30 agosto 2009

PUMARORU 'MERICANI

Agosto è arrivato alla fine ma l'afa continua.
La temperatura si mantiene su livelli quasi normali ma se durante la pennica pomeridiana 'mbiddhati nto divanu e siete costretti a rimanere chiusi "blindati" nell'unica stanza dotata di condizionatori, la colpa è solo dell'umidità che da settiamane ormai, raggiunge livelli...amazzonici.
Un po' di refrigerio si riesce a trovare solo in serata.
A cena, per rinfrescare palato e stomaco, sette giorni su sette non può mancari 'na bella 'nzalata 'i pumaroru. Aaahh!




Da buon calabrisi, mettiamo le aggiunte più svariate (citrola, cipuddhi, patati, ecc.), così che anche una normale insalata -comunemente consumata da chi cerca di tenersi a dieta- presenti un apporto calorico non indifferente!
Ma i pumaroru sono talmente versatili nel loro utilizzo culinario da essere preparati praticamente in tutti i modi: ripieni di muddhica adeguatamente cunzata costituiscono un prelibatu contornu o sicundu piattu; ripieni di risu sono una leccornia che non puoi non assaggiari, magari 'mpanzanduti di bruttu; semplicemente sciaccati, nto piattu con olio, sale e 'na fogghia di bascilicò, mmhhh!
Insomma, comu 'a giri e comu 'a voti, d'estate it's pumaroru's time!





Sebbeni il monu latinu di Solanum lycopersicum a chi non di mangia (di latinu intendu, non di pumaroru), potrebbi far pinsari una provenienza sulanota, certamenti a nui più vicina, in realtà trattasi di pianta provenienti dalla 'Merica, sparmentata nelle terre dell'attuali Perù dagli antichi Aztechi, giunta dalle nostre bande versu la fini del '500.
La "pesca dei lupi" -chistu il significatu latinu, furbi i lupi!- in origini, nelle terre 'mericane aviva un culuri 'ndoratu.

Apoi, nel meridione d'Italia fu 'nzitatu e 'nzitatu talmente tanti voti in più di quattrucent'anni, da cangiari culuri e ddivintari russu. Cusì chi dell'originario pumaroru, in effetti ndi ristau sulu 'a forma ...ra puma (mela). Ma in giro per il mondo ndavi puru ianchi, gialli, virdi, zebrati, ecc.


E' di qualche iornu fa la notizia che, tra le diverse varietà, in Calabria ne è stata truvata una nova.
Ma non l'ha truvata un espertu botanicu, bensì i Carabbineri!
Arrivati sul posto, hanno vistu 'sti belli pianti iati ddu' metri, belli tisi tinuti benissimu dai proprietari di un terrenu di proprietà privata, ma i cui frutti non si vidivunu.

"Vo' viriri chi 'rrivammu tardu e 'i pumaroru i cugghiru e già ficiru puru 'i buttigghi?!" pinzaru i carbuneri, ammirandu 'sta specie nova di pumaroru.
Poi però hanno notatu 'na cosa strana: 'sti pianti i pumaroru erano piantate a menz' e' fasciolari, e' mulingiani e ad altri ortaggi di stagiuni.
Allura la cosa ccuminciau a ddivintari trubili.
A vardarli megghiu, 'sti pumarorari erunu strani assai: le fogli erano tese e appuntite, il fusto della pianta troppu tisu, considerandu che non piove da diverso tempo.
Girando per il terreno, hanno anche trovato delle foglie di queste portentose piante già essiccate.
"Ma ieu mi mangiaia sempri i pumaroru sicchi, non i pumarorari sicchi!" -pinzaru giustamenti i carabbineri.
Siccomu tri indizi fannu una prova, allura capisciru che non trattavasi di piantagioni di pumaroru ma della maliritta cannabis, che nei diversi e continui controlli del territorio nostrano, i Carabinieri e le altre forze dell'ordine sequestrano oramai con cadenza giornaliera.
Vistusi scoperti, la moglie di uno dei proprietari -naturalmente arrestati- ha cercato di giustificarsi dicendu: "Me' maritu mi dissi chi erunu pumaroru 'mericani!"



Un po' debuli come giustificazioni, anche se le similitudini -oltre all'aspetto- tra pumaroru e cannabis non mancano.

Magari il maritu avrà cuntatu sul fattu che la signura non sapi chi tutti i pomodori che mangiamo hanno già origini 'mericana e si sarà facilmenti confusa per il fatto che, tra i diversi sistemi di allevamento della pianta di pomodoro, dalle nostre parti si usa quello della 'ncannata (ovvero le piantine, affinché crescano dritte, fatte passare attraverso una coppia di canne a loro volta legate a dei pali di sostegno in legno).
Ma la'ncannata è cosa ben diversa dalla cannabis!

