15 giugno 2009

E L'ANFITEATRO? ASPETTA ANCORA...GODOT

Chi di voi ha buona memoria, ricorderà chi l'annu scorsu, nel misi di febbraio, nella vecchia versioni del sito avevamo proposto un dossier relativo all'allora costruendo anfiteatro.
Non v'u ricurdati? Allura, rinfriscativi 'a muruddha.
Come si leggi nel reportage, i lavori sono iniziati versu la fini del 2007 e per contratto dovevano essere completati entro il 27.5.2008, dopo una spesa di più di € 300.000.
Si era detto che la struttura sarebbe stata inaugurata, pienamente funzionante, a fine giugno 2008.
E' passatu quasi un anno e 'u triatu che si era scatinatu
quandu erano iniziati i lavori, piano piano, col passare del tempo, si sono via via trasformati in un flebile fiato, fino a scumpariri del tutto, nello sconfinato vortice dell'oblio che caratterizza le cose scigghitane: l'anfiteatro? A Scilla? Ma pirchì, esisti?
Quasi quasi sembra non interessare più a nessuno. Ma nui, chi quandu virimu cosi storti ndi 'nturciuniunu 'i bureddhi, non possiamo non interessarcene ancora. E' giustu che qualcuno dia comunque conto agli scigghitani sparsi per il globo terracqueo, di quanto si riesce a (non) fare nel loro beneamatu paisi.
Cusì, approfittandu del recente ponte per la festa della Repubblica, siamo andati per voi a vedere in quali condizioni versa quello che, cu sordi i scummissa, è l'anfiteatro più...ignorato d'Italia.
Vardati:



La struttura è praticamenti finuta, non manca nenti. Si notano, è vero, alcune piccole "defaillances" all'impianto elettrico; alcune "dediche" speciali fatte da giovani 'nnamurati, evidentemente in cerca di un postu dove trovare un po' di intimità; la crescita spontanea e naturale -dopu tutta l'acqua chi chiuviu- di erb' e muru.
Insomma, si è sulla buona strada per...l'abbandono.
Emblematici sono i pluviali che si trovano sul retro della struttura: sono tutti "ammaccati", turciuti e sembrano veramente essiri stati "sparati ra bumba". In poche parole, in caso di pioggia, non sono minimamente in grado di assolvere alla loro funzione di smaltimento delle acque. Vanno semplicemente e urgentemente sostituiti.
Perché la struttura non è entrata ancora in funzione? E quella che doveva essere la riqualificazione della villa comunale? Ci sono delle vicende amministrative da definire? Se sì, quali? Quanto tempo dovremo ancora aspettare? Forse, fino alla vigilia delle prossime elezioni?...
Intanto, registriamo il dato di fatto offerto dalle immagini che avete visto sopra.
Il sottoscritto e il Tatomaster (autori del servizio fotografico) -e tutti gli scigghitani chi non si ndi futtunu- restiamo in attesa di qualcosa che
"oggi non verrà, ma che verrà domani" come disse il messaggero del Signor Godot, colui che fu atteso ma che mai arrivò.
Da questo stato di cose, forse però una cosa buona in fondo c'è. Non avendo ancora ultimato le necessarie "scartoffie" burocratiche, l'anfiteatro è come se non esistesse ancora -dal punto di vista amministrativo, proprio come un bimbo non registrato all'anagrafe.
Il che consente almeno di "risparmiarlo" dalla recente ondata di pignoramenti che ha coinvolto altri immobili di proprietà comunale, primo fra tutti l'Ostello della Gioventù, oramai vecchio e cunsumatu senza mai essere entrato in funzione, monumento lampante dell'oblio scigghitano di cui si diceva prima, al quale dedicheremo prossimamente uno spazio adeguato.
Infine, un'ultima annotazione. Tempo fa, nel gennaio 2008, prendendo spunto da un bell'articolo di Pino D'Amico pubblicato sul blog della malastoria scigghitana, avevo lanciato la proposta di intitolare l'anfiteatro scigghitano all'insigne maestro e compositore Luigi Gaetano Gullì, al quale nel lontano 1924 il paese di Scilla aveva fatto "voto" di intitolare una via.
Dopo 85 anni, questa promessa è stata mantenuta: con una recente delibera comunale è stato deciso di intitolare al maestro Gullì l'attuale Largo Piano.
Ora, va bene l'aver onorato -seppur con colpevole ritardo- una promessa fatta ma onestamente, non riesco a capire il legame tra il maestro Gullì e la piazzetta "'i supr' o' chianu".
A parte la vicinanza con la casa natìa del musicista -all'inizio di Piazza San Rocco- mi viene da pensare che l'unica ragione che abbia portato a una tale scelta, sia quella che un amico ha ironicamente riassunto così: "Perché gli hanno intitolato Largo Piano? Ma perché il maestro Gullì suonava...il piano!".

31 maggio 2009

IL MIGLIOR AMICO DELL'UOMO? IL PORTATILE

Fino a oggi, ho sempre saputo che il cane fosse il miglior amico dell'uomo. Il cane non abbandona mai il suo padrone, ma purtroppo, -come direbbero i matematici- non vi è una corrispondenza biunivoca nel comportamento dell'uomo verso l'animale.
Della fedeltà canina abbiamo diffusissimi esempi. Quelli che restano di sicuro più impressi sono i cosiddetti punkabbestia (o punk-a-bestia), cioè quei girovaghi solitari che, a partire dagli anni '80, un po' per gioco, un po' per sfida, un po' perché portati dalle circostanze della vita, decidono di andare in giro per il mondo (Italia, Europa, America che sia), in fischiandosene di tutto e di tutti, in una sorta di estrema forma di egoismo. Loro unico compagno di viaggio: il cane.
Con l'avanzare della tecnologia però le cose stanno cambiando: anche loro, pur non avendo fissa dimora, hanno comunque cellulari e indirizzi e-mail e, per forza di cose, devono poter avere a disposizione un computer.

Il Messaggero di oggi, riprende una notizia del Wall Street Journal che testimonia in maniera lampante la nascita di quella che potremmo definire una nuova generazione di homeless, di senza fissa dimora tecnologici.
Sono quelli che negli Stati Uniti, a causa della crisi, si ritrovano senza soldi, senza lavoro, senza casa e sono quindi costretti ad arrangiarsi con il solo sussidio di disoccupazione.
Il loro unico legame con il mondo, il loro amico più fidato, più utile, non è più il cane, ma il loro portatile. La loro preoccupazione maggiore -a parte naturalmente trovare il modo di mangiare- è quella di poter ricaricare le batterie del prezioso aggeggio, inventandosi magari i sistemi più assurdi e sfidando pioggia e vento.
Il fenomeno si sta diffondendo talmente tanto, che anche gli ostelli per il ricovero dei senza tetto hanno predisposto le postazioni per i computer. La richiesta è talmente elevata, che ognuno può utilizzarle per un tempo massimo di 30 minuti.
Alcuni di questi "pionieri informatici" senza fissa dimora hanno perfino creato i loro siti fu Facebook, Myspace o Twitter o, ancora meglio, curano delle proprie rubriche personali e sono divenuti molto popolari.
E' il segno che il mondo cambia, è il nuovo modo per chi non ha più niente, di sentirsi uguali agli altri. Così, anche l'aspirante poeta che se ne sta sotto un ponte, protetto solo da una coperta di cartone, può leggere tramite Wikipedia chi è e che cosa fa il Dalai Lama!

Prepariamoci a incontrare per le strade persone come questa


(foto tratta da www.ilmessaggero.it)

15 aprile 2009

ELETTRODOTTO: LAVORI PRONTI A PARTIRE

Pi scigghitani, dall'ovu di Pasca è nisciuta 'a sorpresa: l'elettrodotto “Sorgente-Scilla-Rizziconi” si farà!

A comunicarlo è la stessa Società TERNA Spa sul B.U.R.C. n. 13 -Parte III del 27 Marzo scorso.

Nell'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio -avvenuta con Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico n. 239/EL-76/82/2009 del 20.2.2009- viene ricostruito tutto il complicato iter burocratico, avviato fin dal 20.12.2006, con la presentazione del progetto presso i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, fino al provvedimento finale.

Nel ripercorrere i passi salienti, viene preliminarmente ricordato che “Sono pervenute osservazioni da parte di un proprietario di aree interessate dalle opere di cui trattasi, nonché del Gruppo Consiliare del Comune di Scilla “Uniti per Rinnovare”, di Italia Nostra Onlus –Associazione MAN e del WWF.”

Nonostante ciò, la macchina tritatutto della Terna non si è fermata, anzi, considerato che -per legge- per i tratti aerei è necessario procedere alla Valutazione di Impatto Ambientale che è tuttora in corso, per non restare a “girarsi i pollici”, già il 19.10.2007 “nel segnalare l’urgenza di assicurare, sia pure in via transitoria e con esercizio a tensione ridotta, un minimo potenziamento dell’interconnessione tra la Sicilia e il Continente, ha chiesto, nelle more della definizione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, di anticipare l’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio del tratto Villafranca Tirrena-Scilla”, prevedendo l'esecuzione di tutte le opere aventi per oggetto quindi i 38 km di cavo sottomarino fino all'approdo a Favazzina, la costruzione della galleria fino alla centrale elettrica di Melia e, infine, una nuova sezione della stessa centrale.

Con due successive note -del 14.2 e 14.3 dello scorso anno- la Terna faceva presente altresì che “il tratto di elettrodotto «Villafranca Tirrena-Scilla» è funzionalmente indipendente nell’ambito del progetto complessivo ed è idoneo a garantire un minimo, indispensabile collegamento tra la Sicilia e il Continente.”. Funzionalmente indipendente sì, ma, soprattutto, fondamentale!

