25 dicembre 2005

"ADAGIU" DI NATALI

  • Si ‘ncumincia ill’antipastu,
  • ri ddu’ primi un sulu assaggiu,
  • milli i sicundi e già su’ lestu,
  • ‘a me’ panza grira: “Adagiu!”


  • Pi sorbettu lu finocchiu
  • forsi è megghiu ru furmaggiu
  • e dopu jeu, fora malocchiu,
  • cu fichi e nuci vaju adagiu.


  • “Pigghia ‘u turruni e li petrali”,
  • cerca ancora ‘u nonnu saggiu,
  • “Pirchì se no, non è Natali,
  • ancor c’è tempu, iati adagiu!”


  • Pi finir, cafè e amaru,
  • pi digeriri su’ ‘n vantaggiu,
  • ma ormai non c’è riparu,
  • ‘a panza è china adagiu, adagiu.

  • Sul dopu ‘n pranzu eccezionali,
  • forsi pinsamu a cu’ stà peggiu,
  • pirchì pi tutti oggi è Natali:
  • ‘st’auguri mandu ‘i Rriggiu.

11 dicembre 2005

‘U SINDICU CUNTENTU*

  • Nta ‘na notti comu tanti,
  • lu pinzeru sulu vai
  • a cu’ non rindiu pisanti
  • li so’ tanti e grossi guai.


  • A ‘n omu miti, saggiu, onestu
  • da la facci propria ruci,
  • ch’ ‘i carattiri era tostu
  • ma chi mai jazava ‘a vuci.


  • Ogn’ ostaculu ha ‘ffruntatu
  • sempri seriu e sorridenti
  • fu da tutti ben vulutu,
  • ra ggenti povira e putenti.


  • O’ so’ postu, sempri prontu,
  • trasmittiu ‘u so’ curaggiu
  • e pi chistu è oggi un vantu
  • di lu populu di Rriggiu.


  • Rumpiu vecchi cumparati,
  • senza ‘mbrogghi sutta bancu,
  • barau sulu e’ risultati,
  • di lottari mai fu stancu.


  • Nda ott’ anni di lavuru
  • poi fu spessu cuntrastatu
  • ma alla fini, da lu scuru,
  • Rriggiu ‘a testa ha jazatu!


  • Omu finu d’intellettu
  • truvò iddhu la manera
  • di finiri ‘u so’ progettu:
  • fù pi Rriggiu primavera.


  • Ma nu corpu malandrinu,
  • nda nu caddu jornu ‘i ‘stati,
  • ‘ccumunau lu so’ distinu
  • a chiddhu bruttu ri malati.


  • Giuntu a’ fini ra so’ vita,
  • pirchì ebbi la Chiamata,
  • la lizioni ch’ ha ‘mpartita
  • nuddhu ancora l’ha scurdata.


  • Oggi Rriggiu è stracangiata,
  • non è cchiù ‘na cosa’ i nenti,
  • finalmenti è rispittata
  • in Italia e in Cuntinenti.


  • Sì, ‘u so’ cielu non è scuru
  • è chinu ‘i stiddhi luccicanti,
  • oggi chiaru è lu futuru
  • p’ ‘a città e i so’ abitanti.


  • E d'arretu di ‘na stiddha,
  • chi ndi varda, in firmamentu,
  • nc’è ‘na facci: propria chiddha
  • di lu Sindicu, cuntentu!


    * In ricordo di Italo Falcomatà

26 novembre 2005

A IERACARI CON.... L'ELICOTTERO? -Parte III

Breaking news dallo Scigghio.
Oggi pomeriggio si è svolta una riunione tra i cittadini di Ieracari, il comitato che li rappresenta e il Sindaco, durante la quale è stato illustrato lo stato di fatto attuale della questione “strada che non c’è”.
Ebbene, figghioli, c’è da mettersi le mani nei capelli !(per chi ancora ce n’ha, jeu i finìa). Cercherò di riassumere in breve:
SINTITI SINTITI!

  1. Dopo numerosi incontri tra Anas, comuni interessati e Ministero, è stato approvato un progetto che sembrerebbe essere quello definitivo, sulla base del quale sono stati eseguiti gli espropri (anche se ancora non si ha notizia quello esecutivo). A quanto pare, l’Anas non vuole discostarsi molto da detto progetto poiché esso ha già ottenuto tutte le autorizzazioni e i nulla-osta necessari, compreso quello paesaggistico-ambientale (per il quale ci sono voluti circa due anni!).
  2. In questo progetto, di cui al Comune esistono non meglio precisati “disegni” sono riportati solo la disposizione e l’ingombro della nuova sede autostradale, ricalcando, suppongo, in tutto e per tutto, i limiti degli espropri eseguiti (senza, naturalmente, alcuna traccia di collegamento tra Ieracari e San Giorgio). In esso, sono state individuate delle aree da utilizzare come “discarica” del materiale di risulta (tra demolizioni e scavi) dei lavori da eseguire. Non ci crederete ma come discarica, è stata indicata, tra le altre, la zona di Monte Scrisi.
    Ebbene, in base alle direttive comunitarie denominate “Uccelli” (Direttiva 79/409/CEE) e “Habitat” (Direttiva 92/43/CEE), che risalgono rispettivamente al 1979 e al 1992, Monte Scrisi è stato incluso nella lista dei Siti di Interesse Comunitario (S.I.C.), esattamente il sito codice IT9350177 della superficie di 296 Ha., all’interno del Piano di Sviluppo rurale della Regione Calabria per il periodo 2000-2006 (vedi foto).


Sempre secondo le stesse direttive, recepite dalle legislazioni nazionale (Legge n° 357/97 e seguenti) e regionali (D.G.R. N° 607 del 27.06.2005), lo stesso sito è inoltre incluso nel sistema regionale delle ZPS (Zone di Protezione Speciale), all’interno della zona denominata “Costa Viola”.


MI DOMANDO: COME E’ STATO POSSIBILE OTTENERE IL NULLA-OSTA PAESAGGISTICO-AMBIENTALE PER UN PROGETTO CHE TRASFORMA IN DISCARICA UN SITO DI INTERESSE COMUNITARIO, PER DI PIU’ SITUATO ALL’INTERNO DI UNA ZONA A PROTEZIONE SPECIALE?
Come se ciò non bastasse a far rivedere il progetto nella sua interezza, durante la fase dei sondaggi geologici, si è venuto a sapere che tutta la montagna, che dovrebbe essere perforata onde consentire la realizzazione di una galleria unica da Monacena a Santa Trada, è in zona a rischio frane, già inclusa ed indicata nel PAI (Piano di Assetto Idrogeologico).
Lo stesso dicasi per il vallone dell’Annunziata, classificata come zona a rischio medio-alto. Il che fa porre grosse perplessità circa la fattibilità pratica della preventivata idea di un riempimento di tale vallone con parte del materiale di risulta proveniente dai lavori in progetto, come in un primo tempo richiesto dal nostro comune.

Per quanto concerne poi l’andamento definitivo di quello che dovrebbe essere il nuovo svincolo, alla luce di quanto sopra, tutto è stato rimesso in discussione (e ci credo!), poiché a questo punto mi sa che i signori dell’Anas (o chi per loro), dovranno ripartire quasi da zero.
In ogni caso, autostrada o non autostrada, bisogna comunque trovare il modo di migliorare la viabilità esistente a Ieracari, creando una sorta di anello, in modo da consentire dei collegamenti alternativi, anche e soprattutto per scongiurare un eventuale tutt’oggi possibile isolamento del quartiere in caso di interruzioni o problemi alla strada esistente. Da qui la necessità di elaborare uno o più progetti (alcuni dei quali sembra giacciano nei cassetti del comune oramai da anni, anche all’insaputa del sindaco, per sua stessa ammissione!).
Una cosa è certa. Secondo me, a prescindere dai progetti che l’Amministrazione del nostro paese –quella in carica o le successive- ritenesse opportuno elaborare per risolvere il problema (per la qual cosa il sindaco si è impegnato a prevedere nel bilancio del prossimo anno una somma adeguata), oggi deve essere solo ed esclusivamente l’Anas a proporre, finanziare e mettere in atto –naturalmente di concerto e secondo le indicazioni dell’amministrazione del nostro comune- una soluzione di viabilità alternativa a quella esistente, al fine di consentire l’accesso a Ieracari e la comunicazione tra lo stesso quartiere e il resto del paese.
Questo perché altrimenti il comune verrebbe privato della possibilità di esercitare i suoi diritti su una porzione di territorio. E questo non sarebbe proprio accettabile.
Per intenderci, sarebbe come se da una proprietà privata venisse espropriata la parte da cui si accede, e tale accesso (seppur spostato o modificato rispetto a quello originario) non venisse più ricostituito, per consentire al proprietario la fruibilità della parte di proprietà rimanente.
Visto come si sono messe le cose, credo sia meglio cominciare a contattare qualche ditta produttrice di elicotteri e farsi mandare i relativi cataloghi, dopodichè occorrerà trovare una buona scuola di volo per il relativo brevetto. Fateci un pensierino!