In verità, non credo proprio che la signora si sia confusa o sia stata ingannata dal marito.
Posso credere che non sia esperta di pratiche agricole, ma da brava e vurpigna donna di casa calabrisi, penso sappia benissimo che 1 Kg di cannabis vale 8-10.000 euro, mentri i pumaroru -paravisu mi avi cu ra 'Merica i purtau!- vannu sulu a 2 euro o' chilu!!!

25 agosto 2009

LA BANDA DI SCILLA E I SALTIMBANCHI

'A festa finìu.
Ieri sera, chiusura dei festeggiamenti con la tradizionale processione di Sant' a Rroccheddhu, dalla Cresiola fino alla chiesa e deposizione della statua nto stipu.
La serata si è poi conclusa con l'altrettanto tradizionale concerto del complesso bandistico Città di Scilla, per la cui cronaca rimando direttamente all'articolo pubblicato sul blog ReggioPress.

E' stato un concerto bello ma strano allo stesso tempo. Non certo come qualità ed esecuzione dei brani.
La stranezza stava tutta nella "logistica" del concerto.
Penso sia stata la prima volta nella storia dei concerti bandistici, che la banda non abbia suonato dal palco, bensì direttamente sulla piazza, fino a nte scalunati del palazzo municipale.
Questa sistemazione è stata in un certo qual modo obbligata dalle particolari condizioni meteo. Infatti, ieri sera si facevano sentire già le prime avvisaglie dello scirocco che ci sta avvilendo da menza iurnata.

Una situazione meteo non certo ideale per l'acustica di un concerto. Per ovviare a tale inconveniente, i "banditi" -intesi naturalmente come componenti del complesso bandistico- hanno preferito "accucciarsi" letteralmente, proteggendosi le spalle con il... Comune, disponendosi perciò a semicerchio proprio davanti gli scalini d'accesso al palazzo comunale.

E il pubblico? In questo strano scambio dei posti degno della migliore quadriglia -Changez les dammes, Je vous en prie!- il pubblico si è accomodato in parte in piazza e in parte...direttamente sul palco! Geniale no?

Lungi da me l'intenzione di fare polemiche, una domanda però mi firrìa da ieri sira per la testa: come mai il concerto della banda non si è svolto nell'anfiteatro, inaugurato il mese scorso e rimasto da allora praticamente inutilizzato?

Di certo, si può comprendere che trattandosi di festa patronale lo scenario ottimale è rappresentato dalla piazza. Questo sia per ragioni diciamo così storiche, che per ragioni commerciali, d'importanza non secondaria.

E' fuori di dubbio però che un tipo di musica così particolare come quella proposta da un concerto bandistico, che non può usufruire dei moderni mezzi di amplificazione ma deve gioco forza affidarsi solo al... fiato dei musicisti, necessita di uno spazio con determinate caratteristiche di acustica. Questo sia per chi ascolta, sia, in particolare per gli stessi esecutori dei brani che ieri sera non riuscivano a sentirsi tra loro o, comunque, hanno avuto non poche difficoltà, nonostante la sistemazione di fortuna di cui sopra.

La piazza avrebbe potuto ospitare tranquillamente ogni altro tipo di spettacolo, così com' è accaduto nelle serate di venerdi, sabato e domenica scorsi.
Certo, limitare gli spettacoli ai soli tre giorni della festa non è degno di un paese che punta a rimarcare in ogni occasione la propria "vocazione" turistica.
Ma, con il massimo rispetto verso i seminaristi, la vocazione al turismo di Scilla sembra essere sempre quella di un pluriripetente studente al primo anno di seminario!

Proprio ieri sera si è rimarcata l'importanza del ruolo sociale svolto dalla banda, specie in una comunità piccola come quella scillese.
Beh, a quanto s'è visto, non sembra proprio che i fatti siano consequenziali alle parole!

Oltre all'organizzazione, gravata completamente sulle spalle dei suoi stessi componenti, vedere la banda esser trattata quasi alla stregua di un comune complessino di artisti di strada, non è sicuramente bello.
No, non voglio certo esagerare, ma è la prima impressione che ho avuto ieri sera, appena arrivato in piazza.
Ad aggravare il quadro "logistico", aggiungo la completa mancanza di una segnaletica atta ad impedire l'accesso alla piazza: mentre la banda eseguiva i suoi brani davanti al comune, le auto e gli scooter potevano liberamente circolare in piazza e nelle adicenti via Raffaele Piria e via Umberto I. Un complessino di saltimbanchi sarebbe stato trattato con maggiore rispetto!

Oltre agli aspetti economici sopra richiamati -che avrebbero potuto essere sicuramente compensati con un'organizzazione di eventi adeguata durante le due settimane di agosto che hanno preceduto la festa- il mancato utilizzo dell'anfiteatro non può essere giustificato nemmeno dai danni tuttora evidenti sulla struttura.
Essi, denunciati pubblicamente sulla stampa locale nei giorni successivi all'inaugurazione, erano in gran parte presenti ed evidenti già prima di tale data, come avevamo avuto modo di segnalare e documentare direttamente.
Potrò anche sbagliarmi, ma non credo vi fossero problemi tali da impedire lo svolgimento del concerto alla banda.