Dopo la terza (e fin qui ultima) Conferenza dei Servizi del 30 luglio dell'anno scorso, la Regione Calabria ha espresso parere favorevole con prescrizioni con decreto n. 13617 del 25 settembre 2008 (pubblicato sul B.U.R.C.il 1.12.2008)

In detto Decreto, viene allegata la valutazione di impatto ambientale svolta dalla Regione Calabria. In essa, viene ricordato il sopralluogo svolto il 26.4.2007 con alcuni rappresentanti dei cittadini di Favazzina e la richiesta di spostare più a Sud -in località Truna o Condoleo- l'approdo dei cavi.

Lo studio di un possibile spostamento è stato effettuato dalla Terna che, il 30.7.2007 conferma “che il sito “Favazzina” è l'unico ove è fattibile approdare con i cavi marini provenienti dalla Sicilia”. Ma va?

La Terna specifica infatti di aver già valutato in sede di progetto tale possibilità di spostamento che <<...pur comportando la realizzazione di una galleria di lunghezza inferiore a quella del sito “Favazzina”, -(1780 mt o 1900 mt, a fronte dei 3,1 km della soluzione adottata)- oltre agli attraversamenti dei due metanodotti di proprietà Snam Rete Gas...sarebbe stato...necessario verificare la fattibilità tecnica dell'attraversamento degli ulteriori 5 metanodotti di proprietà Snam Rete Gas, afferenti all'impianto di Favazzina, provenienti da Mortelle, nonché la disponibilità da parte del proprietario ad autorizzare tali attraversamenti.>>

A parte il fatto che per i due metanodotti interessati, con la Snam è stato acquisito solo un misero “parere di massima favorevole”, poiché la Terna scrive che “sarebbe stato...necessario verificare la fattibilità tecnica dell'attraversamento degli ulteriori 5 metanodotti...”, ne desumo che tale verifica non è stata fatta. Allora mi chiedo: in cosa diavolo è consistito questo famoso “studio”?

Sottolineo tre aspetti:


  1. L'area di approdo dei cavi, ad Est del Metanodotto, è classificata dal P.R.G. Come area di espansione “di rafforzamento e specializzazione di ricettività turistica”.

Ebbene, le prescrizioni del Nucleo VIA della Regione Calabria datate 6.8.2008 (quindi successive al documento di Terna del luglio 2007), al punto b), così recitano: “...TERNA prima della realizzazione esecutiva dovrà verificare puntualmente la direzione dei tracciati in maniera che la stessa non interferisca con zone di espansione urbanistiche o centri abitati onde evitare le problematiche sorte nella realizzazione dell'elettrodotto “Laino-Rizziconi”.” Tradotto, significa: viriti non mi 'nzurtati i cristiani nta casa. Cu' si vardau, si sarbau.

E lo stesso concetto viene ribadito alla succesiva lettera m): “...Considerato che l'area in località Favazzina risulta vincolata....ed atteso, altresì, che le previsioni dello strumento urbanistico...individua la zona dell'approdo dei cavi marini come zona di espansione turistica, valuti, comunque, la possibilità dello spostamento a Sud dell'approdo dei cavi marini previsto a Favazzina.

La Terna ha ottemperato -a loro parere- a tale prescrizione e il 17.2.2009 ha comunicato l'impossibilità di tale spostamento, praticamente sulla base delle considerazioni già fatte due anni prima.

Risultato finale, nonostante quanto sopra affermato dagli stessi tecnici regionali: il tracciato autorizzato è quello già indicato negli elaborati di progetto originari, che risalgono al novembre 2006! [vedi art. 1 del Decreto di autorizzazione]


  1. Per ciò che concerne gli aspetti idrogeologici, il Piano di Assetto Idrogeologico considerano il vallone denominato “Fosso di Favagreca” come “zona di attenzione”.

Il Nucleo VIA della Regione Calabria specifica che per tali zone “...è prevista la possibilità, -da parte di chi ha interesse- di condurre studi volti alla classificazione della pericolosità delle aree di attenzione....In mancanza di studi di dettaglio, ...valgono le stesse prescrizioni vigenti per le aree a rischio R4.

Significa che, poiché non risulta che la Terna abbia effettuato tali studi (e ti pariva!), devono applicarsi le prescrizioni in vigore per le zone a rischio inondazione molto elevato.

Le Norme di Attuazione e misure di salvaguardia del P.A.I. della Regione Calabria, all'art. 21 stabiliscono che tranne interventi di manutenzione e conservazione, sono vietate “tutte le attività di trasformazione dello stato dei luoghi” ad eccezione -tra l'altro- della sola “realizzazione di nuove infrastrutture lineari o a rete non altrimenti realizzabili, compresi i manufatti funzionalmente connessi...[lettera g] .

Tradotto in italiano, vuol dire che è possibile realizzare solo linee elettriche compresi i tralicci (manufatti funzionalmente connessi)

    Il che significa che quanto è possibile realizzare è cosa ben diversa dallo scavare una galleria di più di 3 km di lunghezza, con un tunnel verticale finale di circa 300 mt., tipu puzzu!

    A parte questo, non può inoltre non tornare in mente che il Fosso di Favagreca, come lo chiamano i tecnici, non è altro che lo stesso posto dove qualche anno fa si è riversata la frana -originata, per la verità, molto più a monte, sotto Piano Aquile- che ha causato il deragliamento di un treno e parecchi altri problemi che non sto qui a ricordare.

    Nelle conclusioni però, i tecnici della Regione affermano che “[per] la realizzazione dell'opera non si prevedono impatti significativi per l'assetto geologico e geomorfologico....Per quanto riguarda le possibili interazioni con i dissesti di versante, l'esame delle aree critiche attraversate dall'opera mette in evidenza la presenza di alcuni dissesti superficiali, interessanti la coltre detritica, che in genere non ricadono lungo il tracciato della linea. In ogni caso, al fine di salvaguardare l'integrità dell'opera, il posizionamento dei sostegni e delle opere provvisorie di cantiere eviterà ogni area potenzialmente instabile”.

    Riassunto: ma quali frani! Se cari, cari sulu 'n cacchi petruliddha. In ogni caso, visto che il Fosso di Favagreca è area da attenzionare, vi è la possibilità che si dimostri instabile vo, quanto meno, parzialmente instabile. Il che significa che occorrerà tenere gli occhi aperti quando si andrà ad installare il cantiere per la realizzazione del tratto in galleria.


  1. Dopo le promesse preventive, il 16.10.2007, sul sito internet della TERNA, veniva sbandierato un “accordo di collaborazione ad elevato contenuto ambientale” tra la stessa società, la Provincia di Reggio Calabria, il Comune di Scilla e ARPA Calabria. Detto accordo prevedeva che “I materiali prodotti per l’interramento di una tratta del nuovo elettrodotto a 380 KV “Sorgente-Rizziconi saranno utilizzati per la ricostruzione e la protezione del litorale di Favazzina.
    L’intesa prevede infatti l’uso di oltre 70.000 metri cubi di terre e rocce prodotte nello scavo della galleria dedicata alla posa dei cavi, per la risistemazione del litorale e la costruzione di una barriera frangiflutti di fronte alla nota località balneare.

    Nelle prescrizioni obbligatorie dettate dalla Regione Calabria poco più di un anno dopo, dell'accordo di cui sopra non si fa menzione alcuna, tutt'altro. Al punto d) delle prescrizioni, infatti, si legge:

    Il materiale di risulta degli scavi dovrà essere riutilizzato per la copertura della trincea ed eventuali materiali di risulta non riutilizzabili nell'ambito dei lavori dovranno essere smaltiti presso idonea discarica autorizzata”.

    Non viene quindi prevista alcuna eccezione. Pertanto, se ne deve dedurre che, non rientrando il ripascimento del litorale nell'ambito dei lavori autorizzati, l'accordo fatto a ottobre del 2007 va a farsi silenziosamente ed elegantemente strabenedire!


L'autorizzazione

L'autorizzazione rilasciata con il decreto ministeriale ha effetto di variante urbanistica e pertanto per tutti i terreni interessati dal progetto, scatteranno le misure di salvaguardia, il che significa che eventuali interventi edilizi e/o di altro tipo, dovranno tener conto anche della realizzazione dell'opera. Il Comune dovrà pertanto provvedere all'adeguamento dell'attuale Piano regolatore.

I lavori dovrebbero essere iniziati fin dal prossimo mese di giugno e le opere dovranno essere realizzate entro il 20.2.2014.

Contro l'autorizzazione concessa dal Ministero, è ammesso ricorso al TAR entro il 27.5.2009.


In conclusione, volete sapere come la penso? Beh, ho come l'impressione che tutti questi pareri, queste valutazioni e queste prescrizioni siano in più punti nettamente e marcatamente contraddittori, in quanto prima si esprime un dato di fatto oggettivo nonché normativo; poi però, "stranamente", si perviene a una conclusione contraria.


