30 settembre 2005

OPERAZIONE NOSTALGIA:L'A.S. SCILLA CALCIO. SORISPAZIOOONIIIIIIIIIII!!!!!!!

L'altro giorno, mentre davo un'occhiata al mio archivio fotografico per cercare di trovare qualche foto dei "vecchi tempi" da mettere sul sito ne avevo trovata una che mi ha fatto tornare con la mente al maggio del 1986.
Era ancora figghiolu e, come tutti a Scilla, a quell'età, jucava o' palluni.Facevo parte -insieme ad altri amici- di una società nuova, nata in contrapposizione alla Scillese. Si chiamava "A.S. SCILLA CALCIO". Abbiamo partecipato a diversi campionati nelle varie categorie (pulcini, esordienti, giovanissimi), con risultati all'inizio scarsi (è normale) e poi diciamo così "lusinghieri".
Tra questi ultimi,sicuramente quello che è rimasto più impresso nella mente di tutti noi che l'abbiamo vissuta, è stato un torneo al quale abbiamo partecipato nientepopodimeno che a Torino, su invito di un nostro compaesano -il Sig. Giuseppe Magnasco- allenatore della società organizzatrice -il "Pino Maina", se non ricordo male.
Per competere al meglio con gli "squadroni" del nord, i nostri allenatori (dopo alcune amichevoli di preparazione) avevano scelto: Mimmo Bellantone, dalla Villese e Benito Carbone dalla Bagnarese.
Questa è la foto -fornitami dall'amico Eraldo- dell'organico della squadra prima della partenza per Torino:


IN PIEDI: Pietro Picone (allenatore); Pino Briganti (presidente); Enrico Pescatore; Natale Imbesi (allenatore);Francesco Picone; Carmelo Ferrera; Andrea Piazza; Peppe Arbitrio (accompagnatore); Cristiano Pirrotta; Fabio Morfea; Gabriele Bova; Filippo De Lorenzo (allenatore portieri); Michele De Lio; Franco Picone (allenatore).

ACCOSCIATI:Gerolamo Polistena; Natale Vita; Tonino Bellantoni; Antonello Bova (mister); Silvio Scarfò; Manuela De Lio (mascotte); Benito Carbone; Mimmo Bellantone; Rocco Mortelliti.

Al torneo disputammo tre partite con due sconfitte e un pareggio e ricevemmo un premio come squadra simpatia (almenu!). Comunque, NDI SCIALAMMU!!

Pariumu 'na squatra 'i serie A: il ritiro in località "La Mandria" (ex parco di caccia dei Savoia); le partite la sera; la visita della città. Qui siamo allo stadio comunale:


Il risultato tecnico più importante, alla fine, è stata la scelta da parte del Torino Calcio del "bagnaroto" Benito Carbone che da questo torneo (con tanto di intervista in una trasmissione televisiva), E GRAZII E' SCIGGHITANI, ha iniziato la sua carriera calcistica ad alti livelli.

Ma, più di ogni altra cosa, mi è rimasto impresso l'urlo che accompagnava ogni sera le telefonate a Scilla fatte dal nostro accompagnatore, Peppe Arbitrio, il quale per descrivere quello che avevamo fatto, usava sempre una sola parola: SORISPAZIOOOOOONIIIIIIIII !!!

23 settembre 2005

NON DIMENTICHIAMO NICOLA CALIPARI

Pochi giorni fa si è svolto a Lamezia Terme un incontro-dibattito durante il quale è stata ricordata (alla presenza della moglie), la figura di Nicola Calipari, il funzionario dei nostri Servizi che ha contribuito in maniera determinante, pagando con la vita, per la liberazione di Giuliana Sgrena.
Come al solito, dopo i primi giorni successivi all'avvenimento, durante i quali in tv e sui giornali non si parlava d'altro e dopo le inevitabili polemiche che ne sono susseguite, il sacrificio del dott. Calipari sembra essere caduto nel più assordante silenzio.
Il giornale IL MANIFESTO (per il quale, come sapete, lavora la Sgrena), si è reso promotore di un appello al Capo dello Stato, affinchè la figura del dott. Calipari non venga dimenticata.
Chiunque volesse, può sottoscrivere questo appello, oltre che nelle piazze, scuole, università, ecc., anche invianto una mail.
Questo è il link:http://www.ilmanifesto.it/app/calipari/
Mi raccomando ragazzi, fatevi sentire.