L'anfiteatro avrebbe costituito la cornice più adatta a evidenziare il talento e la bravura dei componenti del complesso bandistico Città di Scilla, specie se si considera che era integrato da elementi provenienti da altre formazioni bandistiche, abituate ad esibirsi su palcoscenisci ben più prestigiosi e comodi... ri scaluni ru Cumuni.

Ma tant'è, ci dobbiamo sempre far riconoscere per quelli che siamo: incapaci di valorizzare il grande patrimonio umano e le poche strutture a disposizione, di cui invece dovremmo essere orgogliosi e fieri.
Così, per noi, tra un complesso bandistico con la sua storia e le sue tradizioni e un gruppo di saltimbanchi (cu tuttu 'u rispettu p'i saltimbanchi), non c'è alcuna differenza.

24 agosto 2009

..e per quest'anno.. Fine delle MaleTrasmissioni!

..grazie, anzi Ddenghiu a tutti!

..QuelliCheMalanova.it

Fine MaleTrasmissioni..


E per quest'anno è davvero tutto.. ampesctru megghiu!
Ddenghiu.. a Tutti! - QuelliCheMalanova.it

Il santo 'piccolo' sarbato

Pronti per il rientro

..la celebrazione davanti alla cappelletta

'U TRIONFINU: LA SAGGEZZA DELLA PAURA


Shot by the bombs. Yes, propria sparati ri bumbi.

Stamattina, appena in grado di dischiudere le palpebre in due minuscole fessure, fuìa a prendere 'na menza caffittera di cafè bollenti: cusì iaprìa il primo occhio.


Poi, quasi automaticamente ho aperto il computer e sono andato a caccia di...bumbi.
Sì, quelle dei fuochi di ieri. Ho riascoltato i botti a tutto volume: cusì iaprìa puru il sicund'occhiu.

In giro per il paese una calma strana regnava nell'aria: salutavo la gente che girava a stento lo sguardo verso di me e, fissandomi da dietro le lenti degli occhiali da sole, riusciva a stento ad aprire le labbra nel flebile tentativo di rispondermi.

Seppur ancora menzu 'ntuntutu di sonnu pure io, ho subito compreso e capito: non ti preoccupari, non è chi nci l'hannu cu tia o non ti canusciunu.

E' chi è lunedi dopu Sant' a Rroccu!!

Come ogni anno, ieri Scilla ha celebrato il Santo Patrono, chiudendo la processione per le vie di San Giorgio con il tradizionale spettacolo del "Trionfino".
Per coloro che se lo sono perso, ricordo che il filmato è disponibile sulla home page di www.malanova.it .

La domenica della festa di San Rocco, Scilla si trasforma. Viviamo quella giornata in maniera così particolare, così speciale che dimentichiamo ogni altro problema o vicissitudine.

Per un giorno, tutti gli scigghitani, vecchi, 'randi, figghioli e figghioleddhi, diventano una cosa sola stringendosi attorno alla protettiva figura del Santo Patrono.

Ce lo si legge in faccia. Come diceva don Francesco ieri, nell'omelia della messa prima della processione siamo belli, siamo tutti belli. Anzi, nel giorno della festa, siamo ancora più belli: nelle espressioni del viso, nel modo di comportarci, con gli amici, i parenti, la famigghia e i furisteri.

Assistere alle processioni e, soprattutto, al trionfino finale è un'emozione che si ripete ma che allo stesso tempo, si rinnova ogni anno.

Stare lì, a pochi centimetri da una calda pioggia di fuoco gioioso, incurante di qualsiasi altra cosa; godersi quegli attimi della corsa del Santo, che sembra letteralmente "galleggiare" sospeso sulle spalle dei protatori, preceduto e seguito da tantissimi fedeli, tra il fragore ri roteddhi e delle batterie incrociate degne delle migliori contraeree; starsene con gli occhi al cielo a fissare quelle luci pirotecniche che illuminano la notte.

Nella notte di San Rocco, Scilla ritrova l'unità e, sotto il fuoco del trionfino, ogni scillese si sente pronto ad affrontare qualunque cosa.

Al contrario di quanto può apparire agli occhi di un osservatore distratto, il "Trionfino" non è un modo "pagano" di esorcizzare la paura.

Il brivido che ti percorre la schiena durante quella corsa quasi "in apnea" è invece la maniera fisica, rale, palpabile, del rendersi conto che possiamo affrontarla la paura.
E' per questo che alla fine della corsa, ci sentiamo tutti ancora più belli e più ricchi.
Sì, più ricchi della saggezza di rifiutare il pericolo, ogni pericolo, nella consapevolezza di avere sempre, come nel "Trionfino", San Rocco al nostro fianco.

23 agosto 2009

..e per quest'anno abbiamo dato, grazie a tutti!

..finiru li frischi e li friscati,
..li bbongiorni e li saluti,
..e mancu li missi rinnu cchiú a Matiniti.

saluTato

..la mitica ditta CHIARENZA che 'cura' i fuochi.

