, si confida nel fatto che è ormai arrivata la primavera e che, statisticamente, il verificarsi di un'altra mareggiata sia ben difficile. Per intanto però, chiovi chi Diu n'a penza e la temperatura -tipicamente primaverile- oScilla tra gli 8-14/15 °C. Incrociamo le dita.
Quel ch'è fatto è fatto, dunque. Credo sia legittimo però porsi alcune domande:
  • se è vero -come hanno riferito anche i quotidiani nazionali- che l'area sarà riqualificata, che sistemazione s'intende darle, con particolare riferimento all'angolo fino a pochi giorni fa difeso dallo Scoglio?
  • il Comune -che crediamo sia stato doverosamente informato dell'intervento effettuato, poiché la struttura insisteva sempre sul suo territorio- che idea ha al riguardo? Quali sono i suggerimenti che ha dato, alla luce di una nuova possibilità di sfruttamento di questa parte dell'ambito portuale?
  • Nella nuova destinazione che s'intende dare, si è tenuto conto che vi è già in corso di definizione (tramite diversi incontri avvenuti in conferenza dei servizi, tra le varie amministrazioni interessate) un progetto di allungamento del molo? Come si inserisce questo nuovo spazio recuperato all'interno di questo progetto?
Sono semplici interrogativi che il cittadino comune si pone e ai quali -si spera- verrà data risposta in breve tempo. Staremo a vedere.
Infine, vi lascio un'ultima riflessione: vuoi vedere che s'è fatto passare un vecchio rudere per "ecomostro", perché era l'unica possibilità -approfittando dell'anima ambientalista delle attuali istituzioni governative a livello nazionale e regionale-di ottenere quei finanziamenti da tempo invocati e finora mai concessi per recuperare una struttura portuale che doveva essere -non dicu assai- a livello di Portofino? Se non il Comune, almeno il tempo ce lo dirà.

21 marzo 2007

I CANCEDDHI 'I GIUFA' E I VENDITORI DI ...COPERCHI

Con un'articolata richiesta presentata oggi al Sig. Sindaco del nostro comune, circa un centinaio di cittadini scillesi (per la precisione sono 106 i firmatari, oltre quelli che hanno firmato la nostra petizione on line), hanno chiesto di poter “essere resi partecipi della situazione progettuale” dell'elettrodotto “Sorgente-Scilla-Rizziconi”, così come peraltro espressamente previsto dall'art. 6 della bozza di protocollo d'intesa approvata con la delibera del 26 gennaio u.s.
Tale richiesta, ripropone molti dei temi che si erano illustrati nei post dei giorni scorsi e che potete leggere nell'apposita pagina del nostro sito.
Secondo quanto è stato possibile sapere, il sindaco avrebbe già programmato un'apposita riunione che si svolgerà a Favazzina sabato 24 marzo alle ore 18:00 -presso i locali del bar.

A tal proposito, permettetemi però di fare alcune considerazioni.

Premesso che il fatto che si parli del problema è positivo se consideriamo che da quando questa storia è iniziata (anno 2004) è la prima volta che ciò accade, non può non porsi in risalto un aspetto della questione che è un ulteriore indice del grado di civiltà che si registra nel nostro paisuzzo.

Avevamo infatti annunciato che era stata avanzata apposita richiesta per la convocazione di un Consiglio Comunale aperto al pubblico e dedicato a questo tema che sta diventando sempre più spinoso. Orbene, il sindaco ha ritenuto che questa convocazione non fosse necessaria, tanto che il Consiglio Comunale si è riunito sì, ma per parlare di tutt'altre questioni (per carità, sempre importanti: l'aumento dell'ICI sulla prima casa, la revisione di alcuni regolamenti comunali, ecc.) e ha ritenuto che per parlare del problema riguardante anche (ma non solo) Favazzina, sarebbe stato sufficiente programmare una semplice riunione...a domicilio.