To be continued…

19 novembre 2005

VIA SINURIA: 'LLARGA E STRINGI

Cari amici,
continua il periodo nero per la viabilità dello Scigghio.
Dopo le già narrate "sviste" dell'Anas riguardo al collegamento per Ieracari (n.b.: si sono susseguiti alcuni incontri ma, finora, nessuna decisione), mio malgrado ve ne devo segnalare un'altra che ha veramente dell'INCREDIBULE! (come direbbe il grande Sasà Salvaggio, chiddhu i "Striscia"), riguardante l'allargamento dell'attuale Via Sinuria.
Pochi giorni fa, su richiesta avanzata da un comitato cittadino, si è svolta al Comune una riunione alla quale, oltre a Sindaco e assessore al ramo, hanno partecipato anche il Presidente della Provincia (nonché ingegnere), unitamente ai tecnici dello stesso Ente, che hanno redatto il progetto.
Dopo tante discussioni, gira, vota e firrìa, è venuto fuori che non sarà possibile allargare per intero la parte di strada lato mare, perché, (senti e trema),non c'è fisicamente il terreno dove affondare il sistema di palificazioni di sostegno previste nel progetto!!!!!!
MA COMU? E SE NE ACCORGONO SOLO ORA? CHI CARTI VARDARU?
Non c'è che dire, tra Provincia e Anas sembra stiano facendo a cu poti u cchiù!
Tale tratto di strada infatti è costituito da un ponte su arcate che è stato costruito nei primi anni del '900, proprio per attraversare una zona in cui vi è una depressione (nel senso di quota altimetrica) del terreno. Pertanto, il previsto sistema di sostegno (basato su una serie di palificazioni in cemento armato) non può essere realizzato! SAREBBE BASTATO UN SEMPLICE SOPRALLUOGO PER RENDERSI CONTO DELLA SITUAZIONE, MA (ALLA PROVA DEI FATTI) SEMBRA SIA STATO PIU' FACILE TIRARE LINEE SULLA CARTA, STANDOSENE COMODAMENTE SEDUTI IN UFFICIO.
Un risultato comunque è stato raggiunto: nella prossima settimana la strada dovrebbe essere parzialmente riaperta, seppure solo in un senso. I lavori, stando a quanto affermato dal Presidente Fuda (che a breve lascerà la guida della Provincia, passando ad altro schieramento politico), dovrebbero concludersi entro il mese di febbraio del prossimo anno.
Alla fine, dunque, l'unico "allargamento" conseguito sarà quello dei tempi di realizzazione, perché per completare l'opera secondo quello che era l'intendimento iniziale, dovrà essere redatto un nuovo progetto, si dovranno reperire nuovi fondi e...virendu, facendu!
Per ora, comunque, avremo solo una strada monca, che prima si allarga e poi si restringe:come il cuore degli scillesi, prima illuso dalla speranza (che qualcosa cambi) e poi deluso dall'apparentemente immutabile realtà. (to be continued...)

05 novembre 2005

A IERACARI CON ....L'ELICOTTERO? -Parte II

‘A STRATA CHI NON C’E’
(trasposizione Scigghitan-Iaracarota de “L’isola che non c’è” di E. Bennato)

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‘A sicunda a sinistra,/
‘nchianandu pa Mulia,/
poi ddrittu fin’ o’ cavalcavia,/
e quandu arrivi propria o’ cimiteru /
già ddha è cchiù largu lu sinteru.//

‘I Vaddhi r’Angilu finu nti Scaranu, /
‘a strata è ddritta, ma l’asfaltu non è sanu,/
poi non appena si passa sutt’ o’ ponti,/
Iaracari è ddha propria di fronti.//

Tra orti e vigni poi passati,/
standu sempri ch’i freni ‘mpizzati,/
pirchì ‘na vota chi ‘rrivati a la vutata /
stritta e longa è la calata.//

Tra camii, ruspi e atabussi,/
non si marcia ccà a singhiozzu,/
ma ri nerbi vi ‘nchiana sulu ‘a tussi./
E dopu ‘sta gran gimkana,/
tra li casi fitti fitti,/
ddha in fondu, c’è l’arrivu:/
spunta ‘u… /
campu sportivu.//

Eccu a vui la descrizioni /
fatta giustu di pochi paroli /
di chiddha chi oggi è la sula via /
ch’o’ paisi ‘i Iaracari ndi carria.//

Non c’è spaziu mi si fui,/
è ‘n chilomitru di focu,/
ma chi razza di strata è? /
Ma non vi preoccupati /
durerà ancor pi pocu,/
pirchì ‘a strata pari, cchiù non c’è,/
cchiù non c’è.//

E’ scrittu nta li carti,/
ch’andrà cangiatu /
di lu svinculu l’interu tracciatu /
ma ncacch’unu però sbagliau /
e ‘a nostra strata ‘a cancellau!/
E ti pigghiunu in giru /
‘chì nde carti n’ ‘a trovi /
Scigghitanu, ha ‘nsistiri puru tu /
chi non si’ ‘i Iaracari,/
mi nci rici nta facci /
a chiddhi ill’Anas chi scecchi chi su’!

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N.B.: Prima della lettura, si consiglia di inserire nel lettore il CD (se l'aviti) o scaricare il file mp3.

26 ottobre 2005

LA VITTORIA DI PIRROBUSH

La guerra in Iraq sembra non fare più notizia. Si parla sì di una nuova costituzione; di una nuova democrazia che, purtroppo, nasce (?) tra un'autobomba e l'altra; di etnie o fazioni politiche diverse che, dimentiche della funesta dittatura di Saddam, non fanno altro che cercare di dimostrare chi sia tra loro la più potente, la più seguita dal popolo, quella che ha più diritto rispetto alle altre.
Non si parla più della guerra in corso, intesa dal punto di vista militare. Soprattutto, non si parla più (peggio ancora, si fa passare la cosa sotto silenzio), di coloro che la guerra la fanno, o meglio, sono chiamati a farla in nome di altri (ed alti) potentati:i soldati.
Anche se la televisione, la radio e la maggior parte dei giornali non sembrano molto interessati al riguardo, giovani militari (la maggior parte tra i 18 e i 30 anni, in prevalenza americani), continuano a morire giorno dopo giorno, ad un ritmo impressionante.
Dall'inizio del conflitto in Iraq (marzo 2003), i soldati americani che hanno pagato con la vita il loro servizio reso alla Patria per la causa irachena sono più di 2000, nonostante il presidente Bush abbia trionfalmente dichiarato (con tanto di atterraggio del suo elicottero su una delle portaerei USA), la fine della guerra e la "vittoria" delle forze occidentali già a maggio del 2003.
E dopo? Come sono morti tutti gli altri soldati? Portando la pace e la democrazia? No.
In realtà la guerra non è ancora finita ma si è solo trasformata, assumendo una forma più insidiosa, subdola, difficile, incontrollabile: la guerriglia.
Questa parola, nella mente di ogni americano e di ogni giovane della mia generazione evoca -oltre ai purtroppo "soliti" scenari africani o centroamericani- quella che è stata la più devastante guerra combattuta dagli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale: il Vietnam.
Per fortuna, non si è ancora raggiunto (e mi auguro non lo si raggiunga mai più) il numero di morti del Vietnam, anche se, ahimé, sembra siamo già oggi al livello immediatamente inferiore.
Geoge W. Bush ha gioito ed ha già cantato vittoria. Il resto degli Stati Uniti, continua a soffrire e a piangere giovani vite spezzate, continua a rendere loro rispettoso e doveroso ricordo ed omaggio. Lo fa anche per mezzo di giornali come il New York Times, tra i pochi che continuano i loro reportage raccontando il dramma delle famiglie dei militari caduti e che continuano a tenere il macabro conteggio dei morti:per data, per nome, per stato di provenienza, per età.
Sono oltre 2000, quelli di cui l'unica cosa che resta (oltre al ricordo di chi li ha conosciuti), è una foto. (http://www.nytimes.com/2005/10/26/national/IRAQDEATHS_GRAPHIC.html?th&emc=th)
Già, una foto. Proprio come quelle che compaiono su tutti i giornali e che ritraggono "The Commander in Chief" sorridente e sicuro (?) di sè, mentre afferma:"We'll win!" -Vinceremo.
Ma, non aveva già vinto due anni e mezzo fa? No, era solo la vittoria di PirroBush.

