02 marzo 2008

STAVAMO MEGLIO QUANDO STAVAMO PEGGIO

Dopo una lunga pausa, in quanto "cagiuniatu" dall'implacabile "fustrioni" di stagione che ha caratterizzato lo scorso mese, rieccomi a voi, miei cari malanovissimi amici.

Pi furtuna, ndi scutulammu finalmenti nu misi di frivaru che, come vuole la tradizione, pur se menu curtu del solito (essendo stato bisesto), si è dimostrato essere tantu amaru, nel senso che nci fu nu paisi sanu 'mpistatu dalla 'nfruenza.


La prima domanda chi unu profanu di medicina -come il sottoscritto- si faci è: ma 'u vaccinu, chi malanova u 'mbintaru a fari?


Anche quest'anno i virus hanno avuto la meglio, costringendo quasi tutti a iazarsi e calarsi dal letto tri e quattru voti nell'arco di una vintina di iorna. Comu mai?


Evidentemente, anche nella farmaceutica vale quel che succede in campo informatico, dove, per esempio, i programmi che vengono messi in commercio contengono sempre qualche piccolo difettuccio che verrà corretto col tempo, solo dopo avervi costretto a comprare la millesima versione dello stesso software che, naturalmente, non legge i file creati con la versione precedente ma, in compenso, custa puru 'n cacchi paru i carti 'i 10 in più.

Se così non fosse, il progresso si fermerebbe, l'economia si bloccherebbe e ritorneremmo indietro di decine e decine d'anni, quando non c'erano i telefonini, né i computer, né 'a playstation.


Mi vi ricu 'a sincera virità, certe volte non è che mi dispiacerebbe poi tanto se questa (per taluni sventurata) ipotesi si avverasse.

Se tornassimo ad incontrarci senza avere la necessità della "convocazione" per via telefonica: "Ndi virimu e' setti, a' chiazza" si riciva 'na vota e, puntuali, erimu tutti ddhà, presenti.
Oggi no, ci dobbiamo chiamare sei, setti, deci voti nto spaziu 'i menz'ura, pirchì? Mistero.


Quando andavamo alle elementari, non c'è stata mai una volta che le nostre mamme abbiano avuto la necessità di farci chiamare dalla direttrice al telefono della Presidenza, pi sapiri quanti bacchettati nte 'ita nd'aviva tiratu 'a maestra
, o se nd'aviumu mangiatu 'u paninu ca murtadella (cunzatu ra casa), durante la ricreazione; se 'u cumpagnu 'i bancu copiava o se 'a cumpagna 'i bancu aviva 'a nnocca ru fioccu ru grembiuli fattu megghiu di quello della propria figghiola.

Una delle preoccupazioni primarie delle mamme di oggi, invece, è iarmari di telefuninu i loro piccoli criatureddhi, di 8-10 anni, perfino per sapere se
hannu a calari 'a pasta longa oppuru chiddha curta.

E che diri poi, dei giochi che si facevano quando la playstation non era ancora mancu nta menti 'i Diu?


Erano giochi semplici, che coniugavano divertimento, abilità, astuzia, strategia. Ricordo per esempio i giochi che facevamo con le figurine dei calciatori: a ppà, a tric-trac, a cciappa, a 'mbiddha, a scalitta....Qui, ci vorrebbe troppo spazio per spiegarli tutti. Prometto perciò di dedicare
presto a questi temi un apposito malaspeciale.

Oggi, in televisione e sui giornali, non si sente parlare d'altro che di "società incattivita"; di bambini e ragazzi esposti quotidianamente a ogni sorta di pericolo e perciò in un certo senso costretti a fare bene attenzione a chi si ritrovano davanti.
La nostra generazione no. Forse eravamo più ingenui, più incoscienti? Può darsi, e anche un po' cchiù "babbasuni" aggiungerei.

A pensarci bene però, non è che siamo poi venuti su tanto male. Gira, vota e firrìa, vuoi vedere che stavamo meglio quando stavamo "peggio"!?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

ancora na vota aviti raggiuni nonnuzzu beddu

rossana ha detto...

caro nonno, forse è vero stavamo meglio quando stavamo peggio, quando non sapevamo cosa accadeva nelle case di tutti,quando l'informazione non terrorizzava il nostro focolare e quando i giornalisti aspettavano la sentenza del giudice prima di condannarci, stavamo meglio quando i valori di un mio caro amico...del quale legge italiana non consente di fare nome parlava di valori...però mi dici come fazzu mi ti trovu senza u cellulari.... tu non si sapi mai a undi sì... che poi magari si chiusu a casa che giochi a playstation...eheheh e se non c'era u web u nonno cu sapiva cu era???? Si stava meglio quando stavamo peggio o è solo nostalgia e paura di non tenere il passo coi tempi????

u nonnu ha detto...

Ti dirò, cara Rossana, che non è paura di non tenere il passo, anche perché per motivi professionali -vogghiu o non vogghiu- sono "costretto" ad aggiornamenti telematici quasi quotidiani.
E' veru, forsi, anzi, senza forsi, provo una 'nticchiaceddha di nostalgia, nel vedere come andavano le cose 'na vota. Ci si impiegava di più a fare le cose, ma questo serviva magari a ragionare e a non fare esclusivo affidamento sul "copia-incolla".
C'era indubbiamente molta più praticità: nell'affrontare qualsiasi problema, si andava subito al sodo.
Quello che mi da fastidio è solo vedere come siamo capaci di complicarci la vita, pur avendo a disposizione tutti gli strumenti (e sunnu puru troppi!) che in teoria dovrebbero facilitarci. Sì, in teoria...!

Anonimo ha detto...

beh mia nonna lo dice sempre che si stava meglio quando si stava peggio...lei, che quando mi chiama al cellulare parla più forte, anzi urla, perchè pensa che attraverso quell'aggeggio ci sia qualcosa che riucchia i suoni...in realtà è lei che è sorda, e non ci sente, quindi presume che anche gli altri non sentano...ma la cosa più sconvolgente è che all'età di quasi 82 anni...SU CCATTAU PURU IDDA U TELEFONINU!!! e ci facciamo dunque meraviglia dei pargoli armati di cellulare???...però è vero che si stava meglio prima, quando i giovani non erano stressati dalle madri che li chiamano ogni 10 minuti per sapere se sono vivi, o se nei passati 10 minuti un meteorite si è schiantato sulla terra riducendo in polvere proprio quell'angolo di via marina dove il figghiolo era sittato comodamente su una panchina...e anche le mamme erano meno stressate...facevano quello che dovevano fare, certo preoccupadosi lo stesso, ma almeno si risparmiavano lo stress di chiamare e soprattutto lo scatto alla risposta!e l'unica cosa che mi viene da dire è....what a fu**ing society!a buon intenditore, poche parole!