..e dopo.. Sulu scorci!

..e dopo.. Sulu scorci!

La piazza in attesa

Il santo in posizione

..anche il tetto del municpio preso d'assalto

Il trinfonio pronto..

Scilla view from 'timpa'

Gli scouts arginano la folla

Il santo per via matteotti ed in piazza san giuseppe

Il santo per via matteotti ed in piazza san giuseppe

Le ntrocce davanti all'ospedale

Le ntrocce davanti all'ospedale

San Rocco su per via Roma

..siamo quasi pronti..

REP RU TRIONFINU

Dal fuoco delle armi delle favelas brasiliane ....ai gioch' i focu ru Trionfinu nta chiazza i Sant' a Rroccu!




REP RU TRIONFINU (Rap del “Trionfino”)

(Versione scigghiufestaiola di “Rap Das Armas” di Cidinho & Doca -video ufficiale)

Parapapapapapapapapa
Parapapapapapapapapa
Paparapaparapapara clack bum
Parapapapapapapapapa

'N coru ‘i focu è, si fa sintiri
Pi ‘n annu lu ‘spittamu, 'chì fa divirtiri.
A cu' non lu canusci, dirò com’è, chi è
a cu’ mi veni voli o già nto Scigghiu è.
Nta chiazza appena scura lu paisi veni,
c’è cu’, da ‘n annu a ‘n atru, ‘u stessu postu si teni.
'I focu è lu cuncertu cusì 'u paisi meu,
onora Sant' a Rrroccu, lu Pellegrinu 'i Diu.

Allu ddhà!

Parapapapapapapapapa
Parapapapapapapapapa
Paparapaparapapara clack bum
Parapapapapapapapapa

'N coru ‘i focu è, si fa sintiri
Pi ‘n annu lu ‘spittamu, 'chì fa divirtiri.
A cu' non lu canusci, dirò com’è, chi è
a cu’ mi veni voli o già nto Scigghiu è.
Nta chiazza appena scura lu paisi veni,
c’è cu’, da ‘n annu a ‘n atru, ‘u stessu postu si teni.
'I focu è lu cuncertu cusì 'u paisi meu,
onora Sant' a Rrroccu, lu Pellegrinu 'i Diu.

Si viri già 'u bastuni, è 'u Santu chi turnau,
a fini prucissioni lu Scigghiu L'acclamau
e 'na tempesta 'i focu nta chiazza priparau
chi' i poviri ra pesti Sant’ a Rroccu li sanau.

Parapapapapapapapapa
Parapapapapapapapapa
Paparapaparapapara clack bum
Parapapapapapapapapa

Si iapri a stentu ‘n varcu, e ‘a ggenti a modu soi
pi mi viri megghiu fa ‘n passu avanti e poi
l’occhi o’ cielu iaza, s’adduna aund’esti:
murtara a menz’ e’ peri, 'i roteddhi supr’ e’ testi.
E nte mani divertitu, ca miccia chi travagghia
'u fochista chi ddhà ‘n terra ha 'na speci di mitragghia.
Ca forza ‘i spaddhi e brazza, cu ‘mbutta ‘u Santu ‘nguanta,
pu menzu giru ‘i chiazza sutt’ o’ focu, comu canta!
La gioia è tutta ccà, 'a ggenti forti grida,
‘u Santu 'i cursa passa e fuiendu ‘u focu sfida.

'Stu rep ru trionfinu finisci sulu se,
spara la botta o' scuru, rintonandu nta scurata.

Parapapapapapapapapa
Parapapapapapapapapa
Paparapaparapapara clack bum
Parapapapapapapapapa


22 agosto 2009

..per oggi (sabato) fine trasmissioni. A domani, ore 18.30 circa.



saluTato

..evviva San Rocco!

Alla fine della processione iessi, turruni e mmenduli

Su dalla curva "del greco"

Il santo in notturna

Fioriscono i primi chioschi pro-satizza

Il tramonto sulla sicilia

Passando per chianalea...

Le 'ntrocce tornano da san Giuseppe - caldo afoso

Il santo per le stradine di chianalea

Il santo per le stradine di chianalea

Il santo con i portatori

Il contorno

Le 'ntroccie.. Ceri votivi.

Classico punto di ristoro

20 agosto 2009

LA CITTA' DELLA NOTTE ROSSA

Estate davero calda quella scigghitana e non solo per la temperatura.

Se provate a digitare "incidente autostrada Scilla" sui motori di ricerca, si aprono 4750 pagine.
Il risultato migliora se digitate "incendio auto scilla": 6380 pagine

Certo, non tutte hanno attinenza diretta con i fatti di questi ultimi giorni, però è fuori di ogni dubbio che il nome di Scilla sta' inchendu paginate e paginate di giornali, fax di agenzie, blog e siti internet a go go. E lo sta facendo non certo in termini positivi.

