18 agosto 2018

OH SANT’À RROCCU…AMMEN


Libera trasposizione in dialetto scillese di "The Trawlerman's Song" di Mark Knopfler




E’ tempu ‘n’atra vota di cresia e storia,
‘a genti torna ‘i fora pirchì l’avi ndo cori
e c’è inveci cu' è ccà
‘chì ‘a festa vinni, ‘chì ‘a festa vinni.
Figghioli e ‘randi su’ tutti in fila,
sì, pari cusì bellu, supr’ e’ spaddhi ssila,
“Oh Sant’à Rroccu!”,
tutti dinnu, “Ammen!”.

Nci sunnu tutti, però manchi tu,
è ‘n annu chi non vivi, ma mi par di cchiù
non sa’ quantu voti tu non ci sì…
L'anni 'i latu a’ vara fur sessantasei,
ma oi non si' ccà, su' sul' ricordi ‘i mei,
oh Sant’à Rroccu, aiutimi.

Ndo scuru ra notti, or chi nda luci stai
tu non p’o’ rispundiri,
no non ti toccu.
Ieu sulu preiu, si iazu l’occhi mi ti viru
o’ cielu, ‘ill’atru latu,
cu Sant’à Rroccu.

Su’ curiusu e goffu,ieu mai una ndi 'nzertu
e oi ndo cori haiu 'n tuffu, 'chi non ti trovu di certu,
ccà a menz' e 'randi
e a tutt' a genti chi vinni, 'a genti chi vinni.
Paru nta ‘na barca sempri ferma o’ molu
‘n ‘ceddhuzzu senza ‘n’ala chi cchiù non pigghia ‘u volu
Oh Sant’à Rroccu, aiutimi.

Ndo scuru ra notti, or chi nda luci stai
tu non p’o’ rispundiri,
no, non ti toccu.
Ieu sulu preiu, si iazu l’occhi mi ti viru
o’ cielu, ‘ill’atru latu,
cu Sant’à Rroccu.

TRADUZIONE IN IDIOMA ITALICO


E’ tempo un'altra volta di chiesa e di storia,
la gente torna da fuori città perché ce l'ha nel cuore
e c’è invece chi è qui
perché la festa è arrivata, 'ché la festa è arrivata.
Bambini e adulti sono tutti in fila,
sì, sembra così bellu, scivola sopra le spalle,
“Oh San Rocco!”,
tutti dicono, “Amen!”.
 
Ci sono tutti, però manchi tu,
è un annu che non vivi, ma a me sembra di più,
non sai quante volte tu non ci sei…
Sei stato a fianco alla statua per sessantasei anni
ma oggi non sei qui, sono solo ricordi i miei,
oh San Rocco, aiutami.

Nel buio della notte, ora che sei nella luce
tu non puoi rispondere,
no non ho più contatto fisico.
Prego soltanto, se alzo gli occhi ti vederti
in cielo dall'altro lato,
con San Rocco.

Sono strano e goffo, non e indovino mai una
e oggi ho un tuffo al cuore, 'ché non ti trovo di sicuro
qui in mezzo agli anziani
e a tutta la gente che è venuta.
Mi pare di essere su una barca sempre ferma al molo
un uccellino senza un'ala che non prende più il volo
Oh San Rocco, aiutami.


Nel buio della notte, ora che sei nella luce
tu non puoi rispondere,
no non ho più contatto fisico.
Prego soltanto, se alzo gli occhi ti vederti
in cielo dall'altro lato,
con San Rocco.
 

07 agosto 2018

SCILLA E'...UN "NOTTURNO DI LUCI"

Qualche giorno addietro, guardavo la foto di un bimbetto allegro e sorridente, intento a giocare con la sabbia. Guardavo il suo sorriso, e ho provato ad immaginare il motivo della sua felicità.
Era la libertà di creare nuove forme, era la gioia di riuscire a dare concretezza alla propria fantasia, al proprio estro, alle proprie capacità.
Un po' di sabbia, un po' d'acqua di mare, un secchiello e una paletta.
Solo i bambini riescono a farti capire, con la semplicità dei loro gesti e la loro purezza d'animo, quanto poco serva per poter essere davvero felici.
Ultimamente a Scilla di felicità se ne vede ben poca, c'è un decadimento diffuso -in ogni campo, nessuno escluso- che fa paura, vedo un paese smarrito che non lascia ben sperare.
Dallo scorso marzo pare non ci si sforzi -pur tra mille difficoltà- di fare quel poco che serve per dare una immagine presentabile. Adesso, che amministra direttamente lo Stato, non abbiamo più nemmeno quella. Ormai Scilla non viene bene neanche nelle foto, che l'hanno resa famosa e invidiata in tutto il mondo, nonostante siano tanti i paesi che hanno cercato di appropriarsi della sua inconfondibile immagine. Avanti di questo passo, con questa apatia, Scilla potrà durare qualche altra decina d'anni (trenta, al più quaranta, ma a cinquanta non 'rriva), poi farà la stessa fine di tanti altri piccoli borghi della nostra Calabria, oggi semideserti e diroccati.