20 ottobre 2005

NON POTRANNO UCCIDERCI TUTTI!

16 Ottobre. E' domenica pomeriggio. Si discute serenamente in famiglia: di amenità varie, della bella vittoria della Reggina, delle primarie del centro sinistra.
Poi, all'improvviso, il vibrare del telefonino: è un messaggio. Non è la solita pubblicità idiota. L'inizio ti incuriosisce, invitandoti a continuare la lettura: "Calabria: Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno..." cambio schermata: "ASSASSINATO....".
Per un attimo il respiro si blocca, non riesci a capire nemmeno quello che è lì, drammaticamente ed in maniera impietosa stampato sotto i tuoi occhi. Immediatamente quella parola ti rimbomba nelle orecchie, nello stomaco, fin nelle viscere. Non riesci a proseguire.
Poi eccola che arriva: la rabbia, forte, che ti scuote l'anima. Accompagnata però da una sensazione altrettanto forte, beffarda e, per questo, ancora più atroce: l'impotenza. Ti senti come se fossi letteralmente vuoto, senza forza, inerme.
Ma come? Perchè? Mille domande che -per l'ennesima volta, purtroppo- si rincorrono nella mente, senza trovare una via d'uscita, una risposta logica. Niente può essere logico quando accadono queste cose.
Poi, la solita, lunga, penosa, inutile sfilza di commenti politici. Luoghi comuni e frasi di circostanza di cui, sinceramente, non se ne può davvero più.
Ci si appella alla presenza dello Stato nella sua forma più "militaresca". Chi invoca la magistratura, chi le forze dell'ordine, chi l'esercito. Qualsiasi proposta appare però inefficace.
Poi i funerali, il lutto dei familiari, di una città, di una regione intera. Le lacrime della sua gente, almeno di quella gente che ha un cuore, che ha dimostrato di essere sempre pronta a spendersi per gli altri, per chi ha bisogno, per chi sta peggio.
Poi, la consolazione, che viene sì dalla religione (per chi è credente) ma soprattutto dalla consapevolezza che così non possiamo continuare. Bisogna cambiare!
Non servono né esercito, né forze di polizia. Lo Stato sarà presente se noi -cittadini calabresi- saremo presenti: con le nostre capacità professionali, con la nostra intelligenza, con la nostra testardaggine. Solo noi possiamo cambiare la nostra mentalità, questo stato di cose ancora oggi inaccettabile.
Non piangendoci addosso, bensì cercando, pur nel nostro piccolo, di cambiare il modo di pensare di chi si crede più furbo, di chi si crede in diritto di agire secondo la propria legge personale e non secondo le regole del normale vivere civile. Dobbiamo farlo, anche e soprattutto a partire dalle cose più piccole, che possono magari sembrare insignificanti, nel nostro vivere quotidiano.
Solo così onoreremo al meglio chi ha pagato con la vita il suo sforzo di comportarsi seriamente, correttamente, onestamente. In una parola: civilmente. Solo così NON POTRANNO UCCIDERCI TUTTI!

15 ottobre 2005

TU VO’ FA’ L’AMERICANO…

Come forse saprete, domenica prossima si svolgeranno le primarie del centrosinistra (o centro-sinistra o Unione o…. fate un po’ voi, a piacere).
Dovendomi definire “comunista” –nell’accezione berlusconiana del termine, nel senso che chi è contro di lui è comunista o discendente dei comunisti cattivi chi si mangiavunu i figghioli- avendo un orientamento politico sinistrorso, in relazione all’attuale e particolare momento storico che stiamo vivendo (in cui abbondano querce, ulivi, sceccareddhi, elefanti, slogan da stadio, e via dicendo), dovrei essere interessato alle iniziative poste in essere dalla formazione (o forse sarebbe meglio definirla accozzaglia) politica che cerca di offrire un’alternativa valida da contrapporre all’ormai quinquennale ed incontrastato dominio del ben noto cavaliere.
In verità, NON MI PASSA MANCU PI L’ANTICAMIRA RU CIRIVEDDHU mi vaju mi votu chiazzi chiazzi, banchitti banchitti, circoli circuli o sezioni sezioni che siano. E se vuliti sapiri pirchì, eccovi serviti.
Hanno rimproverato –a ragione, secondo il sottoscritto- all’attuale capo del governo e alla maggioranza (parlamentare) che lo sostiene, di aver “drogato” la legislazione vigente, facendo approvare –in quantità tutt’altro che modica- delle leggi ad uso e consumo personale, spacciandole come utili all’intera comunità, nonché di aver poi contribuito ad avviare delle riforme discutibili che hanno interessato la sanità (ancora parzialmente) ed in maniera più profonda la scuola.
Il risultato, a quanto si è capito dalla lettura dei giornali, dagli scioperi continui degli studenti, dalla fuga dei nostri ricercatori, dal continuo passaggio delle medicine da una fascia all’altra (dalla A, alla C, poi alla B, poi di nuovo alla A. Mancu fussi ‘a Scillesi!), dai ticket che appaiono per poi scomparire il giorno dopo tipu Mandrake,…ecc. ecc., il risultato dicevo è stato quello di aver americanizzato sia la sanità che la scuola.
Ora, credo che tutti sappiano che tra le cose che non funzionano negli States (perché, nonostante siano la prima nazione al mondo, anche lì hanno i loro “trubili”, ovvero sia, troubles), ce ne sono tre che sono in cima alla lista:
-SANITA’: Se non hai un’adeguata copertura assicurativa neanche il più Ippocratiano dei medici ti potrà prestare le cure di cui hai bisogno. E siccome le assicurazioni costano (e anche tanto), il povero cristo senza casa che si ubriaca per scaldarsi dal freddo, rimediando magari solo una bella cirrosi, poti ittari sangu sulu, a menz’ ‘a strata e nuddhu ‘u bbara.
Il divo di Hollywood, bampatu a sordi, che magari guardandosi allo specchio nota una piccola ruga in più sul viso, può facilmente e comodamente cercare il più costoso chirurgo plastico di Beverly Hills per farsi riempire di Botox, silicone e quant’altro, facendo poi bella mostra di sé in televisione, e nui nci battimu puru ‘i mani!
-SCUOLA: E’ vero che gli studenti statunitensi si laureano e lavorano quasi subito dopo, a un’età media di 22-23 anni. E’ vero anche però che se chiedi loro dove si trova Pechino o, peggio ancora, qual’ è la capitale del loro stato, oppure chi era il presidente USA durante la seconda guerra mondiale, non ti sanno rispondere pirchì sunnu veri e propri “scecchi bardati”!
-SISTEMA ELETTORALE: E’ universalmente riconosciuto, dai più affermati studiosi in materia che quello in vigore negli Stati Uniti sia il sistema elettorale più lungo, contorto, farraginoso e bisognevole di snellimento procedurale tra quelli attualmente in vigore nelle democrazie occidentali.
Di recente, per evitare i brogli che si sono verificati in Florida nel 2000, hanno persino istituito una commissione parlamentare guidata da Jimmy Carter (ex presidente, democratico) e James Baker III (ex ministro degli esteri dell’amministrazione del presidente George Bush, repubblicano), per legiferare sull’adozione di un documento di riconoscimento in modo tale che chi si registra per votare, lo faccia una sola volta ed in un solo stato! A questo in Italia ci siamo arrivati ben 57 anni fa: la carta di identità!