Non può non saltare all'occhio però che mentre per quanto riguarda gli incidenti che troppo speso si stanno verificando nel tratto tra Scilla e Santa Trada - nel quale è compresa la "Pacì II" insignita, nel marzo di quest'anno, del titolo di galleria più pericolosa d'Europa- di reazioni di politici e responsabili se ne registrano in quantità industriale e perciò non mi sembra opportuno dire altro. Bastano i tanti post già dedicati su questo blog al tema lavori autostradali.

Dei "fuocherelli" che hanno illuminato le nottate scillesi di quest'ultima settimana, invece non ne parla nessuno.
Il fenomeno non è certo nuovo e Reggio ne è testimonianza diretta. Comunque, il rogo di ben nove automobili in sei giorni non può e non deve -o meglio, non dovrebbe- lasciare indifferenti.

Poiché verificatisi nei giorni a cavallo di ferragosto, considerato che i castaniti circostanti lo Scigghio sunnu oramai quasi tutti brusciati, vuoi vedere che per mancanza di legna, si è pensato di dar fuoco alle macchine per illuminare e riscaldare i falò?

Vo' viriri chi è l'ennesima pinsata geniali per incrementare il turismo scigghitano? Eh sì, perchè dopo la notte nera da record dello scorso anno, nello Scigghio potrebbe svolgersi La Notte Rossa.

Le cose ahimé non sono proprio così e vi sono coinvolti aspetti molto più seri ed importanti che occorre trattare in ben altre sedi che non sulla spiaggia sotta o' suli chi t'arrusti, o placidamente seduti al tavolino di un bar a gustare una coppa media di gelatu o 'na bella granita trigustu.
E' pi chistu che nessuno ne parla e, praticamenti, parrandu cu rispettu, si ndi futti.

Vistu chiddhu chi sta capitandu, in quella che potrebbe essere una "parodia inversa" dell'opera letteraria, Scilla potrebbe senz'altro costituire la settima de "Le città della notte rossa" di William Burroughs.
Sono città "dove solo i pazzi o i sognatori o i drogati possono entrare. ... Perché l’intero libro [come Scilla n.d.a.], ... è un essere indefinibile che fugge da qualsiasi logicità per perdersi in un universo unico e inimitabile, quello delle paranoie e delle fantasie del suo autore.
Chi riuscisse ad entrare in una di queste città, unico modo, forse, quello di imparare a sognare, potrebbe rimanere intrappolato dai mille pericoli e dalle tante attrazioni che le città stesse offrono."*

Ci sono solo due cose diverse.

La notte rossa scillese non è "quella in cui un meteorite cadde sulla Terra e infettò una parte dell’umanità"*, ma è quella resa tale dagli incendi.

L'unica regola con la quale è stato scritto il libro è quella del “niente è vero, tutto è permesso”*.
La regola vigente nella Citta Rossa di Scilla in questi giorni è: tutto è vero, tutto è permesso.

*N.B.:Note tratte dalla recensione del libro "Le città della notte rossa" di William Burroughs, dal sito www.kultunderground.org, a cura di Emiliano Bertocchi.

08 agosto 2009

IL "SAGRAGATE"

Cosa non accade a Scilla!
La giornata di ieri è di certo esemplare per capire come vanno le cose dalle nostre parti.
Mi riferisco naturalmente al caso dell'estate (finu a ora), che potremmo chiamare "Sagragate".

Certo, per arrivare a vietare l'uso della banchina del porto e dell'area attigua per lo svolgimento di una manifestazione storica che tanto lustro e importanza ha dato a Scilla in tanti anni, per arrivare a tanto dicevo, vuol dire che ci devono essere solide motivazioni inerenti l'ordine e la sicurezza della pubblica incolumità.

Il fatto è che queste solide motivazioni, a rigor di logica, sussistevano già lo scorso anno, visto che i lavori relativi all'ecomostro erano già iniziati.

A tal proposito, poiché non quadravano i conti "temporali" relativamente all'esecuzione dei lavori, abbiamo approfondito la facenna.

Nell'Accordo di Programma stipulato con il Ministero [pag. 35], è indicato che le risorse economiche necessarie alla realizzazione del Programma "Paesaggi & Identità", nell'ambito del quale è stato inserito l'abbattimento del vecchio Scoglio d'Ulisse, oltre che dai fondi CIPE, provengono anche dal Bilancio Regionale del 2006, che aveva già previsto "la realizzazione di programmi demolizione di opere e manufatti edilizi devastanti nonché di interventi di riqualificazione delle aree di risulta".

Dunque, pur essendo indicata come parte integrante del progetto inserito nell'APQ (interamente finanziato con fondi CIPE), la demolizione dello Scoglio d'Ulisse effettuata a Marzo 2007 -cioè prima della convenzione prevista dall'Accordo di programma- è stata eseguita utilizzando i fondi già previsti in bilancio dalla Regione.

Risultato: la parte dei soldini previsti dal CIPE che doveva essere utilizzata per la demolizione del vecchio manufatto, è stato possibile impiegarla per realizzare interventi "di contorno" a quello principale, prevedendo così oltre all'allargamento della Via San Francesco di Paola e la manutenzione della galleria.