I LINKS UTILI


Per chi volesse dare un'occhiata ai documenti per eventuali approfondimenti:

DECRETO n. 13617 del 25 settembre 2008 [pag. 36259 e segg.]

http://www.burc.regione.calabria.it/2008/sups1_23.pdf

DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE

29 gennaio 2009, n. 36 [pag. 4103 e segg.]

http://www.burc.regione.calabria.it/2009/4_1.pdf

AUTORIZZAZIONE COSTRUZIONE ED ESERCIZIO

http://www.burc.regione.calabria.it/2009/13_3.pdf


Per chi volesse poi rinfrescarsi la memoria:

http://unonnu.blogspot.com/2007/04/occhiu-non-viricori-non-doli.html

http://unonnu.blogspot.com/2007/04/la-terna-e-larcobaleno.html

http://www.terna.it/default/Home/Terna_WebMagazine_1/Terna_WM_ambiente_territorio_18/tabid/1134/Default.aspx

02 aprile 2009

SEMPRE CARO MI FU QUEST'ERMO SCIGGHIO

Di sicuru, la Malaletterina a Babbo Natale inviata nel bellissimo "porco d'aprile" del nostro malasito, potrebbe sicuramente far parte del libro dei sogni.
Ma i sogni, dalle nostre parti è facile, quando si riaprono gli occhi, si trasformano in incubo: la realtà che viviamo.
Cugghiutu da un attaccu di pessimismu non cosmico (Leopardi è sempri Leopardi), ma calabro-scigghitanu (chi, cu tuttu 'u rispettu, è centu voti peggiu), ne approfitto per fare, in un sol colpo, un rapido aggiornamento della malasituazioni.

  • Per le strade si fa ancora quella che ho ribattezzato la gimk(fr)ana.
  • U suli non di voli sapiri mi nesci (vedi post precedente).
  • Nonostante un presidente-ferroviere (cu tantu di birritta), le ferrovie italiane sborsano migliaia di euro di rimborsi per aver fatto viaggiare i passeggeri su vagoni-freezer e i giovani emigrati cuntinuano a prendere i carri-bestiame per il Nord.
  • Nta chiazza non c'è mancu 'n'anima viva.
  • Speriamo che la nera "barriera corallina" scigghitana non faccia la fine di chiddha australiana.
  • L'Ostello della Gioventù dimostra ogni giorno di più la sua...senilità.
  • E' l'ala degli scrittori e soprattutto degli studenti locali che, invece di essere costretta a prendere il volo dallo Scigghio, vorrebbe tanto avere a disposizione una biblioteca.
  • 'A storia ru 'spitali è caduta nel silenzio più totale. E lo Scillesi d'America cade... a pezzi.
  • Quello di Iercari non è un campo sportivo, bensì un campo-scuola. Sì, scuola-guida per aspiranti patentati.
  • La Scillese è solo un ricordo tramandato ai ragazzi attraverso qualche fotografia.
  • Ad oggi, navigando nei pressi di Morselli, l'unica rete chi putiti utilizzari è chiddha... ru sciabacheddhu.
  • Il museo della pesca è una vecchia idea...rimasta tale; i Bronzi di Riace di calabrisi avranno solo...Gattuso che gli fa la pubblicità ca manu nto cori; u pani 'i 'ranu ra Mulia? Beh, se siti ancora vivi dopo lo slalom tra le frane e n'o 'rrivati friddu...
  • Lo Scilla Volley da un anno ormai è Villa Volley.
  • L'anfiteatro: passau quasi un annu da quando doveva essere inaugurato. Più che spettatori, i scigghitani sono e restano ancora "aspettatori" che ciò avvenga.
  • Purtroppo, riguardo le grotte di Tremusa non ci sono né seminari, né itinerari che ivi conducano. Perché? Semplice: perché non ci sono più nemmeno le grotte, dimenticate da tutti.
  • Lo Scilla Cine Film Festival: l'emblema delle cose scigghitane, ovvero è stato bello ma è durato poco.
  • Puntuale, con la primavera, 'rrivau puru u sciroccu, chi ndi macina i ciriveddhi. Di energia alternativa però, non se ne vede. Non sarà che si ha paura di fare girare le...pale...a qualcuno?
  • L'Emilia è troppo indietro rispetto a noi. La raccolta differenziata è in fase di avanzata sperimentazione tra Ieracari e Tripi: lavandini, lavatrici, divani, poltroni, tv con tubo catodico (una rarità), e..chi più ne ha, più ne ietta!
  • Dopo essiri passata per Bagnara e per Tropea, vuoi vedere che ora, con l'area metropolitana in corso di formazioni ndi fannu passari puru pi Riggiu? Il titolo della nuova fiction: gente metroplitana!
  • L'autoripascimento della spiaggia di Favazzina e la creazione della nuova “Malanova's beach” sono il frutto di quella gran testa di... cristianazzu (chi vi pinzavu?) di Lunardi che, con la Legge Obiettivo (Legge 443/2001, art. 1 comma 17), ha legalizzato la pratica (già sperimentata ed adottata con successo in territorio calabro-scigghitano) di smaltire il materiale proveniente dagli scavi per i lavori dell'autostrada, castrariandulu peri peri, scaraventandulu vaddhuni vaddhuni. 'A sciumara i Favazzina, ritenuta essere dagli antichi Crateide, la madre di Scilla, ha fatto il resto, tenendo fede al suo mito.
  • Dopo la gran truvata pubblicitaria della campagna contro gli ecomostri, al porto tutto s'è fermato. Stanno ancora completando il rivestimento del muraglione dopo la galleria. La quali, con la salsedine (in una continua battaglia giornaliera) è già ai ferri...ruggiati.
  • Dell'antica arte della seta a Scilla, non ci sono né bachi, né telai, né gelseti. Ristaru sulu i...supali!
  • Certu che ci danno la bandiera blu sulla fiducia. D'altra parti, scigghitani non fa rima con ...Galbani?
  • Infini, il depuratore potrà essere smantellato, tantu s'è dimostrato inefficace, inutile: continuando così, siamo ogni giorno di più nella m....
Per ora mi fermo qui. Ma potrei continuare, all'infinito...

01 aprile 2009

NESCI SULI!

MAMMA MIA!
Ma quantu tempu è chi non scrivu nta stu malablog?!

Magari 'n cacchi "niputeddhu" (leggi frequentatore di questo blog) sa sintìu chi u nonnu non si fici cchiù sintiri, ma non pirò (perché, si sa, c'è sempri un ma e un pirò), capitaru tanti i ddhi cosi chi...non sapiva 'i chi mi parru.

In ogni casu, dopo aver superato indenni questo malaperiudu di frani e malitempi, sembra chi la beddha stagiuni sia vermanti 'ntenzionata a farsi vidiri puru nto Scigghiu.
E' da circa 'na simanata 'ntera chi 'i nuvulati sembrano non voler abbandonare il paesello: ogni matina è scuru limbu! Scilla è peggiu i...Fantozzi (ricordate la nuvoletta personalizzata chi seguiva la bianchina fantozziana?)!

Ogni tantu, tra 'na nuvulata e uno scroscio di pioggia -cusì, pi non pirdiri l'abitudini- 'u suli cerca mi brisci, mi nesci, mi si faci a viriri, ma nenti, non c'è nenti i fari.

Cusì, dopo esserci 'nzuppati d'acqua, anzi letteralmenti 'ngumati peggiu di 'na butti ru parmentu o di 'na barca o' portu, ndi carricammu tri-quattru iorna di: malutempu i mari, punenti e maistru; poi ventu, ventu e ventu: amprima stranu, friddu; poi cangiau e mutau a sciroccu, caddu, chi a sulura calava comu chi, lungo le cozzarine scigghitane.

La sabbia proveniente dal disertu libicu ha cangiatu culuri al paesaggiu e annunciato, purtroppu, l'ennesima tragedia di clandestini, arrivati, con i loro sogni e le loro speranze... in fondo al mare.
Infini, oggi, l'ultima cu l'asu: murfura sicca, le colline muliote, ancora praticabili parzialmenti e solo tramite regolare gimk(fr)ana, letteralmente invisibuli e, a nto Strittu, s'è ripitutu lo straordinario finomino della "lupa": il mare e Missina coperti da una coltre di nuvulati mbasci, stritti e longhi.

Sarà pi stu tempu strambu chi mi cacciau tutta 'a fantasia, chi non ho avutu nuddha lena?

Ma ora basta!
Cusì, pigghiandu spuntu dall'indiani d'America chi facivunu la danza della pioggia, cercu inveci di invocari u suli.
Ma non sugnu neozelandesi e quindi non pozzu e sacciu mballari l'haka comu gli all blacks.
Sugnu calabrisi, e pirciò, come i Mattanza, griru sulu: NESCI SULI!

17 febbraio 2009

LE FACCE DI BRONZO? VENGANO A REGGIO!

Era il 2004, l'anno in cui le Olimpiadi si tennero ad Atene...dove tutto ebbe inizio.
L'allora governatore della Calabria, Chiaravalloti (a dimostrazione di quanto sia stato amato dal suo popolo, nessun calabrese sa che fine abbia fatto, o quasi), ebbe una bella pensata: "Perché non cloniamo i bronzi di Riace e li mandiamo ad Atene?"
I guerrieri sarebbero così potuti tornare -sotto le mentite spoglie clonate- nella loro patria, tutto il mondo li avrebbe potuti vedere, con ovvio (secondo il governatore) ritorno d'immagine per la Calabria.
E quelli veri? Non se li sarebbe filati più nessuno e avrebbero continuato a starsene al sicuro in una fresca stanza del Museo della Magna Grecia di Reggio.
Fu questa considerazione a guidare il fronte del "no" alla clonazione. Fronte di cui faceva parte -ed in prima fila- l'allora ed attuale primo cittadino di Reggio Calabria, Scopelliti.
A quel tempo, tutti i reggini furono grati al Sindaco per aver impedito la realizzazione del progetto del governatore -per giunta della sua stessa coalizione politica.
Sicuramente -anche se non è stato mai pubblicamente ammesso da nessuno- un ulteriore motivo per cui dire "no" ad un proggetto tanto ambizioso quanto ad alto rischio di improduttività, era stato dettato dalla circostanza che il governatore era di origini catanzaresi, razza con i quali, è risaputo, i riggitani non è che siano mai andati tantu d'accordo.

