18 giugno 2010

I RRICCHI CA RRICCHIZZA, 'E POVIRI 'N PARMU 'I P...

Che bella parola: solidarietà.

A Torino, un uomo, che sta scontando venticinque anni di carcere per aver tentato di uccidere la moglie, si è offerto di donare un rene per aiutare un amico che ha bisogno di un trapianto.
Lui dichiara di farlo per riparare al gesto sbagliato che lo ha portato in carcere. Alcuni (pochi) gli credono; altri (la maggior parte) si dimostrano piuttosto diffidenti e lo accusano di opportunismo.
Ora, se crediamo che il carcere abbia una funzione, nonostante tutte le storture e le deficienze di un sistema carcerario che (direttamente o indirettamente) provoca più morti di un'epidemia, queste accuse ci sembrano piuttosto fuori luogo.
Il codice prevede sì alcuni benefici per la "buona condotta" da parte del detenuto ma, certamente, né le fonti normative, né la sentenza che lo ha condannato, prevede che la pena gli venga azzerata. 
Rene o non rene, questo detenuto -ribattezzato dai giornali "il samaritano"- la sua pena la sconterà comunque e quando finirà di scontarla e tornerà nella società, sarà un uomo che (a prescindere da quello che gli altri possono pensare), avrà scoperto il valore della solidarietà.

Una notizia ancora più clamorosa però giunge dagli Stati  Uniti.
Gli uomini più ricchi del Paese nord americano, preoccupati della situazione economica interna che, nonostante gli sforzi obamiani, stenta a riprendersi, si sono riuniti in una serie di incontri che vanno avanti oramai da un anno.
Anche in questo caso, c'è stato chi ha sospettato chissà quali oscure manovre, alle spalle del governo.
Questi signori, i cui portafogli sono piuttosto forniti, forse dopo aver assistito a tutte le disgrazie che si sono abbattute sull'America in questi ultimi tempi (guerre, uragani, terremoti, inquinamento da stortìa petrolifera), si vardaru nta facci e si sono resi conto che, gira e rigira, tutto questa disponibilità di bigliettoni verdi, in fondo a loro non è che serva.
Ragion per cui, hanno deciso che gran parte del loro patrimonio potrà tranquillamente essere destinato a opere di beneficienza.
Uno di loro, ha addirittura verificato che pur donando il 99% di quanto possiede al resto dell'umanità che stenta ad arrivare a fine mese o perfino a sopravvivere, il restante 1% sarebbe comunque sufficiente a non compromettere minimamente il tenore di vita suo e dei suoi eredi. Buon per lui!
I mali pensaturi dopo averci riflettuto, han compreso: ma siamo in America, mica in Italia!
Così, un nuovo vento, quello della solidarietà, comincia a soffiare anche sugli Stati Uniti.

Di questo vento, i potenti italiani non sembrano sentire invece nemmeno gli spifferi.
E' un dato oggettivo, accertato analiticamente la discutenda (si poti diri?... No? passatammilla 'u stessu) e già pluriemendata manovra economica non toglierà un centesimo ai paperoni italiani, i quali se ne staranno così tranquilli e a panza all'aria, con i loro patrimoni ben custoditi e intoccabili.
Lor signori, la solidarietà la intendono a modo loro. E sì: dopo un ministro per i Rapporti con le Regioni (Fitto), un altro ministro della semplificazione normativa (Calderoli) e un ministro delle Riforme per il Federalismo (Bossi), da oggi abbiamo pure il ministro per il Federalismo (Brancher), friscu friscu di nomina. A placare un po' le inevitabili polemiche, vi è da dire però che il neo-ministro sarà senza portafoglio, cioè non guiderà un ministero con tanto di blancio da cui attingere.
Allora perché questa nuova nomina? Giusto per solidarietà appunto, per uno sforzo attivo e gratuito (ecco perché senza portafoglio!), atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto.
Ora, a parte i disagi, che proprio non si vedono, l'unico bisogno che il governo sembra intendere di voler soddisfare è quello del federalismo fiscale,  "...la più grande rivoluzione di sempre. Responsabilizza gli amministratori locali e restituisce sovranità alla gente che può controllare direttamente l'operato dei suoi eletti", come lo definisce Calderoli sul sito del proprio ministero.

Di questa panacea federale che, tanto per dire, sta manifestando preoccupanti segnali anche in Svizzera e in Belgio, sembra farebbero volentieri a meno gli 8000 e passa sindaci italiani, le cui casse sono destinate a restare sempre più vuote.
Come le tasche degli italiani, alcuni dei quali potrebbero vedersi costretti a seguire l'esempio del detenuto di Torino, non per umana solidarietà ma per economica necessità.

La più grande rivoluzione di sempre, sarebbe rappresentata invece da un radicale cambio di mentalità da parte di questi potentati economici, che non deve essere un atto di facciata e di convenienza politica, ma dettato da una presa di coscienza solidale.
Negli Stati Uniti, i ricchi sembrano essersene resi conto. In Italia no. Da noi continua a valere il famoso detto tramandatoci dai nonni: i 'rricchi ca ricchizza, 'e poviri 'n parmu 'i p...a.

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