Nonostante tutto, vedere la foto di quel bimbo (avrà circa due anni), mi ha regalato un po' di serenità. Se fossimo liberi di dare sfogo alle nostre capacità senza dover fare i conti con la cattiveria e con l'invidia, forse questa terra non sarebbe ridotta così. Se ce ne rendiamo conto, forse siamo ancora in tempo a frenare questo degrado, prima del precipizio.
Ben venga, dunque, il ‘FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL MEDITERRANEO DELL’ARTE CONTEMPORANEA – FIMAC 2018’ – in programma presso il CASTELLO RUFFO DI SCILLA DAL 10 AL 25 AGOSTO 2018.
L’idea della mostra, nasce dalla collaborazione tra la rivista Italia Arte, Museo MIIT (Museo Internazionale Italia Arte di arte moderna e contemporanea di Torino), Associazione Culturale Galleria Folco, con il Patrocinio di Istituzioni pubbliche e private. Quella in programma a Scilla è la terza edizione dopo quelle tenute al Museo della Memoria di Lipari e alla Biblioteca Civica di Albenga.
La rassegna -come specificato sul sito http://www.italia-arte.it- "rappresenta un appuntamento importante e istituzionale per la valorizzazione dell’arte contemporanea in un contesto storico, artistico, archeologico, culturale e sociale importante come il Bacino del Mediterraneo. Come luogo simbolo di tale contesto è stata scelta, per l’edizione 2018, la Calabria e il Castello Ruffo di Scilla, sbocco naturale sul mare di altre numerose regioni italiane che hanno da sempre dialogato con essa dal punto di vista culturale, sociale, storico, ma anche, in ogni tempo e ancora oggi, luogo di contatto, di passaggio e di partenza verso terre più o meno lontane del Mediterraneo."
L’obiettivo della mostra è selezionare in maniera rigorosa per mezzo della selezione di qualità operata dalla Redazione di “Italia Arte” (composta da storici e critici d’arte, giornalisti, editori, professionisti del mondo legale, economico, finanziario, dalle gallerie coinvolte e partners del progetto), per conoscere e valorizzare l’opera dei migliori autori.

Tra questi, c'è la talentuosa artista reggina Angela Celeste Costantino, che in questi anni si è fatta apprezzare in Italia e all'estero per le sue opere caratterizzate da una non comune sensibilità ed attenzione, in particolare riguardo alla figura della donna nella nostra (malata) società contemporanea.
Angela proporrà al pubblico la sua nuova opera, che lascia spazio-come sempre nei lavori di questa artista- a riflessioni che vanno ben al di là dell'opera d'arte in sé, dal titolo evocativo: "Notturno di Luci".
Con l'elegante semplicità del tratto che la contraddistingue, l'artista reggina ci regala  un'immagine che esprime, da sola, la stiuazione attuale di Scilla. A illuminare il cielo notturno non c'è lo scintillio della movida o le luci della festa o i fuochi d'artificio, non c'è nulla di ciò che rappresenta la leggerezza con la quale, di solito, si trascorrono le serate estive nei paesi che si defniscono turistici. Di tutto ciò, Scilla offre ben poco.
Nel cielo scillese, come nell'opera di Angela Celeste Costantino, c'è solo la bellezza della Natura:  piccoli frammenti di luce lunare e le stelle, che sembrano squarciare le nuvole e cadere. Ma non sono le stelle cadenti, simbolo di desideri inespressi o non realizzati -e a Scilla ne potremmo enumerare molti! Sono luci notturne proiettate verso un cielo più chiaro che, per un gioco di prospettiva, potrebbe anche essere visto come un mare tranquillo, dal quale traspare il primo bagliore di una nuova luce. Questa è la Scilla di oggi, un "Notturno di luci".
Ecco come anche per mezzo di un'opera d'arte è possibile ritrovare la luce di una nuova fiducia.
Dunque, mi auguro vivamente che questa esposizione -che invito tutti ad andare a vedere nei prossimi giorni- sia il segnale che dare sfogo alla fantasia, all'arte, che affidarsi a vicenda alle capacità di ciascuno di noi, è l'unico modo che abbiamo per salvarci tutti. Me lo auguro davvero.