23 febbraio 2007

QUELLI CHE CHIUDONO I CANI...SUI BALCONI

  • Curiosando nella rete, mentre molti 'ccuminciaru già mi nci tenunu 'u puzu questa a dir poco travagliata legislatura, in attesa chi stiri l'anchi, mi sono imbattuto in qualcosa di veramente singolare, che rende certamente l'idea della super attività del Parlamento nonché dello "spessore" di alcune discussioni affrontate con estrema serietà dai nostri (?) autorevoli (??) rappresentanti.
  • Non mi dilungo oltre e lascio la..scrittura...agli atti ufficiali.
  • Trattasi di un'interrogazione presentata dall'onorevole Lucchese, con relativa risposta scritta, di cui riporto il testo.
  • LUCCHESE. — Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio.
  • — Per sapere – premesso che: alcuni cani chiusi sui balconi abbaiano in continuazione, provocando nei vicini un vero tormento spesso anche di notte; malgrado gli episodi giornalieri di cronaca, molte persone lasciano i cani liberi per strada addirittura senza guinzaglio, oltreche´ sprovvisti di museruola e tutto cio` atterrisce i bambini e i loro genitori –:
  • se intendano adottare iniziative volte a far rispettare il divieto di suoni molesti e l’abbaiare dei cani, che costituiscono il tormento di chi abita in condominio;
  • se intendano adoperarsi affinche` i commissariati di polizia ed i carabinieri intervengano in modo piu` rapido ed efficace, se chiamati dai cittadini, ed elevino forti contravvenzioni, garantendo cosi` maggiore vigilanza e rigore.
  • RISPOSTA. — Non vi e`, da parte delle Forze di polizia, alcuna disattenzione rispetto a quei comportamenti che, pur non rivestendo connotazioni criminali, sono comunque suscettibili di turbare la serena e civile convivenza e, anzi, in taluni casi, possono originare illeciti piu` gravi, mettendo a rischio anche la sicurezza pubblica.
  • A questo riguardo, gli interventi degli operatori di polizia per risolvere pacificamente dissidi tra privati, prevenendo conseguenze ulteriori, o per sanzionare illeciti lesivi di diritti e liberta` altrui, costituiscono
    una parte importante dell’attivita` istituzionale delle Forze dell’ordine e sono piuttosto frequenti, benche´ la loro stessa natura ne impedisca una rilevazione statistica.
  • Rientrano in questo contesto, ove non si tratti di questioni di competenza delle guardie zoofile, anche gli interventi relativi alle fattispecie cui fa riferimento l’interrogante, specie quando esse integrino ipotesi di
    reato, quali, ad esempio, la contravvenzione prevista dall’articolo 659 del codice penale (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) o quella prevista dall’articolo 727 dello stesso codice (abbandono di animali).
  • Per quanto concerne i profili legati alla cura dei cani e degli altri animali "di affezione", si ricorda che la legge quadro n. 281 del 1991 affida alle competenze delle Regioni e degli enti locali la programmazione
    e l’attuazione degli interventi volti a prevenire il fenomeno del randagismo e dell’abbandono degli stessi animali da parte dei loro proprietari.
  • Il Viceministro dell’interno: Marco Minniti.
  • Tratto da: Atti Parlamentari — Camera dei Deputati
  • XV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 24 LUGLIO 2006
  • Non so a voi, ma l'interrogazione dell'onorevole Lucchese mi ricorda tanto le incredibili arringhe di un personaggio della nota trasmissione di Fiorello e Baldini "Viva Radio 2": l'avvocato Messina. Il quale avrebbe sicuramente esclamato: "E che dobbiamo dire allora, di quelli che abbandonano i cani in autostrada!?"

21 febbraio 2007

SCILLA S'INNALZA, SENZA RICADUTE!

  • Come hanno riferito i giornali e da quanto appreso in giro qualche settimana addietro -poiché l'amministrazione ha letteralmente ittatu 'u bandu peri peri- il Comune di Scilla si è visto finanziare un progetto per la costruzione di n° 2 ascensori, della capienza -udite, udite- di ben 13 passeggeri ciascuna (13x2=26 passeggeri a corsa. Praticamente, la stessa capienza di una navetta), che dovrebbero consentire il collegamento diretto tra piazza San Rocco e Marina Grande. L'idea non è certo nuova, comunque la notizia è stata commentata e stracommentata naturalmente in modo molto positivo da sindaco e assessori, ma diamo un'occhiata più da vicino.
  • Il progetto di cui sopra, -come si rileva direttamente dal B.U.R. della Regione Calabria n. 3 del 16.02.2007 ()- è stato incluso nel Programma Quadro "Emergenze Urbane e Territoriali - Programma riqualificazione e Recupero Centri Storici" finanziato con fondi direttamenter stanziati dal CIPE nel 2004.
  • Il Comune aveva partecipato a seguito di apposito bando pubblicato lo scorso anno, il quale, in sintesi, prevedeva finanziamenti per progetti finalizzati: alla conservazione, recupero, potenziamento e valorizzazione del patrimonio edilzio, architettonico e urbano dei centri storici; al miglioramento dei servizi per l'innalzamento della qualità della vita e a un nuovo utillizzo dei patrimoni immobiliari abbandonati, secondo un piano di riassetto e attrazione di nuove funzioni e attività.
  • "Tale secondo obiettivo..."-si legge nell'accordo-"mira esplicitamente alla opportunità di prevedere progetti di riuso riferiti a nuove opportunità di funzioni economiche riallocate all'interno dei Centri Storici, con conseguenti ricadute sociali in termini di miglioramento delle condizioni di vita nonché di sviluppo occupazionale."
  • Il bando riguardava due aree distinte: la locride e il resto della provincia reggina. Il totale di spesa per i progetti previsti (ben 25, costituiti da 75 interventi diversi) è di € 36.123.750,00, divisi in modo equo tra le due aree.
  • Con riferimento al progetto presentato dal Comune di Scilla, esso prevede il "Collegamento meccanizzato tra Scilla alta e Marina Grande". Importo € 2.440.000,00.
  • Così, sembrerebbe concretizzarsi un vecchio "pallino" di molti scillesi. Dico "sembrerebbe", perché sempre continuando a leggere l'accordo in questione, si scopre che altri € 300.000,00 (compresi in un fondo di riserva del 5% della somma complessivamente stanziata nell'ambito del programma, che è di € 42.250.000,00), sono stati destinati a:
  • "Scilla -Studio di fattibilità finalizzato a superare il problema del consgestionamento del traffico veicolare attraverso la realizzazione di un collegamento meccanizzato tra il quartiere di Marina Grande e il quartiere di S. Giorgio e la realizzazione nel quartiere S. Giorgio di un parcheggio e dei rispettivi collegamenti".
  • Forse mi sbaglierò, ma la domanda -magari supida- che mi viene in mente è: come è possibile finanziare un progetto con ben € 2.440.000, se non si è sicuri e certi di poterlo realizzare, considerato che, successivamente si ritiene necessario dover stanziare € 300.000,00 per capire se lo stesso progetto sia fattibile o meno? Misteri calabro-scigghitani!
  • Dando un'occhiata veloce agli interventi progettuali presentati dagli altri comuni:
  • A Siderno:Recupero e rifunzionamento dei piani terra delle strutture abitative poste lungo gli antichi percorsi del centro storico, da destinare a botteghe artigiane e commerciali.
  • A Bianco: Ristrutturazione ex ufficio del Registro per riuso biblioteca.
  • A Brancaleone:Restauro patrimonio artistico ambientale vecchia Brancaleone da adibire a botteghe artigiane.
  • A Cittanova: Intervento di specializzazione di alcune vie del centro storico attraverso il recupero, riuso, valorizzazione del patrimonio immobiliare inutilizzato pubblico e privato a fini produttivi, ovvero di promozione e localizzazione delle botteghe storiche e di tradizione nel centroi storico.
  • A San Giorgio Morgeto:Recupero del patrimonio immobiliare abbandonato mediante esproprio, demolizione e ricostruzione su area da destinare a spazio aperto d'uso pubblico, con sottostanti laboratori artigianali e recupero degli antichi mestieri. E ancora: esproprio di spazi privati abbandonati da destinare a uso pubblico o verde urbano.
  • A Sant'Alessio: Acquisizione, recupero e riuso di un frantoio e di un mulino ai fini di turismo didattico nell'ambito della rete dei mulini e dei frantoi della Vallata del Gallico.
  • A Delianuova e a Scido: Riqualificazione antico borgo San Francesco attraverso la ristrutturazione di immobili da destinare a ospitalità diffusa (centro storico).
  • A Bova: Ristrutturazione immobili da adibire a spazio polifunzionale per l'Accademia della Musica dei Greci di Calabria.
  • A Montebello: Riqualificazione centro storico e recupero ex casa comunale da adibire a Centro editoriale e multimediale dei Greci di Calabria.
  • Come si può notare, quelli in progetto negli altri paesi, sono tutti interventi volti al recupero e alla valorizzazione del patrimonio esistente, che verrà sfruttato a fini culturali, commerciali e per l'avvio di attività varie, che-se attuati correttamente-porteranno certamente notevoli benefici dal punto di vista turistico, sociale e, soprattutto, occupazionale ed economico. Inoltre, la spesa media (a conti fatti) per ciascuno di questi interventi è di gran lunga inferiore (circa 1/4) a quella destinata al progetto scillese.
  • Ma Scilla no, non ha bisogno di riqualificazione. A Scilla ci sono aree verdi; non ci sono fabbricati diruti e/o abbandonati da riadattare (chiedete agli studenti della facoltà di Architettura!). A Scilla abbiamo le biblioteche (se ben ricordo, doveva essere realizzata nei locali dell'ex macello ben dieci anni addietro). A Chianalea, più volte paragonata a Venezia, le attività economiche pullulano (non c'è mancu 'na putìa pi 'n mazzu 'i putrusinu!). A Scilla abbiamo già l'ospitalità diffusa (che fine ha fatto il progetto "Scilla Paese-Albergo"?). A Scilla abbiamo il museo (quello, di cui si è straparlato, delle arti marinare?). A Scilla esistono numerosi percorsi naturali (vedi Tremusa, Favazzina-Melia, ecc.), pieni di turisti (comu no!).
  • A Scilla, non ndi mmanca nenti 'i tutti 'sti cosi. Abbiamo solo il problema del traffico.
  • Lo risolviamo anche -ma non solo- con la realizzazione degli ascensori, nonostante sia noto che nei cassetti del Comune giacciono te o quattro (se non più) progetti per la realizzazione dei più svariati parcheggi (ne riferirò in altra circostanza).
  • Siamo sicuri che il gioco vale la candela?
  • A quanto pare sì, e ci si vanta pure: "A nui ndi resuru du' miliuni e menzu! Ah!Ah!". Siamo sicuri di poter realizzare un progetto -certamente ambizioso, ma molto dispendioso in termini di manutenzione, gestione e quant' altro- la cui fattibilità però è tutt'altro che sicura e -cosa più importante- i cui benefici economici sulla collettività (a parte l'aspetto "scenografico") saranno sicuramente minimi o trascurabili, per non dire nulli. Erunu megghiu ddui o tri parcheggi e navetti 'i cchhiù.
  • E così, mentre tutti gli altri hanno le loro ricadute (occupazionali, sociali, turistiche, economiche, ecc.), Scilla s'innalza (con i suoi ascensori). Sì, ma al massimo, ra Marina finu a nta piazza i San Roccu!