Siccome cerco sempre di trovare il lato umoristico delle cose, ho pensato che questa scelta fatta dal nostro sindaco sia stata dettata dal fatto che l'estensione urbana della nostra frazione marina è notoriamente limitata, tanto che quand'eravamo figghioleddhi ripetevamo a cantilena: Favazzina, quattru casi e 'na cantina! Così, ha preso due piccioni con una fava: parla di un problema che sta “elettrizzando” tutti e, nel contempo, tramanda ai più giovani le nostre tradizioni.

Vorrei però semplicemente far notare che tra i numerosi firmatari della lettera (e della petizione, che sarà portata in sede di riunione), non ci sono solo favazzinoti e/o persone che hanno la casa a Favazzina, ma ci sono anche molti cittadini residenti a Scilla centro. Questo dimostra solo una cosa: il problema elettrodotto non riguarda Favazzina oppure Melia o Solano, L'ELETTRODOTTO E' UN'OPERA CHE INTERESSA SCILLA, intesa ra Marina finu a Nardeddhu e 'i San 'Grioli a' Chiusa!

Per questo -e per nessun' altra ragione- ritengo che una discussione così importante -perché ha implicazioni dirette sull'assetto urbanistico, sociale ed economico dell'intero territorio comunale e sul suo (e quindi nostro) futuro- si sarebbe dovuta tenere in un luogo solo a ciò deputato: il Consiglio Comunale.

Invece no, si è preferito andare a parlarne a Favazzina, al bar (!), magari sorseggiando una buona granita.

E se, mettiamo caso, la medesima richiesta fosse stata avanzata -come peraltro sarebbe legittimo- principalmente dai cittadini di Melia? Si andava a parlare tutti o' friscu, sutt' a 'n peri 'i castagnara?
E se invece l'iniziativa fosse partita da Solano? Se ne parlava a menz' e 'ncannati ri fasciolari?

No, secondo me non è questo il modo. Non viviamo a compartimenti stagni, sarà un luogo comune ma è vero: non è cchiù comu a 'na vota, quandu a Mulia si 'nchianava a peri e a Sulanu si iava cu sceccu.

Oggi, se succede qualcosa in Afghanistan, lo sappiamo a Scilla dopo 10 secondi, basta solo un clic su internet. E allora, come potremmo-noi che viviamo nel centro urbano- non essere interessati a ciò che succede a Favazzina, Melia o Solano? Il solo pensarlo sarebbe quanto meno, poco intelligente.

E allora basta, finiamola di tenere tutto in un ambito ristretto; finiamola di comportarci come Giufà, che voleva evitare che le mosche entrassero nella sua proprietà, chiudendo il cancello!

Per evitare che lo sappiano i vicini, potremo chiudere il cancello prima a Favazzina, poi a Melia, poi a Solano e via di seguito...ma finiremo per avere il comune infestato di mosche.

Lo ripeto:il fatto che finalmente si parli di questo benedetto elettrodotto è estremamente positivo. Dispiace però vedere che un problema così serio, venga trattato dai politici cittadini con un atteggiamento che piuttosto che da amministratori, intesi cioè come rappresentanti del popolo scillese tutto, mi sembra sia più da rappresentanti semplici, come quelli (non me ne vogliano codesti pazienti lavoratori), che vanno bussando di porta in porta, per vendere le pentole e, naturalmente, i relativi coperchi!