21 settembre 2005

THE LAST SUMMER DAY

Non so se ci avete fatto caso, ma oggi, anche per quest'anno, è finita l'estate.
Durante la cernita del materiale da utilizzare per il sito, ho trovato delle considerazioni fatte lo scorso anno e che -non so perché- erano rimaste scritte a mano, sotto forma di appunti.
Ho quindi provveduto a metterla in bella copia (come si diceva una volta).
A rileggerla, mi sa che non è poi cambiato molto durante questi 365 giorni, anzi.
Le bombe continuano ad esplodere, il potente grande padre bianco continua a sogghignare dicendo che vincerà, e noi siamo ancora qui a parlarne. Ma ... la marea è ancora alta!

THE LAST SUMMER DAY

Well I thought a lot today /on this sad last summer day / as I was watchin’ more and more / like the waves rolled on the shore. // There’s nobody all around, / the backwash is the only sound, / the blue sea my only sight, // ev’rything is still and quiet. / Oh, my tongue just can’t tell / how this seascape gets me well, / I'm in the pearl of the Purple Coast, / there’s no place I care for most. / I find a seashell in the sand, / hidden down near where I stand: / it seems so safe, its shield so thick / but in the waves it gets so weak. / So I look at the sunset line, / where the last sunbeams shine / but what’s up to the other side, / beyond that sea, so deep and wide? // Oh, strange noises reach my ears, / terror weapons rise our fears, / exploding bombs in Middle East, / it ain't a firework, there’s no feast. // Kids were happy with their folks / but their dreams –just like the stalks, / of the flowers they took to school- / Have been broken by some fool. / The powerful man says ''We’ll win!'' / he says that with a strange grin, / ‘cause with clenched teeth he speaks / yes, he really gave the creeps. // Ev’rything just seems the same / but I don’t know who to blame: / here my life still goes ahead / I don’t know why, I feel so bad. // I’m like the pearl inside that shell, / I only hope it’s for a spell, / I have no shelter where to hide, / I can only face the risin’ tide.
In memory of the kids dead in Beslan
21/09/2004

19 settembre 2005

'A SCILLESI

Per chi ancora non lo sapesse, quest'anno la Scillese disputa il campionato di serie D. Minchia! direte voi. Però, non è come sembra.
Infatti, si scopre che di scigghitani non c'è nemmeno l'ombra e, sebbene il campionato sia iniziato già la settimana scorsa, da casa la domenica non sento alcun fischio arbitrale, urla per goals o per sciarre. Come mai? E' semplice: 'A SCILLESI NON JOCA A SCILLA!
Non perché abbia il campo squalificato, bensì perché NON HA IL CAMPO all'altezza per poter disputare gli incontri caslinghi a Jeracari. Le partite in casa le gioca così a Reggio, nei campi gentilmente offerti (comu no!) da un certo Ciccio Cozza ('u jocaturi ra Reggina).
Dopo gli incontri pre-stagione (tra cui un torneo con Cosenza e Primavera della Reggina), a quanto pare non é che le cose stiano andando molto bene: due partite, due sconfitte! Con la Rossanese in casa e, ieri, contro il Giarre.
L'unica cosa buona è che è stata approntata anche la formazione juniores, dove possono mettersi in mostra anche giovani talenti scillesi purosangue.
Per chi volesse un resoconto più approfondito dell'incontro di ieri, cliccate su:
http://www.ilquotidianocalabria.it/articolo.asp?nomefile=42-qsf-1909-art_2.txt