"PRODEZZE" SCIGGHITANE

  • Ancora aggiornamenti in questo febbraio curtu sì, ma ricchissimo di notizie.
  • In primis v'informo che nella giornata odierna hanno finalmente finito di asfaltare tri/quarti i paisi. Gli ultimi interventi hanno riguardato Via Roma (ch'era un pericolo vero) e, dulcis in fundo, la repubblica di Ieracari.
  • E fu così chi ora 'i strati su' cchiù lisci 'i nu bigliardu, tanto che, proporrei all'assessore allo sport di avanzare la candidatura del nostro Sciglio per i prossimi campionati nazionali. Sfido chiunque a lamentarsi.
  • Da parte mia, comunque, faccio semplicemente notare quanto segue.
  • Per la prima volta nella storia, questi lavori sono stati conclusi nel giro di tre giorni (e unu si firmaru pu malutempu). Bene.
  • Per la prima volta nella storia (o non è 'a prima?), i suddetti lavori sono stati eseguiti in modo diciamo così...originale. Non s'è fatto uso di segnali, bandiere, cartelli d'avvertimento e quant'altro. E già, a ben vedere avrebbero potuto provocare incidenti, distraendo i guidatori dalla loro litania di iastime varie, considerati i disagi.
  • I disagi, già, che dire? Nci cririti se vi ricu chi avanti passava il camion speciale tappa buche; subito a ruota, seguiva il rullo che passando e ripassando ha "stivato" la catrame; tre secondi dopo (e dico tre secondi, d'orologio), a collaudo, passau nu bellu camiu del peso di circa 3 tonnellate, chinu di sabbia. Risultato? Partenza da San Giorgio, ore 13:30; arrivo a Iaracari, ore 13:50, cu' circa 2 anni 'i saluti 'i menu e...qualche peccato in più!
  • Certamente è 'na cosa bona, non c'è dubbio, (veru Mariu? Ora po' 'nchianari a Iaracari senza mi spasci 'a machina) ma mi azzardo a scommettere che questo asfalto durerà meno...del governo Prodi!

19 febbraio 2007

M U N T A R O Z Z I ! ! !

  • PREMESSA: l'acqua potabile è tornata a scorrere nuovamente nelle nostre case. Un grazie particolare va a tutti gli operai che hanno lavorato in condizioni logistiche e ambientali a dir poco sfavorevoli.

  • Cari amici, nonostante il fatto che l'intero territorio comunale sia sottoposto a vincolo paesaggistico sin dal lontano (purtroppo) 1968 e nonostante la vigente legislazione (scusate il tecnicismo da 'bbucatu) sia sempre più attenta alle questioni ambientali (seppur a volte con molte esagerazioni, vedasi questione ecomostri), nel nostro beneamato Scigghiuzzu sembra che tale questione non di passa mancu pi l'anticamira ru ciriveddhu!
  • Ma comu mai? direte voi. Vengo e mi spiego.
  • Come già ben sapete, i lavori per l'adeguamento dell'autostrada "A3", famosa per le sue code, hanno comportato il vero e proprio sconvolgimento della parte di territorio comunale più a Est -lato Favazzina, per intenderci. Così che accade che l'occhio umano -anche il più orbigno, comu e mei- venga inevitabilmente attratto dalle montagne di terreno smuvutu e portato da una parte all'altra, onde (non chiddhi ru mari!) permettere la realizzazione di stradelle di servizio per i Signori dell'Anas e ditte associate, nonchè la modifica del tracciato attuale.
  • Faccio una breve digressione per dire che, ancora una volta, sempre gli stessi Signori, hanno apportato l'ennesima variazione al piano d'esproprio originario -chi camurrìa!- andando ad interessare terreni che erano rimasti incolumi dopo la prima stesura.
  • Vabbò, per evitare ulteriori acidiamenti di sangu, penso sia meglio rivolgere lo sguardo verso il mare.
  • Mariiaaaa! Nun l'avissi mai fattu! Dopo la mariggiata che ci ha colpito la sumana passata, la spiaggia ra Marina, così piena di trincee e muri di sabbia potrebbe contenere perfino l'attacco delle truppe Alleate, tipu Normandia.
  • Per sicurezza, ho chiesto in giro se non avessero approntato qualchi setti cinimatigrafico: vo' viriri -pinsaia- chio 'sta vota girunu nu film 'i verra? Invece no. Macchì, mancu 'na gara 'i motocross.
  • Niente di così bello. Sono solo le montagne di sabbia che -prima o poi- dovranno essiri smaltite, magari utilizzando i fondi di cui ho riferito nei post precedenti.
  • Non cuntenti di tutto questo smovimentu di terra, sintiti nu pocu che sorprisa mi sono ritruvato stamatina.
  • La discesa che porta al campo sportivo era vuota, vacanti, littiralmenti deserta! Chi fu? chi succiriu? Si rubbaru tutti i machini e nuddhu sintiu nenti?
  • Poi vardu megghiu: la strada è tutta rattata, peggiu di ddhu spicchiu 'i parmiggianu dopu la mangiata di cannarozzeddhi al sugo di maiali ra duminica di carnaluvari!
  • Votu l'occhi versu sutta e...non viru 'u campu sportivu. Mah! -pensu- sugnu jeu chi non viru, o stanotti succiriu 'u parapigghia e 'u campu si ndi calau a' 'Nunziata?
  • No, tranquilli, è sulu chi tuttu 'u furmagg...ohps... l'asfaltu rattatu ra stada è stato gentilmente accumulato in piccole muntagnole (puru ccà!), di color cinniri, sulla strada che costeggia la gradinata del campo.
  • Azz... ! Era ura mu 'sfaltunu stu bureddhu malandatu. Bene, bene, cumprimenti! Mi sentu nu pocu sullivatu.
  • Arrivato in paese, scopro che il solito viavai di mezzi pesanti tanto caro a noi iaracaroti, ha infettato puru San Giorgiu: oh camii! oh ruspi! oh butumeri! Tutti carrichi carrichi di....catrami!
  • Mi spuntò nu pinzeri: vo' viriri chi si pigghiaru 'u tempu e 'u cugghiru spiaggia spiaggia ropu ra mariggiata e ora ndu mentunu stradi stradi?
  • Fatto sta che tutte le traverse di Via Libertà sono state asfaltate a tempo di record, così come qualche altra viuzza che s'apprisintava cchiuttostu malandata.
  • Da questa vera e propria "ondata nera" è rimasta però immune -ancora una volta, miracolosamente- la Via Roma, lungo la quale i puzzetti svettano maestosi, sfidando ogni giorno... marmitti e coppi ill'ogghiu!
  • C'è una cosa che contraddistingue l'esecuzione -a dir pocu presciarola- di questi lavori: l'assoluta mancanza di segnaletica! Non dicu di preavvisu -pretendo forse troppo, anche se, nda tuttu 'u mundu civilizzatu (o prisuntu tali), i vigili fannu l'ordinanza almenu tri jorna avanti- ma quantu menu: 'i putivunu mentiri ddu' trianguli d'avvertimentu?
  • Ma chista, non è curpa ru Cumuni, perchè a mettere i signali avrebbe dovuto essiri la ditta che ha fatto i lavori. La quale però, disponeva solo di qualche metro di nastru plastificatu, che ha pensato di mettere 'na traversa sì e una no, a piaciri so'!
  • E, 'a vuliti sapiri l'urtima cu l'asu? Ho scritto a piaciri so', perché a quanto pare, al Comune nessuno tra assessori e tecnici è stato avvertito dell'esecuzione di questi biniritti lavuri!
  • Ma comu? S'aviti a fari lavuri a vostra casa, non vi mintiti d'accordu cu mastru pi quandu avi a viniri? O vi ndi iati e nci rassati 'a porta 'perta? Sarà una nuova misteriosa forma assunta dall'ospitalità scigghitana!
  • Cercu venia se mi sono sdillungato nonchè per lo sforgarizio personale. In compenso, in omaggio alla pacenzia di chi leggrà fin qui, vi lascio con un'ultima cunsidirazioni rimata:
  • 'U lavuru a ditta 'u fici,
  • fu cchiù veloci dilla luci.
  • Di catrami ndi inchiru,
  • quasi pirdiva lu rispiru.
  • Comu o' lampu, iau, i fretta
  • ma pa pava, avogghia u 'spetta!
  • Pa spiaggia 'i sordi li mandaru
  • ma li petri ddha ristaru!
  • Quant' è stranu 'u me paisi,
  • chinu sempri 'i 'sti sorprisi.
  • Eccu pirchì non è sintutu
  • si dimanda o cerca aiutu.
  • Vardu in giru, pi rinforzi
  • ma viru sulu muntarozzi!