INVITO AI MALANAVIGANTI

Scusate se non sono intervenuto prima.
Abbiamo ospitato sul blog e sul nostro sito alcuni commenti anonimi in risposta all'articolo intitolato CATINAZZU 'I PORTA!
Nonostante il nostro malanovamaster abbia invitato il suddetto anonimo a qualificarsi, esso medesimo ha risposto con altro commento ulteriormente anonimo.
Mi corre l'obbligo -e avverto l'esigenza- di precisare e ribadire che fin dall'inizio -cioè da più di un anno e mezzo- abbiamo inteso il sito come se fosse una vera e propria chiazza i San Roccu virtuale, dove ognuno può accedere e scambiare commenti, frizzi, lazzi e opinioni varie con tutti e nei modi più svariati (blog, forum, chat, ecc.). Il tutto senza offendere o nascondere niente a nisciuno, ma solo con tanta sana ironia e genuina simpatia.
Mi rivolgo dunque a questo anonimo amico/a.
Penso che anche tu sei scigghitano/a, visto che scrivi in parte anche in dialetto, come è costume malanovistico. Siccomu a Scilla ndi canuscimu tutti, che problema c'è a dire chi sei o meglio, a cu' 'pparteni?
Non penzu chi se cali nta piazza mi t'incuntri cu l'amici, scindi cu nu passamontagna! Di che ti vergogni? delle tue opinioni? E allura, chi scrivisti a fari? Se non ti virgogni e hai 'a facci cchiu dura i ddha 'n terra, fai come noi!
Infattamente, che dovremmo dire, di coloro -cioè noi medesimi di pirsona pirsonalmente-che ogni giorno su questo malanovissimo sito, stracataffottendosene di quello che può pensare la gente, ci mettono allegramente, spensieratamente e rispettivamente: il pizzetto misterioso (chi però si canusci ra ringia); i capelli (finto-parrucchino ma "Michelaaaaaaangioleschi" davvero); la schina bampata (dal sigaro che -com'è notor- il tizio in quistioni [conosciuto in tutti i vineddhii ra Bastia] non è mai stato solito fumari).
Si rimane in attesa di cortese risposta identificatoria.
Per intanto, vi salutu e ....tornu ch' i peri a' conca.
'U Nonnu

12 marzo 2007

CATINAZZU 'I PORTA!

PARTIRU!
Questa mattina, iarmati di ruspi e motopali, si è data inizio alla demolizione dello Scoglio d'Ulisse, ormai (ahinoi) meglio conosciuto alle cronache come l'ecomostro (finto) di Scilla!
Passaia giustu giustu un paio d'orate fa (quelle d'orologio però, non cunfundimu) e la ruspa demolitrice era ancora in loco.
In pratica, hanno parzialmente demolito uno dei due manufatti esistenti, per la precisione quello più interno, mentre non hanno potuto fare niente per quello ubicato in prossimità della strada. Il motivo? Semplice: truvaru 'a porta chiusa!
Ebbene sì, cari amici, come in tutte le cose, anche nelle più serie, c'è sempre la parte comica e poiché -mi scusassero tanto gli ambientalisti- questa dell'ecomostro scigghitano è una favola...raccontata male, non mi meraviglia il fatto che si debba assistere a qjueste scenette, degne dei migliori film di Totò o Alberto Sordi. Anzi, ora chi nci penzu, ve la ricordate la scena di "Amici miei", quando i protagonisti s'inventano un fantomatico e poco credibile intervento per raddrizzare la torre di Pisa? Ecco, oggi a Scilla pare si sia assistito a una roba simile.
Si cugghiru tutti: Capitaneria, Geniu Civili, ecc., armati come detto di motopale e affini. Hanno cominciato con la parte ridotta peggio e più accessibile, visto chi...non aviva porti! (vedi foto)
Arrivati però al così detto "casotto" in muratura ubicato a ridosso del muro di protezione, le nostre truppe scelte si sono dovute arrendere, trovandosi davanti a nu... catinazzu! (arivedi foto midesima)
A parte le comiche, a quanto è stato possibile ricostruire dalle testimonianze raccolte in giro, ioncrociate con quanto mi è capitato di sentire personalmente (per puro caso) stamattina, sono in corso verifiche amministrative allo scopo di appurare chi e con quale titolo sia in possesso 'i 'sti biniritti chiavi ru ....catinazzu!
Ne sapremo certamente di più nelle prossime ore. C'è da scommettere che prima o poi, troveranno il sistema di aprire 'sta/stu catinazzu 'i porta!

11 marzo 2007

'A VIGNA RU ZI' MICU

E' proprio vero, la storia si ripete.