Secondo il cronoprogramma dei successivi lavori inseriti nell'Accordo di Progamma, così come riportato nella scheda-attività dell'intervento eseguito sull'ecomostro scillese la data di inizio dei lavori era prevista il 12 Novembre 2008 e la loro ultimazione, collaudo compreso, sarebbe dovuta avvenire entro il 20 Dicembre 2008 e le strutture realizzate dovevano essere pienamente funzionanti già dal 30.12.2008. [vedi pagg. 56-58 del relativo Accordo di Programma]

Cusì non fu e perciò è stata necessaria la proroga fino al 30 Giugno 2009, di cui si è detto nel post precedente.
Visto lo stato dei lavori, è ragionevole credere che si provvederà a estendere questa proroga almeno fino a fine anno.

Dicevamo poi di questo stato di "sicurezza precaria" -chiamiamola così- della zona portuale scigghitana, che si trascina oramai da anni.

Non bisogna infatti scordare che, oltre ai lavori in corso, anche la zona portuale posta sotto la rupe del castello è stata più volte oggetto di ordinanze da parte della Prefettura, a causa della caduta di pietre dalla rocca castellifera.

Quali interventi sono stati adottati per ovviare a questo problema? Credo nessuno, considerato che questo stato di cose continua a permanere.

Al riguardo, in chiusura della conferenza stampa di presentazione della manifestazione 'Musae in Calabria'' -di cui si riferisce a parte, direttamente sul Malasito- è stata data comunicazione da parte dell'avv. Canale -già Assessore Provinciale nonché chianaliotu d'adozione- che la Provincia ha in programma di finanziare l'esecuzione di un intervento di recupero e messa in sicurezza della rupe scigghitana.

Ci auguriamo che i lavori in corso e quelli in programmazione vengano realizzati e ultimati in maniera rapida e soprattutto nel rispetto dei tempi previsti, così da consentire un completo ritorno alla normalità, considerata la stringente necessità di usufruire al più presto di uno spazio unico nel suo genere per iniziative di tipo culturale,
per far sì che Chianalea e Scilla siano un quartiere e un paese ancora più belli e più sicuri per tutti.

VEDI ANCHE SU WWW.MALANOVA.IT : LE MUSAE (ISPIRATRICI) A SCILLA

04 agosto 2009

LO SCOGLIO DI ULISSE, SAN FRANCESCO DI PAOLA E...I SCIGGHITANI

Il periodo più importante della 'stati scigghitana è quasi alle porte. Agosto è appena scuminciatu e già c'è nu pocu di movimentu nel paisuzzu.
A dispettu di quello che dicunu le statistiche, standu a quantu si sente in giru, pensioni, alberghi e, soprattutto Bed&Breakfast (la nuova frontiera dell'economia paisana) sono tutti (o quasi) esauriti.
Esauriti come prenotazioni. Esauriti però anche da alcune situazioni che non depongono certo a favuri di coloro che pensano di viniri a passari le loro ferie in riva allu Strittu, giustu appuntu nel nostro beneamatu Scigghiu.
Vuliti un esempiu? Vardati 'sti fotu:


Ma mannaia... a chiddhu chi vindi 'a nivi! E' mai possibili, in pieno Agosto, nel periodo clou -comu ricivunu i 'ntichi- o megghiu "nto chiovu" -come dicono a Oxford- della stagiuni turistica scillesi, assistiri a sceni come quelle che vedete nei ritratti di cui sopra!?
Sfido chiunque, sia esso paisanu o furisteri, a ristari indifferenti davanti a cotanto spettaculu. Ma comu si faci a non farsi acitiari 'u sangu?
E, infatti, c'è chi, come noi, non rinesci a digeriri tuttu 'stu triatu e lu dici: chiaru e tundu.
Proprio ieri, abbiamo avutu uno scambio di battute via internet con un collega blogger riggitano, Francesco Biacca. Sintiti cosa scrivi in un post dal titolo emblematico, "Scilla: un esempio di "turismo" in Calabria:

"A Scilla c’è anche un porto turistico, ben organizzato (ma sicuramente non grazie al Comune di Scilla). Ieri ho cercato di raggiungerlo, invano. Invano perchè a fine giugno il Comune ha dato inizio a dei lavori e nelle migliori delle tradizioni reggine-calabresi-italiane ha lasciato i lavori non terminati con conseguenti cantieri aperti ed un traffico pazzesco.

In qualsiasi altra parte del mondo, lavori di questo tipo si sarebbero programmati nei mesi invernali per poter giungere pronti ad accogliere i turisti nel periodo estivo. A Reggio Calabria e provincia no, qui si pensa a fregarli i turisti non a farli innamorare. E questo, ahimè, è sempre più un dato di fatto."