16 febbraio 2007

BUTTATI A MARE I VECCHI CASSONETTI

  • In questo periodo così denso di male novità, ce n'è una che forse può essere considerata positiva.
  • Il nostro bel comunello, in attuazione di una apposita connvenzione stipulata nell'ottobre scorso, ha ricevuto dalla Regione Calabria un finanziamento di complessivi € 61.334,00 (come al solito, mi raccumandu non mi si sperdunu i 4 €!) per -cito testualmente- "interventi a favore dello sviluppo della raccolta differenziata -POR Calabria 2000/2006, Azione 1.7.a".
  • Di questa cifra, con decreto del 14.12.2006 è stata concessa una prima anticipazione di € 18.400,20 (vogghiu i 20 centesimi!).
  • Ah! menu mali! Era proprio quello che ci voleva, visto la varietà di materiale rimasto in giro dopo la fantastica mareggiata di tre iorna arretu.
  • Così, accanto a quelli di recente impianto per la raccolta di scarpe e vestiti, potremo vedere finalmente nuovi (?) raccoglitori per vetro, carta, plastica e affini.
  • Scrivo "nuovi (?)" perché anche qualche anno fa erano apparse le cosiddette "campane", il cui rinescito pero è stato piuttosto, come dire, nullo!
  • Si spera che stavolta il senso civico degli scigghitani abbia qualche lampodi lucidità in più, così da sfruttare questa ulteriore possibilità che ci viene offerta -mediante l'utilizzo di fondi europei- di comportarci da persone civili, come -già da parecchi anni- accade nel resto d'Italia e d'Europa.
  • E i vecchi cassonetti? 'I ittammu già a mari!


P.S. 1: Ma pirchì i commenti alle foto della mariggiata li hanno fatti solo dalla 'Merica e limitrofi?

P.S. 2: l'acqua (potabile) è ancora latitante. Pare si sia data alla macchia (o sarebbe più giusto dire alla goccia), Tremusa Tremusa. Speriamu mi trova a strata giusta e mi cala p'abbasciu 'n'atra vota!

















14 febbraio 2007

CURNUTI E BASTUNIATI!

  • E' notorio che a Scilla, ogni volta che si scatena, il malotempo è foriero di novità (per lo più spiacevoli).
  • Detto già della mareggiata e della relativa emergenza, all'acqua e al vento non poteva non accompagnarsi una bella frana! Ih, chi novità! Per la serie le risgrazie non vengono mai soligne.
  • Solo che, stavolta, cu tuttu 'u largu ch'aviva aundi mi cari, lo smottamento ha interessato giustu giustu l'acquidottu di Tremusa, cioè quello che fornisci tri /quarti se non tuttu 'u paisi. Se la marina piange, la montagna non ride!
  • Risultato: un buon tratto della condotta è stato danneggiato, con la conseguente necessità d'intervento da parte di operai, idraulici e tecnici del Comune e l'altrettanto conseguente interruzione dell'erogazione idrica.
  • Fu così che gli scigghitani si sono ritrovati per strada a bandiare, cu pagghiola, bai e buttigghi. Qualcuno ha pensato bene di caricarsi nel bagagliaio della macchina direttamente il serbatoio che aveva in terrazza o in cantina e andare a ..prosciugare la prima fontanella pubblica trovata libera.
  • Poi, all'orizzonte si è stagliato nu camiu dalle sembianze ben note, accolto al liberatorio grido di:L'AUITOBOTTI, L'AUTOBOTTI!!! E, tra bbuci e cumeddie varie, è partita la gara (100 metri, tipu Mennea e so' tempi) a cu 'mpuzza prima!
  • Comunque, anche le risgrazie serbunu.
  • Doviti infatti sapiri, cari amici cumpaisani e non, che un buon chilometro di condotta -realizzata dalla Cassa del Mezzogiorno una cinquantinaio di anni arretu e poi soggetta a numerosi interventi di manutenzione e sostituzione- è ancora -sintiti, sintiti- in ETERNIT (detto, in dialettu anche tirnìti), materiale notoriamente costituito da amianto.
  • Ma comu? Da 'na bona chindicina d'anni non si è fatto altro che parlare del rischio amianto (tanto che questo materiale è stato letteralmente bandito dal campo delle costruzioni) e nui, 'ntelligentuni scigghitani, ndi tinimu ancora l'acquedottu in eternit!
  • Ad onor del vero, per onestà e per non creare allarmismi ingiustificati, occorre dire che l'amianto diventa estremamente pericoloso se la struttura presenta delle crepe, delle fessurazioni (anche minime) o rotture. Solo in tal caso, infatti, le cellule del materiale -sotto forma di spore o pulviscolo- si disperdono facilmente nell'aria, con le possibili spiacevoli conseguenze che questo può comportare (anche a chilometri di distanza). Se invece il materiale è integro o comunque in buono stato, può essere tenuto sotto controllo mediante l'uso di apposite vernici speciali che svolgono una funzione incapsulatrice delle predette polveri, impedendone la loro dispersione.
  • Fatto sta che, a scanso d'equivoci, considerato il particolare ed essenziale utilizzo della condotta idrica, nonché il fatto che essa è interrata a una profondità media di circa 2 mt., sarebbe bene che si approfittasse della circostanza per provvedere, oltre alla riparazione nel punto danneggiato, alla totale sostituizione dell'intero tratto ancora in eternit.
  • Se non in salute, ne guadegneremo tutti in serenità. Se questo accadrà, non dovremo ringraziare altri che...'u malutempu: biniritta ddha frana! Se la vecchia condotta non verrà sostituita, resteremo con un residuato post-bellico e la preoccupazione che a lungo andare....
  • Così, dopo un'abbuffata di acqua di mare -chi ancora le case di Chianalea grirunu "Basta!", siamo rimasti senz'acqua potabile. Pacenzia, è a Natura ....(ognuno è libero di aggiungere l'aggettivo che vuole), chi si pigghiau spassu. Fattu sta, chi ristammu pi ddaveru curnuti e bastuniati!

CHIDDHU CH'E' 'U MEI, MU PIGGHIU!

  • E' arrivata! L'aspettavamo tutti per la fine di dicembre dello scorso anno e invece lei si è presentata con ben un mese e mezzo di ritardo. 'A MAREGGIATA!
  • E' stata una vera iornata di malutempuni, con vento forte, mare con onde a tre piani, il tutto guarnito con spruzzatine di nivi squagghiata che sgargiava la facci.
  • E' da ieri che in paese è un continuo andare avanti e indietro di Vigili del Fuoco, Polizia, ecc. Effettivamente la situazione è stata un po' delicata, considerato che -secondo fonti giornalistiche- a Chianalea è stato necessario evacuare due abitazioni.
  • Stamattina, allungando il collo per un attimo oltre lo 'ffacciaturi, mi si è presentato un panorama ben noto: la via Marina china china di sabbia, petri e 'mmazzacani, finu a sutta e scoli; 'a spiaggia china di...tutto!
  • Ironia della sorte, proprio il 28 dicembre scorso la Regione Calabria con apposito decreto -pubblicato il 7 u.s.-aveva concesso un contributo (naturalmente non richiesto dal Comune di Scilla) di € 2.622 (complimenti per la precisione o' ragiuneri ra Regioni! Mi raccumandu i ddu' euri), quale anticipo per la stagione 2007. Sempre per la precisione, è bene ricordare che tale contributo, per l'anno 2005 è stato di € 5.700, mentre per il 2006 si è scesi a € 2.850.
  • Domanda: per cosa sono stati utilizzati questi soldi, visto che -a memoria, ma potrei sbagliarmi- di pulizia della spiaggia se n'è vista ben poca? I proprietari dei lidi potranno meglio confermare.
  • Alla luce degli eventi verificatisi però, una spiegazione sembra esserci. Sì, per una volta il Comune fu davveru priviggenti.
  • Infatti, loro sapevano che prima o poi -come ogni anno, d'altra parte-si sarebbe scatinato il tirribilio e che perciò, a fare pulizia ci avrebbe pensato il mare. Ergo, perché mai sprecare i soldi (non richiesti) che la Regione ha appositamente stanziato? E bravi!
  • Evidentemente i nostri ammnistratori conoscono bene un vecchio detto chianalioto, secondo il quale, il mare, rivolgendosi al marinaio che si apprestava a prendere il largo, dice:
    "Veni, veni, chi non ti fazzu nenti. Ma ricorditi: chiddhu ch'è 'u mei, mu pigghiu!"