All'epoca della realizzazione del metanodotto, erano sorte numerose polemiche circa l'opportunità di ubicare detti impianti in un'area a “vocazione” turistica come quella di Favazzina. Tante discussioni però non sono servite ad evitare la realizzazione dell'impianto in quel sito così particolare.

Per giunta, al danno, si aggiunse la beffa: il Comune di Scilla -costretto ad uscire dal Consorzio Calabria 30 che gestiva l'erogazione del metano per via della grave situazione debitoria in cui versava all'epoca- è rimasto l'unico dell'intero circondario a non poter usufruire del prezioso ed economico gas! In più, oltre al fatto che la linea proveniente dall'Africa ndi passa praticamenti nte mussa, gran parte del territorio di Melia è rimasto letteralmente avviluppato in un groviglio di tubazioni metanifere, senza che le nostre case potessero mai essere scaldate come quelle del resto dell'Europa.

Adesso, la stessa cosa sta per ripetersi con la costruzione del nuovo elettrodotto.

Detto già di quanto si prevedeva nel rapporto della TERNA per gli anni 2004-2005, dalla lettura dei Piani di Sviluppo relativi al 2005 e al 2006, nascono alcune considerazioni.

  1. Anche se il progetto ha già ottenuto alcune autorizzazioni con la normativa preesistente (vedi iter burocratico), poiché l'ultima variante presentata è del marzo 2006, secondo quanto previsto dall'art. 16.7 del D.Lgs n° 190/2002, la società TERNA ha deciso di avvalersi delle nuove procedure di valutazione ivi previste, tra le quali la V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica) da attuare in concertazione con tutti gli Enti territoriali interessati. Da qui il ritardo accumulato per il relativo completamento dell'iter autorizzativo, che fa slittare la previsione di completamento dell'impianto dal 2009 al 2010.
  2. Le linee a doppia terna -che dovrebbero essere utilizzate nel nostro tratto- sono (a detta della TERNA) quelle più affidabili tecnicamente e meno dannose dal punto di vista dell'inquinamento elettromagnetico. A tal proposito, è bene rimarcare che per la determinazione delle relative fasce di rispetto, ci si avvale di una metodologia di calcolo provvisoria, definita dal Ministero dell'Ambiente con una...lettera (!) [vedi Piano di Sviluppo 2005]
  3. Allo stato attuale, è stato quindi identificata quella che viene definita “fascia di fattibilità”, che è quella che conterrà praticamente il tracciato definitivo. Il tutto, previa identificazione di una zona di territorio -dicono- esente da criticità (sicuro?!), in accordo anche con gli Enti gestori di eventuali “interferenze” [art. 5 D.Lgs. n° 190/2002] presenti sul territorio. Nel caso di Favazzina, significa: parere favorevole da parte della S.N.A.M.
  4. Nei Piani di Sviluppo sia del 2005 che del 2006, si sottolinea che la realizzazione di questo tratto di elettrodotto rappresenta uno degli interventi di maggiore rilevanza per l'intera rete, in quanto situato in uno dei punti di maggiore criticità della rete nazionale. In particolare, si punta a “rendere possibile un consistente incremento della capacità di trasporto fra la Sicilia ed il Continente, atteso che “...Altro fenomeno destinato ad accrescersi nel lungo periodo è quello che prevede una tendenza dei flussi sulla rete a 380 kV con significativi transiti dal Centro-Sud verso il Centro-Nord del Paese.” ....”..dagli impianti di generazione verso gli impianti di prelievo destinati ad alimentare le utenze.
  5. A ciò si aggiunga che la linea attualmente esistente è ridotta in condizioni a dir poco pietose, tanto che “...oltre il 40% dell’energia non fornita (ENF) in occasione di disservizi riguarda le regioni del Mezzogiorno e le Isole e che la sezione Sicilia-Calabria risulta frequentemente satura in entrambi i versi.” ...In Calabria sono prevedibili problemi per l’alimentazione della parte meridionale della regione,attualmente alimentata dalla sola stazione di Rizziconi e caratterizzata da una bassa qualità del servizio di distribuzione.” Pertanto, il collegamento diretto tra la Sicilia e il continente -tramite il punto di snodo di Scilla- è l'intervento più significativo da attuare a breve termine.
  6. Dal confronto tra i due citati Piani di Sviluppo, un'altra cosa salta subito all'occhio. La denominazione dell'elettrodotto, originariamente era Elettrodotto a 380 kV “Sorgente-Rizziconi”, mentre nel 2006 è stato modificato in Elettrodotto a 380 kV “Sorgente - Scilla – Rizziconi”. Come ben si comprenderà, non è una semplice differenza semantica. Tale nuova denominazione è invece estremamente indicativa del fatto che Scilla diventa un punto di snodo primario. Infatti, la TERNA afferma esplicitamente che: “...attraverso la nuova stazione di trasformazione di Scilla, permetterà di migliorare la qualità del servizio nella Calabria meridionale.[vedasi pagg. 8, 11 e 12 del P.d.S. 2006 e art. 3 del Protocollo d'intesa]. Forse è per via di questo ruolo di primo piano svolto dal nostro paesello, che la stessa TERNA (e per essa il Ministero) indennizzerà il Comune con una cifra considerevole. Per la cronaca, si parla di circa € 1.400.000,00 ma di questo e di molto altro (come descritto in seguito) nessuno ha precisa contezza.
  7. L'obiettivo dichiarato che si intende raggiungere è dunque quello di produrre energia (in un prossimo futuro soprattutto di natura eolica) in Sicilia e Calabria e di convogliarla poi prima al Centro e poi al Nord, dove si concentrerà gran parte della richiesta nei prossimi anni.