16 settembre 2005

'A FESTA I RRIGGIU 2005


Figghioli, scusati ‘a trascuranza, vi dovevo il resoconto ra festa i Rriggiu.
Beh, dirò subito che la cronaca è solo parziale: il saato l’ho vissuto di persona, mentre di quello che è accaduto martedi ho solo il resoconto dei miei inviati (me’ mamma e me’ patri). Ma andiamo con ordine.
Sabato 10. Calaru ‘u Quatru. Per la prima volta nella mia vita ho avuto la possibilità di vedere la processione da un balcone - naturalmente addobato a festa con le tradizionali “cuperti damascati”- sul Corso Garibaldi, nelle vicinanze dell’ex cinema margherita, a due passi dal “Chicco d’Oro” (‘u bar ri cornetti i capurannu, tanto per capirci). Sul Corso, niente illuminazione (presente invece, con le solite arcate, a Piazza Duomo). Solo ghirlande di fiori bianchi sistemati su ogni lampione.
L’arrivo della Vara è stata salutata da una sscarica di surfalora molto fumosi. Poi, inconfondibile, un suono molto antico, onnipresente: ‘a “catuba”!
Per chi non lo sapesse, la “catuba” è una formazione pseudo-musicale, costituita da due o tre elementi (st’annu erunu ddui):unu cu tamburu, unu ca ’rancascia e, a volte, unu chi piatti.
A nemmeno cento metri, la banda ufficiale. Non sono riuscito a capire se era ‘i Musorrufa o ill’Archi, perché la ‘rancascia con la scritta “città di ….” era girata ill’atru latu! Vista la vicinanza con la catuba, il suono era poco chiaru, sculurutu com’ o’ vinu ‘mbischiatu cu l’acqua.
Poi, a seguire, ‘a solita sfirriata i scouts, ognunu chi so’ ligni ‘i scupa al vento.
In incognito (ma ‘i canusciunu tutti), a centu metri dalla parte “religiosa”, dal cuore della processione, in ordine: ‘u Quisturi, ‘u Vici Quisturi e n’autru (ncacchi commissariu). Facivunu finta i nenti, pariva chi parravunu mentri fumavunu com’ e turchi. Ma furu l’unici chi vardaru all’aria, con l’aria di coloro che con il solo guardare in alto, potessero “immunizzare” tutte quelle persone da qualunque pericolo. Mah! Manu mali chi ncè ncacchi n’Atra chi ndi varda.
Chiddhi ill’Ordine di Malta (ma cu su’?), con i loro candidi sciammissi, accompagnati dalle gran dame(ma cu su’?, rigorosamente in nero, con veletta sul capo. Nu stendardu del SS. Crocefisso di Cosenza. I Cosenza? Comu mai?
Quindi, ecco le file di religiosi:seminaristi (molti neri); monache, tra le quali ‘a zia ‘i Graziella; previti, tra i quali il nostro don Bruno (cu Rusariu d’ordinanza); monaci ‘ill’Erimu.
Arretu, i “pezzi rossi”: il nostro vescovo; mons. don Nunnari(‘u ponnu fari puru Papa, ma a Rriggiu ‘u chiamunu sempri don Nunnari). Ah! Eccu pirchì nc’erunu chiddhi ‘i Cusenza: è viscuvu ddhà!
A fianco a loro, i canonici, tra cui il nostro indimenticabile don Mimmo, sempri ‘u stessu.
Infine, a Maronna! Sostenuta dalle spalle di centinaia di uomini:longhi, curti, rossi, in carni, sicchi, nonni, patri, figghi, ‘nziani, giuvini. Praticamenti, Rriggiu.
Da un rapido calcolo, devono essere almeno 120-130. Sona ‘a campanella: si fermano.
A fianco a me, la signora di cui eravamo ospiti inizia a lanciare i petali di fioriche teneva in un cestino ed ha continuato fino a svuotarlo, anche se ormai la processione era ripartita.
Infatti, la campanella suona di nuovo, i portatori non sembrano molto coordinati, cu jaza prima, cu ropu, cu runa i cambi all’urtimu momentu. La vara sbanda verso il centro della strada, l’equilibrio non è il massimo (bucca a sinistra), ma in un attimo sistemano tutto e la Madonna prosegue così il suo cammino, salutata da una salve di stelle filanti e dal tradizionale grido dei portatori: "Oggi e sempri, evviva Maria!"
Dietro, tutte le altre autorità, a cominciare dal sindico “Peppone” (pirchì è ‘randi e ‘rossu) e consorte (anche lei in nero, naturalmente). Infine, ‘na marea ‘i cristiani (Cristiani?).
Dopo aver atteso un po’ per consentire il deflusso della inevitabile folla, partiamo per rientrare a casa, non prima però di aver fatto i tradizionali acquisti ‘i “sabitu ‘i Maronna”: satizzi e costiceddhi. Queste ultime da consumare regolarmente a pranzo.
Martedi 13. Prucissioni, cantanti e giochi “piromusicali” (Aaaaaaaahhhhhh??????)
Purtroppo, le mie attuali condizioni non mi hanno consentito di essere presente, quindi scusate ma il resoconto assumerà la forna di un telegramma.
La processione s’è svolta nella norma, a “ping pong” tra: Piazza Duomo, Piazza Italia, Piazza Garibaldi, Piazza Duomo.
I cantanti: a Piazza Indipendenza, oltre a un giovine di cui non so nemmeno il nome (e nemmeno m'interessa), quelli conosciuti che si sono alternati sul palco sono stati due: Ron e Eugenio Bennato.
Li ho visti in tv. Il primo ha cantato le sue solite canzoni. Il secondo, sempre con gli occhiali da sole (ma ‘u scuru tagghiava ca rrunca!) è riuscito non so come a: cantare, suonare la chitarra, l’armonica e battere il tempo su un tamburo sistemato dietro di lui, per mezzo di un pedale che “comandava” solo con il tacco.
Infine, i fuochi “piromusicali”, a cura della ditta Schiavone (‘a solita). Come l’anno scorso, hanno riproposto l’accoppiata fuochi-musica. Il più delle volte però l’acompagnamento musicale era fuori tema o addirittura non c’intrava nenti, distraendo l’attenzione da quella che, secondo me, è la vera attrazione dei fuochi: ‘u rumuru ri bbotti ‘i murtaru. Santu mulinu!
Giudizio critico? Secondo me’ mamma, a parte quelli a mare, dove c’è stata la “variante” (rispetto all’anno scorso) delle fontanelle. Per il resto, "Furu comu e’ sputazzati ru sceccu!". E se ‘u rissi me’ mamma, nci putiti calari ‘a pasta.
Ora e sempri…. W CHIARENZA!