11 febbraio 2007

CINEMA A PORTE CHIUSE

  • Mi ha fatto un certo effetto vedere una partita senza pubblico. Mi ha riportato alla mente uno storico Verona-Juventus di coppa campioni, disputato a spalti deserti circa 22 anni fa.
  • Oggi, come allora, ho avuto la sensazione di assistere a qualcosa di forzato. Si è giocato ugualmente, anche senza pubblico, perché lo spettacolo deve andare avanti; perché "perdere" un'altra settimana di tempo avrebbe comportato problemi nel trovare poi altre date libere in cui recuperare, considerato che il calendario internazionale è piuttosto fitto di appuntamenti.
  • E allora si è giocato. Qualche società (vedi Milan), ha fatto i salti mortali e in un paio di giorni ha recuperato un lassismo di anni, solo per accontentare i suoi tifosi, così che potessero vedere il nuovo arrivato Ronaldo.
  • Questo la dice lunga sul fatto che molte "parrasìe" e discorsi a vuoto fatti in questi giorni dai presidenti delle squadre, si sarebbero potuti certamente evitare, così come quello che è successo la settimana scorsa.
  • Se dobbiamo considerare il calcio uno spettacolo, è evidente che esso si svolge sul palcoscenico stadio. Ora, tutti sanno che se un teatro o un cinema -proprio per la loro particolare destinazione- non rispettano i requisiti di sicurezza previsti dalla legge, non possono essere aperti.
  • Senza andare troppo lontano, prendiamo ad esempio il caso Reggio Calabria. Ricordo che proprio per mancati adeguamenti alle nuove norme in materia, qualche anno fa è stato chiuso il cinema Margherita (oggi riconvertito ad altra attività).
  • Ricordo pure che il rinnovato teatro Cilea, seppur completamente ultimato nelle sue parti strutturali, è rimasto poi chiuso a lungo, in attesa che i vigili del fuoco certificassero secondo le norme il sipario tagliafuoco.
  • In ultimo, ricordo che solo fino a pochi anni fa, la Reggina ha potuto disputare le partite casalinghe allo stadio Granillo, solo grazie al fatto che l'allora sindaco Falcomatà si assunse la responsabilità in prima persona, poiché lo stesso stadio non rispettava i normali requisiti di sicurezzza.
  • Perciò, se dopo quello che è successo, s'intende veramente cambiare sistema, sarebbe stato logico non giocare in tutti quegli stadi non ancora a norma. Gli indubbi danni economici (nonostante la provvidenziale manna dei diritti televisivi) avrebbe certamente spinto i presidenti ad aprire gli occhi (che hanno tenuto chiusi per un bel po') e muoversi in maniera più celere per la definitiva regolarizzazione dei palcoscenici dove si esibiscono ogni domenica i loro giocatori, cosa che hanno dimostrato di saper fare, una volta messi con le spalle al muro e davanti alle loro responsabilità. Noi sportivi, saremmo senz'altro sopravvissuti lo stesso.
  • Disputare le partite a porte chiuse (escludendo il caso particolare di Messina-Catania, perché il San Filippo sarebbe stato già a norma), non ha giovato e non giova a nessuno: ai presidenti perché non guadagnano quanto potrebbero; ai tifosi e agli sportivi perché privati di qualcosa cui hanno diritto; agli stessi giocatori, che si sono impegnati come gli attori quando fanno le prove, davanti a file di sedie vuote.
  • Sì, è stato proprio come aver proiettato un film -in qualche caso anche bello- ma in un cinema vuoto.

04 febbraio 2007

ODIO IGNORANTE

  • E' difficile trovare parole che possano commentare ciò che è accaduto venrdì sera. Tutti, giornali, radio, TV, siti internet, ecc., ci riversano addosso fiumi di parole, analisi psicologiche e sociali, per cercare di trovare una spiegazione. Ahimè, una spiegazione non c'è.
  • Non si può spiegare l'odio gratuito, immotivato. Non si può spiegare perché dei ragazzi normali -se ancora questa parola ha un senso- appena varcati i cancelli di uno stadio, si annullino completamente l'un l'altro, diventando una massa indistinta, irrazionale, selvaggia, pronta solo a fare del male in nome di.....di cosa?
  • "Qua dentro..." -lo stadio-"...comandiamo noi! Non succede niente che noi non vogliamo!".Questo dice uno dei "capi" ultras.
  • Cerchi di dimostrare il tuo "potere" colpendo o i tuoi "simili", come fanno gli animali oppure contro qualsiasi forma di potere vero, sia esso rappresentato da poliziotti o carabinieri.
  • "Capo"? Chi ti ha eletto? Quale diritto hai di comandare? Chi ti ha dato questa autorità? Nessuno, solo l'ignoranza!
  • Appena uscito da quel luogo, da quelle gradinate dove salti come un pazzo invasato, ridiventi nessuno. Annulli la tua persona, rifugiandoti nella massa, istigando gli altri, mandandoli avanti per coprire la tua vigliaccheria. E loro, stupidamente, col cervello annebbiato, eseguono.
  • Chi siano questi "capi" autoproclamati, le società calcistiche lo sanno benissimo. Allora mi domando: perché è così difficile tenerli sotto controllo? Forse la risposta è una sola: perché non lo si vuole fare!
  • Vorrei andare a vedere una partita come al cinema o in teatro, solo per trascorrere un paio d'ore in allegria e divertirmi. Non per dovermi guardare attorno, non sapendo cosa abbia in mente il "tifoso" del posto accanto.
  • Vorrei andare allo stadio a cantare, applaudire e sostenere la squadra del cuore, senza tornare a casa letteralmente "impregnato" di fumo, addirittura col rischio di passare per spacciatori, come è succeso a qualche mio amico.Vorrei, già, vorrei. Per adesso però, sembra proprio che questo nel calcio italiano non sia possibile.
  • Allora, preferisco coltivare la mia passione per quello che è, oramai da 25 anni il mio SPORT preferito. Questa notte andrò dall'altra parte dell'oceano, per assistere allo spettacolo finale di questa stagione del football americano: il XLI Superbowl, tra Indianapolis Colts e Chicaco Bears!

  • QUI ITALIA: http://www.calciocatania.it/; http://www.calciocatania.com/; http://www.freeonline.org/gratis/s-28928/Ultras%20Catania



23 gennaio 2007

GLI ECOMOSTRI, IL...MAMAO DEL NUOVO MILLENNIO

  • Da qualche giorno, su giornali e tv varie, non sento parlare d'altro: gli ecomostri!
  • Per fortuna (?) ho una certa età e quindi 'sti paroluni non mi fanno 'mprissione. Ma se fussi statu nu picciriddhu mi sarei veramente preso di schianto!
  • Ma torniamo, anzi, torno seriu.
  • Tutto è iniziato con l'avvio delle operazioni di abbattimento dell'ecomostro di Copanello. Era nu palazzuni "disteso" sulla costa rocciosa che degrada verso il mare. A guardarlo da lontano non era poi così brutto, considerato che era stato costruito con "l'accortezza" di limitare l'altezza di ogni piano a una sola elevazione, seguendo l'andamento a terrazze del terreno. L'unica cosa esagerata è che queste terrazze (o "lenze", in scigghitano) erano forse più di una decina, con la spiacevole conseguenza che il tutto dava leggermente nell'occhio! E va bo' direte voi, una vergogna in meno. Mi domando e dico: dov'era il comune -o chi altri avrebbe dovuto vigilare- durante l'esecuzione dei lavori? Quello non è "nu fungiu" che nasce così, ra sira a' matina! Eppure....
  • La notizia però che mi ha lasciato allibito è stata un'altra (come riportato nella homepage del sito): anche a Scilla si procederà all'abbattimento di un ecomostro!
  • Ora, va bo' che siamo stati da sempre abituati a sentire la storia di Scilla, del mostro a sei testi chi si mangiava i marinai, Ulisse, le Sirene, ecc. e quindi qualcuno si sia fatto suggestionare.
  • Si viene invece a scoprire che l'ecomostro che sarà raso al suolo, con tanto di bonifica dell'area (pigghilu!), è lo storico "Scoglio d'Ulisse".