Lasciando da parte le pur legittime considerazioni relativamente alla questione Nord-Sud, è evidente che di fronte a cotante motivazioni, non si può non inchinarsi al superiore interesse nazionale.

Tant'è che nella bozza del protocollo d'intesa approvato dal Comune, all'art. 6 si afferma che “Gli stessi Enti si impegnano a confermare, nell'ambito della Conferenza dei Servizi e della procedura di VIA o procedura analoga che risultasse più celere, il parere positivo espresso nell'ambito del presente Protocollo di intesa attraverso la fornitura di tutti gli atti, autorizzazioni e quanto altro previsto dall'iter autorizzativo, nonché per tutti gli ulteriori adempimenti necessari per la realizzazione ed esercizio delle opere”.

In parole povere: non sulu nd'aviti a cunzari 'a tavula, ma nd'aviti a dari puru l'ogghiu, 'u rriniu, 'u sali, ecc. mi cunzamu 'a 'nzalata!

Siccome simu calabrisi,di notoriu carattiri ospitali, verrebbe da dire: parenti ra zzita? Trasiti!

Pertanto, uno dei primi adempimenti che il Comune dovrà fare -poiché espressamente previsto dalla Legge (art. 3.7 D.Lgs. n° 190/2002)- è provvedere alla variazione del Piano Regolatore vigente (approvato di recente), recependo le indicazioni progettuali e prevedendo le necessarie misure di salvaguardia delle aree impegnate dall'esecuzione dell'opera e delle relative fasce di rispetto (di cui s'è detto al n. 2).

L'unica “scappatoia” possibile, considerato lo stato dell'arte e i margini di manovra alquanto ristretti, è che gli organi statali competenti (citati nell'art. 4 della Delibera consiliare), prendano atto che all'interno della fascia di fattibilità considerata, esistono di fatto delle condizioni strutturali ed ambientali di rilevante entità, tali da riesaminare almeno in parte quanto già stabilito.

Ci riferiamo in particolare:

  • Nel caso di Favazzina, all'estrema vicinanza degli impianti del metanodotto. Il connubio metanodotto-elettrodotto, qualora non attentamente esaminato, potrebbe rappresentare una fonte di pericolo non indifferente. Non si conoscono, al riguardo, le valutazioni fatte dalla SNAM in qualità di proprietario di un'opera d'interferenza con il realizzando elettrodotto, come esposto al punto n. 3 .
    Altre naturali riserve si nutrono con riferimento all'ambiente marino e dei fondali e della probabile influenza che i cavi sottomarini eserciteranno sul loro ecosistema, in particolare nelle vicinanze dell'approdo alla terraferma.

