13 giugno 2022

ADESSO PROVIAMO PURE A RESUSCITARE I MORTI

 La tecnologia moderna è in grado di "resuscitare" anche i morti. Dopo i duetti con gli ologrammi degli artisti che hanno lasciato questo mondo e che rimangono patrimonio di tutti, ognuno di noi potrà "resuscitare" i propri morti.

Ebbene sì, a quanto pare, Google, evidentemente sentendosi l'onnipotente tecnologico del nostro tempo, ha annunciato che il dispositivo Alexa, che sempre più gente può utilizzare per chiedere qualunque fesseria ma mai le cose più importanti, tipo Dove ho dimenticato il cervello?, potrà essere in grado di riprodurre la voce di persone a noi care, semplicemente da una qualunque registrazione.

Personalmente, la cosa mi disturba non poco. 

Ho riascoltato la voce di mio padre dopo un anno dalla sua morte. Ero negli Stati Uniti, e la sua voce stanca e affaticata dalla malattia che lo ha consumato, ma sempre gentile, premurosa e ironica, era rimasta registrata nella segreteria telefonica di una mia carissima cugina, con la quale mio padre si sentiva molto spesso. Confesso che risentire la sua voce è stata un'emozione intensissima, tanto che non sono riuscito a trattenere le lacrime. Il dolore, dopo poco più di anno, era ancora troppo fresco.

A dire il vero, ora che di anni ne sono passati quasi cinque, pur se diminuito d'intensità perché in qualche modo curato dal tempo che passa, quel dolore è ancora presente, così come la voce, gli occhi di mio padre, che sono con me ogni giorno. Lo sono, in primis, attraverso mia madre, mia sorella (che ha i suoi stessi occhi irrequieti), e poi attraverso mio zio (suo fratello, che tanto gli somiglia) e i miei cugini, i suoi amici e conoscenti.

Non lo sogno spesso, mio padre, perché i padri hanno più confidenza con le figlie femmine anche nei sogni. Quelle poche volte che è capitato, è stato solo per ricevere, anche da lì, ovunque egli si trovi oggi, un rimprovero per qualcosa che avevo dimenticato di fare o, peggio, avevo fatto male.

Non tengo nessuna foto di mio padre, appesa alle pareti dello studio. Perché è lì, nell'archivio che da solo, fino a che ha potuto, ha tenuto sempre in ordine; è lì, nelle pratiche che testimoniano tutti gli anni del suo lavoro; è lì, nei suoi dattiloscritti con la Olivetti "Lettera 42", macchina che ancora conservo gelosamente. Scritti che tanto mi hanno aiutato agli inizi della professione; è lì nei suoi appunti scritti a mano, con la sua calligrafia che "bbuccava" costantemente verso destra (retaggio degli insegnamenti delle scuole elementari, credo), non particolarmente chiara, ma che riuscivo a decifrare tranquillamente.

La sua voce e il suo viso sorridente, pur se stanco per la fatica, la sento e lo vedo a Melia, la sua Melia, il suo verde ordinato, con piante per ogni stagione, lì dove torno sempre meno di quanto vorrei.

E' questa la memoria di mio padre che intendo conservare, non mi serve "resuscitare" la sua voce attraverso un marchingegno elettronico, sa di presuntuoso e, soprattutto, di innaturale, considerato che appartengo alla natura umana.

I morti hanno diritto a riposare in pace, non a essere "resuscitati" in terra. Noi, invece, abbiamo il diritto di conservarne la memoria con le voci irripetibili dei nostri ricordi.