Per capirci: avete presente quando si arriva al porto, dopo la galleria? Sulla sinistra, ci sono dei ruderi oramai in stato di abbandono da decenni, che hanno subito danneggiamenti fin dalla mareggiata del 1979-80 e seguenti.


  • Senti senti, questa zona è area militare, competenza della capitaneria di porto di Reggio Calabria in quanto inserita nell'ambito portuale. Ecco perché si spiegano tante cose.
  1. Anni addietro, sul posto esisteva un locale commerciale molto frequentato da tutti, scillesi e non.

  2. Qualche anno fa qualcuno aveva avuto la brillante idea di ripristinare questo locale e, sfruttando la sua particolarissima posizione, farne un ritrovo veramente caratteristico. Questa idea però non si è mai potuta concretizzare. Indovinate un po' chi ha avanzato riserve legate alla sicurezza della navigazione,ecc.? La capitaneria di porto.

  3. Negli anni passati, il Genio Civile opere marittime -sempre per conto della capitaneria- ha eseguito diversi interventi di manutenzione della galleria sotto il castello e di una parte del muro di protezione del porto, lasciando -a dire il vero- l'opera incompiuta, e in balia delle....galline!, per la consueta tiritera della limitatezza delle risorse (e quandu mai!). Di questo rudere, nessuno si accorse. Niente, come se non esistesse.

  4. Un paio di mesi fa, è venuta fuori la notizia che -finalmente!- sembra si siano smosse le acque (del mare!) in merito alla famosa ed annosa questione dell'allungamento del molo foraneo del porto, a protezione dell'intero quartiere di Chianalea -fino all'Annunziata (chiesa di San Giuseppe). Vedi, in proposito, gli studi sulle correnti marine di cui aveva riferito anche il nostro malanovissimo sito. Anche in questa occasione però, nessuno ha fatto caso al mostro, che ha continuato a dormire sonni beati.
  • Poi, una bella mattina, veniamo informati che a Scilla è stato scoperta l'esistenza dell'ecomostro "Scoglio d'Ulisse" e che la sua definitiva demolizione è stata approvata dal Ministero, unitamente a quella di altre otto opere del malingegno moderno.
  • A dire il vero, l'intero sito denota in modo più che evidente la sua fatiscenza, con i rischi che tale stato di fatto comporta: primo fra tutti l'incolumità pubblica; secondo fra tutti, le condizioni precarie igienico-sanitarie. Di conseguenza, la demolizione e la bonifica sono interventi necessari e improrogabili.
  • Ma se lo Scoglio è ridotto in queste condizioni, ciò è dovuto principalmente all'inerzia dovuta a un'incomprensibile paralisi burocratica -figlia di una miriade di passaggi di competenze- di chi avrebbe dovuto prendersi cura di un bene di sua esclusiva proprietà: lo Stato.
  • Se davvero di ecomostri vogliamo parlare:
  • diamo un'occhiata alle case sull'acqua di Chianalea, alla cui disarmonicità architettonica nessuna soprintendenza potrà mai porre riparo;
  • diamo un'occhiata al proliferare di scali d'alaggio....a domicilio;
  • diamo un'occhiata a quel fulgido esempio di architettura moderna -palazzo multipiano, con ampia terrazza sostenuta da bracci metallici tipo Shuttle -che è possibile ammirare sempre a Chianalea, località Annunziata- giusto in prossimità di un monumento nazionale.
  • Mali dovuti a mancanza di controllo urbanistico del territorio e di adeguati strumenti regolatori (vedi piani di recupero oramai datati e da aggiornare o piani di spiaggia la cui ridefinizione è stata sempre rimandata per chissà quali particolari, quanto incomprensibili, ragioni).
  • Perciò adesso, coloro che per decenni si sono tappati occhi ed orecchie, per non vedere e nemmeno sentire le lamentele che pure, più di una volta, si sono manifestate al riguardo, è inutile che fingano di ergersi a paladini dell'ambiente, agitando lo spettro del....mamao!
  • Sono proprio loro che hanno contribuito ad "allevare" e far crescere queste creature che no, non fanno paura, fanno solo rivoltare lo stomaco.
  • L'unico mostro di cui ha paura la gente comune è quell'infernale creatura chiamata burocrazia e non certamente il mamao. Al mamao non credono più nemmeno i bambini.

18 gennaio 2007

I CALABRISI

  • Stamattina, ancora mezzo addormentato, mi capita tra le mani un foglietto. Lo leggo piano, assaporando e quasi metabolizzando ogni parola. Arrivo alla fine e sono completamente sveglio, gli occhi aperti su un nuovo giorno della vita reale. La vita di e da calabrese.
  • Quando fu il giorno della Calabria...
  • di Leonida Repaci
  • Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15.000 kmq di argilla verde con riflessi viola.
    Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti a! massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all'opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
  • Diede alla Sila il pino, all'Aspromonte l'ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l'olio, a Ciro il vino, a Rosarno l'arancio, a Nicotera il fico d'India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all'Amendolea le cicale, al Crati l'acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l'oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all'altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all'onda il riflesso del sole.
  • Diede a Cosenza l'Accademia, a Tropea il vescovo, a San Giovanni in Fiore il telaio a mano, a Catanzaro il damasco, ad Antonimina il fango medicante, ad Agnana la lignite, a Bivongi le acque sante, a Pazzano la pirite, a Galatro il solfato, a Villa San Giovanni la seta greggia, a Belmonte il marmo verde...
    ...Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l'inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l'estate il sole, per l'autunno il sole.
  • A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l'uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d'India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l'arancia.
    Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl'infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate.
  • Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l'acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.
  • Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza, in cui entrava il compiacimento del creatore verso il capolavoro raggiunto.
  • Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, le fiumare, le alluvioni, la peronospora, la siccità, la mosca olearia, l'analfabetismo, il punto d'onore, la gelosia, l'onorata società, la vendetta, l'omertà, la violenza, la falsa testimonianza, la miseria, l'emigrazione. Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l'acqua, la luce, l'ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse i! bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio. E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno mentre si svegliava il Signore.
  • Quando, aperti gli occhi, poté abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creatura prediletta, Dio scaraventò con un gesto di collera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi, lentamente rasserenandosi, disse: "Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l'ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. Utta a fa juornu c'a notti è fatta".
  • Una notte che già contiene l'albore del giorno.
  • ...volle il mare sempre viola...
  • ... diede... all'onda il riflesso del sole...
  • Leonida Repaci nato a Palmi il 23/4/1898, è morto a Roma nel 1985.
  • Scrittore, poeta e animatore culturale fu il fondatore del "Premio Viareggio". La sua opera più importante è "Storia dei fratelli Rupe". Scrisse inoltre: "Taccuino segreto ", "II sud è morto", "Francesco Cilea", ed altre opere. Porta il suo nome " La Casa della Cultura " uno dei centri culturali oggi fra i più attivi in Calabria, realizzato a Palmi, in un'accogliente e funzionale struttura, immersa nel verde alla periferia della città.

16 gennaio 2007

REGGIOMESSINA

  • Come penso tutti sappiate, lunedi scorso un aliscafo partito da Reggio è stato quasi tagliato in due da una nave portacontainer. Purtroppo sono decedute quattro persone -tutte membri dell'equipaggio- e ci sono stati una novantina di feriti, dei quali -per fortuna- moltissimi già sono ritornati a casa.
    Superato il momento della tragedia, vi sono degli aspetti che leggendo i giornali, hanno attirato la mia ttenzione:

  • LA STATISTICA. Certo l'incidente è stato il più grave dal punto di vista del "prezzo" in vite umane. Non è comunque la prima volta che nel braccio di mare che ci separa dalla Sicilia (sì, perchè se ci fate caso, noi siamo più siciliani che calabresi), si verificano simili episodi. Ve ne sono stati ben 45 (compreso quello di lunedi scorso) in 50 anni, cioè poco meno di uno all'anno! Se consideriamo l'enorme traffico "smaltito" dallo Stretto ogni anno, non sono poi nemmeno tanti. Sì, sono pur sempre statistiche, ma servono a dare un quadro generale al momento in cui devono essere prese delle decisioni.