12 settembre 2005

S.M.S.

Dopo aver constatato che la memoria del mio telefonino era ormai satura, ho pensato di mettere in ordine cronologico gli sms (riveduti e corretti) che ritengo i più 'ngarbati che mi siano venuti in mente.
Eccovene un campionario, che va dal 23.04.2004 al 23.08.2005. Alcuni mi sono stati spediti direttamente ra 'Merica. Buona lettura.

PAVITI MASTRU CH’ ‘U FURNU CARIU (23 Aprile 2004)

Facisti ‘na cosa
Ma non ti rrinisciu?
Paviti mastru,
ch’ ‘u furnu cariu!!!

Ti salutu, caru amicu,
cu ‘stu dettu scigghitanu,
ch’esti vecchiu, anzi ‘nticu,
n’’o canusciunu a Milanu.

FINIRU ‘I FRISCHI E LI FRISCATI (2 Settembre 2004)

Finiru ‘i frischi e li friscati
E si torna a lu travagghiu,
ccà finiu puru la ‘stati,
non c’è nuddhu nta ‘stu Scigghiu!

C’è cu’ resta, c’è cu parti,
esti rura, sì, ‘u sacciu,
jeu sugnu a menz’ e’ carti
però già mi sentu pacciu.

Mi vi trovu forsi ‘nchianu,
puru sulu ‘na jurnata:
‘a jarmamu a Milanu,
in piazza Duomu ‘a tavulata!

A CARLA (18 Ottobre 2004)

E’ ottobri ma fa’ caddu,
nc’esti ‘u suli ‘sta jurnata,
jeu ti rrubbu nu mumentu
a ricordu di ‘sta data.

Cu ‘stu suli jatu o’ cielu,
Chi rrussigghia e ti caddia,
l’auguri a modu meu
amica mei jeu fazzu a tia.

Cu sciampagni già brindammu,
pirciò su’ curtu, lu promettu
ma stasira, non ti sperdiri,
‘chì si replica a Brachettu.

Vintisetti sunnu ‘st’annu
E l’età di certu ngrava
Ma, allegra, ti ricordu
Ch’ogni misi è jornu ‘i pava!