A distanza di cinque anni,
non è più il governatore della Regione a farsi avanti, bensì il Presidente del Consiglio in persona, il cavalier Silvio. L'idea dei bronzi in trasferta non si è prescritta (d'altra parte, al Cavaliere interessano ben altri tipi di prescrizione) ma viene riproposta con due varianti di non poco conto.

Per fare bella figura con gli altri pari-grado del G8, dovendo ospitarli ha scelto la terra di Sardegna a lui così tanto cara. Sulu chi, per fare ammirari ai suoi amici le meravigghie possedute dall'Italia, nci vini nta testa di farsi mandare la coppia di guerrieri bronzei ripescati nel mare antistante Riace.
Ma stavolta -e qui sta la seconda novità- il Silvio non vuole le copie (lui non è cosa da...fotocopie), bensì gli originali!

Visto il pulpito dal quale è giunta la richiesta, il Peppone riggitano si è riserbato di decidiri dopo l'incontro di dopodomani con il ministro Bondi -praticamente, il portavoce del Berlusca- facendo intendiri di aviri 'ntinzioni di fare un referendum -o simili- tra i riggitani.
Intantu però, la maggioranza che lo sostiene in Consiglio Comunale ha vutatu sì! Peppone, Peppone, ma chi fai ti smentisci da solo?

Per
il fronte del "sì" (ma a Reggio su' pocu), si ribadisce l'opportunità di sfruttare un "palcoscenico" così prestigioso come il G8 e si fa notare che a luglio, il Museo riggitano sarà impraticabili per via di lavori di ristrutturazioni che vanno avanti già da tempo.
Il fronte del "no", si ricorda che a luglio cominciano ad arrivari le più consistenti comitive di turisti e che le due statue greche, ma oramai reggine d'adozione, devono rimanere dove sono. Chi vuole vederle, venga a Reggio!

Tutti sannu chi l'Italia è bella perché è varia ed è varia pirchì è bella. Troppu bella.

Personalmente, non credo che la Sardegna non possegga quegli elementi naturali, le bellezze paesaggistiche o gli elementi storico-culturali per far restare ca bucca 'perta tutti quanti:'mericani, 'ngrisi, tedeschi, francisi, ecc. D'altra parte, se il cavalier Silvio ha preferito la Costa Smeralda alla Costa Viola un motivo ci dovrà essere stato.

Grazie a Dio, l'Italia ha un patrimonio artistico-culturale da far invidia a tutto il resto del mondo. Ecco perché sono convinto che tutti coloro che ci rappresentano, a maggior ragione se rivestono una veste istituzionale e per di più se chiamati ad intervenire in un contesto internazionale, debbano mettere in risalto le bellezze italiane nel contesto ove si trovano.

Chi cintra 'a Magna Grecia cull'isola de La Maddalena? Non mi risulta ci sia mai stato qualche sbarco ellenico da quelle parti, nemmeno di clandestini in questi ultimi tempi.
E' come se a Reggio volessimo il David di Donatello o la Pietà di Michelangelo. Eh no, chi vuole vederli avi aviri 'a pacenzia:parti pi Firenzi o pi Roma.

Portarli da un'altra parte, per quanto commercialmente conveniente possa essere (ma lo è davvero?), vuol dire annullare con un sol colpo le vicende storiche che hanno consentito la realizzazione di tali capolavori e quindi, grossa parte del loro fascino, della loro bellezza.

Quando ho visto il David o la Pietà, mi 'mmaginava a Donatello e a Michelangelo cu scappeddhu e' mani: sintiva 'i marteddhati, viriva a sulura chi nci sculava ra frunti mentri si firmavunu ad osservari la nascita delle loro opiri d'arti.

Se unu viri i Bronzi a Riggiu, si 'ffaccia ra Via Marina e, guardandu 'u Strittu i Missina, l'isole Eolie, s'immagina ddhi navi, ddhi bastimenti provenienti dall'Est, chi carriavunu ogni ben di Diu; s'immagina magari 'na battaglia o, chi sacciu, 'na iurnata di punenti e maistru, di mari grossu e 'sta navi chi 'nfunda, purtandusi dintra la stiva le due statue bronzee.
Se invece quelli del G8 e pochi altri dovessero vedere i Bronzi a La Maddalena, si affacciano dall'isola e vedono le Bocche di Bonifacio, la Corsica, luoghi di Bonapartiana memoria che con l'Ellade cintrunu picca e nenti.

Ma stasira, mentri faciva lo slalom tra le frane sulla S.S. 18 pi turnari a' casa, forsi ho compreso per quali motivo il cavalier Silvio ha avutu la bronzea pinsata: visto che la Calabria -e la provincia reggina in particolare- sono irraggiungibili, come faranno i tanti turisti ad andare ad ammirare i guerrieri di Riace? L'autostrada è chiusa; la Statale ionica 106 è "la strada della morte"; la Statale 18 è una frana; l'aeroporto dello Stretto è, ma...non è (nel senso di esistere).
Tanto vale -ha pinsatu il Berlusca in un impeto di sinceru "mindifuttismu"- portarli da me...cioè volevo dire in Sardegna, dove le più grandi personalità internazionali a trovarmi e a passare con me 'na settimana di (finto) lavoro, (pavatu e strapavatu).

Eh no, caro Presidente Berlusconi. Non lo possiamo accettare. Se davvero ci tiene a vedere e far vedere i Bronzi di Riace ai suoi potenti amici, li porti a Reggio.

Sì, venga. Tanto per lei avrà poca importanza se le strade e le autostrade sono chiuse e gli aeroporti non funzionano.
Potrà venire lo stesso insieme ai suoi illustri amici e salutare con le facce sorridenti, indurite dal mare ed abbronzate (o dovrei dire di bronzo?), chi al porto di Reggio assisterà all'attracco del suo yacht da 48 metri. Se così fosse, Le auguro buon viaggio e di... non fare la fine dei bronzi.

10 febbraio 2009

PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA-TUTELA DELLA VITA 1-0

Principio di uguaglianza-tutela della vita 1-0.

E' questo il risultato che traduce in maniera secca, impietosa, drammatica ma legalmente valida, la tragica "partita"che si è "giocata" attorno a un tema delicato, difficile, incredibilmente pieno di implicazioni scientifiche-giuridiche-morali-religiose, sempre presenti nell'eterno conflitto tra fede e ragione.
Sicuramente, sono l'ultima persona titolata a disquisire o a pretendere di spiegare qualcosa che è molto più grande di me.
Ci provo, comunque. Se non altro, per cercare di liberarmi da un pensiero, che da più giorni è fisso nella mia mente; per dare una risposta a una domanda allo stesso tempo semplice e impossibile:ci sarebbe potuto essere una soluzione diversa al caso Englaro?

Premesso che sento di potermi definire cattolico, non posso però dimenticare di aver avuto la fortuna di poter nascere, crescere e vivere in un Paese democratico, in uno Stato di diritto, regolato cioè dalla Legge. E non posso dimenticare che lo Stato democratico, tutela tutti i cittadini, senza distinzione alcuna, perciò tutela anche i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli indù, gli animisti, gli atei.

Per cercare di capire quel che è accaduto, è necessario quindi osservare quel che le cronache ci hanno riferito da un punto di vista più "neutrale" possibile, impermeabile a qualsiasi genere di influenza.

Ho letto le sentenze che riguardano il caso Englaro -e solo, specificamente, quello e non altri simili.
Non ho potuto fare a meno di notare l'enorme sforzo fatto dai giudici per cercare di contemperare le comprensibili emozioni umane con il rigore, la stretta osservanza delle Leggi o, meglio ancora, dei principi che stanno alla base dell'ordinamento democratico e, soprattutto -per quanto possibile- con una loro corretta interpretazione ed applicazione.

La Corte d'Appello di Milano -richiamando un principio di diritto affermato in diverse occasioni dalla Corte di Cassazione- ha osservato che il diritto alla salute o alla vita (entrambi tutelati dalla Costituzione), non può essere imposto a nessun malato mediante trattamenti artificiali nemmeno in stato di assoluta incapacità.
Così, dice la Corte, si attua la preminenza della persona umana e della sua potestà di autodeterminazione, che è direttamente correlata al rispetto del diritto alla salute e alla vita e costituisce l'attuazione, la realizzazione più piena del principio di uguaglianza dei diritti e di libera espressione della personalità.
E, nel caso dei soggetti riconosciuti incapaci, tale diritto all'autodeterminazione può esprimersi solo attraverso il tutore.
Ma l'azione e il "potere" del tutore sono necessariamente soggetti a dei limiti: irreversibilità delle condizioni in cui versa l'incapace (provata, secondo i giudici, con tutti i mezzi che la scienza ha oggi a disposizione); controllo della conformità della determinazione del tutore alla presumibile scelta dell'incapace (valutata seguendo numerose testimonianze, concordanti nell'affermare che Eluana ritenesse inconciliabile con la sua concezione di dignità della vita, il permanere in uno stato simile).