  • LA SICUREZZA. E' quello di cui maggiormente si parla. Sono state aperte quattro o cinque inchieste per capire quale era la rotta delle imbarcazioni coinvolte e di quelle che transitavano nei paraggi al momento dell'incidente. Oltre all'aliscafo e alla portacontainer, vi era anche una nave della Caronte, la "Zancle", che però pare fosse già lontana dal punto dell'impatto, diretta verso Villa San Giovanni (come dimostrerebbero i dati in possesso della stessa società).
    A questo punto, la prima cosa fatta è stata quella di visionare i tracciati delle rotte delle due navi. E qui -nonostante la tragedia- cominciano a venir fuori gli aspetti tragicomici della vicenda.
    E' certo che l'aliscafo non fosse dotato di apparecchiatura in grado di registrare i suoi movimenti e, se anche l'avesse avuta, sarebbe andata comunque distrutta a seguito dell'impatto che ha devastato proprio la plancia di comando. L'unica ad essere in grado di fornire elementi certi è la portacontainer.
    Ci sarebbero anche i dati che avrebbe dovuto fornire un'apposita stazione ubicata sulla collina che domina il porto di Messina, località "Giostra".
    Se non che, si è scoperto che questa stazione, realizzata negli anni '90 e dotata di apparecchiatura all'avanguardia all'epoca della sua costruzione, aveva chiuso i battenti alle ore 17:00, cioè appena 53 minuti prima dell'incidente! Sembra infatti che, non potendo contare sulle moderne tecnologie in quanto mai aggiornate, questa postazione viene utilizzata solo ed esclusivamente alla stegua di una scuola di specializzaziione in cui gli allievi possono fare pratica. Pertanto, essa rimane aperta tutto il giorno solo una volta a settimana (se non ricordo male, il giovedi), mentre nei restanti giorni, chiude i battenti alle 17:00 in punto!
    E allora, per sdrammatizzare con una battuta, mi sa che se dovremo andare a Messina, sarà meglio andarci di mattina e poi tornare indietro prima delle 17:00.
    Qualcuno, come sempre, ha già cominciato a speculare sopra la tragedia. Il succo è: visto che la sicurezza della navigazione è piena di lacune, cosa si aspetta a costruire il ponte sullo Stretto?
    Beh, se i numeri servono a qualcosa e se non sbaglio, mi sa che sulle strade (ponti compresi), c'è più di un incidente all'anno!

  • LE INDAGINI: Dalle prime indiscrezioni (tutte da confermare), sembrerebbe che la portacontainer abbia ridotto sensibilmente la sua velocità al fine di evitare lo scontro, arrivando fino a 2 nodi/ora. L'aliscafo invece, lasciata passare la Zancle, ha mantenuto una velocità costante -superiore ai 20 nodi/ora.
    Tutti coloro che conoscevano il comandante dell'aliscafo, sono concordi nell'affermare che aveva troppa esperienza per incorrere in un errore del genere, tenendo presenti che le condizioni meteo-marine erano pressochè perfette.
    Da un'esame visivo del relitto dell'aliscafo, si vede che è stato centrato in pieno, all'altezza del ponte di comando, che è stato completamente distrutto. Non vi sono segni di "strisciamento" lungo tutto il resto della fiancata dell'aliscafo, indice -secondo gli esperti- che il natante fosse quasi completamente fermo! Se così fosse, ciò significherebbe che il mezzo abbia avuto un'avaria improvvisa ai motori. E' quello che dovranno chiarire le perizie che saranno effettuate dai numerosi tecnici incaricati.

  • REGGIOMESSINA: Tante volte, parlando dei nostri dirimpettai peloritani, l'abbiamo fatto con scherno, a mo' di sfottò, soprattutto in ambito calcistico. E loro hanno fatto altrettanto nei nostri confronti.
    In realtà, le città dello Stretto hanno dimostrato ancora una volta di essere unite più che mai, soprattutto in occasioni del genere. Forte, puntuale e totale è stata la mobilitazione di tutti coloro che hanno prestato soccorso dalla sponda calabra. Tempestiva e decisa l'azione comune delle due procure e delle due capitanerie di porto interessate da questo triste episodio, che hanno agito per il bene di tutti infischiandosene -molto giustamente- di andare a verificare di chi fosse la competenza prevista dalla legge. Concorde, infine, la decisione dei sindaci delle due città di proclamare il lutto cittadino in occasione dei funerali delle vittime.
    Mai, come questa volta possiamo dire che anche se fisicamente sono separate -Reggio da una parte, Messina dall'altra- a parte le tradizionali sfide campanilistiche, nel cuore e nell'animo di tutti noi calabresi e siciliani delle due sponde, in riva allo Stretto vi è una sola grande città: REGGIOMESSINA.

25 dicembre 2006

AFRICA NIRA BLUES

Africa nira, Africa nira,
terra di suli e di spazi ‘perti,
tuttu a la storta a tia ti gira,
luntana si’, oltri mari e deserti.
Africa nira, Africa nira,
terra ‘sì grandi, cusì serbaggia,
aundi pisanti è l’aria chi tira,
c’è disperazioni e tanta raggia.
Africa nira, Africa nira,
terra ‘sì china d’umana ricchizza,
tu chi pigghiata fusti di mira,
ciristi viatu pa to’ debulizza.
Africa nira, Africa nira,
terra ch’è ‘a culla ra civiltà,
senza cchiù sciatu, chianu suspira,
‘chì fu ‘bbandunata dall’umanità.

Africa nira, Africa nira,
terra malata, su’ pocu li sani,
povira genti chi di fami grira
e mori, sì ma cu mitra nte mani.

Africa nira, Africa nira,
terra pricchia di acqua e di sciuri
'u generali o’ cumandu aspira,
ra so’ stessa genti è dittaturi.
Africa nira, Africa nira,
terra di pisti, di stritti sinteri,
cu l’occhi schiantati ognunu s’aggira,
‘ill’ennesima verra si fui tutti a peri.
Africa nira, Africa nira,
terra oggetto di vani cunquisti,
mamma d’atleti ch’ u mundu ammira,
‘i torti ru mundu tu li subisti.
Africa nira, Africa nira,
terra da sempri umana tragedia,
senza mercatu no, non attira
tutti lu sannu ma nuddhu rimedia.

Africa nira, Africa nira,
terra ch’è ancora in cerca di pani,
spirduta genti chi di fami grira
e mori, sì, ma cu mitra nte mani.

Africa nira, Africa nira,
terra di zebri, ghepardi e giraffi,
aundi ‘u liuni all’umbra si stira,
su tutti regna, ddhiccandusi ‘i baffi.
Africa nira, Africa nira,
terra ch’è casa di sofferenza,
mandamu aiuti e ‘ncacchi lira,
tinimu a bada la nostra cuscenza.
Africa nira, Africa nira,
terra ch’è ‘n puzzu, sì senza fundu
pu riccu ‘mbrugghiuni –comu si fira?-
chi ad arti ti chiama ancor Terzu Mundu.
Africa nira, Africa nira,
terra chi cerchi simenza e cuncimi,
ch’aspetti mi cangia stu ventu chi spira,
‘u iornu ch’i terzi sarannu li primi.

Africa nira, Africa nira,
terra ‘i tribù e di saggi sciamani,
povira genti chi di fami grira
e mori, sì ma cu mitra nte mani.

Africa nira, Africa nira,
terra di virdi quasi spugghiata,
si’ comu a ‘na candila di cira,
chi chianu si stuta, tutta squagghiata.
Africa nira, Africa nira,
terra mischina, subisti ‘n dispettu:
li to’ mari figghi, quandu fa sira,
mancu la pagghia hannu pi lettu.
Africa nira, Africa nira,
terra sberleffu ra "gran società",
ma cu ti rispetta, certu s’adira
‘chì ra to’ genti sa la dignità.
Africa nira, Africa nira,
terra da Diu ‘sì mal trattata
pirchì ‘a genti chi ccà sa tira
sappia ch’è stata assai furtunata.

Africa nira, Africa nira,
terra i cu’ campa peggiu ri cani,
spirduta genti chi mancu cchiù grira,
'chì di fami mori, cu mitra nte mani.

    24 dicembre 2006

    BUON NATALE

    In una fredda notte stellata
    ov'è silente, fiduciosa l'attesa,
    una speranza è nel caldo riflesso
    della debole luce d'una fiaccola accesa.

    Poi in una grotta a stento scaldata,
    quel silenzio di speme è rotto d'incanto:
    povero e nudo un bimbo v'è nato,
    segno di vita, gioioso è il suo pianto.

    E quella notte nel tempo lontana,
    in cui venne al mondo Gesù Bambino,
    ancor si ricorda 'ché per noi rinasce
    colui ch'è la luce del nostro cammino.

    In questa notte di festa e speranza,
    di gioia pura nel senso più vero,
    quest'augurio di buon Natale,
    giunga agli amici e al mondo intero.

      05 novembre 2006

      FUMO NEL VENTO

      • E' ancora estate e l'aria della notte
      • entra silenziosa nella stanza,
      • con il vento lieve, leggera avanza.
      • E portato dal vento all'orecchio mi giunge
      • l'eco sinistro di uno scoppio improvviso:
      • un colpo forte, come un pugno, preciso.
      • Una colonna di fumo in alto si alza
      • da una strada in paese, poco distante:
      • ma il danno è lieve, non è cosa importante.
      • No, niente paura né preoccupazione,
      • è solo un piccolo, isolato spavento
      • che nella notte si perde, come fumo nel vento.

      • Altri giorni, altre ore, la vita continua:
      • sì, c'è chi lavora e non si rassegna,
      • c'è chi cieco per l'odio a far male s'ingegna.
      • Così, dove riposano i giganti d'acciaio,
      • che strade e montagne modellan di giorno
      • di notte, qualcuno, ha levato di torno.
      • Tra le alte fiamme si contorcono, muti,
      • si piegano inermi, resiston per poco
      • alla calda morsa mortale del fuoco.
      • La loro forza e la loro potenza,
      • son di colpo svanite senza un lamento,
      • nella notte di perdon, come fumo nel vento.