  • Melia (ov'è ubicata la centrale di smistamento) e Solano (attraversamento), continueranno a essere “segnate” dalle tracce dei fili dell'elettrodotto, dei tralicci (alti “solo” 11,5 mt.) e delle relative fasce di rispetto. Viste sulla carta, esse danno l'impressione -senza timore d'esagerazione- di vere e proprie “frustate” ricevute da un ambito territoriale che dopo la recente approvazione dell'adeguamento dello strumento urbanistico si era pensato di valorizzare, con la previsione della possibilità di realizzazione di insediamenti turistici.
A tal proposito è chiaro e lampante che il Comune di Scilla oltre ad approvare la Delibera con ampio ritardo (l'approvazione sarebbe dovuta avvenire entro il 10 Novembre 2006, invece è del 26 Gennaio di quest'anno!), è altresì inadempiente rispetto a uno degli impegni di sua esclusiva competenza, come previsto dal più volte citato Protocollo di intesa all'art. 6.2: “Gli Enti [sottoscrittori dell'atto]...si impegnano a...favorire la realizzazione delle opere... anche mediante la diffusione preventiva delle informazioni sugli approfondimenti svolti e sui contenuti del presente Protocollo di intesa, per prevenire e dirimere ogni conflitto territoriale e sociale dovesse sorgere.

Se il Comune si fosse premurato di mettere al corrente la cittadinanza di tutti gli aspetti di una questione di così ampia rilevanza, i due aspetti sopra legittimamente evidenziati, molti dubbi, molte perplessità e, diciamolo, molte paure (che magari a cose fatte si riveleranno infondate), sarebbero stati discussi e risolti con la piena presa di coscienza da parte di tutti.

Mi tornano in mente le parole di un signore di Melia, naturalmente ignaro di tutto.

Qualche giorno fa, mi riferiva di aver proceduto abusivamente al modesto ampliamento di un fabbricato di sua proprietà, perché deve maritare la figliola. Gli ho allora chiesto perché non avesse presentato il progetto e mi ha risposto: in teoria, la mia proprietà è in zona edificabile, ma non è possibile fare l'ampliamento per via del fatto che essa ricade nella zona di rispetto dell'elettrodotto [quello già esistente]. Non vi dico che faccia ha fatto quando l'ho messo al corrente del nuovo progetto!

Dunque, assodato che questo elettrodotto s'ha da fare, poiché come ho detto, la storia si ripete, non può non tornare alla mente il famoso “Obbedisco!” di garibaldina memoria.

Sarebbe opportuno però che il cittadino fosse messo in condizioni di “obbedire” sì ma con coscienza di ciò che gli accade intorno, avendo effettiva contezza di tutti gli aspetti legati a un'operazione di siffatta portata.

Così facendo, come peraltro prevedono tutti gli strumenti legislativi in vigore e com'è nelle intenzioni (rimaste nel caso scillese sulla carta) della società costruttrice, il cittadino si vedrà coinvolto e reso partecipe della scelta che si andrà a fare.

Se questa presa di coscienza -come già avvenuto in passato per il metanodotto (anche se allora era un'altra epoca, anche dal punto di vista legislativo)- viene resa impossibile (per trascuratezza, incapacità o altro...), il cittadino percepirà il fatto solo ed esclusivamente come un danno personale.

Sì, quel signore di Melia e tutti coloro che saranno direttamente o indirettamente interessati dalla costruzione dell'elettrodotto, si sentiranno come se la loro proprietà (cui, per disgraziata natura di meridionali, siamo morbosamente attaccati), venisse violata quasi impunemente e venisse a trovarsi alla mercé di chiunque (non importa se dotato di risorse economiche più o meno cospicue), propriu comu fussi....'a vigna ru zi' Micu!