A RAINY DAY –UN GIORNO DI PIOGGIA (6 Novembre 2004)

I’m on the beach,
Watchin’ the shore,
It’s a rainy day,
No open store.
Out is cold,
Nobody around,
I searched for some friend
But I haven’t found.
I got a headache
‘cause of the storm,
I guess it’s better
I go back home.

‘U NATALI SI ‘MBICINA (22 Dicembre 2004)

‘U Natali si ‘mbicina
ma ‘i l’amici nuddha traccia,
pi l’acquisti ‘u tempu stringi
e la ggenti nesci paccia.

Jeu sacciu chi ‘rrivati
la vigilia di Natali,
ndi virimu allura a’ missa
pi l’auguri e li riali.

Ma ogn’ annu, lu sapiti,
‘ch’ oramai è tradizioni,
lu Signuri, appena natu,
è purtatu in prucissioni.

Pirciò tardu non ‘rrivati,
ronna Carla e don Mariuzzu
e cu vui puru purtati,
picciriddhu, ‘n Bambinuzzu.

‘A MISSA ‘I NATALI (23 Dicembre 2004)

Caru Mariu, riferiru
chi a’ missa non vo’ jari,
ma lu sai, è ‘n doveri
chi a Natali s’av’ a fari.

Se si’ stancu, porta ‘i seggi
e magari ‘n tavulinu,
cunta sulu lu pinzeru,
ti pirduna lu Bambinu!

BUON NATALI ZZI’ NINU (25 Dicembre 2004)

Nta ‘stu jornu di gioia
E di gran maravigghia,
auguri o’ zzi’ Ninu
ca so’ nova famigghia.

Gran festa è sicuru,
davveru speciali,
nu baciu a Ilenia
pu primu Natali!

AUGURI ‘MPARI MARIU (3 Marzo 2005)

Jeu ‘stu jornu l’haju signatu,
Doppiu tri nto calandariu,
‘chì ‘n amicu è festeggiatu:
auguri ‘mpari Mariu!

Cu ‘sta scusa, pirmittiti,
jeu ‘i ricchi mi vi tiru:
su’ trentunu, li sintiti?
i luntanu non vi viru.

Cu ‘stu friddu chi nda ‘ntrona
(parri ‘rriva dall’Alaska),
‘a jurnata ccà è bbona,
ndi virimu a’ Santa Pasca!

LA SANTA ’NUNZIATA(25 Marzo 2005)

Puru st’annu, i pomeriggiu,
‘a tradizioni è rispittata:
auguri, cara Tina,
pi la Santa ‘Nunziata!

Mi dispiaci chi ti perdi
‘u pani ‘i ranu e i cutuletti,
e pi tia pur ‘iva pronti
cu la mmendula i stracetti!

Un salutu jeu ti mandu,
pi la Pasca ndi sintimu,
ma mannaja ddhu curnutu,
sempr’ ‘i menu ccà nui simu!


‘I CIRASI ‘I “SAN GIUVANNI”(5 Giugno 2005)

C’esti ‘n’ afa chi si squagghia,
è già ‘stati nta lu Scigghiu,
mbivu e mangiu cosi frischi
è cusì chi mi ‘rripigghiu.

Nta ‘stu clima tropicali,
chi se chiovi faci ranni,
cuntr’ ‘a strura nenti è megghiu
ri cirasi ‘i “San Giuvanni”!

Li cugghiru stamatina,
nto menziornu mi purtaru,
se passati, li pruvati,
esti chinu lu panaru!

A' RRIMBA O' MARI (30 Luglio 2005)
E' nu fattu curiusu,
giru tundu e trovu chiusu,
sugnu stancu, fora usu
e mi sentu assai nerbusu.

Tegnu libira la menti
e non vogghiu fari nenti,
non c'è mancu tanta ggenti,
parru ma nuddhu mi senti.

Calu a mari e mi rilassu,
rassu i carti, se no scassu,
certu sordi non ndi 'ncassu,
mi ndi futtu, cercu spassu.

Cu l'amici ancor luntani,
'sti sirati sunnu strani,
oh lu sonnu, manch' i cani,
ddhi panchini su' divani!