      • Passano i giorni, la gente dimentica,
      • si scaccia il ricordo, si tocca legno,
      • come per allontanar un brutto sogno.
      • Ma ci pensa qualcuno a ricordarci
      • che quell'incubo che di notte ci assale
      • sì, fa male dirlo, è più che reale.
      • Delle nostre rinunce, di sogni e sacrifici
      • in modo subdolo, amaro, vigliacco,
      • i prepotenti e spavaldi ne fanno un bivacco.
      • Sdegno e poi confusione, bisogna reagire
      • dicono tutti, un coro, un commento
      • ma le parole si perdon, come fumo nel vento.

      • "Mai più guerra" dicon le Forze Armate,
      • combattuta in cielo, in terra e nel mare,
      • ma ahimè ‘sta guerra deve continuare.
      • Contro il diritto che diventa favore,
      • contro chi sfrutta l’indifferenza
      • e l'ignoranza, madre di prepotenza.
      • Tutti, di certo, ne siam consapevoli:
      • c'è chi ha famiglia, perciò si spaventa;
      • chi invece urla di rabbia e così si lamenta.
      • Un grido ch'è un attimo, lampo di sirena,
      • che tra i vetri rotti avanza lento,
      • mentre l'urlo si perde come fumo nel vento.

      28 ottobre 2006

      DEI GIOIELLI DELLA TECNICA E DI ... ALTRI GIOIELLI

      Proprio oggi ho letto su ''Gazzetta del Sud'', in un articolo firmato Pasquale Pellicone, che l'aula magna della facoltà di ingegneria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria ha ospitato un covegno dal titolo:''La nuova era delle comunicazioni multimediali su terminali mobili o del wireless''-senza fili per i non_english-. Tra gli interventi, quelli del preside della facoltà, prof. Morabito (qualcuno dei miei amici ingegneri -o quasi- lo conosce, esti i Villa): "E' un' innovazione di grande valore scientifico, ormai indispensabile per il progresso dell'industria". Caspita! Poi è stato il turno dell'ing. Antonio Iera, ordinario di Telecomunicazioni (sempre gli stessi amici ingegneri -o quasi- lo conosceranno di sicuro), che ha concluso il suo intervento così: "Ovunque ci si trovi, basta avere un cellulare o un pc per raggiungere ogni angolo del mondo". Caspita! A chiudere i lavori, il prof. Giorgio Franceschetti (i miei amici di cui sopra non lo conoscono), docente all'Università Federico II di Napoli, nonché autore premiato per la pubblicazione di un libro dal titolo lunghissimo che comunque parla delle applicazioni e del controllo dei collegamenti senza fili. Dice il prof. Franceschetti:"Il wireless ci vizia con le sue comodità..." ma (perché c'è sempre un ma) "...L'avvento del digitale ha però un prezzo. Le antenne che permettono la diffusione delle onde magnetiche hanno un impatto che deturpa l'ambiente e spaventa le persone. In molti, alla visione di quei "mostri" temono di ammalarsi. E' bene perciò fare chiarezza. In teoria, ma solo in teoria,l'esposizione al campo magnetico potrebbe essere cancerogena. I bambini, se irradiati, rischiano la leucemia. Ma la legge garantisce severe misure di controllo. Quindi non mi sento di definire il wireless pericoloso". Ah, meno male!

      Passano poche ore e ricevo una mail da mio cugino (grazie, Carmelo), con allegato un file il cui testo, ripropongo per intero.

      Necessitiamo: 1 uovo fresco 2 cellulari; 65 minuti per chiamare da un telefono all’altro (meglio se con un contratto che permetta le chiamate gratis tipo You and Me).
      Montiamo tutti gli elementi come nell’immagine sottostante

      (foto n° 1):








      Iniziamo la chiamata tra i due cellulari e laportiamo avanti per circa 65 minuti...
      I primi 15 minuti non succede nulla......
      a 25 minuti l’uovo comincia a scaldarsi.... a
      45 minuti è molto caldo..... e
      a 65 minuti è cotto! (foto n° 2)


      Conclusioni: le radiazioni emesse per i cellulari sono capaci di modificare le proteine dell’uovo... immaginate quello che può accadere alle proteine del nostro cervello quando abusiamo del cellulare e non cambiamo orecchio ogni 5 minuti. Immaginate cosa può succedere alle proteine dei vostri genitali quando tenete il telefono in tasca e parlate con l’auricolare sicuri di stare preservando il cervello. MINCHIA!


      Caro prof. Franceschetti, dopo aver letto (e anche visto) i risultati dell'esperimento scientifico, dal...basso delle mie modeste conoscenze in campo fisico (ai miei tempi, nell'esame di fisica diciamo che il professore è stato molto...comprensivo poiché ero "reduce" dal servizio militare), visto che la prova pratica ha contraddetto la teoria, cioè, comu riciva me nonnu:"' 'A pratica rumpi 'a grammatica", a preoccuparmi non è la sorte di quei gioielli della tecnica moderna che sono le antenne, bensì la sorte di altri...gioielli, molto più preziosi e indispensabili.


      01 ottobre 2006

      A RRIGGIU

      • Mi truvava aieri a Rriggiu,
      • in pienu centru, oh chi misteru!
      • Sì, chì ‘i Roma pari peggiu,
      • puru senza ‘n Ministeru.
      • Nta ‘stu paisi sbinturatu,
      • ch’i città pari ‘na speci,
      • ogni purtusu era ‘ntasatu,
      • ma eran circa…quasi ‘i reci.
      • Vardu avanti, in luntananza,
      • c’è ‘na machina chi sbanda:
      • non v’è dubbiu di faglianza,
      • è l’onnipresenti Panda!
      • Sugnu arretu, è longa ‘a fila,
      • centu metri nta menz’ura
      • e cu’ poti si la spila,
      • tagghia dalla ‘ccurciatura.
      • Cusì recupiru ‘u svantaggiu,
      • a pocu a pocu m’avvicinu.
      • Sugnu calmu, non m’arraggiu,
      • di pacenzia sugnu chinu.
      • Viru ‘a Panda ch’è guidata
      • da ‘na ‘gnura di bon pisu,
      • chi ri pulici è pigghiata,
      • nisciu paccia all’improvvisu.
      • Nto sedili non sta’ para,
      • mentr’ ‘a ggenti arretu ‘spetta,
      • si vota e gira, oh sciumara!
      • comu a ‘na cutuletta.
      • Ieu ‘a viru ru specchiettu
      • e non mi teni la natura
      • sì, ‘u sacciu, è un me’ difettu,
      • già mi smovi ‘a nerbatura.
      • Schiccia, ferma, poi riparti,
      • par’ ch’ ‘a Panda avi ‘a tussi
      • e a sparti, non cuntenta,
      • blocca puru l’autobussi.
      • Varda supra e varda sutta,
      • non si sapi chi pirdiu
      • e poi nta facci quant’ è brutta!
      • fatti ‘i latu, Santu Diu!
      • E’ propriu ‘na mala iurnata
      • pi cu’ è arretu di ‘sta Panda:
      • sentu allur ‘na gran sunata,
      • nu cuncertu senza banda!
      • Ma poi si cheta, ‘a prisuntusa,
      • ‘u so’ pulicìu sbenta,
      • com’ ‘i ‘na figghia dispittusa
      • quandu ‘a mamma l’accuntenta.
      • ‘N saccu ‘i traficu pi nenti
      • e infin la ‘gnura vulinteri,
      • surda a tutti li lamenti,
      • si cacciau a menz’ e’ peri.
      • ‘A scustumata si ndi iau
      • e di nenti fici finta,
      • mancu scusa ndi circau,
      • facci tosta, brutta e tinta!

      23 settembre 2006

      E A TYSON ….NCI RUMPIRU I DENTI!









      Cari amici, come volevasi dimostrare, è successo quello che tutti temevano: a Tyson, nci rumpiru i denti!
      I risultati sono sotto i vostri occhi.















      Ricordate i "cotti" che ricoprono da qualche mese le ex aiuole della Via Marina, simili alla dentatura del famoso pugile, di cui avevamo parlato prima dell’estate?
      A pochi mesi di distanza, un buon numero di essi è ridotto letteralmente…a pezzi!
      Come potete vedere direttamente dalle foto, qualche solito ‘ntelligente (e dalle nostre parti abbondano) ha pensato bene di testare a modo suo la tenuta del cemento, nonché le caratteristiche di resistenza del laterizio in questione.
      C’è chi ha tirato via il "dente" lasciandolo intatto e, gentilmente, lo ha riposto poi a lato; chi invece ha dato una limatina alle parti più sporgenti e appuntite; chi se n’è portato via uno "spicchio" (forsi aiva fami e nci pariva ‘na fetta i parmiggianu?).
      Visto che ormai Tyson sembra sia caduto a mbascia furtuna, speriamo solo che non debba combattere molto per racimolare i soldi in modo da poter andare al più presto….dal dentista!