Indubbiamente, si fa fatica a dargli torto. Tantu è veru che il iorno appresso, il nostro simpaticu amicu ha dicisu di andarsene indovinate un po' dove? A Tropea!, che secondo lui "...è la dimostrazione che basta quel minimo di senso turistico per poter sfondare". Siamo certi che l'amicu riggitanu non ha fattu confusioni, comu a chiddhi di "Gente di Mare" (vi ricurdati, oh sbinturati!)

Chi diri? Pirdimmu 'n turista! Cogliamo pirciò la "mala'ccasione", per circari di capisciri il perché cu veni a Scilla, non viri l'ura mi si ndi fui.

I lavori tuttora in corso, rientrano nell’ambito dell'APQ "Emergenze Urbanistiche e Territoriali -Azioni di valorizzazione del paesaggio e interventi sugli ecomostri". L’abbattimento del famoso “ecomostro” di Scilla, lo Scoglio di Ulisse, ebbe inizio -con tanto di super pubblicità su tutti i mezzi d'informazione locale e non- nel marzo 2007.

E qui c'è un'altra stranezza. La convenzione con la quale il Comune di Scilla ha usufruito dell'opera, dell'importo di € 600.000, è stata stipulata con la Regione solo il 26.4.2007. In realtà, come già testimoniato direttamente su questo blog, l'opera di demolizione dei vecchi manufatti è iniziata il 12 Marzo 2007 ed è stata portata a termine poco più di dieci giorni dopo!

Poi si è proseguito un po' a "rassa e pigghia". Dopo una lunga pausa, sono quindi ripresi ad aprile di quest’anno, dopo che la Via Porto ha cambiato denominazione,diventando l'attuale Via San Francesco di Paola.

Per convenzione, l'intervento di "Demolizione del fabbricato Scoglio di Ulisse con intervento di recupero paesaggistico" (come recitano gli atti ufficiali), avrebbe dovuto essere ultimato entro la fine del mese di giugno.

Infatti, prima della scadenza del termine originario fissata per il 31 Dicembre 2008, l'Amministrazione comunale scigghitana "ha richiesto una congrua proroga" per l'ultimazione dei lavori. Con Decreto n. 22492 del 22.12.2008, veniva fissata la nuova scadenza al 30 Giugno 2009. [Supplemento Straordinario n. al Bollettino Ufficiale n. 7 del 16.4.2009]
Sono passati circa 40 giorni dalla nuova scadenza, ma ancora i lavori continuano. Anzi, si presentano in "stati d'avanzamento" piuttosto diversi, considerato che lato galleria si sta già predisponendo il cordolo del nuovo marciapiedi, mentre all'inizio della strada, venendo da Marina Grande, devono essere ancora gettati in opera i muretti di protezione, dei quali si vede solo l'armatura.

Non parliamo poi delle condizioni in cui versa il sito dell'ex "Scoglio d'Ulisse", all'interno dell'area portuale. Un cantiere nel quale, allo stato attuale, a parte il rivestimento dell'alto muraglione, non vi è niente, ma proprio niente di ultimato!

In tutto questo periodo, e in particolare dal mese di aprile scorso, la popolazione di Chianalea ha vissuto e vive pesantissimi disagi. Molti sono stati i giorni in cui -a causa dei lavori sulla Via Porto- i chianalioti sono stati impossibilitati a raggiungere San Giorgio, se non esclusivamente a piedi.

Ma, a bonu cuntu, in che cosa consiste il tanto decantato intervento di "recupero paesaggistico"?

Nell'area portuale dove si trovavano i due vecchi "casaleni" abbattuti, sono state realizzate due scalinate in cemento armato puro, che conducono alla parte alta del vecchio Scoglio di Ulisse, dove dovrebbe essere realizzato un belvedere, con vista sull'imboccatura Nord dello Stretto di Messina.

La parte più "temeraria" del progetto è però quella che riguarda l'allargamento dell'attuale Via San Francesco di Paola, nel tratto che va dalla fine dell'attuale marciapiedi del lungomare di marina Grande, fino all'ingresso della galleria che conduce al porto e, quindi, a Chianalea.

Infatti, la sede stradale dovrebbe essere allargata, fino ad avere una larghezza media di 5 metri e, lato mare, passando letteralmente sopra gli attuali scogli (che sono stati già in parte "rifilati"), è in fase di realizzazione una struttura a sbalzo -sempre in cimentu armatu- che ospiterà il nuovo tratto di marciapiede, della larghezza di circa 1,00-1,20 mt. Lo sbalzo sarà realizzato in maniera tale da favorire il deflusso dell'onda battente. Infine, gli attuali muretti di protezione saranno ricostruiti e dotati di una maggiore altezza.

Il tutto, realizzato sfidando apertamente le onde del mare che, in special modo in quel tratto, raggiungono altezza e forza piuttosto considerevoli in caso di mareggiate.

Questo è ciò che si sarebbe dovuto realizzare entro fine Giugno.