I giudici ammettono però, con molta onestà che questi limiti, in quanto privi di un fondamento normativo, sono soltanto il risultato di un processo logico, non motivato ma basato soltanto su una presunzione di volontà dell'incapace, dedotta solo con dei mezzi di prova (perizie mediche di alto livello scientifico, testimonianze degli amici più prossimi, dei parenti).
Concludono, quindi, affermando che: la durata straordinariamente prolungata dello stato di permanenza/irreversibilità in cui versa l'incapace; la sopravvivenza solo biologica del suo corpo; l'inconciliabilità di tale stato con la sua concezione di dignità della vita (accertata con le testimonianze), siano tutti e tre fattori prevalenti -nel solo caso di specie- sulla necessità di tutela della vita biologica.

Sulla base di questa ricostruzione logico-normativa si è dunque fondata la decisione di permettere l'interruzione dell'alimentazione artificiale, che è considerata dalla giurisprudenza un trattamento di natura medica, ma di tipo particolare.
Gli stessi giudici della Corte d'Appello affermano che tale tipo di trattamento alimentare è sempre legittimo, anche in mancanza di esplicito consenso, in quanto cura medica finalizzata al rispetto del diritto alla vita del malato incapace.
Tale legittimità del trattamento però finisce, quando viene espressa una volontà contraria da parte del tutore, portatore -diciamo così- della volontà del libero pensiero dell'incapace che, per suo tramite, realizza l'uguaglianza di diritti.

Ma seguendo il ragionamento dei giudici, porre un limite a tale trattamento legittimo si traduce, di fatto, nel non rispetto del diritto alla vita.
I giudici parlano di vita biologica, operando quindi indirettamente una distinzione tra la vita del corpo e la vita della mente. Così come il corpo umano può avere diversi tipi di morte (cerebrale, cardiaca, ecc.), esso può dunque "vivere" in modi diversi.

Sembrerà strano, ma il diritto alla vita non è espressamente previsto dalla nostra Costituzione. Esso può tuttavia desumersi nella nostra Carta fondamentale per via "indiretta", in quanto l'art. 27 dispone che non è ammessa la pena di morte. Lo citano però direttamente altre norme internazionali recepite in Italia con leggi ordinarie, ultima delle quali la Costituzione Europea (art. 62 -Parte II), ratificata con la Legge n. 57 del 7.4.2005.

Chi deve dunque prevalere? il diritto alla vita o il principio di uguaglianza dei diritti e di libera espressione della personalità?
Stando al tenore letterale esplicito della nostra Costituzione, l'interpretazione fornita dai giudici sarebbe ineccepibile.
Ma è possibile costruire una scala delle priorità? E' possibile farlo solo nell'ambito del diritto, della Legge, senza farsi influenzare da altri fattori?

Sono domande a cui è quasi impossibile dare delle risposte.

Gli operatori del diritto sono consapevoli che, purtroppo, la Legge non sempre ha le risposte a tutte le domande ma è anzi di volta in volta soggetta a interpretazioni diverse, per questo ci sono i giudici.
Non so nemmeno se la risposta esista in campo filosofico, anzi, sicuramente ne esisterà più d'una anche qui.

Mi limito soltanto ad osservare semplicemente che tutti i diritti riconosciuti nel nostro ordinamento, sono posseduti dall'individuo in quanto persona, cioè essere vivente (quando poi abbia inizio la vita, è un altro tema, che però tralascio, perché porterebbe molto lontano...).

Dunque, solo chi vive può esprimere liberamente il proprio pensiero, può essere uguale agli altri. Questo vale per tutti, per i credenti e per gli atei. E' evidente quindi che il diritto alla vita costiuisca la base, la condizione fondamentale di ciascun altro diritto.

E le norme, tutte le norme finora in vigore in Italia, non operano nessuna distinzione se essa debba essere vissuta pienamente o possa esserlo anche in modo parziale (vita biologica, ecc.).

Non vi è poi nessuna norma che leghi il diritto alla vita, al progresso realizzato o realizzabile dall'uomo nel campo della medicina.

Ciò non significa subordinare il diritto alla vita alla scienza. Significa che è necessario fissare un criterio legale, in base al quale una certa metodologia possa essere ritenuta di uso"normale" per la cura di una determinata patologia, senza che essa sconfini nell'accanimento terapeutico.

A questi deficit normativi dovrà porre rimedio una legislazione nuova, che -così come fatto più di trent'anni fa con la riforma del diritto di famiglia- prenda in considerazione non il caso specifico (sul quale peraltro era già intervenuta una sentenza divenuta esecutiva e perciò pienamente applicabile), ma tratti la materia -difficile- in tutti i suoi aspetti, partendo proprio dai punti deboli manifestatisi, purtroppo in tutta la loro drammaticità nel caso Englaro.

Per adesso, a mio modesto parere, siamo in una situazione del tutto anomala. Il "punteggio" di questa partita straordinariamente complicata, non dice la verità, è un risultato in qualche modo falsato -passatemi il termine- da regole non del tutto chiare e -nonostante il grande sforzo interpretativo, poco convincenti.
E quando si gioca con regole poco chiare, si finisce inevitabilmente -seppur in maniera involontaria- col farsi del male.

31 gennaio 2009

CHE NE SARA' DELL'A3: NON SO PIU' A CHI CREDERE

Pigghiamu sciatu. La Statale 18 tra Scilla e Villa San Giovanni è stata riaperta nel pomeriggio, così almeno i camion per la Sicilia avranno un percorso alternativo dove... fare la fila.
La situazioni frane è ancora pisanti, vista la forte preoccupazione che suscita lo stato della collina che sovrasta la provinciale per Melia; i disagi della popolazione continuano, tanto da essere in piena emergenza sanitaria (l'ospedale è stato irraggiungibile) e commerciale (negozi a secco di rifornimenti).
A menzu a tuttu 'stu panegiricu, c'è qualcosa che prosegue: i lavori di "ammodernamento" della "A3".
Apprufittandu della chiusura forzata, i lavori hanno subito quasi un'accelerazione, alla faccia delle preoccupazioni manifestate un po' da tutti circa la situazione idrogeologica delle nostre contrade.
Cominciano infatti a farsi sentire i cori, le urla, di chi grida al disastro idrogeologico, aggravato se non in qualche caso provocato dall'esecuzione di questi lavori, in uno dei tratti più delicati dell'intera penisola 'taliana.

E' veru, non si può negari: una morfologia come quella della Costa Viola, caratterizzata da costeri e vaddhuni ripidi, stritti e longhi, di certu non favorisci il passaggio di una via di comunicazioni importanti comu una nuova autostrada, se non a costi altissimi e con l'obbligo di dover in qualche maniera turbare un equilibrio idrogeologico già piuttosto precario pi natura.

Nonostanti tuttu, nel nome del progressu, s'è andato avanti. Ora però, u carru ccuminciau a 'mpuntari.

A quanto denunciato dal Segretario provinciale del PDCI
Ivan Tripodi -e riportato anche dagli organi d'informazione- il Consorzio Scilla -varda casu!- è stato sciolto. Ciò significa chi gli operai saranno mandati a' casa e che i lavuri subiranno uno stop, nonostante le continue assicurazioni ru Guvernu, che ha ribadito che i lavuri sono completamente finanziati.
Intantu, pochi giorni fa, dopo un incontro con i responsabili del progetto che stazionano al campo base di Scirò, c'è stato detto che il progetto riguardante lo svincolo scigghitanu è ancora allo studio. Ancora? E chi nci hannu a studiari, dopu quattr'anni di tiritera infinita?

In ogni casu, finu o' svinculu, i lavori continuano.


Tri anni arretu, c'era stato più volte ed in più occasioni assicurato che la corsia Sud -direzione Reggio- sarebbe rimasta intoccata. L'amministrazione comunale, ci aveva detto che dopo numerose iati a Roma, il Ministero aveva valutatu positivamenti l'idea scigghitana, di riservare detta corsia Sud a strada di collegamento tra i pianori della Fronte, S. Stefano, Ieracari, Utra e Pacì. Min...a! Megghiu chi "Sulle strade della California"!


Passunu ddu' anni e, mentre Impregilo e company fannu terra chiana nella Piana, disstruggendu il distruggibili, l'assessore regionale all'urbanistica Michelangelo Tripodi -stesso nomu e stesso partito dell'omonimo di prima- nel nome dell'ambientalismo più spinto, ha un'ideona, ribadita con forza non più di due mesi fa: perché non lasciare che una carregiata della vecchia autostrada funga da collegamento intercomunale per tutti i centri da Palmi a Scilla (venendo quindi incontro alla vecchia proposta scigghitana).
E l'altra carreggiata? Semplice: sarà trasformata nella più grande centrale solare calabrisi mediante l'installazione di pannelli solari. Si eviterebbe la demolizione delle vecchie strutture, con una spesa di circa 40 milioni di euri. Arimin...a!

Ora, non pi fari a chiddhu chi rumpi sempri l'ova nto panaru ma, vi 'mmaginati nu nastru di pannelli solari longu circa 30 km, da Palmi a Scilla? Sicundu vui non si viri? Sicundu mia, rifletterebbiru u suli finu a Milazzu! Se la soluzioni energetica è ottima, che dobbiamo diri dell'impatto ambientali? L'apparecchiatura necessaria sarebbe un pugnu nto somucu longu 30 km.
E' giustu ricurdari chi l'assessori regionali, è 'u stessu che, secondo quanto riferito dal Sindaco in una recente intervista, ha fatto modificare il progetto del progettando ascensore da Piazza S. Rocco a Marina. In un primo momento, le due cabine erano state previste "con vista" sulla spiaggia delle Sirene e sullo Stretto ma, sicundu l'assessore, potrebbero avere un impatto negativo sull'ambiente. Pirciò, l'ascensore, dicono, sarà intubato. Intubatu? Aundi, nta rocca?