      21 settembre 2006

      OGNI LIMITE HA UNA PAZIENZA





      Oggi finisce l’estate. Come tutti, anche per il blog c’è stata una pausa, pur se più lunga del previsto a causa di motivi tecnici.
      La bella stagione finisce solo oggi (stando al calendario) ma a Scilla essa ha chiuso i battenti con oltre venti giorni d’anticipo, quasi un mese esatto. Infatti, come ogni anno, dopo ‘a botta o’ scuru della notte di San Rocco, è stato il solito susseguirsi di saluti e abbracci con parenti e amici, i quali per "cause di lavoro maggiore" sono ritornati ai loro abituali domicili. Prossimo appuntamento nello Scigghio, a Natale (salvo qualche "raid" fuori ordinanza). Fino a Natale occorre…pazienza!
      Finito il tran tran estivo, chi rimane in riva allo Stretto si chiede: com’è andata? I turisti? Le attrazioni? Le serate? Le cose che non hanno funzionato?
      Cominciamo col dire, anzi, col dare atto che dal punto di vista degli spettacoli, quest’anno si è saliti leggermente sopra la media dell’ultimo quinquennio. Nomi come quelli di Ruggeri, Barbarossa e –seppur "fuori stagione"- Locasciulli, certamente hanno costituito delle piacevoli novità, rispetto al livello mediocre del passato e hanno rappresentato sicuramente la nota più positiva della stagione scillese.
      Per il resto, ahimè, c’è stato poco di cui rallegrarsi.
      In primo luogo, abbiamo assistito a forti polemiche in merito alla decisione di protrarre l’orario dei parcheggi a pagamento fino a mezzanotte, con lamentele varie, in special modo da parte dei ristoratori.
      L’intento di questa variazione era quello di "selezionare" la clientela. Selezione intesa ed attuata non certo con finalità discriminatorie ma, diciamo così, di distinzione del vero turista dal visitatore abituale, proveniente dai paesi limitrofi.
      Pur non avendo a disposizione dati ufficiali, a giudicare dai vuoti o comunque dalle difficoltà di "riempire" i famosi parcheggi tra le strisce blu, si può dedurre che questo tipo di politica adottata non abbia in realtà avuto gli effetti positivi che si erano previsti. Pazienza!
      Altro aspetto da considerare (che, purtroppo, finisce sempre col passare in secondo piano) è quello relativo alla particolare situazione vengono a trovarsi coloro che a Scilla risiedono stabilmente. Gli antichi –che di sicuro non parlavano mai a sproposito- ci hanno tramandato un vecchio detto che recita: ‘i scecchi si sciarriunu e ‘i barriddhi levunu ‘a furia.
      Sì, perché, incastrati nella strenua lotta tra "turisti professionali" e "turisti limitrofi", gli scigghitani sono venuti a trovarsi in questa situazione.
      Quelli di Marina Grande o Chianalea, han dovuto prestare attenzione anche all’ora in cui andare a far la spesa (preferibilmente di prima mattina, quando ancora i nottambuli erano immersi nel sonno ristoratore) o ad ingegnarsi, inventando i metodi più strani e fantasiosi –ma efficaci- per mantenere libero il posto auto di competenza e/o l’uscio di casa. E ch’aimu a fari: pacenzia!
      Non parliamo poi dei Sangiorgiari o di coloro residenti sulla un tempo verde collina periferica di Ieracari.
      Per poter scendere in riva al mare a passare alcune ore in compagnia degli amici o, in generale, per sbrigare le incombenze quotidiane hanno dovuto ricorrere a ogni tipo di stratagemma o di parcheggio simil-temporaneo, con automobili parcheggiate in "regolare" ma inevitabile divieto di sosta.
      Per ovviare a questo improvviso espandersi dell’istinto cittadino alla trasgressione delle norme del Codice della Strada, i nostri vigili urbani –con molta accondiscendenza e comprensione- hanno cercato (ove possibile) di far finta di non vedere o comunque hanno seguito le parole del sommo poeta: <>.
      Meno male che non hanno fatto come a Reggio, dove nei quattro giorni di festa in onore della Madonna della Consolazione, per di più in coincidenza con la "notte bianca", il Comune pare abbia incassato qualcosa come 35.000 euro di sole multe, cioè elevando ben 250 multe al giorno. Iarmiti ‘i pacenzia e pava!
      Se a Reggio ha avuto luogo una "notte bianca" che ha suscitato molte polemiche, (di cui riferirò in una prossima occasione) a Scilla, come ogni anno, l’abbiamo anticipata: tra domenica e lunedi di San Rocco.
      Una buona affluenza di pubblico si è registrata in occasione dell’ormai tradizionale esibizione dei nostri amici: i fratelli Chiarenza. Folla sì, ma in diminuzione rispetto a uno o due anni fa. Effetto Reggio? Forse, pazienza.
      Puntuali ed immancabili come i fuochi, sono spuntati i soliti chioschetti fatti ‘i prescia, cu 4 tavuli ‘i carpenteria, ‘nchiuvati alla bell’ e meglio, con il piano coperto di panini "preconzati" –tipu chiddhi ri stazioni- e iarmati di ravigghia d’ordinanza sulla quale si vutavunu e giravunu una buona scorta di satizzi, pronte a far scoppiare lo stomaco e a far gridare il fegato gli imperterriti avventori. ‘A fami è fami: a dar l’assalto non erano certo i turisti esteri (del Nord), ma quelli nostrani, paisani per i quali, parafrasando un noto spot si potrebbe dire: no paninu ca satizza, no festa ‘i Sant’a Roccu! Alla faccia di transaminasi e trigliceridi vari, con buona pace dei dietologi. Pacenzia.
      E, consapevoli di questo "rito" pagano alternativo che accompagna la festa, i venditori ambulanti (professionisti, o improvvisati di giornata), hanno fatto a gara per accaparrarsi ‘u megghiu postu per avere maggiore visibilità agli occhi dei potenziali clienti.
      Il primo premio di quest’anno è certamente da assegnare a un ambulante che è riuscito a parcheggiare il suo camioncino-bar-pizzeria-ristorante letteralmente sul marciapiede! E’ lui ad aver battuto tutti gli altri "bugigattoli" nonché le altre bancarelle che oramai da anni caratterizzano stabilmente la nostra via Marina nei mesi estivi. Complimentoni!
      A proposito di costoro. E’ oramai divenuta cronica la perdurante assenza di una soluzione invocata da tempo che regolarizzi la presenza di questi esercizi ambulanti. Siamo convinti che se organizzati in modo più ordinato e secondo la normativa del commercio vigente in Italia, essi possano davvero costituire un’attrazione turistica e non un semplice "mercatino" selvaggio!
      Così, per l’ennesima volta, hanno resistito impassibili e completamente insensibili ai controlli (??) operati (???) dai vigili urbani, offrendo un vasto campionario di merce: dai tappeti, all’abbigliamento, ai giocattoli per bambini, all’artigianato, ad articoli d’arredamento, ecc. generosamente esposti fino a ridurre il marciapiede –in origine largo ben 5 mt.- a ‘na mulattera, anzi che dico, a ‘nu violu ‘i campagna, mancu fussimu a’ Carcara!
      Ora, senza voler fare polemica o essere tacciati di razzismo (comu putimu? Simu già calabrisi nui e ndi basta!), sarebbe bello sapere se questi commercianti sono dotati di regolare autorizzazione da parte del demanio –considerato che ancora l’intera via Marina (strada e marciapiede) sono di proprietà dello Stato e non del Comune, come pensano molti- così come lo sono –per legge- quelli dei vari lidi balneari.
      Ci piacerebbe sapere se e quante tasse pagano per quello che guadagnano; ci piacerebbe non vederli essere costretti a dormire sotto le loro "postazioni", sdraiati su un semplice foglio di cartone; ci piacerebbe non vederli costretti a lavarsi e fare i loro comodi nel greto di un torrente. Ci piacerebbe, sì, però la realtà è diversa, pazienza.
      Ci piacerebbe non dover assistere a scene come quelle che abbiamo visto a fine stagione, dopo i giorni della festa (vedi foto). Pazienza.
      Infine, ci piacerebbe non dover assistere a cacce all’uomo da parte delle forze dell’ordine, come quella verificatasi alcuni giorni dopo la festa, a stagione quasi finita, quando uno degli ambulanti ha indirizzato le sue attenzioni su una bambina e si sono potute evitare conseguenze più spiacevoli solo per puro caso.
      La mattina seguente, come per incanto, niente più bancarelle, niente più "mercateddhu". Si è dovuto superare il limite ma, come diceva il grande Totò, "ogni limite ha una pazienza!". Loro se ne sono resi conto. E noi?

      04 agosto 2006

      Le supale marine di Chianalea, e i parcheggi "alternativi" della Spiaggia delle Sirene

      SENZA PAROLE...MA CU' TANTU SCHIATTAFICUTU!


      I fiori all'occhiello della "Perla" scigghitana:

      Chianalea..paesaggio agreste e selvaggio del bellissimo borgo dei pescatori...di Supale/Chiapperare!!






      E a Marina Grande sono arrivate le gondole. Come? scegliete voi:

      1. roccaru per errata manovra di ormeggio;
      2. roccaru causa bassa..bassissima marea;
      3. pi non pavari 1 € l'ura ca machina, c'è cu vinni via mari e, pi dispettu,''parcheggiau'' puru in doppia fila