Giovedi scorso nell'Aula Magna dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, è stata conferita la laurea honoris causa post mortem in Scienze della Formazione Primaria, con il massimo dei voti e la lode accademica, alla nostra concittadina Antonella Cannizzaro.
A quanto riferiscono le cronache dei testimoni presenti alla cerimonia, a parlare è stato il silenzio commosso, nel ricordo di un'anima bella, volata via troppo presto e compianta da tutti coloro che hanno avuto la possibilità e il piacere di conoscerla.
Nel ricordare il suo esempio, è stato fatto riferimento al valore del tempo secondo Seneca, che in una celebre frase, il cui senso è: non è quanto viviamo a contare, ma come viviamo.
Antonella ce lo ha dimostrato con i fatti: il suo continuo darsi da fare, il suo instancabile impegno civile, sono un esempio per noi tutti. Personalmente, ne faccio tesoro.
E' prendendo spunto da questo che intendo fare qualche considerazione su qualcosa che è apparentemente lontana dal ricordo di Antonella, ma invece non lo è.
Da qualche mese si è tornato a parlare e a dibattere a Scilla e a Bagnara sul progetto presentato da Edison per la costruzione di un impianto denominato "Favazzina - Impianto di Accumulo Idroelettrico mediante pompaggio ad alta flessibilità". Il progetto, che interesserà direttamente la zona di Favazzina a confine con il comune di Bagnara Calabra e buona parte del Piano di Melia, è stato presentato al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica nel 2023, ma a Scilla si è cominciato a parlarne solo nel febbraio dello scorso anno, prima delle elezioni. Tutti i candidati al Consiglio Comunale, all'epoca, si dichiararono contrari.
Non entro nei dettagli tecnici. Invito chi è interessato ad esaminare il progetto -a questo link- unitamente alle osservazioni, presentate già da diverse associazioni e alla cui stesura ho collaborato con convinzione.
Personalmente ritengo che per diversi motivi di ordine tecnico il progetto presenti più criticità che lati positivi. I motivi? In breve: la conclamata fragilità del nostro territorio collinare, estremamente "ballerino", con molteplici rischi collegati tra loro, idrogeologici e sismici; il contrasto della soluzione tecnica proposta da Edison rispetto alla legislazione di tutela del territorio, alla sua pianificazione produttiva ed ambientale; alla programmazione energetica proposta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e già approvata dalla Regione Calabria nel 2021, specie con riferimento al nostro mare.
Un antico detto scillese dice: "'U mari, chiddhu ch'è 'u soi s'u pigghia" -il mare, quello che è suo se lo prende. E lo abbiamo visto di recente, con la mareggiata di venti giorni fa e con gli effetti del ciclone Harry.
Guardando verso le colline, è di oggi la notizia di una grossa frana caduta poco prima dell'ingresso a Bagnara. Ennesimo episodio -se si pensa solo agli ultimi venti-venticinque anni, che dimostra che la terra non smette di muoversi.
Non bisogna mai dimenticare che il comune di Scilla, l'intera Costa Viola sono in zona sismica di prima categoria. In particolare, nella zona tra Favazzina e Melia ove sono previsti le opere di presa e il bacino di monte dell'impianto proposto da Edison, coesistono tre diverse faglie attive: la "Aspromonte-Peloritani", che attraversa lo Stretto dalla Calabria alla Sicilia; un'altra, che si spinge perpendicolarmente alla costa scillese fino a raggiungere la Sicilia, davanti al centro di Acquarone (provincia di Messina, più o meno a metà strada tra Torre Faro e Milazzo); la terza, "Arco calabro", che interessa il tratto di costa compreso tra Villa San Giovanni e Taureana, subito dopo Palmi.
Le previste opere di presa a Favazzina sono proprio al centro della terza faglia, che si sviluppa lungo la costa calabra. Il bacino di monte, a Melia, è nella zona di sovrapposizione tra due faglie: la "Aspromonte-Peloritani" e l'"Arco calabro".
Non sono esperto della materia, ma oltre a quanto segnalato nelle osservazioni già presentate, credo che sarebbe opportuno sviluppare gli aspetti più direttamente legati a queste tre faglie.
Se il mare si prende quello che è suo, per quanto riguarda la collina potremmo certamente dire che 'a terra si menti comu voli -la terra si mette come vuole, cioè secondo il suo equilibrio naturale. Un equilibrio, che però non è statico, come quello della sabbia quando si svuota il secchiello sulla spiaggia, ma è un equilibrio dinamico, soggetto sempre ad assestamenti e movimenti più o meno grandi. E questo è un elemento che, quando si deve decidere su opere così impattanti, non può essere trascurato e deve essere messo in rilievo in tutte le sedi competenti a decidere.
In una recente intervista in occasione della Giornata della Memoria celebrata martesi scorso, la scrittrice Edith Bruck -sopravvissuta ad Auschwitz- alla domanda su cosa possiamo fare noi contro le dittature in atto in ogni angolo del mondo e per la pace, ha risposto: «Siamo poca cosa rispetto a questi potenti. Però ognuno di noi ha comunque una piccola arma in mano. Non dobbiamo rimanere fermi a guardare quello che accade».
Ecco, prendo volentieri in prestito l'affermazione della scrittrice ungherese: non dobbiamo rimanere fermi a guardare, anche se abbiamo l'impressione di essere poca cosa davanti a un colosso energetico come Edison. Non dobbiamo rimanere a guardare, inermi, davanti al tentativo di sperimentare sulla pelle nostra, del nostro territorio, bello ma sempre più fragile, soluzioni tecniche che hanno, forse, qualche lato positivo (solo per chi quelle soluzioni le propone) e moltissimi lati negativi che potrebbero ritorcersi contro l'intera collettività. Non dobbiamo rimanere fermi, ma scegliere cosa vogliamo fare del nostro futuro, scegliere come vogliamo passare questo nostro tempo: contandolo o vivendolo.
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