Mi domandu: dannu cchiù all'occhiu 30 km di specchi o ddui cabini d'ascensori?


Insomma, parrasìi, parrasìi, sulu parrasìi. 'A virità vera, chi virimu sutta all'occhi, l'ho fotografata giustu stamatina: datinci 'n'occhiata: finu o' svinculu, la carreggiata Nord della "A3" è già smuntata!
Avi tri anni chi ndi incunu a chiacchiri e tabbaccheri 'i lignu: comu riciva 'na canzuna di Antonacci,

Tutti dicono le stesse bugie

tutti parlano non sanno ascoltare
Non puoi vivere una vita così
non so a chi credere
non so se credere
confuso e schiavo di
di chi non sa decidere*
*N.B.:[da Non so più a chi credere -di Biagio Antonacci, dall'album "Liberatemi", 1992]

Eh, già, non so più a chi credere, se non a quel che vedo.

30 gennaio 2009

NTA SURICERA ,SENZA ...FURMAGGIU

Altra giornata difficile. E le previsioni diramate dalla Protezione Civile non sono buone. Nei prossimi giorni, soprattutto domenica, vi saranno ancora forti piogge.
Anche oggi ha continuato a piovere e alle strade chiuse al traffico, si è aggiunta anche la Provinciale "Scilla-Melia".
Infatti, all'altezza della prima curva, in località "Fontanella", è a rischio distacco completo una parte della collina, con relativo muro di sostegno. Il rischio, è quello che tutto questo materiale finisca col riversarsi nel sottostante vallone Livorno, andando a finire anche sui viadotti della "A3".
Gli stessi viadotti, o meglio, i piloni che li sorreggono, sono messi a dura prova dall'altro movimento franoso verificatosi sopra Cannitello, che già ieri ha comportato la chiusura dell'autostrada in direzione Reggio.
L'unica via percorribile era la S.S. 18 in direzione Villa S. Giovanni ma anche qui, tra Scilla e Santa Trada, nella notte c'è stata un'altra frana che ne ha comportato l'interruzione.

Il risultato è che Scilla è un paese semi isolato:
nelle edicole, non c'erano i giornali, in quanto la loro distribuzione è stata praticamente impossibile; in tutti i negozi di generi alimentari, è mancata la solita fornitura di pane proveniente dai paesi vicini (Melia, Villa, ecc.); i commercianti han dovuto prendere un giorno di "ferie forzate", non potendosi recare nei mercati per l'usuale rifornimento di pesce, ortaggi, frutta. Insomma: simu nta suricera e puru senza....furmaggiu!

'Na cosa bona però, nci fu: il blackout di ieri sera è stato superato, la luce nelle case di gran parte del paese è tornata solo dopo circa cinque ore,
quando ormai la fredda resistenza dei congelatori stava per cedere.

L'unica via di collegamento percorribile è la vecchia strada ferrata, nella speranza che la situazione non peggiori ulteriormente.
Meglio fare gli scongiuri e tuccari ferru (chiddhu ri binari).

29 gennaio 2009

'NA SURICERA A CIELO APERTO

Manch' i cani chi iurnata!

E' da poco trascorso il centenario del sisma del 1908 -che ancora comunque viene ricordato con mostre e manifestazioni- ma, inveci ru terremotu -che tutti abbiamo in qualche modo esorcizzato- sembra che sulla Calabria e sulla provincia riggitana si stia abbattendo di tutto, comu pi 'na speci di leggi del contrappasso nostrana.

Iorna e iorana di pioggia senza sosta, ci hanno messo in ginocchio. Aundi ndi vutamu e ndi giramu, è tuttu 'na frana: pi Bagnara, oramai ndi cacciammu u viziu puru mi pinsamu mi iamu; da qualche giorno, non 'rrivamu mancu a Favazzina, pirchì si varau menzu costone appena sutta 'a Nucareddha, precisamente nella zona della scalinata 'i Sutt' o' Serru (vedi foto).


Da ieri sera alle 22, è chiuso anche il transito sulla "A3", dallo svincolo di Scilla in direzione Reggio. In questo caso non c'è stata una frana -almeno non ancora- ma ovvi motivi di prudenza, dopo quel che è successo nel tratto cosentino della stessa autostrada, hanno portato il Prefetto a questa decisione, una volta che si è verificato il precario equilibrio di un tratto delle nostre montagne.

La viabilità alternativa -oltre la S.S. 18 intasata- è rappresentata dalla provinciale che sale a Melia per poi scendere a Campo Calabro, ma puru 'sta strata ha i suoi problemi: nella sola giornata di oggi, all'altezza ra "Funtaneddha" -poco sopra l'acquedotto- il terreno si è "varato" per ben due volte. Per domani è atteso un sopralluogo dei tecnici della Provincia: cosa potranno mai fare?

A questo quadro, si aggiungono anche i lavori in corso sulla "A3": nel nostro tratto, è in corso lo smontaggio delle travi dei viadotti, con conseguenti rallentamenti del traffico quotidiano da Ieracari al paesello.

Oggi, per andare a Reggio si è impiegato qualcosa come due ore! due ore! E' una situazione al limite della sopportazione umana.

Per le strade di Scilla sembrava fosse il pomeriggio del giorno di Pasquetta, quandu pi calari ra chiazza a' Marina ci s'impiega menz'ura.

La stessa cosa si è verificata in tutta la provincia: ieri le pagine della cronaca locale della "Gazzetta del Sud" sembravano il bollettino della Protezione Civile.

E' in momenti come questi che ci si accorge di quanto sia facile rimanere "intrappolati" come topi in trappola, sì nta suricera.
Ma è 'na suricera speciali, a cielo aperto, il cielo pulito, tipico delle giornate di tramontana.
Ddhà tramuntana sicca, chi ti trasi nta l'ossa, che fa sembrare la Sicilia e le isole Eolie ancora più vicine di quanto non lo siano. Che ti fa pensare: ma chi bisognu nc'è mi fannu 'u ponti? Tanto, pare che basta quasi allungare la mano per toccare Punta Faro.

La stessa domanda -ma chi bisognu c'è mi fannu 'u ponti?- mi veni vardandu tutti ddhi machini, ddhi autotreni, fermi, incolonnati per chissà quanto lungo quella tortuosa vineddha che è la vecchia, scassata, Statale 18.
Lo so che non è così, ma mi pari chi il numero (18) non indica più il progressivo delle arterie di traffico nazionali, ma le prime due cifre dell'anno in cui è stata sparmentata: 18.., quandu ancora si caminava ch' i scecchi!

L'unica cosa positiva è che anche oggi è passato e, a parte gli enormi disagi, non ci sono state conseguenze o problemi di altro tipo. Possiamo tirare un respiro di sollievo: fiuuuù!

Per poco però: perché in serata -ore 20:30 circa- pari a causa di lavori di manutenzione della rete elettrica da parte dell'Enel, che naturalmente non sono stati comunicati in nessun modo, 'i casi 'i menzu paisi (o quasi) ristaru o' scuru all'improvviso: e cusì, nci fu cu' brusciau 'u computer e cu' brusciau 'u piscistoccu ch'i patati e ristau puru a ddiunu e mortu 'i fami!

20 gennaio 2009

OBAMA: COSTRUIAMO LA LIBERTA' DEL FUTURO

Barack Obama è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America.

Tanti sono stati e saranno i commenti al discorso di inaugurazione. Un discorso che ha illustrato al mondo la nuova visione americana del tempo in cui viviamo. Un tempo pieno di sfide, da affrontare nella consapevolezza storica di un cammino che non si è mai interrotto, nemmeno davanti alle più grandi avversità.

Un cammino che prosegue oggi, dopo le grandi conquiste del passato, illuminato da quegli ideali che hanno permesso di costruire una grande nazione che è stata -e vuole continuare a essere- una guida per il mondo intero.

Ideali cui gli uomini, le donne, i bambini, di ogni razza, religione o credo politico -la nuova generazione- devono ispirarsi, forti delle loro diversità, per uno scopo comune: trasmettere la libertà, il dono più bello che Dio ci ha donato, alle generazioni future.

Senza dilungarmi oltre, nella convinzione che sia un messaggio rivolto anche alle nuove generazioni di tutto il mondo -e quindi anche a noi italiani- ho pensato che la cosa migliore fosse quella di tradurre il discorso d'insediamento, il cui testo ho tratto dalla trascrizione fatta da CQ Transcriptions, pubblicata dal sito del New York Times

* * * *

Miei concittadini: sono qui oggi umile nell'incarico che abbiamo davanti, grato per la fiducia che mi avete accordato, memore dei sacrifici fatti dai nostri antenati.

Ringrazio il Presidente Bush per il suo servizio alla nazione.... così come per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante la transizione.

Quarantaquattro americani hanno ora prestato il giuramento presidenziale.

Le parole sono state pronunciate durante le maree montanti della prosperità e le calme acque della pace. Ancora, troppo spesso il giuramento è prestato nel bel mezzo dell'addensarsi di nubi e tempeste che infuriano. In questi momenti, l'America è andata avanti non semplicemente per via della capacità o della visione di coloro che avevano alti incarichi, ma perché Noi il Popolo siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e fedeli ai nostri documenti costituenti.

Così è stato. Così dovrà essere con questa generazione di Americani.