Se i primi due aspetti sono stati “scopiazzati” e per di più malamente dall’attuale governo, il terzo è stato “importato” in Italia -in maniera non ufficiale- dal centrosinistra, quando in Puglia hanno scelto il candidato da opporre allo schieramento avversario per le elezioni regionali.
Adesso, dato che il giochino è piaciuto, nonostante abbiano deciso da tempo che a guidare l’Unione debba essere Prodi –che infatti s’è messo a girare l’Italia su un camion giallo- a queste fantomatiche e carnascialesche primarie parteciperanno un po’ tutti i leader (ad eccezione, salvo ripensamenti, di Rutelli e Fassino), oltre a gente comune (manca sulu ‘u postinu ‘i Catafuriu, senza offesa).
Dall’altra parte (centrodestra), dopo aver passato l’intera estate a prendere in giro ddhi sbinturati “comunisti”, hanno evitato una crisi di governo concedendo un regalo alla forza politica che aveva osato mettere in dubbio l’autorità e la forza del nostro amato-odiato Presidente del Consiglio. Quale? Semplice: fare le primarie anche loro! E’ un modo –dicono- per dimostrare a tutti –avversari ed alleati capricciosi e biricchini- che per loro il Grande Capo è sempre e solo uno: il cavaliere brianzolo.
Ma, aggiungono nel centrodestra, le nostre primarie non sono quelle “populiste” di Prodi & C. Noi non chiamiamo chicchessia, ci sono sufficienti i nostri pezzi da 90, ovverosia, ‘i tri ra vineddhazza (senza offesa pa vineddha): Sirbiu, Gianfrancu e Pierferdi.
Quel che è certo, comunque, è che da entrambe le parti c’è grossa confusione su come queste primarie debbano svolgersi e ci si affanna a tirar fuori le soluzioni più disparate e, oserei dire, disperate:voto agli immigrati, conventions con ricchi premi e cotillons con tanto di contributo fisso pari a € 2,00, ecc.
Il tutto accade nel bel mezzo di un’altra –l’ennesima- riforma del sistema di voto: si incrementerebbe la quota proporzionale, pervenendo in pratica ad un sistema maggioritario ma a maggioranza proporzionale. Neanche Azzeccagarbugli riuscirebbe a far di meglio, complimentoni!
Perché dobbiamo complicarci la vita stravolgendo per l’ennesima volta quella carta costituzionale inviadataci da tutti e che è servita da esempio alle democrazie di mezzo mondo?
Perché aggraviamo ulteriormente le cose, ricorrendo a degli strumenti impropri che non sono regolamentati da nessuna legge dello Stato e, cosa ancora più grave, non fanno parte della nostra cultura e del nostro DNA politico-istituzionale che ritengo, senza paura di esagerare, sia di gran lunga superiore e più evoluto di quello statunitense o tedesco (cui tutti sembrano voler fare riferimento)?
Risposta: perché ci piace tutto ciò che viene dall’estero; perché soffriamo di un complesso di inferiorità tipicamente e solamente italiano, tanto da arrivare a credere che tutto quello che fanno gli altri sia migliore di ciò che riusciamo a fare noi.
Beh, che dire, è una cosa chi mi faci smoviri a nervatura!

Non andrò quindi a votare alle primarie del centrosinistra (né lo farei se fossi stato dall’altra parte). Bensì, da buon italiano (calabrese, per giunta), seguirò il proverbio che dice “Canta chi ti passa” e trascorrerò la domenica a cantare l’unica canzone appropriata per la circostanza: TU VO’ FA’ L’AMERICANO

06 ottobre 2005

A IERACARI CON....L'ELICOTTERO?

ULTIMISSIMA DALLO SCIGGHIO!
Per tutti gli abitanti di Ieracari (più di 150 famiglie ormai, dopo 20 anni e più di "colonizzazione") e per tutti i frequentatori del quartiere, per via di lavoro (imprese edili e di autotrasporto), attività sportive (campo sportivo –con una squadra in serie D; palestra, frequentata da mezzo paese o quasi) e agricole (poche, ma ce ne sono ancora), sembra sia arrivato il momento di cominciare a pensare a COMPRARE UN ELICOTTERO!
Tutti gli “scigghitani” sanno che nonostante la vorticosa espansione e crescita del nuovo quartiere, avviata un ventennio fa con la costruzione delle prime cooperative, l’unica via percorribile che consente ancora oggi il collegamento con il paese è costituita da una strada comunale, nata dall’allargamento di vecchi viottoli di campagna uniti sia alla strada che arriva al cimitero, sia alla vecchia strada (via Valle degli Angeli) che arriva in località “Carcara” (per intenderci, quella che passando a fianco del cavalcavia e a fianco il deposito degli autobus, sale da dietro Scarano, parallelamente all’autostrada attuale).
E’ un chilometro scarso di strada fino al centro del paese, percorso però quotidianamente da mezzi di ogni tipo, spesso più volte in un giorno solo, considerato che anche pi ‘na spingula si è “costretti” a scendere in paese, rigorosamente con la macchina.
Come sapete, sono in corso i lavori di ampliamento ed adeguamento dell’autostrada alla normativa europea. Il progetto prevede che il nuovo tracciato passi molto più a monte rispetto alla sede attuale, con le conseguenti grosse modifiche: chiusura delle gallerie attuali e demolizione dei viadotti; apertura di nuove gallerie (circa l’ 80 % del percorso da Gioia Tauro a Scilla sarà scavato dentro le nostre montagne!). Ad eseguirli è una società privata con sede a Napoli (e mi verrebbe voglia di dire ‘Ho detto tutto!’), per conto naturalmente dell’ANAS, o meglio, dell’ex ANAS, visto che è oramai diventata anch’essa una s.p.a. privata.
Dopo aver completato la prima fase delle espropriazioni relative al “V macrolotto” –il tratto da Gioia Tauro (svincolo escluso) a Scilla (svincolo escluso)- i tecnici della stessa società hanno avviato in questi giorni i sopralluoghi preliminari volti a risolvere le questioni tecniche relative agli espropri che riguardano i terreni interessati dalla modifica dell’attuale svincolo.
Non sto qui a descrivervi cosa prevederebbe il progetto (il condizionale è d’obbligo, visto che è stato modificato più e più volte). Vi basti sapere che l’attuale strada comunale dovrebbe essere completamente smantellata!
Ebbene, durante uno di questi sopralluoghi, consultando le carte alcuni proprietari hanno fatto notare a uno degli ingegneri (?) della stessa società che nel progetto NON E’ STATA PREVISTA ALCUNA VIA DI COLLEGAMENTO ALTERNATIVA RISPETTO A QUELLA ESISTENTE!
Vi assicuro che, a quanto hanno riferito fonti presenti sul posto, l’ingegnere di cui sopra è rimasto letteralmente di stucco. E ci credo!
Ora, com’è possibile che nessuno tra tecnici, sindaco, assessori, amministratori si sia accorto prima di una assurda ed inspiegabile...ops!.... "dimenticanza" (ed uso un eufemismo)???
Come si potrà ovviare a questa situazione tragicomica?
Beh, pensandoci, il Comune avrebbe tre possibilità per correre ai ripari:
a) Si potrebbe chiedere all’ANAS di costruire (finalmente) un piccolo, minuscolo, insignificante, banale viadotto (parliamo di meno di 150 mt., cioè meno del 4% della lunghezza totale del Ponte sullo Stretto!) che, scavalcando il vallone Annunziata si ricolleghi direttamente all’attuale strada cieca parallela alla via Cimitero.
Questa arteria è peraltro già prevista dall’adeguamento al P.R.G. che finalmente la Regione Calabria ha approvato ma che il Comune non ha ancora trovato il tempo di deliberare!! Quale migliore occasione, per vedere realizzata un’opera di importanza fondamentale, senza spendere praticamente un centesimo?
b) Costruire due o più funicolari Ieracari-‘Nunziata (Chianalea), con almeno quattro o cinque corse ogni ora. Il parcheggio di macchine, camion, autobus, betoniere, ecc. potrebbe essere ricavato nei pressi dell’Oliveto.
c) Cominciare a chiedere alla Cassa Depositi e Prestiti le modalità di accensione di un mutuo per l’acquisto di elicotteri (al posto delle auto) o di alcuni C130 (al posto di camion o autobus), con il quale effettuare il trasporto di uomini e mezzi da Ieracari al paese.
La pista d’atteraggio? La spiaggia (o, d’estate, il tetto del castello) e il campo sportivo (tanto ormai la Scillese gioca a Pietrastorta).

Da fonti attendibili, ho saputo che pare qualcosa stia bollendo in pentola, riguardo ad alcune iniziative politiche da mettere in atto.
Voi –scigghitani doc, scigghitani acquisiti, amici di scigghitani, gente di cultura e di coltura- pensateci e, magari, fate sentire la vostra voce sia con dei commenti, sia votando il sondaggio nell'apposita sezione del sito (non appena il Malanovamaster provvederà al riguardo).
Anzi, mi rivolgo direttamente al Malanovamaster, peraltro direttamente interessato alla facenna: che ne diresti di una bella malanova di petizione? Il titolo: NU MALANOVA I PONTI O….L’ELICOTTIRU?

