La preside l'ha definito "gesto scriteriato".
Chi, se non la scuola -insieme alla famiglia, comunque la si intenda- dovrebbe fornire ai ragazzi gli giusti criteri affinché questi gesti non si ripetano?
La mente umana è come un terreno: ci sono terreni pronti a ricevere semi e pioggia, vita e nutrimento per i vegetali che si trasformano in piante che crescono forti e vigorose e in cambio delle cure colturali ricevute, restituiscono a chi si è preso cura di loro e alla collettività i loro frutti. Ci sono poi terreni aridi, impermeabili alla pioggia, che non consentono ai semi di attecchire: sono quelli di cui prendersi maggior cura, provando ad analizzarne la composizione per poi dissodarli, bonificarli per metterli a coltura, poiché anche nei terreni più aridi ci sono forme di vita e anche l'argilla dei terreni più impermeabili può essere modellata; oppure per essere adibiti ad altri utilizzi a fini produttivi per il benessere della collettività, sfruttandone appieno le potenzialità.
Ecco, la scuola, la famiglia, sono chiamate a prendersi cura di tutti i cervelli, nella consapevolezza che non tutti possano dare gli stessi frutti. E' loro responsabilità, della scuola e della famiglia, prendersi cura dei cervelli più aridi e impermeabili alle regole del vivere civile perché queste menti non generino danni per loro stessi e per la società intera.
Quel "gesto scriteriato" è figlio del fallimento educativo a cui stiamo condannando quei giovani aridi e impermeabili. Se non si trova presto un metodo efficace per analizzare concretamente le loro mancanze, per far loro comprendere quali sono i criteri del vivere civile per poi poterli indirizzare a sfruttare al meglio i loro talenti, se non ci riusciremo, beh, sarà il fallimento più grande della mia generazione.

Nessun commento:
Posta un commento