Che siamo nel mezzo della crisi adesso è ben noto. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e odio che viene da lontano. La nostra economia è fortemente indebolita, una conseguenza dell'avidità e dell'irresponsabilità da parte di alcuni ma anche il nostro fallimento collettivo nel fare scelte difficili e preparare la nazione per una nuova generazione.

Case sono andate perse, posti di lavoro persi, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole sono troppo insufficienti, e ogni giorno porta prove sempre maggiori che i modi in cui usiamo l'energia rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.

Questi sono gli indicatori della crisi, destinati alle statistiche. Meno misurabile, ma non meno profondo, è un fiaccarsi della fiducia nel nostro paese; una fastidiosa paura che il declino dell'America sia inevitabile, che la prossima generazione dovrà diminuire i suoi interessi.

Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali, sono serie e sono molte. Non si farà loro fronte facilmente o in un breve periodo di tempo. Ma sappi questo America: faremo loro fronte.

In questo giorno, siamo riuniti perché abbiamo scelto la speranza alla paura, l'unità d'intento al conflitto e alla discordia.

In questo giorno, arriviamo a proclamare la fine dei piccoli motivi di lagnanza e delle false promesse, le recriminazioni e i logori dogma che troppo a lungo hanno soffocato la nostra politica.

Restiamo una nazione giovane, ma nelle parole della Scrittura, è venuto il tempo di mettere da parte le cose infantili. E' venuto il tempo per riaffermare il nostro spirito durevole; scegliere la nostra storia migliore; portare avanti quel dono prezioso, quella nobile idea, passati di generazione in generazione: la promessa che Dio ci ha dato che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano una possibilità di inseguire la loro piena misura della felicità.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, comprendiamo che la grandezza non è mai un dono. Deve essere guadagnata. Il nostro viaggio non è mai stato di scorciatoie o preparato per poco.

Non è stato il sentiero per i leggeri di cuore, per quelli che preferiscono il tempo libero al lavoro, o cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.

Piuttosto, è stato chi ha preso dei rischi, chi ha agito, chi ha fatto delle cose -alcune celebrate, ma più spesso uomini e donne che hanno lavorato nell'ombra- che hanno portato avanti il lungo, vigoroso cammino verso la prosperità e la libertà.

Per noi, loro hanno impacchettato i loro pochi averi e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita. Per noi, hanno faticato nelle fabbriche di sudore e sistemato il West, resistito alla sferzata della frusta e arato la dura terra.

Per noi, hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e Gettysburg; la Normandia e Khe Sahn.

Nel tempo questi uomini e donne hanno lottato, si sono sacrificati e hanno lavorato fino a scorticarsi le mani così che noi possiamo vivere una vita migliore. Hanno visto l'America più grande della somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita o ricchezza o fazione.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Restiamo la più prosperosa, potente nazione sulla Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi di quando questa crisi ha avuto inizio. Le nostre menti non hanno meno inventiva, i nostri beni e servizi non sono meno bisognosi di quanto fossero la scorsa settimana o il mese scorso o lo scorso anno. La nostra capacità rimane intatta. Ma il nostro tempo del non mutare posizione, di proteggere interessi limitati ed emettere decisioni spiacevoli- quel tempo è sicuramente passato.

A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, toglierci di dosso la polvere, e cominciare di nuovo a lavorare per rifare l'America.

Poiché ovunque guardiamo, c'è del lavoro da fare.

Lo stato della nostra economia ci chiama all'azione: coraggiosi e rapidi. E agiremo non solo per creare nuovi posti di lavoro ma per gettare le nuove basi per la crescita.

Costruiremo le strade e i ponti, le griglie elettriche e le linee digitali che alimentano il nostro commercio e ci tengono uniti.

Rimetteremo la scienza al suo giusto posto e maneggeremo i prodigi della tecnologia per aumentare la qualità della cura della salute...e abbassare i suoi costi.

Utilizzeremo il sole e i venti e il suolo per far camminare le nostre automobili e condurre le nostre fattorie. Trasformeremo le nostre scuole e i licei e le università per andar incontro alle richieste della nuova generazione.

Tutto questo possiamo fare. Tutto questo faremo.

Ora, ci sono alcuni che mettono in dubbio la scala delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può tollerare troppi grossi piani. Hanno memoria corta, poiché hanno dimenticato cosa questo paese ha già fatto, cosa gli uomini e le donne libere possono raggiungere quando all'immaginazione si unisce lo scopo comune e la necessità al coraggio.

Quel che i cinici difettano di comprendere è che il terreno sotto di loro ha cambiato direzione, che le stantìe argomentazioni politiche che ci hanno consumato per così tanto, non si applicheranno più.

La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona, se aiuta le famiglie a trovare lavori con un salario decente, cure che possano affrontare, una pensione che sia dignitosa.

Dove la risposta è sì, intendiamo andare avanti. Dove la risposta è no, i programmi avranno termine.

E coloro di noi che hanno a che fare con il denaro pubblico dovranno render conto, spendere in modo saggio, modificare le cattive abitudini, e fare il nostro lavoro alla luce del giorno, perché solo allora potremoricostruire la vitale fiducia tra la gente e il suo governo.

Ne è davanti a noi la domanda se il mercato sia una forza per chi sta bene o male. Il suo potere di generare ricchezza ed espandere la libertà è indiscusso.

Ma questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio vigile, il mercato può girare fuori controllo. La nazione non può prosperare a lungo quando favorisce solo colui che prospera.

Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalla misura del nostro prodotto interno, ma dalla ricerca della nostra prosperità; dall'abilità di estendere l'opportunità ad ogni cuore di buona volontà non dalla carità, ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.

Come per la nostra difesa comune, rifiutiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali.

I nostri padri fondatori hanno affrontato pericoli che noi a fatica riusciamo a immaginare, scelto una carta per assicurare il ruolo della legge e i diritti dell'uomo, una carta espansa dal sangue delle generazioni.

Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e non li abbandoneremo nell'interesse della convenienza.

E così, a tutti gli altri popoli e ai governi che ci stanno guardando oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove nacque mio padre: sappiate che l'America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e siamo pronti a fare da guida ancora una volta.

Ricordo che le generazioni precedenti hanno affrontato il fascismo e il comunismo non solo con missili e carri armati ma con le alleanze forti e le convinzioni durevoli.

Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né può darci il diritto a fare come ci piace. Invece, sapevano che la nostra potenza cresce attraverso il suo prudente uso. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa; la forza del nostro esempio; le qualità moderanti dell'umiltà e della misura.

Siamo i custodi di questa eredità, guidati da questi principi ancora una volta, possiamo affrontare quelle nuove minacce che richiedono anche uno sforzo più grande, anche più grandi cooperazione e comprensione tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l'Iraq al suo popolo e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan.

Con i vecchi amici e i nemici di una volta, lavoreremo instancabilmente per minimizzare la minaccia nucleare e riportare indietro lo spettro del riscaldamento planetario.

Non ci scuseremo per il nostro modo di vivere né vacilleremo in sua difesa.

E per coloro che cercano di avanzare le loro mire inducendo il terrore e facendo strage di innocenti, vi diciamo adesso che, “Il nostro spirito è più forte e non può essere abbattuto. Non potete sopravvivere a noi, e vi sconfiggeremo.”

Poiché sappiamo che la mescolanza del nostro retaggio è una forza, non una debolezza.

Siamo una nazione di Cristiani e Musulmani, Ebrei e Indù, e non credenti. Siamo formati con ogni lingua e cultura estratti da ogni angolo di questa Terra.

E perché abbiamo assaggiato l'amara ubriacatura della guerra civile e della segregazione e siamo emersi da quell'oscuro capitolo più forti e più uniti, non possiamo fare a meno di credere che i vecchi odi un giorno passeranno; che le linee della tribù si dissolveranno presto; che mentre il mondo diventa più piccolo, la nostra comune umanità si rivelerà; e che l'America dovrà giocare il suo ruolo nell'inaugurare una nuova era di pace.

Al mondo Musulmano, cerchiamo un nuovo modo di andare avanti, basata sul mutuo interesse e il mutuo rispetto.

A quei leader nel mondo che cercano di seminare il conflitto o dare la colpa dei mali della loro società all'Occidente, sappiate che il vostro popolo vi giudicherà su ciò che riuscite a costruire, non su quel che distruggete.

A coloro...A coloro che si attaccano al potere con la corruzione e l'inganno e mettendo il silenziatore al dissenso, sappiate che siete sul lato sbagliato della storia, ma che vi porgeremo la mano se avrete la volontà di aprire il vostro pugno.

Ai popoli delle nazioni povere, ci impegniamo a lavorare al vostro fianco per far prosperare le vostre fattorie e far scorrere acque pulite; per nutrire corpi che soffrono la fame e nutrire menti affamate.

E a quelle nazioni come la nostra che godono di relativa abbondanza, diciamo che non possiamo sopportare oltre l'indifferenza nei confronti dei sofferenti fuori dai nostri confini, né possiamo consumare le risorse del mondo senza aver riguardo degli effetti. Poiché il mondo è cambiato, e dobbiamo cambiare con esso.

Mentre teniamo in considerazione la strada che si svela davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi Americani che, proprio in quest' ora, pattugliano deserti e montagne lontani. Hanno qualcosa da dirci, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington sussurrano attraverso le generazioni.

Li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare un significato in qualcosa più grande di loro stessi.

E ancora, in questo momento, un momento che definirà una generazione, è precisamente questo lo spirito che deve essere in tutti noi. Poiché per quanto il governo può e deve fare, alla fine sono la fede e la determinazione del popolo Americano sui quali questa nazione fa assegnamento.