05 ottobre 2005

CONSIGLI PER LA TV

In questo periodo passando forzatamente molto tempo davanti alla TV ho avuto modo di apprezzare alcune serie molto interessanti.
Non vi parlerò di "Desperate Housewives" perché è su tutti i giornali, con tanto di analisi sociologiche e bla bla bla... In Italia stanno trasmettendo la prima serie su Raidue (è già andata in onda fu FoxLife di Sky)

Vorrei invece segnalarvi:
  1. "Tutto in famiglia" (in America: my wife and the kids): sono considerati i Robinson del 2000 e, a quanto ho visto, direi che è vero. Si mori ri risi. Per chi volesse saperne di più, questi sono i personaggi: http://abc.go.com/primetime/mywifeandkids/bios/cast.html (attenzione al piccolo Noah:un fenomeno!)
  2. "Crossing Jordan". Jordan fa le autopsie ma tranquilli, niente di raccrapicciante. E' sostanzialmente un poliziesco che stimola l'intelligenza. Da vedere . www.nbc.com/Crossing_Jordan/ ; www.aetv.com/tv/shows/crossingjordan/ ; www.coffeerooms.com/forums/tv/jordan/ (per i fans). Attualmente è in onda la prima serie su LA7. La nuova serie è in onda su FoxLife.

Poi, due telefilm inglesi:

  1. "Coupling". Vi dico solo questo: è il "Friends" d'Europa! Date un'occhiata al sito http://www.bbc.co.uk/comedy/coupling/; oppure http://www.jimmy.tv/contenuti/serie/coupling/1
  2. "Shameless". E' appena iniziato, da approfondire. Si respira aria di Trainspotting. http://www.jimmy.tv/contenuti/serie/shameless/1; http://www.channel4.com/entertainment/tv/microsites/S/shameless/

Infine, un programma fuori dalla norma. Si chiama -non a caso- "Case da pazzi" (in America Monster House). Questo è il sito: http://dsc.discovery.com/fansites/monsterhouse/houses/houses_03.html. La prima serie è in onda su Discovery Channel.

Sono cinque pazzi scatenati (inventori, architetti, elettricisti, tuttofare) che -su segnalazione degli stessi proprietari- prendono una casa per cinque giorni, buttano fuori chi ci abita e la trasformano a modo loro, secondo le indicazioni e i desideri (anche i più impensabili) dei proprietari.

Nell'episodio che ho visto, hanno ristrutturato la casa di una coppia patita di automobili. Tutto l'occorrente l'hanno portato su un camion dello sfasciacarrozze (o ferru vecchiu, comu ricimu nui).

Il tavolo da pranzo (a scomparsa) era il cofano di una macchina girato al contrario, con tanto di cerniere modificate. Nella camera dei ragazzi, il divano era il bagagliaio della stessa auto (opportunamente modificato), completo di parafanghi e luci posteriori; il sedile degli sgabelli è stato ricavato dai cerchioni delle ruote della stessa macchina. L'impianto di aerazione era costituito da normali ventilatori che però erano tutti collegati meccanicamente tra loro con apposite cinghie. Il letto matrimoniale è stato modificato e dotato di sospensioni pneumatiche. Per finire, una normale poltrona è stata motorizzata -con comandi da apposito joystick- e gira casa casa facendo da 0 a 50 in soli 5 secondi!

Che dire? Credo proprio che 'stu programma 'u scrivi 'u Cutu McGiver! (Ciao, Luigi).

30 settembre 2005

OPERAZIONE NOSTALGIA:L'A.S. SCILLA CALCIO. SORISPAZIOOONIIIIIIIIIII!!!!!!!

L'altro giorno, mentre davo un'occhiata al mio archivio fotografico per cercare di trovare qualche foto dei "vecchi tempi" da mettere sul sito ne avevo trovata una che mi ha fatto tornare con la mente al maggio del 1986.
Era ancora figghiolu e, come tutti a Scilla, a quell'età, jucava o' palluni.Facevo parte -insieme ad altri amici- di una società nuova, nata in contrapposizione alla Scillese. Si chiamava "A.S. SCILLA CALCIO". Abbiamo partecipato a diversi campionati nelle varie categorie (pulcini, esordienti, giovanissimi), con risultati all'inizio scarsi (è normale) e poi diciamo così "lusinghieri".
Tra questi ultimi,sicuramente quello che è rimasto più impresso nella mente di tutti noi che l'abbiamo vissuta, è stato un torneo al quale abbiamo partecipato nientepopodimeno che a Torino, su invito di un nostro compaesano -il Sig. Giuseppe Magnasco- allenatore della società organizzatrice -il "Pino Maina", se non ricordo male.
Per competere al meglio con gli "squadroni" del nord, i nostri allenatori (dopo alcune amichevoli di preparazione) avevano scelto: Mimmo Bellantone, dalla Villese e Benito Carbone dalla Bagnarese.
Questa è la foto -fornitami dall'amico Eraldo- dell'organico della squadra prima della partenza per Torino:


IN PIEDI: Pietro Picone (allenatore); Pino Briganti (presidente); Enrico Pescatore; Natale Imbesi (allenatore);Francesco Picone; Carmelo Ferrera; Andrea Piazza; Peppe Arbitrio (accompagnatore); Cristiano Pirrotta; Fabio Morfea; Gabriele Bova; Filippo De Lorenzo (allenatore portieri); Michele De Lio; Franco Picone (allenatore).

ACCOSCIATI:Gerolamo Polistena; Natale Vita; Tonino Bellantoni; Antonello Bova (mister); Silvio Scarfò; Manuela De Lio (mascotte); Benito Carbone; Mimmo Bellantone; Rocco Mortelliti.

Al torneo disputammo tre partite con due sconfitte e un pareggio e ricevemmo un premio come squadra simpatia (almenu!). Comunque, NDI SCIALAMMU!!

Pariumu 'na squatra 'i serie A: il ritiro in località "La Mandria" (ex parco di caccia dei Savoia); le partite la sera; la visita della città. Qui siamo allo stadio comunale:


Il risultato tecnico più importante, alla fine, è stata la scelta da parte del Torino Calcio del "bagnaroto" Benito Carbone che da questo torneo (con tanto di intervista in una trasmissione televisiva), E GRAZII E' SCIGGHITANI, ha iniziato la sua carriera calcistica ad alti livelli.

Ma, più di ogni altra cosa, mi è rimasto impresso l'urlo che accompagnava ogni sera le telefonate a Scilla fatte dal nostro accompagnatore, Peppe Arbitrio, il quale per descrivere quello che avevamo fatto, usava sempre una sola parola: SORISPAZIOOOOOONIIIIIIIII !!!

23 settembre 2005

NON DIMENTICHIAMO NICOLA CALIPARI

Pochi giorni fa si è svolto a Lamezia Terme un incontro-dibattito durante il quale è stata ricordata (alla presenza della moglie), la figura di Nicola Calipari, il funzionario dei nostri Servizi che ha contribuito in maniera determinante, pagando con la vita, per la liberazione di Giuliana Sgrena.
Come al solito, dopo i primi giorni successivi all'avvenimento, durante i quali in tv e sui giornali non si parlava d'altro e dopo le inevitabili polemiche che ne sono susseguite, il sacrificio del dott. Calipari sembra essere caduto nel più assordante silenzio.
Il giornale IL MANIFESTO (per il quale, come sapete, lavora la Sgrena), si è reso promotore di un appello al Capo dello Stato, affinchè la figura del dott. Calipari non venga dimenticata.
Chiunque volesse, può sottoscrivere questo appello, oltre che nelle piazze, scuole, università, ecc., anche invianto una mail.
Questo è il link:http://www.ilmanifesto.it/app/calipari/
Mi raccomando ragazzi, fatevi sentire.