Fici caddu, si surau,
sulu ora rifriscau,
ma lu tempu mi passau,
tornu a' casa, ormai scurau!

FERRAGOSTU (15 Agosto 2005)
Cari amici ben svegliati
Nta ‘stu jornu ‘i centru ‘stati.
‘U suli brucia, oh confusioni!,
c’è nto Scigghiu ‘n’invasioni.
Non è turismu di lignaggiu,
‘u cchiù luntanu veni ‘i Rriggiu.
China è l’aria paisana,
poi ra “’ncata” di la Chiana.
Sì, nci su’ famigghi interi,
milli i trusci e i ‘nzalateri!
Sugnu ddhocu con voi tutti,
ma mannaja ‘sti costi rrutti!
A vui chi siti a moddhu a mari,
un salutu i Jaracari!

A GRAZIELLA (17 Agosto 2005 –ore 09:38:27)
Ogni misi chistu è ‘n jornu
pi certuni spurtunatu,
ma d’agostu è diversu
pi ‘n’ amica ch’è ‘vvucatu.

Com’ infatti si fa festa
nta ‘na casa ra Bastia,
ch’ ‘i candili supr’ a’ torta
ma lu cuntu lu pirdia!

Di sicuru non su’ pocu
(scherzu, ‘u sai, non ti ‘ffindiri),
quanti sunnu, a vuci jata,
tu ancora lu po’ diri.

‘Sti paroli ti rialu,
car’ amica, nenti sciuri
e ti ricu sulamenti:
o Graziella, auguri!

ALL’AMICI “MALTESI” (17 Agosto 2005 –ore 21:55:18)
“Non mi cala all’Ulivitu
‘n’ atra vota la sciumara,
se si leva lu cannitu
non facimu cchiù panara!”

Cu ‘stu dettu ch’esti ‘i Rriggiu,
non d’origini Scillesi,
un salutu jeu vi mandu
cari amici mei “maltesi”.

Riferiru di problemi
avuti a stomucu e bureddhi,
forsi è megghiu mi turnati
cu ‘na barca, ma a paleddhi!

Speru chi vi divirtiti,
jatavindi peri peri,
bonasira a ‘mpari Mariu
e all’atri, tri ‘ngigneri.

WE WON’T MAKE BASKETS ANYMORE! (22 Agosto 2005)

If the stream flows once again
Right down the “Olive Grove”
Sure, it will destroy reed thickets
We won’t make baskets anymore!

WHEN THE RAIN COMES…(23 Agosto 2005)

When the rain comes
from the lighthouse,
let’s find a shelter
like the mouse.


I WENT UP TO MELIA TOWN (23 Agosto 2005)

I went up to Melia Town,
I picked cotton all around.
I was going up and down,
to pick cotton I was bound.