E' la benevolenza a ospitare un estraneo quando si rompono gli argini; l'autoflessibilità di lavoratori che preferirebbero tagliare il loro orario piuttosto che vedere un amico perdere il lavoro che ci accompagna nelle nostre ore più buie.

E' il coraggio dei vigili del fuoco a prendere d'assalto una scala piena di fumo, ma anche la volontà di un genitore a nutrire un bambino, che alla fine decide il nostro destino.

Le nostre sfide possono essere nuove, gli strumenti con i quali le affrontiamo possono essere nuovi, ma quei valori dai quali dipende il nostro successo, onestà e duro lavoro, coraggio e correttezza, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo -queste cose sono antiche.

Queste cose sono vere. Sono state la forza silenziosa del progresso attraverso la nostra storia.

Quel che è richiesto allora è un ritorno a queste verità. Cosa ci viene richiesto adesso è una nuova era di responsabilità -un riconoscimento, da parte di ogni Americano, che abbiamo doveri verso noi stessi, la nostra nazione e il mondo, doveri che non accettiamo malvolentieri ma piuttosto prendiamo con orgoglio, fermi nella consapevolezza che non c'è nulla di così soddisfacente per lo spirito, che definisce il nostro carattere che dar tutto in un lavoro difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza

Questa è la fonte della nostra fiducia: la consapevolezza che Dio ci ha chiamato per dar forma a un destino incerto.

Questo è il significato della nostra libertà, del nostro credo, perché uomini e donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possano unirsi nella celebrazione per tutta questa magnifica spianata. E perché un uomo il cui padre meno di 60 anni fa poteva non essere servito in un ristorante può adesso stare davanti a voi a prestare uno dei più sacri giuramenti.

Quindi lasciateci segnare questo giorno in ricordo di chi siamo e di quanto lontano siamo andati.

Nell'anno della nascita dell'America, nel più freddo dei mesi, un piccolo gruppo di patrioti si riunì in nove bivacchi sulle rive di un fiume ghiacciato.

La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui la riuscita della nostra rivoluzione era più in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole venissero lette al popolo:

"Lasciate che si dica al mondo futuro che nella profondità dell'inverno, quando nient' altro che la speranza e la virtù potevano sopravvivere, che la città e il paese, allarmati da un comune pericolo, si fecero avanti per affrontarlo."

America, di fronte ai nostri comuni pericoli, in quest' inverno della nostra avversità, ricordiamoci queste parole senza tempo; con speranza e virtù, affrontiamo ancora una volta le correnti ghiacciate, e resistiamo a ciò che possono portare le tempeste; lasciate che si dica ai figli dei nostri figli che quando siamo stati messi alla prova abbiamo rifiutato di porre fine a questo viaggio, che non ci gireremo indietro né esiteremo; e con gli occhi fissi all'orizzonte e la grazia di Dio sopra di noi, porteremo avanti quel grande dono della libertà e lo porteremo al sicuro alle generazioni future.

Grazie. Dio vi benedica. E Dio benedica gli Stati Uniti d'America.

17 gennaio 2009

L'ARIA S'HA DA CAGNA'

Prendo spunto dal post pubblicato sul blog di Giovanni Panuccio da parte dell'amico catanisi Aldo Franco, per un commento sulla visita frisca frisca che il nostro Presidente della Repubblica ha fatto ieri nella città della Fata Morgana.

Nella due giorni calabrese (giovedì la prima tappa era stata Cosenza), il Presidente Napolitano ha messo in chiara evidenza che una delle armi più potenti in mano ai calabresi per invertire la rotta del loro attuale destino, è la possibilità di poter fare cultura, di poter vivere della loro cultura.
Napolitano ha poi posto l'accento sul momento politico attuale, sottolinenado ancora due aspetti.

Il primo, la necessità di salvaguardare sempre e comunque l'unità nazionale, anche e soprattutto in un momento in cui, parlando di federalismo fiscale, a qualcuno potrebbe far tornare quella voglia di secessione che troppo spesso in questi anni ha fatto capolino da alcune regioni del Nord. Un federalismo fiscale che deve contemperare le esigenze di una buona amministrazione, con il bisogno di non aggravare ulteriormente le forti disparità economiche attualmente esistenti tra Nord e Sud.
Il secondo, quello più importante, l'assoluto bisogno in Calabria di rinnovare una classe politica che oramai ha fatto il suo tempo, ha esaurito il suo percorso.

Qualche riflessione.

E' innegabile che poter contare su due università come quelle di Cosenza (dove si sono formati tanti paisani scigghitani) e di Reggio Calabria (che ha sviluppato in particolare le materie scientifiche, ma che ha anche avviato da qualche anno la facoltà di giurisprudenza), costituisce un'occasione importante per i giovani della nostra terra, affinché possano non solo imparare ma anche sviluppare e mettere in pratica quanto di buono proviene dalle nuove tecnologie e dal sapere in generale, direttamente "in loco", come direbbe Catarella.
Ricordo che dopo una delle sedute di laurea cui ho avuto modo di assistere, l'allora preside della facoltà di ingegneria, ing. Morabito, dopo aver lodato i laureandi per l'alto valore scientifico delle loro tesi aggiunse, con grande amarezza, che sapeva già che tanti di quei ragazzi, sarebbero presto partiti per altri lidi, in Italia e all'estero, dove avrebbero portato le conoscenze acquisite a Reggio, facendo valere altrove la loro intelligenza.
E' bene, invece, che i nostri ciriveddhi rimangano qui. Perché non pensare a una serie di agevolazioni -concesse dallo Stato o dalla stessa Regione- per le industrie o le ditte disposte a trasferirsi o ad aprire alcune loro sedi in Calabria, dove potranno trovare lavoro i laureati -ma anche i diplomati in istituti tecnici, con qualifiche specifiche- 'ndigini?
Un progetto simile -seppur in scala ridotta- è già stato avviato lo scorso anno dalla facoltà di Ingegneria di Reggio Calabria. Sarebbe senz'altro il caso di ampliarlo, anche in altri campi.

In merito all'appello all'unità del nostro Paese lanciato dal Presidente della Repubblica, per tutta risposta, agli alleati meridionali che gli facevano notare la sfacciataggine dimostrata da Bossi nel tenere praticamente in pugno il Governo, "costretto" ad approvare dei provvedimenti a dir poco discutibili, con buona pace della nerbatura smuvuta (invano) del Presidente della Camera Fini (chi puru di pacenzia ndi poti vindiri), il nostro caro cavalier Silvio ha dato il seguente consiglio: invece di lamentarvi sempre, perché non fate anche voi [meridionali] una Lega come quella dell'Umberto? Alla faccia dell'unità d'Italia!
E' l'ennesima riprova che al più conosciuto cittadino di Arcore non stanno a cuore né l'Italia, né le attuali Istituzioni repubblicane né, tantomeno, chi le rappresenta.
E' l'ennesima riprova che il vero scopo -che però mai confesserà- il disegno ultimo che il presidente Silvio ha in mente, è quello di modificare la Costituzione in maniera tale da poter arrivare ad essere il capo di una Repubblica presidenziale. E spero non voglia andare oltre.
Fin quando ci sarà chi ragiona così....

Torno però alla Calabria e ai suoi tanti guai. La possibilità di contare su tali "dispensatori di cultura", deve essere messa a frutto per poter avere nel più breve tempo possibile quel ricambio generazionale da tutti auspicato. "Preparatevi a sostituirli". Poche ma precise e dirette, le parole del Presidente Napolitano.
Solo con un nuovo modo di pensare potremo far sì che la nostra terra, abbandonata dallo Stato -che da anni non ha investito più cifre importanti per il Meridione, lasciandoci solo qualche "contentino di tanto in tanto-non sia condannata a dover contare sull'assistenzialismo mascherato costituito dai contributi piovutici addosso da otto anni a questa parte direttamente dall'Europa.
Sono cifre importanti, certo, però sono state concesse letteralmente a pioggia, senza aver dietro una programmazione seria, degna di questo nome.
Sono soldi che i calabresi -nella maggior parte dei casi- credendosi furbi, hanno utilizzato e speso "una tantum". Si è creduto comodo, cioè, accaparrarsi i fondi iniziali con la scusa di avviare iniziative produttive che avrebbero dovuto ammodernare la nostra regione, ma che invece sono miseramente e tragicamente abortite, in quanto non hanno mai visto la luce.
Una luce che è stata spenta dalle tante indagini che la magistratura ha dovuto avviare e ha portato a termine per truffa ai danni della tanto magnanima Comunità Europea.
Dice bene Napolitano:"Preparatevi a sostituirli". A sostituire quella mentalità attendista che da sempre ha contraddistinto la nostra politica. Dobbiamo essere noi stessi calabresi a essere propositivi, a dimostrare di avere idee concrete, realizzabili. Ne abbiamo tutti i presupposti, la capacità, l'intelligenza.
No, non possiamo aspettare che piova. Non possiamo più stare sotto una pioggia passeggera di denaro che, per colpa di pochi, non è stata portatrice di vita, ma si è trasformata in fango, in una melma dentro la quale siamo già scivolati, dentro la quale rischiamo di affondare.
E proprio come cantava un concittadino del Presidente Napolitano, Pino Daniele:

E aspiette che chiove
l'acqua te 'nfonne e va
tanto l'aria s'ha da cagnà
ma po' quanno chiove
l'acqua te 'nfonne e va
tanto l'aria s'ha da cagnà*

*N.B. [tratta da "Quanno chiove" di Pino Daniele -Album "Yes I Know my way" -1998]