21 settembre 2005

THE LAST SUMMER DAY

Non so se ci avete fatto caso, ma oggi, anche per quest'anno, è finita l'estate.
Durante la cernita del materiale da utilizzare per il sito, ho trovato delle considerazioni fatte lo scorso anno e che -non so perché- erano rimaste scritte a mano, sotto forma di appunti.
Ho quindi provveduto a metterla in bella copia (come si diceva una volta).
A rileggerla, mi sa che non è poi cambiato molto durante questi 365 giorni, anzi.
Le bombe continuano ad esplodere, il potente grande padre bianco continua a sogghignare dicendo che vincerà, e noi siamo ancora qui a parlarne. Ma ... la marea è ancora alta!

THE LAST SUMMER DAY

Well I thought a lot today /on this sad last summer day / as I was watchin’ more and more / like the waves rolled on the shore. // There’s nobody all around, / the backwash is the only sound, / the blue sea my only sight, // ev’rything is still and quiet. / Oh, my tongue just can’t tell / how this seascape gets me well, / I'm in the pearl of the Purple Coast, / there’s no place I care for most. / I find a seashell in the sand, / hidden down near where I stand: / it seems so safe, its shield so thick / but in the waves it gets so weak. / So I look at the sunset line, / where the last sunbeams shine / but what’s up to the other side, / beyond that sea, so deep and wide? // Oh, strange noises reach my ears, / terror weapons rise our fears, / exploding bombs in Middle East, / it ain't a firework, there’s no feast. // Kids were happy with their folks / but their dreams –just like the stalks, / of the flowers they took to school- / Have been broken by some fool. / The powerful man says ''We’ll win!'' / he says that with a strange grin, / ‘cause with clenched teeth he speaks / yes, he really gave the creeps. // Ev’rything just seems the same / but I don’t know who to blame: / here my life still goes ahead / I don’t know why, I feel so bad. // I’m like the pearl inside that shell, / I only hope it’s for a spell, / I have no shelter where to hide, / I can only face the risin’ tide.
In memory of the kids dead in Beslan
21/09/2004

19 settembre 2005

'A SCILLESI

Per chi ancora non lo sapesse, quest'anno la Scillese disputa il campionato di serie D. Minchia! direte voi. Però, non è come sembra.
Infatti, si scopre che di scigghitani non c'è nemmeno l'ombra e, sebbene il campionato sia iniziato già la settimana scorsa, da casa la domenica non sento alcun fischio arbitrale, urla per goals o per sciarre. Come mai? E' semplice: 'A SCILLESI NON JOCA A SCILLA!
Non perché abbia il campo squalificato, bensì perché NON HA IL CAMPO all'altezza per poter disputare gli incontri caslinghi a Jeracari. Le partite in casa le gioca così a Reggio, nei campi gentilmente offerti (comu no!) da un certo Ciccio Cozza ('u jocaturi ra Reggina).
Dopo gli incontri pre-stagione (tra cui un torneo con Cosenza e Primavera della Reggina), a quanto pare non é che le cose stiano andando molto bene: due partite, due sconfitte! Con la Rossanese in casa e, ieri, contro il Giarre.
L'unica cosa buona è che è stata approntata anche la formazione juniores, dove possono mettersi in mostra anche giovani talenti scillesi purosangue.
Per chi volesse un resoconto più approfondito dell'incontro di ieri, cliccate su:
http://www.ilquotidianocalabria.it/articolo.asp?nomefile=42-qsf-1909-art_2.txt

16 settembre 2005

'A FESTA I RRIGGIU 2005


Figghioli, scusati ‘a trascuranza, vi dovevo il resoconto ra festa i Rriggiu.
Beh, dirò subito che la cronaca è solo parziale: il saato l’ho vissuto di persona, mentre di quello che è accaduto martedi ho solo il resoconto dei miei inviati (me’ mamma e me’ patri). Ma andiamo con ordine.
Sabato 10. Calaru ‘u Quatru. Per la prima volta nella mia vita ho avuto la possibilità di vedere la processione da un balcone - naturalmente addobato a festa con le tradizionali “cuperti damascati”- sul Corso Garibaldi, nelle vicinanze dell’ex cinema margherita, a due passi dal “Chicco d’Oro” (‘u bar ri cornetti i capurannu, tanto per capirci). Sul Corso, niente illuminazione (presente invece, con le solite arcate, a Piazza Duomo). Solo ghirlande di fiori bianchi sistemati su ogni lampione.
L’arrivo della Vara è stata salutata da una sscarica di surfalora molto fumosi. Poi, inconfondibile, un suono molto antico, onnipresente: ‘a “catuba”!
Per chi non lo sapesse, la “catuba” è una formazione pseudo-musicale, costituita da due o tre elementi (st’annu erunu ddui):unu cu tamburu, unu ca ’rancascia e, a volte, unu chi piatti.
A nemmeno cento metri, la banda ufficiale. Non sono riuscito a capire se era ‘i Musorrufa o ill’Archi, perché la ‘rancascia con la scritta “città di ….” era girata ill’atru latu! Vista la vicinanza con la catuba, il suono era poco chiaru, sculurutu com’ o’ vinu ‘mbischiatu cu l’acqua.
Poi, a seguire, ‘a solita sfirriata i scouts, ognunu chi so’ ligni ‘i scupa al vento.
In incognito (ma ‘i canusciunu tutti), a centu metri dalla parte “religiosa”, dal cuore della processione, in ordine: ‘u Quisturi, ‘u Vici Quisturi e n’autru (ncacchi commissariu). Facivunu finta i nenti, pariva chi parravunu mentri fumavunu com’ e turchi. Ma furu l’unici chi vardaru all’aria, con l’aria di coloro che con il solo guardare in alto, potessero “immunizzare” tutte quelle persone da qualunque pericolo. Mah! Manu mali chi ncè ncacchi n’Atra chi ndi varda.
Chiddhi ill’Ordine di Malta (ma cu su’?), con i loro candidi sciammissi, accompagnati dalle gran dame(ma cu su’?, rigorosamente in nero, con veletta sul capo. Nu stendardu del SS. Crocefisso di Cosenza. I Cosenza? Comu mai?
Quindi, ecco le file di religiosi:seminaristi (molti neri); monache, tra le quali ‘a zia ‘i Graziella; previti, tra i quali il nostro don Bruno (cu Rusariu d’ordinanza); monaci ‘ill’Erimu.
Arretu, i “pezzi rossi”: il nostro vescovo; mons. don Nunnari(‘u ponnu fari puru Papa, ma a Rriggiu ‘u chiamunu sempri don Nunnari). Ah! Eccu pirchì nc’erunu chiddhi ‘i Cusenza: è viscuvu ddhà!
A fianco a loro, i canonici, tra cui il nostro indimenticabile don Mimmo, sempri ‘u stessu.
Infine, a Maronna! Sostenuta dalle spalle di centinaia di uomini:longhi, curti, rossi, in carni, sicchi, nonni, patri, figghi, ‘nziani, giuvini. Praticamenti, Rriggiu.
Da un rapido calcolo, devono essere almeno 120-130. Sona ‘a campanella: si fermano.
A fianco a me, la signora di cui eravamo ospiti inizia a lanciare i petali di fioriche teneva in un cestino ed ha continuato fino a svuotarlo, anche se ormai la processione era ripartita.
Infatti, la campanella suona di nuovo, i portatori non sembrano molto coordinati, cu jaza prima, cu ropu, cu runa i cambi all’urtimu momentu. La vara sbanda verso il centro della strada, l’equilibrio non è il massimo (bucca a sinistra), ma in un attimo sistemano tutto e la Madonna prosegue così il suo cammino, salutata da una salve di stelle filanti e dal tradizionale grido dei portatori: "Oggi e sempri, evviva Maria!"
Dietro, tutte le altre autorità, a cominciare dal sindico “Peppone” (pirchì è ‘randi e ‘rossu) e consorte (anche lei in nero, naturalmente). Infine, ‘na marea ‘i cristiani (Cristiani?).
Dopo aver atteso un po’ per consentire il deflusso della inevitabile folla, partiamo per rientrare a casa, non prima però di aver fatto i tradizionali acquisti ‘i “sabitu ‘i Maronna”: satizzi e costiceddhi. Queste ultime da consumare regolarmente a pranzo.
Martedi 13. Prucissioni, cantanti e giochi “piromusicali” (Aaaaaaaahhhhhh??????)
Purtroppo, le mie attuali condizioni non mi hanno consentito di essere presente, quindi scusate ma il resoconto assumerà la forna di un telegramma.
La processione s’è svolta nella norma, a “ping pong” tra: Piazza Duomo, Piazza Italia, Piazza Garibaldi, Piazza Duomo.
I cantanti: a Piazza Indipendenza, oltre a un giovine di cui non so nemmeno il nome (e nemmeno m'interessa), quelli conosciuti che si sono alternati sul palco sono stati due: Ron e Eugenio Bennato.
Li ho visti in tv. Il primo ha cantato le sue solite canzoni. Il secondo, sempre con gli occhiali da sole (ma ‘u scuru tagghiava ca rrunca!) è riuscito non so come a: cantare, suonare la chitarra, l’armonica e battere il tempo su un tamburo sistemato dietro di lui, per mezzo di un pedale che “comandava” solo con il tacco.
Infine, i fuochi “piromusicali”, a cura della ditta Schiavone (‘a solita). Come l’anno scorso, hanno riproposto l’accoppiata fuochi-musica. Il più delle volte però l’acompagnamento musicale era fuori tema o addirittura non c’intrava nenti, distraendo l’attenzione da quella che, secondo me, è la vera attrazione dei fuochi: ‘u rumuru ri bbotti ‘i murtaru. Santu mulinu!
Giudizio critico? Secondo me’ mamma, a parte quelli a mare, dove c’è stata la “variante” (rispetto all’anno scorso) delle fontanelle. Per il resto, "Furu comu e’ sputazzati ru sceccu!". E se ‘u rissi me’ mamma, nci putiti calari ‘a pasta.
Ora e sempri…. W CHIARENZA!

