20 ottobre 2005

NON POTRANNO UCCIDERCI TUTTI!

16 Ottobre. E' domenica pomeriggio. Si discute serenamente in famiglia: di amenità varie, della bella vittoria della Reggina, delle primarie del centro sinistra.
Poi, all'improvviso, il vibrare del telefonino: è un messaggio. Non è la solita pubblicità idiota. L'inizio ti incuriosisce, invitandoti a continuare la lettura: "Calabria: Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno..." cambio schermata: "ASSASSINATO....".
Per un attimo il respiro si blocca, non riesci a capire nemmeno quello che è lì, drammaticamente ed in maniera impietosa stampato sotto i tuoi occhi. Immediatamente quella parola ti rimbomba nelle orecchie, nello stomaco, fin nelle viscere. Non riesci a proseguire.
Poi eccola che arriva: la rabbia, forte, che ti scuote l'anima. Accompagnata però da una sensazione altrettanto forte, beffarda e, per questo, ancora più atroce: l'impotenza. Ti senti come se fossi letteralmente vuoto, senza forza, inerme.
Ma come? Perchè? Mille domande che -per l'ennesima volta, purtroppo- si rincorrono nella mente, senza trovare una via d'uscita, una risposta logica. Niente può essere logico quando accadono queste cose.
Poi, la solita, lunga, penosa, inutile sfilza di commenti politici. Luoghi comuni e frasi di circostanza di cui, sinceramente, non se ne può davvero più.
Ci si appella alla presenza dello Stato nella sua forma più "militaresca". Chi invoca la magistratura, chi le forze dell'ordine, chi l'esercito. Qualsiasi proposta appare però inefficace.
Poi i funerali, il lutto dei familiari, di una città, di una regione intera. Le lacrime della sua gente, almeno di quella gente che ha un cuore, che ha dimostrato di essere sempre pronta a spendersi per gli altri, per chi ha bisogno, per chi sta peggio.
Poi, la consolazione, che viene sì dalla religione (per chi è credente) ma soprattutto dalla consapevolezza che così non possiamo continuare. Bisogna cambiare!
Non servono né esercito, né forze di polizia. Lo Stato sarà presente se noi -cittadini calabresi- saremo presenti: con le nostre capacità professionali, con la nostra intelligenza, con la nostra testardaggine. Solo noi possiamo cambiare la nostra mentalità, questo stato di cose ancora oggi inaccettabile.
Non piangendoci addosso, bensì cercando, pur nel nostro piccolo, di cambiare il modo di pensare di chi si crede più furbo, di chi si crede in diritto di agire secondo la propria legge personale e non secondo le regole del normale vivere civile. Dobbiamo farlo, anche e soprattutto a partire dalle cose più piccole, che possono magari sembrare insignificanti, nel nostro vivere quotidiano.
Solo così onoreremo al meglio chi ha pagato con la vita il suo sforzo di comportarsi seriamente, correttamente, onestamente. In una parola: civilmente. Solo così NON POTRANNO UCCIDERCI TUTTI!

1 commento:

Tato ha detto...

...Compare, sottoscrivo e condivido!..una sola parola..MINCHIA chi SCHIFU!!