I MOKEN -I GITANI DEL MARE

I Moken-I tradizionali gitani del mare

Alcuni esperti credono che questi gitani del mare siano stati i primi abitanti delle Andamane, regioni costiere di Thailandia, Myanmar e Malaysia. Oggi parecchie migliaia di loro rimangono qui, con pochi che ancora vivono la vita tradizionale che li ha portati in mare nelle loro piccole barche per sette o otto mesi all’anno.
I Moken sono collegati agli altri “gitani del mare” che abitano le isole degli arcipelaghi fino alle Filippine. La loro lingua non sembra collegata a nessun altra, e la loro vera origine è sconosciuta. Alcuni esperti credono che siano stati gli antenati dei Moken ad aver disegnato le pitture trovate nelle grotte di Phang Nga Bay e in altri posti. Ci sono molte congetture e poche informazioni concrete rigiuardo le loro origini e la loro storia.
I Moken sono senza dubbio i padroni del mare, abili a trarne una fonte di vita sfruttando un sorprendente numero di organismi. Durante i loro sette o otto mesi all’anno al mare, quelli che ancora vivono in modo tradizionale vagano di isola in isola in gruppi di sei o più barche, ognuna porta una famiglia, solitamente di tre generazioni. Usano reti, trappole e fiocine per catturare pesci e altre creature, e passano un sacco di tempo a tuffarsi con attrezzature primitive. In questo modo collezionano conchiglie, cetrioli di mare, aragoste e ogni altro organismo che riescono a trovare. Una parte è per il loro stesso consumo, il resto viene venduto nei mercati cittadini dove si recano di tanto in tanto a comprare riso, olio, carburante, reti, utensili da cucina e le poche altre piccole cose che la loro semplice vita richiede. I tetti di paglia delle loro barche sono spesso coperti con pesce, cetrioli di mare, calamari e altri prodotti del mare che vengono seccati per il mercato.
Durante la stagione dei monsoni da giugno a ottobre i Moken si spostano sulla terraferma, costruendo temporanee capanne fatte di pali, bambù ed erba nella parte protetta di spiagge remote. Durante questo periodo riparano e costruiscono barche, mentre ancora estorcono la sopravvivenza dall’impetuoso, inospitale oceano.
I Moken della Thailandia sono stati sistemati in villaggi permanenti, due dei quali si trovano sull’isola di Phuket, con un’altro a Phi Phi. Questi villaggi sono poveri, sporchi e immersi in un’atmosfera deprimente. Alcune compagnie senza scupoli usano il villaggio dei Moken di Rawai come uno zoo umano, portando i turisti in bus per guardare con aria stupida e puntare le loro macchine fotografiche alla gente vestita in maniera frammentaria e bruciata dal sole. I bambini implorano i turisti, anche acchiappando da loro qualcosa. E’ la vista di un popolo spogliato delle loro tradizioni e della dignità. Il governo ha cercato di attirare i bambini dei Moken a scuola, uno sforzo che è ampiamente fallito. Non appena le condizioni sono buone per andare a pesca i bambini disertano le lezioni per unirsi ai loro genitori a mare.
Solo nell’arcipelago Mergui di Myanmar sono stati trovati Moken che vivono la loro vita tradizionale sulle barche in mare. La miriade di isole qui dà rifugio forse a poche migliaia di loro. Anche qui le autorità hanno avviato uno sforzo per sistemare i Moken in un villaggio permanente nell’isola di Pu Nala.



The Moken

They live on their boats
Made of simple wood,
Nobody knows them
But maybe we should. /

They’re born in the water,
They don’t need any help,
‘cause they swim and dive
Before their first step. /

They go huntin’ & fishin’
usin’ utensils and nets,
They don’t know richness
But they have no regrets. /

They’re in a separate world,
Sea gypsies, strange folk,
Speakin’ their language
That nobody can talk. /

Goin’ free in the nature
They live since their birth,
Just wearin’ short pants
An’ some poor lousy shirt. /

They don’t keep up with fashion,
They don’t wear good dresses,
But what an excellent sight!
Sure they need no glasses. /

For the strangers ain’t easy
To have some approach,
They can talk for hours,
they don’t use any watch. /

They’re in special tems
With the ocean, they treat.
So they spared their lives
When the tsunami hit. /

The god of the sea said
to their old wise chief,
"I must purge the earth,
I’ll steal worse than a thief ". /

So when the ocean receded,
They climbed with no stop,
The big wave from the mount
They watched safe on the top. /

Yes, they’re really strange
And so different from us,
We can only mock them
While tourin’ with bus. /

We are superior beings,
We’re convinced, it’s true,
They became our attraction,
Like the bears at the zoo. /

We don’t miss anythin’,
Yes, we’re happy and free,
But we live in a cage
that we can’t even see. /

We’re prisoners of fears
Which remain unspoken,
That’s why I wish to live
The easy life of the Moken.

01 settembre 2005

IL SANGUE DI MAIALE E... L'ERBA DEL GRANILLO

Al sesto campionato di serie A della Reggina ci si accorge che il terreno erboso del Granillo tanto erboso poi non è e -salvo immediati interventi- sarà buono solo per piantarci patate o altri ortaggi.
In compenso, a pochi chilometri di distanza, nel territorio del comune di Scilla, si è scoperta una florida piantagione di "erba" (cannabis), con piante alte fino a 5 mt.
Il segreto? Sono state innaffiate con sangue di maiale ( bestia biniritta!)
Proposta: e se provassimo ad usare lo stesso metodo con l'erba del Granillo?