12 settembre 2005

S.M.S.

Dopo aver constatato che la memoria del mio telefonino era ormai satura, ho pensato di mettere in ordine cronologico gli sms (riveduti e corretti) che ritengo i più 'ngarbati che mi siano venuti in mente.
Eccovene un campionario, che va dal 23.04.2004 al 23.08.2005. Alcuni mi sono stati spediti direttamente ra 'Merica. Buona lettura.

PAVITI MASTRU CH’ ‘U FURNU CARIU (23 Aprile 2004)

Facisti ‘na cosa
Ma non ti rrinisciu?
Paviti mastru,
ch’ ‘u furnu cariu!!!

Ti salutu, caru amicu,
cu ‘stu dettu scigghitanu,
ch’esti vecchiu, anzi ‘nticu,
n’’o canusciunu a Milanu.

FINIRU ‘I FRISCHI E LI FRISCATI (2 Settembre 2004)

Finiru ‘i frischi e li friscati
E si torna a lu travagghiu,
ccà finiu puru la ‘stati,
non c’è nuddhu nta ‘stu Scigghiu!

C’è cu’ resta, c’è cu parti,
esti rura, sì, ‘u sacciu,
jeu sugnu a menz’ e’ carti
però già mi sentu pacciu.

Mi vi trovu forsi ‘nchianu,
puru sulu ‘na jurnata:
‘a jarmamu a Milanu,
in piazza Duomu ‘a tavulata!

A CARLA (18 Ottobre 2004)

E’ ottobri ma fa’ caddu,
nc’esti ‘u suli ‘sta jurnata,
jeu ti rrubbu nu mumentu
a ricordu di ‘sta data.

Cu ‘stu suli jatu o’ cielu,
Chi rrussigghia e ti caddia,
l’auguri a modu meu
amica mei jeu fazzu a tia.

Cu sciampagni già brindammu,
pirciò su’ curtu, lu promettu
ma stasira, non ti sperdiri,
‘chì si replica a Brachettu.

Vintisetti sunnu ‘st’annu
E l’età di certu ngrava
Ma, allegra, ti ricordu
Ch’ogni misi è jornu ‘i pava!



A RAINY DAY –UN GIORNO DI PIOGGIA (6 Novembre 2004)

I’m on the beach,
Watchin’ the shore,
It’s a rainy day,
No open store.
Out is cold,
Nobody around,
I searched for some friend
But I haven’t found.
I got a headache
‘cause of the storm,
I guess it’s better
I go back home.

‘U NATALI SI ‘MBICINA (22 Dicembre 2004)

‘U Natali si ‘mbicina
ma ‘i l’amici nuddha traccia,
pi l’acquisti ‘u tempu stringi
e la ggenti nesci paccia.

Jeu sacciu chi ‘rrivati
la vigilia di Natali,
ndi virimu allura a’ missa
pi l’auguri e li riali.

Ma ogn’ annu, lu sapiti,
‘ch’ oramai è tradizioni,
lu Signuri, appena natu,
è purtatu in prucissioni.

Pirciò tardu non ‘rrivati,
ronna Carla e don Mariuzzu
e cu vui puru purtati,
picciriddhu, ‘n Bambinuzzu.

‘A MISSA ‘I NATALI (23 Dicembre 2004)

Caru Mariu, riferiru
chi a’ missa non vo’ jari,
ma lu sai, è ‘n doveri
chi a Natali s’av’ a fari.

Se si’ stancu, porta ‘i seggi
e magari ‘n tavulinu,
cunta sulu lu pinzeru,
ti pirduna lu Bambinu!

BUON NATALI ZZI’ NINU (25 Dicembre 2004)

Nta ‘stu jornu di gioia
E di gran maravigghia,
auguri o’ zzi’ Ninu
ca so’ nova famigghia.

Gran festa è sicuru,
davveru speciali,
nu baciu a Ilenia
pu primu Natali!

AUGURI ‘MPARI MARIU (3 Marzo 2005)

Jeu ‘stu jornu l’haju signatu,
Doppiu tri nto calandariu,
‘chì ‘n amicu è festeggiatu:
auguri ‘mpari Mariu!

Cu ‘sta scusa, pirmittiti,
jeu ‘i ricchi mi vi tiru:
su’ trentunu, li sintiti?
i luntanu non vi viru.

Cu ‘stu friddu chi nda ‘ntrona
(parri ‘rriva dall’Alaska),
‘a jurnata ccà è bbona,
ndi virimu a’ Santa Pasca!

LA SANTA ’NUNZIATA(25 Marzo 2005)

Puru st’annu, i pomeriggiu,
‘a tradizioni è rispittata:
auguri, cara Tina,
pi la Santa ‘Nunziata!

Mi dispiaci chi ti perdi
‘u pani ‘i ranu e i cutuletti,
e pi tia pur ‘iva pronti
cu la mmendula i stracetti!

Un salutu jeu ti mandu,
pi la Pasca ndi sintimu,
ma mannaja ddhu curnutu,
sempr’ ‘i menu ccà nui simu!


‘I CIRASI ‘I “SAN GIUVANNI”(5 Giugno 2005)

C’esti ‘n’ afa chi si squagghia,
è già ‘stati nta lu Scigghiu,
mbivu e mangiu cosi frischi
è cusì chi mi ‘rripigghiu.

Nta ‘stu clima tropicali,
chi se chiovi faci ranni,
cuntr’ ‘a strura nenti è megghiu
ri cirasi ‘i “San Giuvanni”!

Li cugghiru stamatina,
nto menziornu mi purtaru,
se passati, li pruvati,
esti chinu lu panaru!

A' RRIMBA O' MARI (30 Luglio 2005)
E' nu fattu curiusu,
giru tundu e trovu chiusu,
sugnu stancu, fora usu
e mi sentu assai nerbusu.

Tegnu libira la menti
e non vogghiu fari nenti,
non c'è mancu tanta ggenti,
parru ma nuddhu mi senti.

Calu a mari e mi rilassu,
rassu i carti, se no scassu,
certu sordi non ndi 'ncassu,
mi ndi futtu, cercu spassu.

Cu l'amici ancor luntani,
'sti sirati sunnu strani,
oh lu sonnu, manch' i cani,
ddhi panchini su' divani!

Fici caddu, si surau,
sulu ora rifriscau,
ma lu tempu mi passau,
tornu a' casa, ormai scurau!

FERRAGOSTU (15 Agosto 2005)
Cari amici ben svegliati
Nta ‘stu jornu ‘i centru ‘stati.
‘U suli brucia, oh confusioni!,
c’è nto Scigghiu ‘n’invasioni.
Non è turismu di lignaggiu,
‘u cchiù luntanu veni ‘i Rriggiu.
China è l’aria paisana,
poi ra “’ncata” di la Chiana.
Sì, nci su’ famigghi interi,
milli i trusci e i ‘nzalateri!
Sugnu ddhocu con voi tutti,
ma mannaja ‘sti costi rrutti!
A vui chi siti a moddhu a mari,
un salutu i Jaracari!