Lo "scenario" però è ben lungi dall'essere quello definitivo. Al danno sofferto dai residenti e dai turisti, si è aggiunta la beffa, costituita dalla cattiva interpretazione della comunicazione presente sul sito del Ministero, che parla di inibizione della balneazione della costiera di Scilla -cioè l'intero tratto interessato dai lavori, 221 metri- "per motivi diversi dall'inquinamento".

Non sarebbe stato più facile e immediato parlare di...lavori in corso!!!???

E' in questo "scenario" fatto di cacinazzi, fossi, ferri 'i fora, carpenterii, butuneri e signali vari, che si svolgeranno gli eventi in programma nei prossimi giorni.

Dal 7 al 9, avrà luogo la XXVI edizione della Sagra del Pescespada, classico appuntamento con la storia di questa pesca particolare e unica al mondo e delle prelibatezze culinarie ad essa collegate.

Il 22, per questa strada -o sarebbe meglio chiamarla mulattera- ci sarà la processione del nostro Santo Patrono, San Rocco. La sera seguente, il 23, l'appuntamento è invece con i tradizionali fuochi d’artificio.

Salvo accelerazioni nell'andamento dei lavori, che avrebbero certamente del miracoloso, non è difficile prevedere che ci sarà un vero e proprio manicomiu ri 'mmendulari!

Consigliamo quindi, per chi volesse venirci, di raggiungere Scilla esclusivamente via mare.

Non oso immaginare le reazioni di quei poviri sbinturati che, non sapendulu, si avventureranno ad arrivare a Marina e Chianalea in macchina.

Chi glielo spiegherà chi tuttu 'stu fracellu di lavuri, ritardi, blocchi, ecc., si sta facendu solo e soltanto per cercare di...strappare al mare circa 1 metro di strada?

Eh sì, pirchì, forsi suggestionati dal friscu cangiamento di toponomastica che ci richiama alla mente il famoso miracolo di San Francesco di Paola, pretendiamo di imitarne -in modo moderno ma senz'altro molto più pagano- le gesta.

Il Santo cui la strada è dedicata, attraversò le acque dello Stretto navigando sul suo mantello.

Noi scigghitani, sfidando le mostruose fauci della famelica Scilla, passeremo a piedi sulle onde del mare su un mant(ell)o...d'asfalto!

01 agosto 2009

GLI STRANI PARADOSSI DELLA STORIA

La crisi è davvero finita?
Se lo chiedono in tanti, ma tanti, davvero tanti.
E' la domanda cui tutti -giornali, radio, televisioni, siti internet- cercano di dare una risposta, seguendo però sempre di meno le discussioni dei vari politici e/o sindacalisti.
La risposta ognuno la può trovare...nelle proprie tasche.
La Calabria sulle proprie spiagge accusa un calo di presenze stimato in circa il 50% rispetto all'anno scorso. Sarà per via delle meduse? Sarà per via delle allarmistiche notizie di inquinamento del nostro mare, rivelatesi false dopo le misurazioni effettuate dall'Arpacal?
Non sarà che, semplicemente, non ci sunnu sordi?
Che la crisi sia finita o sia all'inizio della fine, ho dei dubbi, stando a quel che
leggo ma, soprattutto, vedo.
Già nello scorso mese di maggio avevo parlato dei "senza fissa dimora tecnologici" che ogni giorno di più affollano le strade degli Stati Uniti d'America, il paese certamente più provato dalla recente catastrofe economica.
I giornali americani tornano spesso e volentieri sullo stesso argomento.

Guardate queste foto:






Non sono state scattate in un paese del terzo o del quarto mondo. Sono immagini provenienti da Camp Runamuck, sulle rive del fiume Providence, al centro della cittadina omonima, nello stato del Rhode Island, costa Est degli Stati Uniti
.
E' una piccola "comunità" di 80 persone che, stando a quanto riporta il New York Times, si è data le proprie regole, ha eletto il proprio capo con voto democratico -un signore di 55 anni, ex galeotto ed ex supervisore in una fabbrica- e la propria "organizzazione sociale", con tanto di cena comune, a base di pollo, mais e patate.
L'indirizzo? Non c'è. Sono al riparo del...ponte dell'autostrada. Sì, letteralmente sutt' e' ponti.
Per dormire non usano i tepee delle tribù indiane ma le moderne tende da campeggio, accessoriate anche con radio e lettori cd; i bivacchi non sono illuminati dal fuoco, ma da fari elettrici; al posto del cavallo, qualcuno ha anche la macchina.
Nulla però è cambiato rispetto a non più di due secoli fa: per una convenzione sociale destinata a durare per chissà ancora quanto tempo, la tenda del "capo villaggio" è la più grande rispetto alle altre.




Così, una nazione che ha prosperato e ha esportato il progresso in occidente, si ritrova costretta a vivere allo stesso modo di quei popoli che in passato ha denigrato, disprezzato, sterminato.
Gli strani paradossi della storia.

Le foto sono tratte da:
http://www.nytimes.com/slideshow/2009/07/30/us/0731LAND_index.html
e
www.farwest.it/?p=342