A GRAZIELLA (17 Agosto 2005 –ore 09:38:27)
Ogni misi chistu è ‘n jornu
pi certuni spurtunatu,
ma d’agostu è diversu
pi ‘n’ amica ch’è ‘vvucatu.

Com’ infatti si fa festa
nta ‘na casa ra Bastia,
ch’ ‘i candili supr’ a’ torta
ma lu cuntu lu pirdia!

Di sicuru non su’ pocu
(scherzu, ‘u sai, non ti ‘ffindiri),
quanti sunnu, a vuci jata,
tu ancora lu po’ diri.

‘Sti paroli ti rialu,
car’ amica, nenti sciuri
e ti ricu sulamenti:
o Graziella, auguri!

ALL’AMICI “MALTESI” (17 Agosto 2005 –ore 21:55:18)
“Non mi cala all’Ulivitu
‘n’ atra vota la sciumara,
se si leva lu cannitu
non facimu cchiù panara!”

Cu ‘stu dettu ch’esti ‘i Rriggiu,
non d’origini Scillesi,
un salutu jeu vi mandu
cari amici mei “maltesi”.

Riferiru di problemi
avuti a stomucu e bureddhi,
forsi è megghiu mi turnati
cu ‘na barca, ma a paleddhi!

Speru chi vi divirtiti,
jatavindi peri peri,
bonasira a ‘mpari Mariu
e all’atri, tri ‘ngigneri.

WE WON’T MAKE BASKETS ANYMORE! (22 Agosto 2005)

If the stream flows once again
Right down the “Olive Grove”
Sure, it will destroy reed thickets
We won’t make baskets anymore!

WHEN THE RAIN COMES…(23 Agosto 2005)

When the rain comes
from the lighthouse,
let’s find a shelter
like the mouse.


I WENT UP TO MELIA TOWN (23 Agosto 2005)

I went up to Melia Town,
I picked cotton all around.
I was going up and down,
to pick cotton I was bound.

I MOKEN -I GITANI DEL MARE

I Moken-I tradizionali gitani del mare

Alcuni esperti credono che questi gitani del mare siano stati i primi abitanti delle Andamane, regioni costiere di Thailandia, Myanmar e Malaysia. Oggi parecchie migliaia di loro rimangono qui, con pochi che ancora vivono la vita tradizionale che li ha portati in mare nelle loro piccole barche per sette o otto mesi all’anno.
I Moken sono collegati agli altri “gitani del mare” che abitano le isole degli arcipelaghi fino alle Filippine. La loro lingua non sembra collegata a nessun altra, e la loro vera origine è sconosciuta. Alcuni esperti credono che siano stati gli antenati dei Moken ad aver disegnato le pitture trovate nelle grotte di Phang Nga Bay e in altri posti. Ci sono molte congetture e poche informazioni concrete rigiuardo le loro origini e la loro storia.
I Moken sono senza dubbio i padroni del mare, abili a trarne una fonte di vita sfruttando un sorprendente numero di organismi. Durante i loro sette o otto mesi all’anno al mare, quelli che ancora vivono in modo tradizionale vagano di isola in isola in gruppi di sei o più barche, ognuna porta una famiglia, solitamente di tre generazioni. Usano reti, trappole e fiocine per catturare pesci e altre creature, e passano un sacco di tempo a tuffarsi con attrezzature primitive. In questo modo collezionano conchiglie, cetrioli di mare, aragoste e ogni altro organismo che riescono a trovare. Una parte è per il loro stesso consumo, il resto viene venduto nei mercati cittadini dove si recano di tanto in tanto a comprare riso, olio, carburante, reti, utensili da cucina e le poche altre piccole cose che la loro semplice vita richiede. I tetti di paglia delle loro barche sono spesso coperti con pesce, cetrioli di mare, calamari e altri prodotti del mare che vengono seccati per il mercato.
Durante la stagione dei monsoni da giugno a ottobre i Moken si spostano sulla terraferma, costruendo temporanee capanne fatte di pali, bambù ed erba nella parte protetta di spiagge remote. Durante questo periodo riparano e costruiscono barche, mentre ancora estorcono la sopravvivenza dall’impetuoso, inospitale oceano.
I Moken della Thailandia sono stati sistemati in villaggi permanenti, due dei quali si trovano sull’isola di Phuket, con un’altro a Phi Phi. Questi villaggi sono poveri, sporchi e immersi in un’atmosfera deprimente. Alcune compagnie senza scupoli usano il villaggio dei Moken di Rawai come uno zoo umano, portando i turisti in bus per guardare con aria stupida e puntare le loro macchine fotografiche alla gente vestita in maniera frammentaria e bruciata dal sole. I bambini implorano i turisti, anche acchiappando da loro qualcosa. E’ la vista di un popolo spogliato delle loro tradizioni e della dignità. Il governo ha cercato di attirare i bambini dei Moken a scuola, uno sforzo che è ampiamente fallito. Non appena le condizioni sono buone per andare a pesca i bambini disertano le lezioni per unirsi ai loro genitori a mare.
Solo nell’arcipelago Mergui di Myanmar sono stati trovati Moken che vivono la loro vita tradizionale sulle barche in mare. La miriade di isole qui dà rifugio forse a poche migliaia di loro. Anche qui le autorità hanno avviato uno sforzo per sistemare i Moken in un villaggio permanente nell’isola di Pu Nala.



The Moken

They live on their boats
Made of simple wood,
Nobody knows them
But maybe we should. /

They’re born in the water,
They don’t need any help,
‘cause they swim and dive
Before their first step. /

They go huntin’ & fishin’
usin’ utensils and nets,
They don’t know richness
But they have no regrets. /

They’re in a separate world,
Sea gypsies, strange folk,
Speakin’ their language
That nobody can talk. /

Goin’ free in the nature
They live since their birth,
Just wearin’ short pants
An’ some poor lousy shirt. /

They don’t keep up with fashion,
They don’t wear good dresses,
But what an excellent sight!
Sure they need no glasses. /

For the strangers ain’t easy
To have some approach,
They can talk for hours,
they don’t use any watch. /

They’re in special tems
With the ocean, they treat.
So they spared their lives
When the tsunami hit. /

The god of the sea said
to their old wise chief,
"I must purge the earth,
I’ll steal worse than a thief ". /

So when the ocean receded,
They climbed with no stop,
The big wave from the mount
They watched safe on the top. /

Yes, they’re really strange
And so different from us,
We can only mock them
While tourin’ with bus. /

We are superior beings,
We’re convinced, it’s true,
They became our attraction,
Like the bears at the zoo. /

We don’t miss anythin’,
Yes, we’re happy and free,
But we live in a cage
that we can’t even see. /

We’re prisoners of fears
Which remain unspoken,
That’s why I wish to live
The easy life of the Moken.

01 settembre 2005

IL SANGUE DI MAIALE E... L'ERBA DEL GRANILLO

Al sesto campionato di serie A della Reggina ci si accorge che il terreno erboso del Granillo tanto erboso poi non è e -salvo immediati interventi- sarà buono solo per piantarci patate o altri ortaggi.
In compenso, a pochi chilometri di distanza, nel territorio del comune di Scilla, si è scoperta una florida piantagione di "erba" (cannabis), con piante alte fino a 5 mt.
Il segreto? Sono state innaffiate con sangue di maiale ( bestia biniritta!)
Proposta: e se provassimo ad usare lo stesso metodo con l'erba del Granillo?

28 agosto 2005

SACCIU JEU COMU MI SENTU



SACCIU JEU COMU MI SENTU

Cari amici treni treni,
chi partistu pomeriggiu,
‘sti jurnati furu comu
figghi privi di pileggiu.

Pochi voti ndi ‘ncuntrammu,
ebbi ‘na mala ‘ccasioni,
senza scherzo vi lu ricu:
non ci fu sorispazioni.

‘N saccu ‘i cosi vurria diri
ma non basta tuttu ‘u ‘nchiostru,
di ‘na cosa su’ sicuru:
sempri ccà è ‘u cori vostru.

Ma è la vita chi cuntinua,
passa ‘u tempu, gira ‘a rrota,
a Natali ndi truvamu
tutt’ insiemi ‘n’atra vota.

Or vi rassu, l’ura è tarda
sacciu pirchì non su’ cuntentu:
‘chì l’amici già partiru,
sacciu jeu comu mi sentu.

Vi salutu viaggiatori
di ‘sti carri senza fretta
ma vi ricu: già ndo Scigghiu
c’è ‘n amicu chi v’aspetta.